UNO PER TUTTI, TUTTI PER UNO

Di Daniela Bandelli

Intervista a Marino Maglietta

 

In che modo in Italia oggi a madri e padri separati non vengono garantite pari opportunità nel fare i genitori?

Sicuramente gli ostacoli non risiedono nella legge, che va esattamente in quella direzione, ma nella volontà di non applicarla. In primis da chi proprio di pari opportunità si dovrebbe occupare.

Un esempio che parla da solo: la Commissione Nazionale Pari Opportunità nel 2001, quando iniziò alla Camera la discussione sulla proposta di legge che portò all’affidamento condiviso, dichiarò in un suo ufficiale comunicato stampa che il testo non piaceva perché “intende sottrarre alle donne il potere e il possesso sui figli e sulla gestione del denaro per conferire uguale potere e possesso agli uomini”

Una dichiarazione del genere è aberrante perché legittima un rapporto con i figli basato sul possesso, così come legittima l’equazione tra figli e denaro. Quella commissione lesse la bigenitorialità con la logica del togliere e dare e purtroppo non è rimasto un caso isolato. Alle Pari Opportunità, a tutti i livelli, spesso si continua a ragionare negli stessi termini. E’ una visione arcaica e autolesionistica, ma difficile da estirpare.

Qual è invece lo spirito della legge?

La legge 54 è stata scritta per garantire  pari opportunità a padri e madri nel fare i genitori dei loro figli. Per favorire le madri che invocano la presenza degli ex-mariti, e non sono poche, e i buoni padri che vogliono essere tali anche dopo la separazione. E anche questi padri non sono pochi. Ma quand’anche fossero pochissimi, la cosa grave è che la magistratura non ne accoglie le richieste – contro le indicazioni della legge – e allo scopo si è inventata il “genitore collocatario”, quasi sempre la madre, riducendo i padri a genitore di serie B. Questo malvezzo premia le madre possessive e i padri che si defilano, e penalizza i buoni genitori.

Se esiste una legge che rispecchia e tutela la volontà di molti padri e madri che vogliono continuare a essere per i propri figli dei buoni genitori anche quando la coppia uomo-donna si sfalda, allora perché la legge non viene applicata?

I magistrati a questa domanda rispondono che sono i genitori a non volere il condiviso, che nelle separazioni consensuali sono loro a chiedere che il figlio viva principalmente con la mamma e che i padri non sono interessati a essere genitori sullo stesso piano delle madri. Allora io mi domando: alle coppie che invece chiedono l’applicazione del condiviso, tu magistrato perché gli rispondi no? La risposta più logica è che sia l’interesse degli adulti a voler mantenere il sistema monogenitoriale. E non solo quello di certi padri che permette loro di defilarsi, o di madri che non intendono rinunciare a tenere tutto sotto controllo, ma cominciando dal magistrato stesso. Il giudice non ama una legge che gli imponga di sforzarsi di entrare nel problema di quella particolare famiglia, come sarebbe necessario se applicasse il mantenimento diretto. Anche se altrettanto non gli è gradita una legge direttamente e specificamente prescrittiva, che non lasci spazio al suo “potere discrezionale”. E’ una evidente contraddizione, ma avviene esattamente questo. La magistratura vanta di voler “ritagliare a ciascuna coppia un vestito su misura” e in nome di ciò insiste nel volere carta bianca. Poi però confeziona provvedimenti fotocopia, utilizzando massicciamente formulari per le giudiziali e prestampati per le consensuali. Questa, preciso, non è una mia malignità, ma una onesta dichiarazione di Piercarlo Pazé, per anni presidente di tribunale e direttore di “Minori Giustizia”.

Né per l’avvocato valgono considerazioni diverse. Una buona parte di essi non vede con favore una legge equilibrata, che spazza via a monte la maggior parte delle cause di contenzioso, né ha gran voglia di reclamare sistematicamente i provvedimenti dei giudici del suo tribunale. Pertanto, scoraggia il suo cliente quando chiede tempi simili, doppio domicilio o mantenimento diretto, che sono i punti qualificanti sui quali si costruisce il vero condiviso, dicendo che tanto queste cose non le otterrà mai.

Quali ostacoli sta incontrando la riscrittura della legge 54, tuttora in corso?

Le stesse, ovviamente, che incontra la sua applicazione, per le medesime ragioni, da parte dei medesimi soggetti. In particolare si è distinta l’Associazione Italiana Magistrati per i Minorenni e per la Famiglia (AIMMF) che ha addirittura mandato un comunicato stampa a tutti i senatori in cui anzitutto si permetteva di prendere posizione, e in anticipo, su una proposta di legge, rompendo il tradizionale doveroso riserbo della magistratura e violando il principio di non interferenza tra i poteri dello stato. Quanto, poi, agli argomenti usati, c’è da farsi cadere le braccia. In parte si criticavano contenuti che nella proposta non c’erano e in parte si protestava per altri che non sono novità, ma contenuti delle norme in vigore, da loro non rispettati.

Può essere utile qualche esempio.

