Genitori alienati. La violenza senza genere

Di Daniela Bandelli

Myriam Napoli parla di sé come di una madre vittima e testimone di violenza. Una violenza che non ha genere. Una violenza che non ha nemmeno un chiaro inquadramento giuridico. Una violenza che divide i figli, bambini e bambine, da un genitore, papà o mamma. Myriam descrive di subire insieme a suo figlio, una specifica forma di abuso denominata alienazione genitoriale o parentale (AP), argomento salito agli onori delle cronache nell’ottobre 2012 con il caso del bambino conteso di Cittadella. In quella vicenda a sentirsi alienato era il padre.

Studiata fin dagli anni Sessanta dagli psicologi della scuola della Terapia Familiare, e successivamente descritta come sindrome dallo psichiatra americano Richard A. Gardner, l’AP è il risultato di un programma di denigrazione attivato da un genitore contro l’altro genitore, in cui il figlio finisce per partecipare attivamente alla demolizione della figura di uno dei due. Nei casi di alienazione più gravi al bambino può essere inculcato anche il falso ricordo di un abuso sessuale. Risultato di questo lavaggio del cervello è che il padre o la madre, che prima era un soggetto d’amore per il figlio, diventa una persona con cui non avere niente a che fare. Una persona da disprezzare, insieme a tutta la sua famiglia, talvolta da offendere, a cui manifestare astio, spesso con motivazioni futili. In altre parole il bambino stesso amputa un genitore dalla propria vita, mettendo a rischio, senza saperlo, il suo sviluppo psico-emotivo. Nel lungo percorso si possono generare anche danni di natura psichiatrica.

Di rassegnarsi all’idea che la vita di suo figlio sia privata della figura materna e del diritto alla bigenitorialità, Myriam non ci pensa nemmeno. Lotta da più di tre anni per ristabilire una relazione madre-figlio. Da quando un giorno di fine febbraio 2010 il marito, avvocato, dal quale si stava separando, esce di casa con il piccolo per accompagnarlo in palestra senza farvi mai più ritorno. Myriam denuncia immediatamente la sottrazione e cerca disperatamente di incontrare suo figlio. Lo cerca a scuola, allo studio del padre e di sua sorella, a casa della sorella dove ancora abita insieme al padre, al corso di basket. Tentativi che le costeranno una denuncia per atti persecutori.

Myriam comincia a lottare per rivedere e riabbracciare suo figlio, ma il giudice dispone l’affidamento esclusivo al padre. Myriam può incontrare suo figlio una volta a settimana in presenza di estranei. “Queste visite dovevano servire a me e al bambino per ricucire il nostro rapporto – spiega – Purtroppo però non abbiamo potuto farlo per le continue ingerenze del padre. L’atmosfera era diventata rovente. E a un certo punto il bambino non è più stato accompagnato agli incontri”.

Myriam non si dà per vinta e ricorre alla Corte d’Appello, che nel dicembre 2011 dispone l’affidamento condiviso e tre incontri settimanali, questa volta in presenza di un neuropsichiatra infantile. “Il medico ha rilevato che l’innaturale ostilità del bambino nei miei confronti non può dipendere da me. Le cause sarebbero da cercare in contaminazioni esterne al rapporto madre-figlio”, precisa Myriam che prosegue con il racconto: “Il piccolo continuava a trattarmi con astio, nonostante io mi fossi sempre dimostrata affettuosa con lui. Così, dopo qualche mese, lo psichiatra, il quale ha riscontrato nel piccolo una modalità relazionale che molto assomiglia alla descrizione che Gardner fa della PAS, ha ritenuto inutile proseguire fintanto che il bambino vivrà nello stesso ambiente in cui ha vissuto in questi anni”.

È da un anno dunque che Myriam – nel frattempo pure espulsa dalla casa coniugale dove per tutta la prima fase del suo calvario continuava a vivere col primogenito – non vede più suo figlio, nemmeno una volta a settimana. Lo ha incontrato per caso in un bar qualche giorno fa. “Vedendomi ha immediatamente girato le spalle ed è letteralmente scappato via. Come se fosse telecomandato”, racconta. È l’ultimo di una lunga lista di colpi al cuore che Myriam sopporta, come quando durante uno degli incontri programmati si è sentita dire: “Non sei più mia madre, viva o morta non fa differenza per me. Stai facendo un processo contro di me”. “Non è il modo di parlare di un bambino di 9 anni – nota la mamma-. Sono le parole di un adulto”.

La PA(S) nella rete

Per combattere la sua battaglia nei tribunali Myriam si è addentrata nella rete in cerca di informazioni, e si è ritrovata in un mondo che prima, quando dal figlio riceveva disegni pregni d’amore, non conosceva. Una moltitudine di organizzazioni che si occupano di violenza sulle donne e sui bambini, gruppi di papà separati, attivisti per la bigenitorialità, donne che nel ruolo di compagne o seconde mogli di papà separati sono vittime e testimoni di violenza psicologica. Compiuta da maschi e da femmine, a danno di maschi e di femmine. In alcuni nodi della rete ha trovato spazio per far sentire la sua storia, in altri, dove si osteggia il riconoscimento della PA(S), è stata bannata. O addirittura accusata di camminare sui cadaveri altrui, cadaveri di quelle madri che si sono viste strappare i figli da padri che hanno invocato la ‘presunta’ sindrome.

Ha trovato competenza e solidarietà, così come associazioni che le hanno consigliato di denunciare il marito di violenze in verità non subite. A questi suggerimenti Myriam ha preferito l’onestà e proseguire il suo percorso fatto di ricerca di informazioni e scambi con persone con storie simili alla sua. “Mi sono anche sentita dire da alcune associazioni femministe che, sebbene sia innegabile che io abbia ricevuto una terribile violenza, non si tratta di PAS, ma di una particolare altra forma di violenza che viene praticata solo dai maschi”, spiega. “All’inizio ho trovato qualche resistenza anche in alcuni papà separati che sostengono che la PAS colpisce prevalentemente i genitori maschi e che io sono solo un’eccezione – continua-. Si invoca l’appartenenza a un genere o a un altro per non cedere la palma della vittima. Io rispondo che la violenza non ha genere”.

