Linee guida del Ministero degli interni inglese adottate nei colloqui investigativi con minori

Pubblichiamo le Linee Guida inglesi che vengono applicate dagli investigatori che lavorano nel campo della pedofilia e degli abusi sessuali. Contengono la procedura da seguire, che è prassi scientifica. L’Italia ha molto da imparare dall’estero in questo settore.

Il testo integrale tradotto in italiano e corredato da una prefazione di Giuliana Mazzoni e di una nota dei traduttori si può scaricare in PDF a questo link.

Programmare e condurre l’intervista con i bambini

 

PARTE A: Programmare le interviste

Scopi
A conclusione di questa parte gli intervistatori dovrebbero essere in grado, in ordine al singolo caso, di prendere in considerazione:

  • Ÿil contesto della dichiarazione e quali i criteri adatti per un’intervista formale;
  • Ÿchi dovrebbe essere coinvolto nella programmazione dell’intervista;
  • Ÿquali sono i principali elementi di fondo riguardanti il bambino e la sua famiglia; Ÿchi dovrebbe condurre l’intervista;
  • Ÿla supervisione tecnica ed organizzativa all’intervista;
  • Ÿla programmazione delle cose da fare subito dopo l’intervista.

Una pianificazione completa è essenziale per il successo dell’intervista. Per individuare i problemi e gli obiettivi dell’intervista da condurre può essere necessario, nonostante l’esigenza di tutela del bambino, condurre un’intervista preliminare. Il tempo speso per prevedere le difficoltà che si potranno avere sarà ripagato da un’intervista ben condotta.
1.Il contesto della dichiarazione: il punto di incrocio tra la tutela del bambino e le esigenze del sistema giudiziario
1.1.Differenti obiettivi dell’intervista video-registrata
1.1.1.Qualsiasi intervista video-registrata ha due obiettivi diversi. Essi sono:
Ÿtestimonianza da utilizzare nei procedimenti penali;
Ÿdomande poste sotto giuramento al bambino testimone.
In più, alcune informazioni rilevanti ottenute nel corso dell’intervista possono essere usate anche […] ai fini di qualsiasi altra azione rivolta a salvaguardare e promuovere il benessere del bambino.
1.1.2.Alcune informazioni potranno essere comuni a tutti e tre gli obiettivi, ma potranno esserci problemi specifici ad uno di essi, che nella fase della programmazione devono essere presi in considerazione.
Inoltre, l’intervista video-registrata può essere utile ai procedimenti civili di tutela del bambino o nei procedimenti penali contro soggetti alle cui cure il bambino era affidato (per es. personale di strutture residenziali); non dovrebbe essere trascurato il valore potenziale dell’intervista anche a questi fini (riferimento alla sezione 3.7 sui problemi associati del consenso).

L’indagine penale

1.1.3 Essendo un’occasione di raccogliere una testimonianza in un’indagine penale, gli intervistatori dovrebbero essere certi di quali informazioni hanno bisogno ai fini di sostenere una particolare tesi accusatoria […]
Le informazioni riferite possono essere considerate indizi, ma non dovrebbero essere utilizzate solo ai fini della loro conferma o disconferma. L’intervistatore dovrebbe essere attento a capire ciò che potrebbe o meno essere accaduto al bambino. Nei procedimenti per abuso sessuale deve essere presa in considerazione anche la possibilità di trarre elementi di prova da una visita medica del bambino o dal sopraluogo sulla scena del presunto abuso.

1.1.4 A questo punto (se possibile) sarà utile stabilire se si ritiene che il bambino sia stato vittima di abuso o di altro crimine, ovvero che sia stato testimone di un delitto a danno di altra persona (non sempre ciò è chiaro sin dall’inizio). Il sostegno e la terapia offerti al bambino (e ai suoi familiari) potrebbero essere diversi asseconda che egli sia vittima o testimone, o entrambe le cose. Inoltre, qualche bambino potrebbe avere bisogno di sostegno terapeutico da parte del Servizio sanitario per aiutarlo a superare il trauma d’essere stato vittima di un reato, ma ciò solo se non ci sono altre preoccupazioni in ordine alla sua sicurezza o al suo benessere.