Si protesta per l’imposizione della “doppia residenza”, che manderà in tilt le anagrafi, quando invece il progetto propone il doppio domicilio. Si afferma che i genitori per effetto del mantenimento diretto dovranno fare sacrifici economici uguali, quando invece si prevede che il contributo sia proporzionale alle risorse.

Si strilla che si vuole imporre la mediazione familiare penalizzando il genitore che non ne avesse voglia perché verrà sanzionato dal giudice, mentre al giudice non arriva alcuna relazione e non può sapere perché è fallita. E così via. Penoso.

In conclusione, cosa si frappone tra i bambini e il loro diritto ad essere cresciuti da una madre e un padre anche dopo la separazione?

C’è chi vuole piegare la volontà del legislatore a interessi di nicchia, difesi da una minoranza che è presente in rete in modo molto evidente, e che ha bisogno di urlare le proprie posizioni malsane, mentre la maggioranza che è favorevole (valutata nell’80%) resta silenziosa perché non ha bisogno di urlare il buon senso.

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È finita la stagione di caccia dei bambini: giù le bic

Di Valentina Morana

Il sistema comincia a manifestarsi, colpa del popolo che comincia a ribellarsi.

La lobby dello Sciacallo ha segnato punto. Senza comparire direttamente e fisicamente, è riuscita nell’intento di legalizzare un comportamento illegale. Quello delle false accuse che aumenteranno a dismisura, grazie a una legge sul “femminicidio”. Legge che non tutelerà affatto le vere vittime femminili di violenza, e favorirà moltissimo il falso e interessi economici dei soliti noti. Interessi economici stratosferici. Come nel caso di Val di Susa o di Niscemi in Sicilia. Ci stanno provando anche da noi a Trieste con il rigassificatore, una cosa di una pericolosità enorme, a sentire gli scienziati. Gli ambiti sono diversi e anche le lobby, ma il movimento è lo stesso: da una parte noi società civile che proteggiamo i nostri figli e tutti i bambini, dall’altra loro Sistema. Solo che di Val di Susa o di Niscemi si parla, mentre di noi non fiata nessuno. Di tutta la nostra lotta che si concretizza nelle parole affido condiviso, non si parla, non si scrive nei canali informativi di sistema che sono la maggioranza. A pensarci, noi del condiviso, siamo assolutamente discriminati. Siamo più discriminati dei trans perché siamo assolutamente ignorati. Perciò ci vogliono le pari opportunità anche per noi.

Da questa necessità nasce La Nostra Campagna che trova nel prof. Maglietta il suo Leader. In rete ci sono molti gruppi e associazioni che danno vita al movimento per il condiviso. Noi de La Nostra Campagna non imponiamo niente a nessuno. Noi abbiamo un leader e un progetto con punti programmatici, e abbiamo intenzione di cambiare le cose dentro il Palazzo, per quanto riguarda i bambini e ragazzi, e a caduta tutti. Non ci opponiamo a nessuno, chi non condivide le nostre azioni e il Pensiero e vuole un altro leader, faccia come noi. Questo è il momento delle alleanze. Ci confronteremo sui temi per migliorare. Ma il narcisismo è deleterio e dunque chi non capisce che è arrivato il momento di stringerci a coorte, è meglio che se ne vada, perché l’era del narcisismo è morta.

Qualcuno ci attacca perché abbiamo un leader con idee chiare, che ha dato tutto il suo tempo libero da venti anni a questa parte per l’istituto del condiviso. Se non c’era lui, i tre cuculi che si sono infilati, travestiti da uccelli del paradiso, tra i rami degli alberi di un altro professore che non è il leader de La Nostra Campagna ma comunque è persona per bene, non conoscerebbero questa parola, che è costata tante lotte. Sempre tenute nascoste dal sistema.

Parlando di progetto de La Nostra Campagna, abbiamo accennato alla banca dati dei pedofili, il pool anticrimine, la lotta alle false accuse. Oggi parliamo brevemente delle “case famiglia”.

Le ho viste nascere e ho visto tutte le lotte e le azioni del sistema per arrivarci. Una volta non era così, era vero il contrario. Parliamo di oltre venti anni fa. I bambini che provenivano veramente da famiglie con gravi problemi, erano un numero contenuto ed erano accolti in strutture pubbliche e pochissimi venivano accolti in una famiglia affidataria selezionata con rigore. I genitori naturali erano seguiti da veri educatori, e le famiglie affidatarie in contatto con le famiglie naturali e con i servizi. Alla fine degli anni novanta in prossimità del duemila, era difficile trovare famiglie disponibili ad accogliere bambini e ragazzi per lo più a proprie spese.

Ma ci ha pensato la Lobby dello Sciacallo. E così è nata una legge che andava a chiudere tutti i centri pubblici di accoglienza per bambini e ragazzi, e incentivava tutte le forme a pagamento di assistenza e simili. “Famiglie affidatarie professionali”, centri privati di terapia e comunità per minorenni “abusati”, “comunità”, “case famiglia” private e della chiesa. Un mucchio di lavoro per tanti parassiti. Ma per lavorare mancava la materia prima. A quella ci ha pensato il sistema con azioni che hanno tutte le caratteristiche del rapimento di bambini e ragazzi, preparato a fasi nel tempo. Unico ostacolo l’affido condiviso. Preso per altro a mazzate in molte parti di Italia, dai controllori che nessuno controllava fino a poco tempo fa.