Nella rete in cui Myriam si muove, la PA(S) è una questione molto dibattuta. Da psicologi, assistenti sociali, avvocati, organizzazioni per i diritti delle donne e tutela dell’infanzia, attivisti e blogger. Ci sono i negazionisti e quelli che come Myriam lavorano affinché le istituzioni si dotino di meccanismi per prevenire e combatterla, come si sta facendo per la violenza sulle donne. Una delle argomentazioni portate a supporto della tesi negazionista è che la sindrome non è stata inserita nel DSM-V, manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali codificati, compilato dall’Associazione Americana degli Psichiatri. Manuale in cui però l’AP è descritta, non come un problema psichico, ma come una condizione denominata problema relazionale genitore-figlio. Inoltre, l’alienazione di un genitore è riconosciuta dalla Società Italiana di Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza come forma di abuso psicologico, nonché da una recente sentenza della Corte di Cassazione. Ammettere l’esistenza della PA(S) significa ammettere l’esistenza di un altro fenomeno spinoso che divide l’associazionismo ‘di genere’: le false accuse di abuso in sede di divorzio. In pratica, argomentano i sostenitori dell’affidamento condiviso, se la PA(S) venisse presa seriamente, specialmente nei tribunali, ovvero se fosse obbligatorio applicare la diagnosi differenziale nelle perizie e nelle relazioni tecniche, le bugie verrebbero a galla subito: in altre parole, l’applicazione di un metodo scientifico decreterebbe se un bambino è stato realmente abusato fisicamente oppure alienato psicologicamente e usato come arma di contesa in una causa di separazione.

Myriam e suo figlio non hanno più tempo da perdere. Ogni giorno che passa è un giorno di un ragazzino che cresce nella convinzione di odiare la donna per lui più importante: sua madre. Domani quel ragazzino sarà un uomo.

 

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Continua la Nostra Campagna sulla PAS

Di Francesco Toesca

PAS = Parliamone Apertamente & Sinceramente

Eccoci qui ancora una volta a parlare di PAS e condizionamento di minori.

Quante parole ancora dovremo spendere per parlare dell’ovvio? Possibile che il buon senso non sia d’aiuto a questa nostra società per discernere, capire, evolvere, contenere, insomma aiutare il buon crescere della nostra convivenza? Possibile che si debba sempre passare per confuse analisi sterili, ricorrere ad azioni complesse ed impegnative per far emergere le verità più semplici e lampanti? Possibile che si debbano mettere in campo fiumi di parole, eccellenti professionalità ed enormi energie solo per dover spiegare ciò che è sotto gli occhi di tutti e che dovrebbe essere facile da capire?

Purtroppo è assai più facile spargere al vento un mazzo di carte che ricomporlo e rimetterlo nell’ordine in cui si trovava; per creare confusione e sguazzarci dentro basta un attimo, per ragionare e capire ci vuole assai più energia.

Comunque, facciamo insieme una piccola carrellata di considerazioni ovvie ma necessarie:

Due genitori sono meglio di uno; ovvio. E’ fondamentale per equilibrare la crescita del bambino. Ad esempio, quando un genitore muore chiunque capisce che si verifica una grave mancanza nel panorama affettivo del bambino che avrà ripercussioni forti nella sua crescita, ma non siamo disposti ad affermare lo stesso per un genitore in vita ed allontanato per nostro capriccio o tornaconto, in assenza di una provata dannosità. Quando un genitore muore non andiamo certo a distinguere se era bravo o no, affermiamo che la perdita è un danno. Per un genitore in vita siamo sempre pronti a giustificarne l’allontanamento senza indagare, sulla base di un sommario giudizio di persona di parte. Qual è la differenza? Stiamo parteggiando per il genitore che rimane vicino al bimbo e non per il bimbo stesso. Ovvio, no?

Le degenerazioni o i torti di uno dei genitori verso i figli vanno trattate per quello che sono, individuate e punite, e i genitori rei e dannosi vanno allontanati. La loro esistenza reale e poi statistica non può e non deve influenzare la misura con la quale gli altri (coloro che non commettono niente di male) frequentano i figli. In altre parole, se esistono genitori dannosi, non vuol dire che tutti i genitori siano dannosi, né tantomeno che un genitore dannoso, una volta allontanato, possa essere preso come metro di giudizio per pesare la presenza dell’altro. Se il cattivo va allontanato, non va allontanato il bambino anche dal buono, anzi. Ma questo, come detto, SE un genitore commette fatti dannosi. Ovvio, no?

Due genitori sono il modo migliore per individuare eventuali abusi e maltrattamenti: l’altro genitore ha strumenti eccellenti (la conoscenza del bambino, il suo linguaggio specifico e la sua storia, la quotidianità) per capire cosa sta succedendo al proprio figlio. Il fatto che entrambi i genitori possano avere con sé il bambino è una ottima garanzia per il bambino stesso. E dico entrambi, non uno solo a controllo dell’altro ma libero di agire indisturbato. A volte, proprio la separazione è il rifiuto della connivenza. Ma non va strumentalizzata. Ovvio, no?

Questo non deve dare la possibilità a nessun genitore di accusare falsamente l’altro per motivi di tornaconto o semplice competizione nella cura dei bambini, per cui ogni accusa deve essere analizzata e provata e le false accuse vanno punite severamente. Ovvio, no?

Eliminare l’altro genitore dalla vita di un bambino è già un abuso, uno dei peggiori, fine pena mai. Confondere eventuali reati o abusi da parte dell’altro con una nostra lettura egoistica del possesso e dell’esclusività è abuso. Ovvio, no?

Esistono professionalità (psicologi, psichiatri, assistenti sociali, giudici onorari e non, operatori di tutti i generi, educatori etc etc) che vanno incentivate nella loro competenza e controllate quotidianamente, per far si che non si confonda l’analisi seria delle situazioni relazionali e psicologiche con gli abusi di potere o i pregiudizi di ogni genere o peggio l’incompetenza; abbiamo bisogno di professionisti seri, e vista la materia non possiamo permetterci né ciarlatani o incapaci, né tantomeno infiltrazioni da parte di lobby di interesse nelle questioni minorili. Ogni strumento di controllo delle professionalità, ogni approfondimento professionale va incentivato al massimo, è un meraviglioso investimento per la società, mentre ogni sospetto di iniquità, di partigianeria per un genere, di discriminazione per qualsiasi pregiudizio, o abuso di potere da parte degli specialisti va approfondito, valutato e severamente punito. Tali strumenti, anche individuati e maturati in ambito internazionale, sono un bene dell’umanità e vanno considerati PRIORITA’, in quanto afferenti ad un ambito vitale e delicatissimo della nostra società. Ovvio, no?

Addestrare (uso questo termine non a caso) un bambino ad odiare o ignorare o peggio ancora rovinare un genitore è possibilissimo e molto facile. Chi ha figli sa benissimo come è facile fare loro un lavaggio del cervello, che potenza hanno i ricatti affettivi, che pressione è possibile esercitare su di essi ed instradare il loro giudizio. Un esempio per tutti, i bambini soldato. Se è possibile addestrare un bambino ad uccidere e fare la guerra, o a sacrificarsi in nome di un’entità che non gli appartiene nemmeno, e sappiamo come possono diventare micidiali, possiamo fargli fare di tutto. Ovvio, no?