1.1.5 In alcuni casi, il bambino testimone può essere chiamato a fare una identificazione, o a collaborare con la Polizia. Il personale di Polizia che sta lavorando su una testimonianza infantile dovrebbe conoscere le linee-guida espresse da questo documento; potrebbe anche chiedere un addestramento supplementare o un supporto […]

1.1.6 Le misure speciali introdotte con “Youth Justice and Criminal Evidence Act, 1999”, insieme con la riformulazione del requisito di competenza contenuto in quel testo (vedere successivo paragrafo 1.2), sottolineano che per principio nessun bambino dovrebbe essere escluso dalla possibilità di essere intervistato. Le decisioni in merito a ciò dovrebbero essere prese caso per caso: l’esclusione di un bambino dalla possibilità di essere sentito non deve essere automatica in ragione dell’età o della disabilità.

1.1.7. I bambini che sono stati testimoni di un evento, e non presunte vittime, dovrebbero essere intervistati seguendo le modalità qui suggerite, e da intervistatori ben formati. E’ importante ricordarsi di ciò nei fine-settimana o in altre circostanze nelle quali il personale idoneo e le attrezzature possono essere meno disponibili.

1.1.8. […].

1.1.9. Gli intervistatori dovrebbero valutare se è meglio, sia ai fini delle indagini che per le esigenze del bambino, procedere con una verbalizzazione scritta piuttosto che con una videoregistrazione; ciò può essere particolarmente importante in quei casi in cui il presunto abuso sia stato attuato anche con il ricorso a videoregistrazioni (per esempio, per la produzione di materiale pornografico). La ricerca ha dimostrato che dare al bambino la possibilità di scegliere se avvalersi o no delle innovazioni tecnologiche può essere importante quanto il contributo della tecnologia stessa.

Indagini a tutela dei bambini

1.1.11. Bisognerà tenere conto, anche, di eventuali attività svolte in precedenza nell’interesse dei bambini. Eventi che riguardano i bambini antecedenti all’intervista, acquisibili incrociando le informazioni di diversi Enti, possono essere utili ai fini della pianificazione dell’intervista.
1.1.12. Pertanto:
ŸE’ possibile che bambini sconosciuti al Servizio sociale locale siano noti al medico di
famiglia, al Servizio sanitario o alla Scuola.
ŸAlcuni bambini potrebbero essere sconosciuti al Servizio sociale locale, ma conosciuti, per
esempio, ai Servizi di Neuropsichiatria Infantile, o a educatori professionali per problemi
psicologici o comportamentali, o per particolari esigenze educative.
ŸAlcuni bambini potrebbero essere noti al Servizio sociale locale, o al Servizio sanitario, o
alla Scuola, come casi ancora in corso, o aperti in passato.
1.1.13. I bambini che non hanno mai avuto contatti con il Servizio sociale locale e con la Polizia, probabilmente comprendono meno l’esperienza dell’intervista e la natura degli interventi. Di ciò bisognerà tenere conto nello spiegare a loro ed ai loro accompagnatori lo scopo dell’intervista e i ruoli di coloro che conducono le indagini.

1.1.14. I bambini che hanno già avuto contatti con i servizi pubblici possono avere una migliore informazione sui ruoli delle persone che indagano, ancorché si sia trattato di esperienze e di circostanze diverse. Se ci sono preoccupazioni in ordine alla tutela e al benessere di un bambino, o ci sono perplessità in ordine alla intervista video-registrata, bisognerà trasmettere al locale dipartimento dei Servizi sociali una prima valutazione dei bisogni del bambino e dei suoi familiari. […]

1.1.15. Ogni volta che ci sia il dubbio che un bambino abbia subito, o possa subire, un danno, bisognerà discuterne preventivamente tra il Dipartimento del Servizio Sociale, la Polizia ed altri esperti, quali , ad esempio, un pediatra, un operatore del Servizio di NPI […]