Bambini strappati ai loro genitori con tutte le scuse possibili e immaginabili: dalla falsa accusa alla alienazione genitoriale usata a scopi diversi, dalla conflittualità genitoriale alla mancanza di soldi, dall’essere vittima di pedofilo esterno alla famiglia o aver saltato la scuola, dall’essere stranieri al non avere le tende in casa o i lampadari. Tanto chi li controlla? Ricoprono tutti i ruoli professionali che intervengono in materia. Anche nel mio ambito purtroppo. Questo è veramente seccante.

Bambini e ragazzi vengono strappati ai loro familiari e urlano in tutta Italia il loro dolore. Una vergogna incommensurabile come quella della mamma e della bambina kazache, trattate in modo spregevole dal sistema, le cui azioni sono sotto gli occhi di tutti.

Non mi esprimo mai su gruppi che non conosco. Ad un certo punto, durante la battaglia contro il sistema della case famiglia, compare una donna che ricorda una delle guerriere dell’Ordine delle Dame con la Scure. Antonella Flati, che comincia a guidare la lotta contro questo schifo. Ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza e sa di cosa parla. Mette su un gruppo con Rosanna Romano e Antino Sanzone che chiameranno Pronto Soccorso Famiglia e da tre anni combattono per liberare i bambini dalle case famiglia del sistema. Da un anno sono associazione. Si occupano di circa 50 bambini e ragazzi. Non so se mi spiego. Lo fanno a spese e tempo loro. E con loro molti altri che aiutano. Ho avuto il piacere di aiutare un bambino seguito da loro e ho constatato la loro serietà di azione. Lì il narcisismo non ha luogo. C’è collaborazione e condivisione, fatica e impegno volontario, fatto di azioni concrete che arrivano nelle aule dei tribunali e iniziative come quella del prossimo 13 agosto a favore delle famiglie. Il proprio tempo a disposizione degli altri. Per aiutare e basta.

PSF si muove molto anche a livello politico perché ha capito che è dentro il Palazzo che bisogna cambiare le cose. Organizza convegni a tema portando dati. Tipo: 15.000 bambini in comunità in Italia, retta annuale media a bambino 31.000 euro; totale 465.000.000 euro all’anno. Dati difficili da conteggiare per le resistenze dei controllori.

A questi dati vanno aggiunti tutti gli euro provenienti dalle false accuse, (che aumenteranno con l’incredibile legge sul “femminicidio” come pure di conseguenza i bambini in comunità), gli euro provenienti dai “centri per bambini maltrattati” e dalle pseudoformazioni, come pure di tutte le forme di affidamento a pagamento. Facendo un conteggio comunque approssimativo per resistenza nel raccogliere i dati, arriveremmo a una cifra che si avvicina alla vera, annuale, e che è molto superiore a quella citata sopra. Ai matematici e statistici l’onere della raccolta numeri e calcolo.

E per non mancare di rispetto alle azioni della lobby che ci riguarda, a quel calcolo vanno pure aggiunti tutti gli introiti per i centri antiviolenza del sistema, che sono la maggioranza e non sono veri, anche se fanno finta di esserlo. E’ ovvio che anche questi introiti aumenteranno grazie al “femminicidio” e di molto, perché sono previste le formazioni e tutto il resto come per i bambini e ragazzi. Che gran furboni sono i tre scalzacani all’origine del tutto. In venti anni hanno accumulato un gran capitale, chissà dove l’hanno messo.

Noi de La Nostra Campagna vogliamo porre fine a tutto questo. Con Marino Maglietta alle Pari Opportunità e la collaborazione di PSF e di tutti i gruppi che operano seriamente in questo delicato campo, mettiamo a posto le cose. Le pari opportunità valgono per tutti e abbiamo bisogno di una persona che sappia fare leggi e che conosca la materia. E il nostro leader la conosce perché le case famiglia sono l’ennesima pietra lanciata contro il condiviso. Le cose sono in movimento e cambierà tutto nel nostro Paese. La storia insegna e ripete cicli, sempre nell’obiettivo di arrivare a un’armonizzazione della terra, interrotta spesso da umani e subumani assetati di potere e ingordi in modo devastante. Anche da noi come in tutto il mondo mi sembra a ben guardare.

E’ stato detto tempo fa a Montecitorio che alle prossime elezioni entreranno come ministri molti tecnici della società civile. Veri tecnici insomma. Noi pensiamo che Marino Maglietta sia la scelta migliore per tutti, e da ministro non avrà più le mani legate come fino a ora. C’è chi se ne rende conto e chi no, perché non ha preso mai botte in faccia dal sistema. E dunque noi combattiamo per vincere. Per vincere contro il sistema, i suoi servi e i suoi parassiti.

 

Perché francamente ci siamo stancati delle vostre idiozie.