Negare che sia possibile addestrarli all’odio ed allontanarli da un genitore strumentalmente è davvero ridicolo. Non solo la tesi dell’impossibilità non regge (l’essere umano è purtroppo capace di tutto e si adatta a tutto, esistono migliaia di aberrazioni e forzature in tutto il mondo) ma rivela la malafede in chi lo nega: qualcuno potrebbe credere che è impossibile convincere dei vietnamiti o dei giapponesi che la guerra non è mai finita? Eppure succede, come succede che persone vengano cresciute segregate senza mai uscire di casa, tanto per dire.. Tutto è possibile. Ovvio, no?

Chi dice che la PAS non è possibile e la nega lo fa perché la vuole coprire per interesse. Esiste di tutto in natura come nella mente umana, il mondo è pieno di una varietà infinita di fenomeni e di storture, moltissimi sorprendenti ma tutti possibili, ma qualcuno nega che sia possibile insegnare ad un bambino che una persona è cattiva. Negarlo e definirlo impossibile è ridicolo e strumentale. Ovvio, no?

Condizionare un bambino è purtroppo possibile, esempi in positivo ne abbiamo a milioni, la cultura stessa è in fondo un condizionamento. E’ possibile anche in negativo. Basta insegnare ad un bambino che un comportamento negativo è invece positivo. I bambini imparano ciò che gli insegniamo, hanno ben pochi filtri di fronte agli insegnamenti dei genitori. L’unico filtro è appunto l’altro, che si vuole non a caso eliminare. Ovvio, no?

Se è possibile per un pedofilo convincere un bambino a non rivelare il segreto, a continuare a subire abuso, a barattarlo con una ricarica telefonica, addirittura a convincerlo che è bello, come si può negare che sia possibile condizionare un bambino ad odiare un genitore? E guarda caso chi nega che esista la PAS afferma che è possibile abusare di un bambino e convincerlo a subire abusi. Cioè secondo loro non sarebbe possibile addestrare un bambino a rifiutare un genitore senza motivo ed etichettarlo come cattivo su istigazione dell’altro ma sarebbe possibile addestrare bambini a subire violenze sessuali o altri abusi. Non torna, qualcuno ci marcia. Ovvio, no?

Parlare di generi, nell’abuso, non ha senso. Non esistono azioni violente o abusanti peculiari di un genere piuttosto che di un altro. Per questo non ha senso stabilire chi pratica un abuso più dell’altro in quanto appartenente ad un genere. E’ il sistema che invece è assai sessista ed autorizza ora un genere ora l’altro, a seconda della materia, e chi appartiene a quel genere non fa che mettere in atto colpevolmente ciò che gli viene permesso. Se la maggior parte di casi di PAS sono messi in opera dalle madri, è perché il sistema le mette in condizione di farlo (affidando esclusivamente a loro i bambini nell’80% dei casi e più e regalandogli vantaggi derivanti dall’esclusione dell’altro). Lo fanno di più le madri perché lo Stato le autorizza e non le punisce, né permette che si riconosca il problema. Quando, in vari casi, lo permette al padre, è perché lui gode di un lasciapassare speciale in quanto detentore di potere, che altrimenti non gli verrebbe dato per genere. Ovvio, no?

Ma andiamo avanti: oltre la PAS, che la dr.ssa Morana tratta, conosce e descrive compiutamente e magnificamente, vorrei qui parlare di un fenomeno meno eclatante ma assai più diffuso, altrettanto devastante per la crescita emotiva e relazionale dei minori, sempre fine pena mai.

Se nel caso della PAS si fatica ad ottenere riconoscimento ufficiale (ma non certo scientifico) per colpa di lobby che ne traggono vantaggio, per questo fenomeno siamo ancora più indietro, proprio per la sua subdola e strisciante natura.

Vorrei azzardare un primo termine descrittivo, che mi auguro verrà analizzato meglio insieme al fenomeno stesso e migliorato nella sua efficacia: Delegittimazione Parentale.

Non stiamo parlando né di allontanamento né di odio; si tratta di cosa più sottile. Quando un bambino, sistematicamente, vede che un genitore esclude l’altro dalle decisioni che lo riguardano, assorbe la negazione della sua legittimità e di conseguenza subisce una amputazione affettiva. Mio padre/mia madre, non contano niente perché uno agisce con me senza tenere in considerazione l’altro. L’altro non conta niente. A che scuola vado? Decide mamma. E papà? Ma che ci importa, decidiamo noi. Posso avere il motorino? Si. E mamma che ne pensa? Ma che ti importa? Te lo compro io.

La vita quotidiana è fatta di migliaia di decisioni, di concessioni, di limiti, di richieste. Se dimostriamo ai bambini che l’altro genitore non conta, creiamo in lui un gioco inizialmente attraente (se mamma dice di no lo chiedo a papà e viceversa) ma che alla lunga diventa devastante. Conosciamo benissimo il gioco di rimbalzo che si crea. Un genitore poco attento, per conquistare l’affetto, accontenta il proprio figlio proprio dove l’altro negava, in un gioco perverso che altro non è che un mercato che alimenta astuzie e ricatti; svalorizzare l’altro si ritorce su sé stessi, se delegittimo l’altro delegittimo anche me stesso. Avere il coraggio di mantenere una coerenza comportamentale, salvo poi metterla in discussione o a punto tra i due genitori senza coinvolgere il figlio, è comportamento importantissimo. Saperlo fare dovrebbe essere un obiettivo supremo per la buona crescita.

Non si può negare che questa dinamica è favorita in pieno dall’affidamento esclusivo o dal falso condiviso. Meno l’altro c’è, più è facile delegittimarlo. Dà ebbrezza di potere ma danneggia i bambini ed è causa di continui conflitti e necessità di compensazione innaturale. Se l’altro è importante, se gode della sua legittimità, conferma anche la nostra. Ovvio, no?

La Nostra Campagna e la PAS

Di Valentina Morana

Prosegue l’azione de La Nostra Campagna, con gli articoli che descrivono il nostro progetto. Noi, siamo tutte persone della società civile e non abbiamo interessi di poltrona. A noi interessa far entrare Marino Maglietta al Ministero delle Pari Opportunità per far accadere delle cose, che sono descritte nel nostro progetto. Abbiamo parlato di banca dati per i pedofili e pool anticrimine, di false accuse e di case famiglia. Oggi parliamo di PAS.