1.2. Competenza, obbligatorietà e disponibilità per il controinterrogatorio: l’aspetto legale.
1.2.1. Dal momento che l’intervista videoregistrata può potenzialmente servire come testimonianza in Tribunale, gli intervistatori devono prendere in considerazione anche la competenza, l’obbligatorietà e la disponibilità per il controinterrogatorio del bambino.
1.2.2. [Richiama normativa inglese sulla capacità a testimoniare, che è estesa anche ai bambini]
1.2.3. Pertanto, laddove i bambini devono testimoniare, non è più necessario, come lo era in passato, convincere il Tribunale che quel bambino o quella bambina “è in possesso di intelligenza sufficiente a percepire l’evento oggetto di testimonianza e capisce l’obbligo di dire la verità”.
1.2.4. Quando in Tribunale viene utilizzata la testimonianza preregistrata in sostituzione della testimonianza dal vivo, non è necessario che il testimone presti giuramento. La Sezione 31 (2) e (3) del “Youth Justice and Criminal Evidence Act” dice espressamente che la testimonianza preregistrata, se ammessa dal Tribunale come testimonianza valida, ha lo stesso valore legale della testimonianza verbale del testimone resa in aula anche nei casi in cui al testimone che deponesse in aula sarebbe richiesto di prestare il giuramento.
1.2.5. Il fatto che la persona che ha reso testimonianza preregistrata fosse capace a testimoniare non vincola il Tribunale ad ammettere quella forma di testimonianza. In base al disposto della sezione 27 (2) del “Youth Justice and Criminal Evidence Act”, il Tribunale può rifiutare di ammettere quella testimonianza se, in qualsiasi circostanza, crede che farlo non sarebbe “nell’interesse della giustizia”. In base alla Sezione 78 del “Police and Criminal Evidence Act, 1984” il Tribunale ha una ampia discrezionalità nell’escludere qualsiasi parte della testimonianza avverso la quale l’accusa potrebbe opporre reclamo, ove ritenesse che l’uso di quella parte di testimonianza sarebbe contrario al buon svolgimento del processo.
Una circostanza nella quale il Tribunale potrebbe decidere di escludere una tale testimonianza è quando tale testimonianza sarebbe chiaramente di pregiudizio per la difesa, ma il Tribunale ritiene che ciò sia di scarsissimo rilievo.
1.2.6. Alla luce di ciò, con un testimone che fosse molto giovane di età, o che avesse difficoltà di apprendimento, sarà opportuno verificarne preliminarmente la capacità di distinguere ciò che è vero da ciò che è falso.
Di norma, quando la testimonianza è ammessa come prova, sarebbe utile per il Tribunale poter valutare che peso attribuirle. Nel caso eccezionale in cui venga fatto un tentativo di convincere il Tribunale di escludere la testimonianza, sarebbe utile contrapporre l’argomento che il Tribunale pensi di escluderla perché fortemente inattendibile.
1.2.7. Oltre alla questione della competenza a testimoniare, c’è quella della obbligatorietà. Ciò significa che il bambino o la bambina può essere chiamato a partecipare al dibattimento (o, quando a questo effetto sono state disposte misure particolari, ad un controesame registrato prima del processo). Comunque, il fatto che un testimone sia obbligato a testimoniare non significa che gli può essere richiesto di testimoniare su qualsiasi cosa, nemmeno nei modi previsti da queste linee-guida.
1.2.8. Ciò non è necessario se un testimone è competente e obbligabile, in quanto che il “Crown Prosecution Service” insisterà per ottenere che lui o lei si presentino in Tribunale per testimoniare, anche se sono riluttanti a farlo.
Non è obbligatorio che la pubblica accusa chiami a testimoniare tutte le persone disponibili a farlo: se è certa di potere giungere alla condanna anche facendo a meno di sentire qualcuno, può non chiamarlo a testimoniare.
Nei casi in cui il “Crown Prosecution Service” crede che un particolare testimone sia essenziale, ma che testimoniare sia particolarmente dannoso per il testimone, il “Code for Crown Prosecutors” gli lascia la possibilità di non servirsi della testimonianza. Nel decidere se acquisire una particolare testimonianza ovvero non procedere oltre, il “Crown Prosecution Service” terrà sempre conto dei desideri del testimoni (che comunque non sono vincolanti).
Gli atti del “Crown Prosecution Service” dovranno sempre contenere informazioni chiare su quali erano i desideri del testimone, dei suoi genitori o tutori in ordine al presentarsi in Tribunale. Il “Crown Prosecution Service” può chiedere in qualsiasi momento ulteriori informazioni al gruppo di investigazione.
1.2.9. […] 1.2.10. […]
1.3 Criteri per videoregistrare un’intervista

1.3.1. LaSezione21delYouthJusticeandCriminalActdel1999creatrecategoriedibambinitestimoni: 1) bambini che testimoniano in casi di abuso sessuale
2) bambini che testimoniano per reati di violenza, rapimento o trascuratezza
3) bambini che testimoniano in tutti gli altri casi.
L’intervista videoregistrata è prevista nei casi 1) e 2), a meno che il bambino faccia resistenza, e/o ci siano insormontabili difficoltà che impediscono che venga effettuata la registrazione (rientrano tra questi i casi nei quali il bambino sia stato coinvolto in abusi che comportarono il ricorso a film o fotografie).
1.3.2.Neicasidicuialpunto3),ladecisioneseregistrareomenounaintervistadevetenere conto: Ÿdelle esigenze del bambino (per esempio, in quanto ad età, sviluppo, disabilità) se la registrazione sia funzionale alla massima resa testimoniale di quel particolare bambino. Ÿdel tipodireato Ÿdelle circostanza del reato (per esempio, se il presunto colpevole era persona che il bambi Ÿno conosceva) Ÿdello stato mentale del bambino (per esempio, stress e/o stato di shock).
1.3.3. A causa dei diversi retroterra dei bambini e delle diverse circostanze nelle quali si giunge alla ipotesi di abuso, non è possibile nell’immediatezza formulare regole e criteri univoci da applicare alle interviste videoregistrate. Tra i fattori di cui tenere conto prima di procedere col singolo bambino sono particolarmente importanti i seguenti:

  • elementi soggettivi del bambino,contatti attuali o precedenti con i servizipubblici, storiadel fatto oggetto di accusa;
  • obiettivo e probabile valore dell’intervista videoregistrata nel particolare caso; Ÿcompetenza, obbligabilità e disponibilità del bambino al controesame;
  • la competenza e la disponibilità del bambino a parlare in un setting di intervista formale;
  • la preparazione del bambino prima dell’intervista.

1.3.4 Sulla base delle riflessioni fatte nella fase preparatoria, gli investigatori potranno decidere se procedere con l’intervista videoregistrata, ovvero con quella raccolta in un verbale scritto.L’intervistavideoregistrataèlasceltapiùopportunanei casiincuiilbambinofauna esplicita accusa di abuso, o quando qualcuno è stato testimone dell’abuso. Può esserlo anche nei seguenti casi, a discrezione del gruppo investigativo:
Ÿil bambino vive in un ambiente che esposto all’abuso (per esempio, un fratello o una sorella hanno subito abusi)
Ÿla bambina è incinta, o sono state diagnosticate malattie trasmissibili per via sessuale Ÿil comportamento del bambino è ipersessualizzato
Ÿil bambino ha sintomi clinici o presenta danni fisici la cui spiegazione più ovvia è che egli sia stato abusato Ÿsi ritiene che il bambino abbia assistito a un crimine, per esempio un omicidio o una aggressione.
1.3.5 E’ bene ricordare che è possibile che il bambino nel corso dell’intervista non riveli l’abuso, sia perché non è stato testimone di alcun genere di maltrattamento, sia perché non è ancora pronto a raccontare, o non ne è capace, o perché per il momento non lo vuole raccontare.
Le differenze nella rivelazione dell’abuso da parte del bambino sono descritte nella scheda 2.1.
Scheda 2.1. Come e quando un bambino parla dell’abuso Ÿla rivelazione può essere accidentale o voluta, verbale o non verbale;
Ÿil sospetto può avere diverse origini: dubbi medici, testimonianze, confessioni, prove
fotografiche, il comportamento del bambino o le sue dichiarazioni verbali;
Ÿla prima volta che ne parlano, i bambini possono anche non riferire tutti i dettagli
dell’abuso, potrebbero minimizzare o nascondere informazioni;
Ÿla rivelazione potrebbe essere immediata, ma molto spesso è ritardata anche per
parecchio tempo;
Ÿi bambini potrebbero negare o ritrattare le rivelazioni, anche in presenza di altre prove; Ÿl’esistenza di una rivelazione informale non garantisce che quanto detto sarà ripetuto in
un’intervista formale;
Ÿsulla volontà e sulla capacità del bambino di fare una rivelazione possono influire l’età,
l’istruzione e molti altri fattori.
(Tratto da Davies Westcott, 1999)