Ma prima una considerazione. Prima di qualsiasi altra cosa, io sono una donna. È un dato naturale. Essere donna non significa essere sottomessa, significa essere diversa dagli uomini e simile, in quanto essere umano. È certamente vero, che le donne sono state trattate nella storia del mondo come esseri inferiori, e tutt’ora accade molto, ma dipende da noi donne come farci trattare e che valori difendere e insegnare alle nuove generazioni. Ci sono donne che non si sottomettono a nessuno, ci sono uomini che non sottomettono le donne né i bambini. Le femmine che fanno parte delle Lobesie Botrane, del branco di iene toscano, della lobby dello Sciacallo, dei gruppi pseudofemministi, questo non lo possono capire, perché amano il potere e si comportano come i corrispettivi maschili di potere. Per questo le Lobesie Botrane andranno ancora di più in confusione, leggendo questo articolo. E la Copiona Dimezzata dimostrerà, una volta di più, la sua sottomissione (al sistema che difende) che proietta su noi donne che combattiamo.

La prima volta che ho incontrato un vero caso di PAS è stato nel duemilauno. Un maschio di potere, per vendicarsi della sua ex, che aveva trovato un compagno egiziano, le ha tolto la bambina che aveva otto anni all’epoca, con una falsa accusa di abuso sessuale. Mamma e bambina erano cresciute insieme per otto anni, l’una nel ruolo di mamma, l’altra nello sviluppo. Accudite entrambe dalla famiglia materna di lei. Lui, un individuo becero come pochi, all’inizio non aveva neanche riconosciuto la bambina, che invece aveva fame di lui, e nel tempo la incontrava a singhiozzo, perché impegnato in festini con eccessi di vario raggio, quando non lavorava dentro il sistema. Un maschio violento, aggressivo, che minacciava la sua ex di non creare una nuova relazione. La donna però, triestina doc, non si lasciava sottomettere e lui l’ha punita. Le ha strappato via la bambina inventando prima un abuso che coinvolgeva la madre, il compagno della madre e la madre dello stesso. Poi quando il procedimento si è chiuso in assenza totali di prove, ha fatto un’altra falsa denuncia di abuso sessuale, sempre a carico della madre della bambina e di quasi tutta la sua famiglia materna. Tutto archiviato. Non gli bastava, al maschio di potere, che la madre non vedesse più la bambina, voleva distruggere tutta la sua famiglia. Il classico cuculo. Nonostante fosse tutto archiviato madre e bambina non si sono più viste, se non per sporadici e a volte casuali, momenti. Un danno immenso per entrambe. Ho visto purtroppo tutto.

La bambina pur di frequentare il papà, (che passati gli anni l’ha scaricata da un’altra sua ex, contemporanea e successiva a sua madre, poi scaricata anch’essa) piano piano ha cominciato a rifiutare la madre. Ha cominciato a denigrarla con motivazioni futili tipo “ non la voglio perché ha i capelli come una bandiera” (la madre era bionda) e ad attribuirle cose non vere. Chiedeva poi ai servizi pubblici coinvolti, se facendo questo sarebbe stata con papà. Nel tempo non ha più voluto vedere né lei, né i nonni che l’avevano cresciuta bene insieme alla zia. E contemporaneamente si costruiva mentalmente una famiglia forzatamente sostitutiva, con i parenti della compagna nuova ufficialmente, del padre, perdendosi quando parlava, nei meandri della parentela. Una bambina che ho visto sana, spigliata, con capacità di metafora insegnata dalla madre e dal nonno, è diventata una ragazza obesa e con notevoli problemi psichici. Il padre uccel di bosco. La madre cicatrici invalidanti. La PAS distrugge. E anche le false accuse.

La PAS non ha genere. La parola “genere” è come la parola “minori” o “attori”. Usata a sproposito e per motivi di interesse. E’ usata dall’ideologia che asfissia la nostra aria. Ma è di tutti e non può essere piegata al volere di mentecatti da quattro soldi. Dunque la PAS riguarda il genere umano. Se ne parla parecchio al maschile, perché sono maggiori i numeri delle madri alienanti rispetto ai padri alienanti. Ma ci sono anche i padri alienanti. Le madri alienatrici sono di tutti i tipi e sono molto aiutate dal sistema, che a forza di atti e di azioni collegate, ci guadagna economicamente di brutto. Queste femmine possono far parte del sistema come non, sono comunque supportate. I padri alienanti sono invece tutti maschi di potere o collegati in qualche modo ad esso, altrimenti non riuscirebbero a portare via i bambini, perché di questo si tratta.

Ecco c’è da chiedersi, come mai, i copioni paladini dei diritti delle donne, non si occupano delle donne vittime di PAS. Non le difende nessuno o quasi. Com’è? Magari proprio perché riguarda il sistema.

In rete ho letto la storia di Myriam Napoli. Ho letto gli atti che mi ha mandato. Come la mamma di cui vi parlavo sopra, anche lei non vede da anni suo figlio, che le è stato strappato via da un maschio di potere. Stiamo parlando di una donna sana, generosa a leggere gli atti, che ama suo figlio. Cosa pensa e vive oggi suo figlio, non lo so. Però so, che giorni prima che il padre lo portasse via con l’inganno, lui disegnava alla madre cuori e le diceva che l’amava.

Myriam è una donna che lotta come libera battitrice, per i diritti di suo figlio e degli altri bambini. Ha una pagina Facebook dove affronta questi temi ed è Bambini vittime dell’alienazione genitoriale. Lei è un punto di riferimento per tutte le donne e tutti gli uomini che combattono per far emergere il problema della PAS e i suoi effetti. La Nostra Campagna si occuperà di Myriam nei prossimi tempi, perché significa occuparsi dei diritti dei bambini.

Tra le Lobesie Botrane c’è chi pratica PAS per questo dicono che non esiste. Una di loro è stata smascherata di recente. Forse cercherà Myriam per fare la vittima, chissà…loro fanno così.

La Nostra Campagna pensa che la PAS sia una forma di maltrattamento e come tale deve essere trattata. Chi inizia una situazione che poi sfocia in PAS, è responsabile di un chiaro maltrattamento, e deve essere sanzionato come tutte le altre forme di maltrattamento all’infanzia, e al mondo adulto che subisce. Non ci possono essere mediazioni pseudopolitiche per questo. Noi vogliamo che la PAS sia riconosciuta e che porti delle azioni, anche di prevenzione. Per questo pensiamo di poter riunire i pareri dei tecnici della rete, per consolidare conoscenze e arrivare a una proposta, seguendo sempre come faro, il Manifesto Psicoforense per la Bigenitorialità, firmata da 64 esperti in ambito psicoforense.

Documento psicoforense sugli ostacoli al diritto alla Bigenitorialità e sul loro superamento

PAS: Pericolo Abuso Scellerato

Così come pensiamo utilissimo lo scambio con la dott. Linda Kase Gottlieb che opera da molti anni sulla materia, negli Stati Uniti, e che ha una grande conoscenza dei figli vittime di queste azioni.