2. Chi dovrebbe essere coinvolto nella preparazione dell’intervista?

2.1.1 Nei casi in cui il bambino non abbia avuto precedenti contatti con i servizi sociali pubblici per motivi di protezione, il gruppo investigativo dovrebbe includere sia rappresentanti della Polizia che del Servizio sociale locale.
Sarebbe importante coinvolgere anche esperti sanitari per l’infanzia o esperti in campo educativo che conoscono il bambino.
Per bambini già conosciuti dai Servizi sociali, è possibile ottenere utili informazioni da operatori o da altri adulti che lo conoscono, come per esempio, genitori, assistenti, insegnanti, educatori, psicologi, animatori, tecnici di terapia occupazionale; è possibile che qualcuno di costoro possa avere un ruolo più determinante nella pianificazione dell’intervista. La ricerca ha dimostrato che troppo spesso nel processo di preparazione le opinioni dei bambini e dei giovani sono ignorate o tenute in poco conto. Quando possibile, i bambini più grandi, o i giovani in particolare, dovrebbero essere consultati in ragione della loro età e del loro modo di capire le cose, per contribuire alla preparazione e alla pianificazione dell’intervista (per esempio, quando e dove l’intervista dovrebbe aver luogo, chi dovrebbe essere presente e chi la dovrebbe condurre).
2.1.2 Bisogna valutare quando fare l’intervista rispetto ad esami medici; talvolta l’esame medico può precedere l’intervista, per esempio nel caso di un abuso molto grave, o se l’esame è necessario prima di procedere ad esami di laboratorio (per esempio, per la diagnosi di malattie trasmesse sessualmente). Il medico deve essere attento a ciò che può arrecare disagio al bambino, come uno stato infiammatorio o problemi vaginali, e deve saper leggere il significato di qualsiasi sintomo riportato dal bambino in relazione all’abuso. In altri casi l’esame medico sarà fatto dopo l’intervista; quando è possibile l’esame medico, è necessario un contatto con il medico della Polizia che valuterà che gli esami previsti siano fondati e appropriati.
2.1.3 Deve essere preso in considerazione l’intervento di specialisti di Neuropsichiatria infantile, sia con un coinvolgimento diretto, sia come parere richiesto ad uno psichiatra dell’infanzia sullo stato della salute mentale del bambino o ad uno psicologo clinico sullo stato delle sue capacità cognitive.
La valutazione fatta dallo psichiatra o dallo psicologo clinico non dovrebbe essere qualcosa di