E con Marino Maglietta alle Pari Opportunità tutti insieme, mettiamo a posto anche questo. Perché sarà finalmente libero di fare le cose come la società civile chiede, senza dover superare sempre montagne di ostacoli, esattamente come devono fare tutte quelle mamme e tutti quei papà che non riescono a vedere i figli e lottano per conquistare centimetri (come dice Quarto de La Nostra Campagna).

Our Campaign and the PAS

by Valentina Morana

Our Campaign is actively going on with our articles dealing with our project.

We all belong to the civil society and are not at all interested just in a “seat”in Parliament. All we want is let Marino Maglietta be admitted to the Ministry for Equal Opportunities to make the things described in our project happen.We have been talking about a data bank for paedophiles and about an anticrime pool, about allegations and about “Family-like Rehabilitating Centres”. Today we talk about PAS.

I must make a consideration first of all. I am a woman before anything else. That’s a natural given. Being a woman does not mean being submitted but being different from men and similar to them as human beings. It is certainly true that through history women have been treated as inferior beings. It still does happen nowadays as well, but it all depends on us, on the way we want to be treated and on what kind of values we want to defend and to teach to the coming generations.

There are women who let nobody submit them, there are men who submit nor women nor children.

It was in 2001 that I first faced a true PAS case. A Male of Power took revenge for his previous partner who had met an Egyptian partner. He took their then eight-year-old girl away from her with allegations of sexual abuse. Both mother and child had been living together for eight years, the one in her mother’s role, the other in her growth process. The mother’s family would take care of both of them. At first, him, a pure cad, had not even acknowledged the child who on the contrary craved him. He would only meet her every now and then, because he was always too busy with attending widely extreme parties or with working within The Establishment. He was a violent and aggressive male who deterred her partner from starting a new affair. But the woman, a pure-bred Trieste citizen would not let him submit her. So he punished her. He snatched the child away from her by first inventing an abuse envolving the child’s mother, her partner and her partner’s mother. Later on, when the trial was dismissed with no evidence at all he reported another allegation of sexual abuse once again against the child’s mother and against almost all members on the mother’s family side. Case dismissed. The Male of Power was not content with just hindering the mother from seeing her child. He wanted to destroy the whole family. He was the typical cukoo. Although the case was dismissed the mother and child were no longer able to meet each other but for very rare and accidental periods of time. It was an immense damage for both. Unfortunately I have seen everything.

The child little by little started to refuse her mother in order to see her father (who years later dropped her at another one of his partner’s place, a partner he would meet contemporarily and successively to his wife and who was then dismissed in her turn). The child would start denigrating her mother with silly motivations such as “I do not want her because she has hair like a flag” (her mother was fair hair) and saying untrue things about her. She would then ask to the Civil Structure Staff in charge whether she would be able to stay with her father if she kept on acting like that. Later on she no longer wanted to see either her mother or her grandparents who had taken care of her so well together with her aunt. At the same time she would build a forcedly substitutive family in her mind, which would include her father’s new official partner’s relatives. When she would talk she would lose herself among the winding mental paths of relations. A child that I had previuosly seen sane, breezy and with a capability for metaphor taught by her mother and her grandfather, had now turned into an obese child with serious psychical problems. Her father, nowhere to be found, her mother suffering from invaliding (psychological) scars. PAS destroys people and so do allegations. PAS has no gender. The word “gender” is like the word “under age” or “actors” overused and for interests’ sake. It is used by an ideology which asphyxiates us. It belongs to everyone of us, it cannot bend to the will of a bunch of contemptuous people. Therefore, PAS envolves mankind.

One talks a lot about it on the male’s side, because the number of alienating mothers is larger than fathers’. But there are also alienating fathers. There are several kinds of alienating mothers. They are very much helped by the Establishment through its continuous linked actions and acts which represent a great economic profit for it. These females may belong to the Establishment or they may not. In any case, they are supported. Alienating fathers on the contrary are all powerful males who are somewhat linked to Power, otherwise they would not be able to take children away, because that is what actually happens.

This said, the question is: how come that these copycats, these champions of women’s rights do not deal with those females who are victims of PAS? No one defends them, almost no one does. How is that possible? Perhaps it’s just because it regards the Establishment.

Our Campaign considers PAS a kind of mistreatment and therefore it must be dealt with as such. He/she who puts into being a situation leading to PAS is undoubtedly responsible for mistreatment and must be prosecuted as for all other kinds of mistreatments to children and to the adult world who undergo such behaviours. There cannot be would-be political mediations for this. We want PAS to be recognised and that its recognition may lead to actions, including preventive actions.

That is why we think that we can combine technicians’ opinions on the web in order to consolidate our knowledge and this way reach a proposal which has got its polestar in the Psycho-forensical Manifesto for bi-parenthood signed by 64 Psycho-forensical experts.

Therefore we find just as deeply useful our exchange with Doctor Linda Kase Gottlieb who has been dealing with this subject for years now in the U.S.A. and who has got a deep knowledge of children who are victims of such actions.

With Marino Maglietta at the Ministry for Equal Opportunities, all together we can settle this matter. Because he will finally be free of carrying on things just the way our civil society requires, without having to overcome heaps of obstacles just as all mothers and fathers have to do in order to see their children while they fight in order to conquer more centimetres (to put it in Quarto’s words when he speaks of Our Campaign).

La Nostra Campagna und PAS

 von Valentina Morana

La Nostra Campagna (Unsere Kampagne) geht weiter, mit Artikeln, die unser Projekt beschreiben. Wir sind allesamt Personen der Zivilgesellschaft und kleben nicht an Parlamentssitzen. Woran wir konkret politisch arbeiten, ist, dass wir mit Marino Maglietta als Minister für Chancengleichheit das realisieren, was wir in unserem Projekt dargelegt haben: Von einer Datenbank über Pädophile und einem Pool für die Verbrechensbekämpfung haben wir bereits gesprochen, auch vom Problem der falschen Verdächtigungen und von den Wohnheimen der Jugendfürsorge. Diesmal geht es um PAS (Parental Alienation Syndrome), auf deutsch: Eltern-Kind-Entfremdung.

Zuvor eine Erwägung. Ich bin zunächst einmal eine Frau. Das ist eine naturgegebene Tatsache. Eine Frau zu sein heißt nicht, untergeben zu sein, es heißt anders zu sein als Männer und doch auch gleich, als Mensch. Es ist sicher wahr, dass die Frauen im Verlauf der Geschichte dieser Erde wie geringere Wesen behandelt wurden, und auch heute geschieht das noch oft, aber es hängt von uns Frauen ab, wie wir behandelt werden wollen, welche Werte wir verteidigen und neuen Generationen vermitteln wollen. Es gibt Frauen, die sich niemandem unterwerfen und es gibt Männer, die weder Frauen noch Kinder unterwerfen.