simile alla intervista della quale si parla in queste linee-guida, e non dovrà neanche essere un intervento terapeutico o di supporto; dovrebbero soltanto fornire una valutazione da utilizzare nella pianificazione della intervista del bambino.
2.2 Interpreti e mediatori
2.2.1 Gliinterpretidovrebberoesserepersoneaccuratamenteaccreditateepreparate,onde evitare che alterino il significato delle domande e delle risposte. Dovrebbero essere selezionati dall’elenco pubblico degli interpreti e dall’associazione per il linguaggio dei segni con i sordomuti. Se non è possibile selezionare l’interprete da tali elenchi, bisognerà sceglierlo da altri elenchi badando che, in termini di qualificazione formale e di esperienza in campo giudiziario,possiedairequisitirichiestiperessereammessoneglielenchiufficiali. Nonènecessario che l’interprete conosca il bambino, anche se ciò potrebbe aiutare. Il compito non dovrebbe essere affidato a membri della famiglia o ad altri parenti intimi del bambino.
2.2.2 Quando la lingua madre del bambino non è inglese, o il bambino comunica utilizzando un sistema di comunicazione alternativo come il Blissymbolics, il Rebus, il Makaton o il linguaggio inglese dei segni, il team dell’intervista deve prendere in considerazione il ricorso ad un interprete. Bisogna prestare attenzione alle caratteristiche personali dell’interprete; ad esempio, questioni culturali e altre circostanze soggettive possono rendere desiderabile che il bambino conoscesse l’interprete. Altrettanto vale per la possibilità che abbiano entrambi la stessa madre-lingua. Si può chiedere all’interprete di spiegare agli altri membri della famiglia cosa va accadendo.
2.2.3 […]
2.2.4 Se il bambino è molto piccolo, molto traumatizzato, ha un sistema di comunicazione idiosincretico o molto particolare, piuttosto che un interprete si deve fare intervenire un mediatore. Il Youth Justice and Criminal Evidence Act, 1999, ha introdotto per la prima volta la possibilità di mediatori per la comunicazione tra il bambino o il Tribunale […] ed è anche possibile che venga individuato un adulto capace di ciò ai fini della intervista video-registrata. Moltilogoterapistipossonoesseremoltoutilinelcomunicarecon bambinidisabili,eglisipuò dare il ruolo di mediatore (per esempio, per qualcuno che conosca sia il bambino che il suo sistema di comunicazione).
2.2.5 Con il mediatore o con l’interprete bisognerebbe discutere preliminarmente come condurre l’intervista, le necessità legali e il loro ruolo. Dovrebbero essere resi noti i caratteri espliciti dell’oggetto dell’intervista; potrebbe essere necessario, infatti, dopo l’intervista, fornire un sostegno alle emozioni dell’interprete o del mediatore.
2.2.6 […]
2.3 I supporti all’intervista
2.3.1 Nel pianificare l’intervista bisogna anche esaminare l’opportunità di includere nel gruppo una figura di sostegno.
Questo compito può essere affidato anche ad uno dei genitori o ad a persone che si prendono curadelbambino, purché questi non esercitino nessuna forma di influenzamento. Lapresenza di tale figura può essere di aiuto al bambino, specialmente se è molto piccolo o depresso, e al processo; una volta stabilito un rapporto col bambino è possibile che tale figura scompaia.

2.3.2 La persona cui è affidato il compito del sostegno deve essere istruita a rimanere esterna all’intervista, e quindi a non dare suggerimenti al bambino, a non correggere le sue verbalizzazioni, a non rispondere al posto suo alle domande dell’intervistatore, a non annuire con la testa o con la mimica del volto; non dovrebbe nemmeno mettere in atto situazioni inducenti, per esempio con giochi o passeggiate che producono un clima di alleanza, ovvero fornendo risposte a particolari domande.
Persone coinvolte come testimoni (per es. qualcuno che ha visto l’incidente in questione) in questi casi possono prendere il ruolo di testimone di supporto.
Questo potrebbe includere un genitore a cui il bambino avesse per primo svelato l’abuso. Chi si occupa del bambino può, inoltre, aspettare in una stanza adiacente se si pensa che la vicinanza fisica possa essere d’aiuto al bambino.

2.3.3 Ogni persona con compito di sostegno deve essere identificata in maniera chiara all’inizio della registrazione dell’intervista; quando possibile, dovrebbe anche essere individuabile attraverso una piccola porzione di videoregistrazione.