Das erste Mal, das mir ein echter Fall von PAS begegnet ist, war 2001. Um sich zu rächen und seine Macht auszuspielen, entzog ein Mann seiner ehemaligen Partnerin, die einen ägyptischen Freund gefunden hatte, die damals achtjährige Tochter, unter der falschen Verdächtigung des sexuellen Missbrauchs. Mutter und Tochter hatten acht Jahre zusammen gelebt, in einer Beziehung, in der sich das Kind entwickeln konnte. Um beide kümmerte sich ihre Familie, die Familie der Mutter. Der Mann hingegen, ein vulgäres Individuum sondergleichen, hatte das Mädchen, das ihn als Vater suchte, anfänglich nicht einmal anerkannt und traf es im Lauf der Zeit nur sporadisch, da er mit ausschweifenden Partys verschiedener Art oder mit der Arbeit für das Establishment beschäftigt war. Die Frau jedoch, ganz eine Triestinerin, ließ sich von ihm nicht unterkriegen und dafür hat er sie bestraft. Er entzog ihr das Kind, zunächst indem er einen Missbrauch erfand, in den die Mutter, ihr Freund und dessen Mutter verwickelt sein sollten. Als dieses Verfahren dann jedoch aufgrund völligen Fehlens von Beweisen geschlossen wurde, reichte er eine weitere falsche Anzeige wegen sexuellen Missbrauchs ein und belastete dabei wieder die Mutter des Kindes und fast ihre ganze Familie. Erneut wurde alles ad acta gelegt. Es genügte diesem Mann jedoch nicht, seine Macht nur so auszuspielen, dass die Mutter ihre Tochter nicht mehr sah, er wollte ihre ganze Familie zerstören. Ganz wie ein Kuckuck. Obwohl alles ad acta gelegt worden war, sahen sich Mutter und Tochter nicht mehr, außer in seltenen, bisweilen zufälligen Augenblicken; ein immenser Schaden für beide. Das habe ich leider alles mitverfolgen müssen.

Das Mädchen begann allmählich seine Mutter zurückzuweisen, um seinem Vater begegnen zu können – der hatte es nämlich im Lauf der Jahre bei einer anderen Freundin abgesetzt, mit der er sich während und nach der Beziehung zur Mutter traf und die er dann auch wiederum sitzen gelassen hatte. Es versuchte, die Mutter mit nichtigen Gründen schlecht zu machen, wie z.B. „Ich will sie nicht, weil sie Haare wie eine Fahne hat“ (die Mutter hatte blonde Haare), und ihr unwahre Dinge unterzuschieben. Dann fragte es anwesende Mitarbeiter der involvierten öffentlichen Dienste, ob sie nun bei Papa bleiben könne. Mit der Zeit wollte das Mädchen weder die Mutter noch die Großeltern sehen, die es zusammen mit der Tante großgezogen hatten. Und gleichzeitig konstruierte es sich in seinem Kopf notgedrungenermaßen eine Ersatzfamilie aus den Verwandten der neuen offiziellen Freundin des Vaters, wobei es sich in den Mäandern der Verwandtschaft verlor, wenn es darüber sprach. Als ich das Mädchen kennengelernt hatte, war es ein gesundes, forsches Kind gewesen, mit dem Vermögen in Metaphern zu denken, das ihr Mutter und Großvater mitgegeben hatten. Nun war es übergewichtig geworden und litt unter erheblichen psychischen Problemen. Der Vater: ungebunden wie ein Vogel. Die Mutter: von schweren psychischen Narben geschädigt. PAS zerstört, genauso wie falsche Verdächtigungen.

PAS kennt kein Geschlecht. Das Wort „Geschlecht“ ist wie das Wort „Minderjährige“ oder „Akteure“ – oft unangebracht und mit versteckten Absichten verwendet, Ausgeburt einer Ideologie, die uns zum Ersticken bringen will. Aber das Wort gehört allen und kann nicht einfach nach Belieben rhetorisch verbogen werden. Mit einem Wort: PAS betrifft alle Menschen, Männer und Frauen. Man spricht häufig davon in der männlichen Variante, weil es mehr entfremdende Mütter als entfremdende Väter gibt. Aber es gibt auch entfremdende Väter. Entfremdende Mütter gibt es in verschiedensten Ausprägungen und sie werden vom Establishment, was rechtliche Fragen und damit verbundene Handlungen angeht, ausgiebig unterstützt, weil es ökonomisch daran gewaltig verdient. Ob diese Frauen selbst Teil des Establishments sind oder nicht, spielt keine Rolle, sie werden unterstützt. Entfremdende Väter hingegen sind samt und sonders Machtmenschen oder in irgendeiner Art mit Macht verbunden, sondern würden sie es nicht über sich bringen, Kinder wegzunehmen, denn darum handelt es sich.

Nun kann man sich fragen, warum die eifrigen Beschützer der Rechte der Frauen sich nicht um die Frauen kümmern, die PAS-Opfer sind. Fast niemand verteidigt sie – warum? Vielleicht genau deshalb, weil um Interessen des Establishments geht.

La Nostra Campagna geht davon aus, dass PAS eine Art der Misshandlung ist und als solche behandelt werden muss. Wer Situationen hervorruft, die zu PAS führen, ist für einen eindeutigen Akt der Misshandlung verantwortlich und muss dafür bestraft werden wie für alle anderen Formen der Misshandlung von Kindern oder Erwachsenen. Dies kann nicht durch pseudopolitische Schlichtungen ersetzt werden. Wir wollen, dass PAS als Tatbestand anerkannt wird und konkrete Aktionen, auch was die Prävention angeht, folgen. Hierfür sollten, unserer Meinung nach, die Standpunkte des Netzwerks kompetenter Fachleute zusammengeführt werden, um das Wissen zu konsolidieren und zu einem Vorschlag für ein Dokument zu kommen, ähnlich dem Vorbild des psychoforensischen Manifests für die gemeinsame Elternschaft, das von 64 Experten aus dem Bereich der Psychoforensik unterzeichnet worden ist.

Des Weiteren scheint uns der Austausch mit Dr. Linda Kase Gottlieb äußerst nützlich zu sein, die sich in den Vereinigten Staaten seit vielen Jahren mit dem Thema beschäftigt und große Fachkenntnis über Kinder hat, die Opfer solcher Handlungen geworden sind.

Und mit Marino Maglietta als Minister für Chancengleichheit können wir, alle zusammen, dieses Problem in den Griff bekommen. Weil er die Möglichkeit hätte, endlich direkt die Dinge umzusetzen, die für die Zivilgesellschaft Not tun, ohne immer Berge von Hindernissen überwinden zu müssen, wie die Mütter und Väter, die ihre Kinder nicht sehen können und darum kämpfen, einzelne Zentimeter zu erobern (wie Quarto von Nostra Campagna es nennt).

(trad. prof. Friedrich Esch, Università di Monaco)

La PAS non è una foglia di fico, né un ombrello. È difesa per l’infanzia

Di Valentina Morana

Cari lettori di questo blog,

ieri pomeriggio il mio blog ha subito un attacco: un “virus maligno”, così segnalava l’antivirus. Non so se è stata la risposta, al mio intervento a Radio Radicale sul “femminicidio” della sera prima. Ma francamente non ha nessuna importanza. Quello che conta è che siamo alle solite: non abbiamo libertà di parola, secondo un certo gruppo di gente. Certa gente quando non sa rispondere e accettare la diversità di pensiero, censura colpendo. È con la censura e analoghi modi, che la Lobby dello Sciacallo è potuta andare avanti in questi anni. Qualcuno ha pagato carissimo l’opporsi a questa forza dentro il Palazzo. La puzza di censura segnala regime. Se c’è regime c’è anche Risorgimento.

Uno degli argomenti che mettevano ieri prurito, e oggi paura, è la PAS. Precisamente quello che rappresenta la PAS, per chi delle false accuse ha fatto una ragione di vita, che gli permette di sollazzarsi al sole caraibico. Perché la diagnosi di Pas o come volete chiamarla (per me è uguale) introduceva la necessità scientifica della Diagnosi Differenziale che permette di stabilire, attraverso un lavoro di raccolta delle prove secondo la prassi scientifica, se, di fronte a un’accusa di abuso sessuale, il bambino che rifiuta il rapporto con il genitore fuori di casa, è abusato sessualmente da quest’ultimo o è vittima di alienazione genitoriale di quello con cui vive. La soluzione del problema con metodo scientifico discrimina tra un’accusa vera e una falsa. Cerchio chiuso.

Hanno tentato di ostacolare in tutti i modi il metodo scientifico. perché distruggeva i loro interessi, sulla pelle dei bambini e loro famiglie. Di tutto il grande lavoro in rete fatto da esperti e associazioni e gruppi sulla materia, nessuna traccia sui giornali e nelle trasmissioni televisive. In compenso possiamo trovare articoli come il successivo che ho preso dal sito di “la Repubblica”, dove è evidente che i due “esperti” non siano così esperti. Intanto l’articolo, e a seguire la mia nota, che apre la strada al futuro e nuovo articolo de La Nostra Campagna, per il prof. Marino Maglietta alle Pari Opportunità.

Dalla rete, sito di La Repubblica:

PAS. Leggenda o realtà?

La sindrome da alienazione genitoriale (o PAS) è una tra le disfunzioni psicologiche più controverse. In Italia ne abbiamo sentito parlare a proposito della vicenda del bambino conteso a Cittadella e subito la questione ha infiammato il dibattito: esiste o no il disturbo infantile che porta il bambino a rifiutare, a seconda dei casi, la madre o il padre? Ne abbiamo parlato con due esperti in materia.

di Sara Ficocelli

A idearla e proporla per primo fu lo psichiatra americano Richard Gardner, nel 1985. Secondo le sue teorie, al momento della separazione tra genitori uno dei due, di solito la madre, spesso comincia a denigrare l’altro, spingendo il figlio a opporsi e danneggiando la relazione col padre fino a distruggerla. Il risultato di questa condizione psicologica infantile sarebbe, spiegava Gardner, la Pas, sindrome da alienazione genitoriale (Parental Alienation Syndrome) e consisterebbe nell’assoluta indisponibilità del figlio a rapportarsi al genitore attaccato. Il primo, in termini tecnici, è definito “genitore alienante”, il secondo “genitore alienato”. Di questa sindrome si è parlato, in Italia, con riferimento alla storia del bambino conteso tra padre e madre a Cittadella, in provincia di Padova, portato via contro la propria volontà dalle forze dell’ordine su richiesta del padre, ma recentemente riconsegnato alla madre, con giravolte che possono sconcertare, ma fanno capire la complessità della situazione. Ma cos’è realmente la Pas? E perché gran parte della letteratura scientifica sostiene che non esista?
“Nelle contese delle separazioni spiega Dante Ghezzi, psicologo e psicoterapeuta familiare, esperto nel campo delle separazioni conflittuali, del maltrattamento infantile e del trauma, “è certo possibile che un genitore si opponga all’altro in maniera strumentale e agendo in modo scorretto sul figlio: questo fenomeno è da riprovare e correggere perché danneggia fortemente il bambino. Altra cosa è parlare di una sindrome specifica. Invocare una malattia (della mente e degli affetti) in questo caso è fuorviante; ci troviamo semmai di fronte a comportamenti lesivi l’interesse del minore”. Definire Pas un caso di separazione conflittuale rappresenta dunque, precisa l’esperto, una semplificazione che non permette di ascoltare le ragioni dei genitori né di considerare adeguatamente eventuali maltrattamenti, gesti violenti e abusi sessuali, facendo prevalere su tutto la “sindrome alienante”. “La Pas, del resto” precisa Ghezzi, “non è accolta in nessuno dei testi riconosciuti a livello internazionale e non è minimamente considerata dall’American Psychological Association (APA); persino nei tribunali statunitensi viene contestata. L’autorevole specialista americano Jon R. Conte nel 1988 la definì ‘la peggiore spazzatura non scientifica vista da me finora’ “. Gardner, spiega ancora il terapeuta familiare, ha sempre agito in maniera isolata e autoreferenziale, senza motivare scientificamente le proprie teorie. “Nei suoi scritti” continua Ghezzi, “cita quasi soltanto se stesso, non porta dati. Nessun suo articolo è stato mai pubblicato sulle riviste specializzate. Egli sostiene che, quando le madri accusano i mariti di abuso sessuale sui figli in sede di separazione, tali accuse siano sempre false e strumentali. Ricerche canadesi, statunitensi ed europee (come il rapporto Petit, della Commissione Diritti Umani dell’ONU) dicono invece il contrario. Infine, sul tema della pedofilia Gardner ha posizioni criticabili: ne sottovaluta gli effetti dannosi e arriva persino ad affermare che il bambino prova piacere senza conseguenze negative. Tesi usata dai movimenti filo-pedofili”.
“La Pas non esiste” conferma la psicologa Sonia Vaccaro, autrice del libro “Pas: presunta sindrome di alienazione parentale” (Editpress, 2011) , “è un neo-mito, una costruzione specifica applicata ai conflitti che sorgono tra figli, padri e madri durante la separazione, utilizzata per interpretare gli eventi coerentemente con ciò che è stata la posizione storica del patriarcato e i differenti ruoli attribuiti ai genitori. È insomma una costruzione psico-giuridica senza basi scientifiche, la descrizione parziale e soggettiva di un fenomeno che può osservarsi, a volte, nell’ambito giuridico, interpretato secondo i parametri di una soggettività ideologica”. Accade che i figli, durante il processo del divorzio, assumano un atteggiamento scontroso e sfuggente nei confronti di uno o di entrambi i genitori. Gli studiosi hanno però dimostrato che le motivazioni che stanno dietro all’attaccamento o al rifiuto della madre o del padre sono complesse e non possono prestarsi a facili risposte o unanimi interpretazioni. “La causa di questo comportamento” continua Vaccaro, “non può essere determinata senza la comprensione profonda della storia e della dinamica dei vincoli familiari. La reazione che avrà un bambino di quattro anni non è uguale a quella che mostrerà uno di otto, così come non si assomigliano i comportamenti di un giovane nella pubertà o nella adolescenza”. In una “diagnosi” di Pas, spiega Vaccaro, la madre è quella che ha fatto il lavaggio del cervello al figlio o alla figlia per metterlo/a contro il padre, il quale è sempre rappresentato come ‘vittima’, anche nell’eventualità che esistano precedenti condanne per violenza e maltrattamenti. “Per emettere una ‘diagnosi’ di questo tipo” continua Vaccaro, “generalmente non si interroga la madre, non la si valuta secondo metodi scientificamente validi e si rilascia una relazione basata quasi esclusivamente sulla percezione soggettiva del professionista che la valuta. Il 90% di queste relazioni è colmo di aggettivi qualificativi che descrivono la madre e i suoi comportamenti: pregiudizi senza alcun fondamento teorico né scientifico”.
Le opposizioni sono quindi giustificate, spiega ancora Ghezzi, in quanto, qualora sussista una situazione di maltrattamento o abuso, una diagnosi di Pas è un ottimo modo per eliminare ogni approfondimento, senza garantire protezione al minore offeso. “E questo” conclude l’esperto, “è credibilmente il motivo della sussistenza nel nostro Paese di una corrente che accredita la Pas, sostenendola nei tribunali”. A seguito del caso del bimbo conteso a Cittadella, ad esempio, 64 professionisti italiani che operano come CTU o che hanno studiato il problema della Pas a livello accademico hanno firmato un documento psicoforense spiegando che “il fatto che il maltrattamento non costituisca una sindrome in senso proprio non significa che il maltrattamento non esista come fenomeno, potendo compromettere lo sviluppo psicoevolutivo del minore coinvolto. (…) Si può discutere se a questo fenomeno sia opportuno dare un nome specifico; a questo proposito sembra che i manuali di classificazione di prossima uscita siano orientati a farlo rientrare e definirlo all’interno della categoria dei ‘Disturbi relazionali’. Come per il maltrattamento, riteniamo che negare il fenomeno del rifiuto immotivato e persistente di un genitore significhi commettere un errore grossolano e fuorviante”.
Sul sito http://www.alienazione.genitoriale.com sono tanti gli interventi di esperti a favore della Pas. Raffaello Sampaolesi, Garante dei minori Provincia Autonoma di Trento, nella relazione sull’attività svolta nel 2012 dall’Ufficio dedica un intero capitolo ai figli contesi, spiegando che “parte ogni considerazione scientifico-giuridica in merito al problema, ciò che comunque si può affermare è che, a prescindere dal nomen o dalla relativa configurazione scientifica, il fenomeno esiste e documenta drammaticamente ogni giorno quali e quanti danni siano in grado di procurare tali aspre contese tra due adulti, al cospetto dei figli, che assistono spesso impotenti alle distruttive guerre familiari, in cui non ci sono né vincitori né vinti, ma molte vittime”; mentre lo psichiatra William Bernet, autore di libri come “Parental Alienation, DSM-5, and ICD-11″, spiega come la locuzione “alienazione parentale”, pur non essendo esplicitamente riportata nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, trovi comunque in esso una sua descrizione.