2.3.4 Le ricerche suggeriscono che la presenza durante l’intervista di chi si prende cura del bimbo o di un genitore può essere una fonte di stress ulteriore per il bambino se egli sente da loro alcuni particolari che lo disturbano. Per questo motivo nella fase di pianificazione deve essere fortemente raccomandato agli intervistatori di ingaggiare lo sguardo del bambino, onde dare un supporto all’intervista.

3. Fattori da considerare nella fase di pianificazione

3.1.1. Gli intervistatori devono prendere in considerazione alcuni fattori che riguardano il bambino, la sua famiglia e il suo ambiente; alcune informazioni potrebbero essere già fornite dalle relazioni del Servizio sociale o da altri professionisti facenti parte del gruppo di pianificazione; altre possono essere ancor meglio fornite dai genitori del bambino, o dalle persone cui è affidato.
Una lista delle informazioni desiderabili è fornita nella scheda 2.2 […].
Scheda 2.2. Lista di fattori che devono essere considerati durante la programmazione dell’intervista

 

  • età;
  • Ÿrazza, cultura ed etnia;
  • Ÿreligione;
  • Ÿgenere e sessualità;
  • Ÿproblemi fisici o di apprendimento;
  • Ÿparticolari bisogni di salute;
  • Ÿabilità cognitive (per es. memoria, attenzione);
  • Ÿabilità linguistiche (per es. quanto capisce il linguaggio parlato o quanto bene lo usa); Ÿstato emotivo attuale;
  • Ÿquali persone si prendono particolarmente cura del bambino e tipo della relazione esistente (inclusi estranei o conviventi);
  • Ÿesperienze del bambino in fatto di sessualità e nudità;
  • Ÿpunizioni usate con il bambino (per es. se riceve botte o se gli vengono sottratti dei
    privilegi);
  • Ÿtecniche usate col bambino per l’igiene e l’andare a letto;
  • Ÿmodalità di addormentamento;
  • Ÿogni stress significativo di cui il bambino o la famiglia abbiano fatto esperienza da recente
    (per es. violenza domestica, malattie, perdita di lavoro, traslochi, divorzio).

(Estratto da Bourg et al. 99)
3.1.2 L’elencazione di cui sopra non è tassativa. Il gruppo degli intervistatori può farsene una sulla base della propria esperienza, di peculiari caratteristiche del bambino e di altri fattori. L’insieme di questi elementi guiderà le scelte in ordine alla struttura dell’intervista, lo stile, la durata e lo svolgimento. Bambini della stessa età possono avere avuto uno sviluppo diverso, specialmente se hanno subito abusi o incuria. I bambini, inoltre, possono avere reazioni diverse a qualcosa che non è loro familiare, come sono le indagini, le visite mediche o domande su fatti personali, che possono metterli in difficoltà o rattristarli.
3.2 Valutazioni prima dell’intervista
3.2.1 Gli intervistatori possono ritenere che i bisogni del bambino e le esigenze della giustizia penale vengono serviti meglio se prima dell’intervista si procede ad una valutazione del bambino, specialmente se si tratta di un bambino che non ha avuto precedenti contatti con i servizi pubblici.
Una valutazione permette di decidere su quanto segue:
Scheda 2.3. Fattori da esplorare tramite una valutazione prima dell’intervista
Ÿnome preferito del bambino / modo di rivolgersi a lui
Ÿcapacità e volontà del bambino di parlare in un setting di interrogatorio formale con un
ufficiale di Polizia o con un Assistente sociale
Ÿspiegazione dei motivi dell’intervista
Ÿregole generali di base per l’intervista
Ÿopportunità di fare domande a risposta aperta
Ÿsviluppo cognitivo, sociale ed affettivo del bambino. Il bambino appare in grado di
approcciarsi a situazioni difficili o pericolose anche se ha limitate capacità di comprensione? Ÿcompetenza linguistica del bambino e capacità di comprensione di concetti complessi come il tempo e l’età. Il bambino appare a suo agio anche se ha un modo di pensare
limitato e confuso?
Ÿqualsiasi speciale caratteristica del bambino. Soffre di ansia di separazione o ha una disabilità? Ÿogni apparente problema psicologico o psichiatrico (per es. Disturbo post traumatico da
stress, attacchi di panico, depressione) per il quale potrebbe essere necessario rinviare ad una valutazione specifica. Appare dissociato e “piatto”, ovvero mostra segni di un severo distress, forse per effetto di flashbacks?
E’ improbabile che ci sia la necessità di videoregistrare questa valutazione preventiva, però un completo rapporto scritto dovrà essere allegato alla registrazione dell’intervista […].