Nota:

La Pas non è una disfunzione psicologica, ma un disturbo nella relazione familiare. Da questa può scaturire eventualmente, un disturbo nel bambino, ma si tratta di una valutazione successiva alla diagnosi di alienazione familiare.

Ci piacerebbe capire in che modo l’”esperto” intende “correggere” i comportamenti oppositivi di un genitore, strumentali a tenere distante l’altro.

Malattia? Chi ha mai parlato di malattia. Cosa è una new entry?

“Pas un caso di separazione conflittuale”: questo è da “Oggi le Comiche”. Noi diciamo che in alcuni casi di separazione molto conflittuale (perché la separazione porta sempre conflitti, è evidente) si osserva la presenza di questo fenomeno che nasce all’interno della famiglia. La PAS non è un caso di separazione conflittuale, cosa è l’ho scritto all’inizio della Nota.

Vorremmo leggere le pubblicazioni sulle riviste specializzate, di chi è intervistato.

Si cita Canada, Stati Uniti e Europa: si prega di specificare gli anni a cui risalgono queste ricerche sulle false accuse e i Paesi specifici. Perché non citate mai Paesi come la Cina, o l’Australia? Non immaginate che esistono ricerche anche lì? E visto che noi parliamo di Italia, ci piacerebbe moltissimo un parere dell’intervistato sul fenomeno italiano e sugli introiti economici del tutto.

Associare in modo indiretto il condiviso e tutto ciò che ruota intorno, alla pedofilia, fa molto, molto, pensare. Perché siamo noi che vogliamo la banca dati dei pedofili e il pool anticrimine.

Chi invece dice che tutto questo è una “costruzione psicogiuridica” senza basi scientifiche, mette in rilievo la psicologia giuridica e i suoi veri professori, grande problema per chi predilige il “de relato” alle prove. E approfitto per specificare che se qualcuno si presenta come esperto in psicologia giuridica e forense, verificate sempre che abbiamo formazione universitaria, master, corsi di approfondimento in psicologia giuridica e investigativa sempre universitarie. Perché molti iniziano a nascondersi tra noi, ma non hanno alcuna preparazione.

Vogliamo conoscere le basi personali dell’intervistata che afferma che la scienza non è scienza. In particolare vogliamo sapere se opera in tribunale, anche se è evidente di no.

E per concludere e tornare all’intervistato: la PAS evita approfondimento? Può fornirci le prove di quello che afferma? Io ho una montagna di atti nel mio archivio a supporto di quello che dico. E lei?

Pubblico un link postato come risposta all’articolo in questione e cancellato.

http://richardalangardner.wordpress.com/2013/07/15/la-pas-viene-descritta-nel-dsm-5/

“Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino”

Alcuni cosiddetti operatori del settore infanzia, non hanno consapevolezza del proprio cervello, così piccolo da essere sostenuto dal loro deretano, per evitare di essere espulso.

Ogni risposta vuole la domanda chiara e esatta. I bambini non chiedono un aiuto ma parità di diritti.

Un pensiero distorto è come una barca arenata. Così come è un cervello ottuso che aspetta di galleggiare. Noi siamo il mare.