3.2.2. Nel condurre questa valutazione preventiva, gli intervistatori devono avere degli obiettivichiari, epotrebberoapplicareallavalutazioneicriterisuggeritidaquestaGuida.Peresempio, dovrebbero evitare di parlare dettagliatamente del fatto e di indurre il bambino a farlo. Se il bambino iniziasse a formulare accuse, dovrebbero fare in modo, con garbo, di fermarlo. Ciò non nuocerebbe lo stato psicologico del bambino. I bisogni del bambino potrebbero richiedere che la valutazione venga fatta in più sessioni; bisognerebbe evitare azioni induttive.
3.2.3. È possibile che la valutazione di alcuni bambini dica che non sarà possibile andare incontro ai loro bisogni procedendo con una completa intervista formale.
3.3 Tempo e luogo dell’intervista videoregistrata
3.3.1. Nel processo di pianificazione, il gruppo degli intervistatori dovrebbe calcolare preventivamente la possibile durata dell’intervista, il che sarebbe utile sia per il bambino che per l’intervistatore.
L’andamento e la durata d’ogni singola intervista dipenderanno sicuramente da ogni singolo bambino, dalla sua età, dalla capacità attentiva e da suoi specifici bisogni. L’intervista dovrebbe procedere alla velocità del bambino, non a quella dell’intervistatore. I bambini più piccoli, in particolare, dovrebbero essere interrogati solo per il tempo che sono in grado di reggere, in base alla loro capacità di mantenere l’attenzione. Intervistatori che hanno esperienza di adulti potrebberoesseretentatidiandaretroppovelocemente,mentrequelli chehannoesperienza con bambini non dovrebbero essere troppo cauti e spendere troppo tempo nella fase di costituzione del rapporto, se il bambino è pronto a procedere con la sua rivelazione.
3.3.2. Il gruppo degli intervistatori dovrebbe porre molta attenzione al momento nel quale condurre l’intervista. Come le ricerche hanno dimostrato, questo è uno degli elementi più importanti della testimonianza del bambino. Sebbene di norma l’intervista avverrà quanto più vicino possibile al momento della rivelazione dell’abuso, procedere troppo precipitosamente senza tenere conto dei bisogni del bambino potrebbe fare perder i vantaggi delle precedente deposizioni.
Bisognerebbe tenere conto dei ritmi della quotidianità sia del bambino che degli adulti di riferimento. Bisogna evitare i momenti che precedono il pasto o l’andare a letto. I bambini sono molto sensibili ad essere presi da scuola, e nelle rare occasioni nelle quali ciò fosse inevitabile, sarebbe bene contattare gli insegnanti per ottenere la maggiore discrezione possibile.
3.4 Razza, genere, cultura ed etnia
3.4.1. Devono essere presi in considerazione la razza del bambino, il genere, la cultura, l’etnia e la sua lingua madre. Un bambino dovrebbe sempre essere intervistato nella lingua che lui sceglie. Questa di norma sarà la sua lingua madre, tranne che nei particolari casi nei quali risulta che il bambino ha una seconda lingua, più appropriata. Se il bambino è bilingue potrebbe essere necessario il ricorso ad un interprete o, se possibile, ad un adulto anch’esso bilingue. In alcuni particolari gruppi etnici minoritari possono esservi particolari regole per quanto riguarda il rapporto con figure autorevoli, al punto, per esempio, di non rivolgersi ad esse chiamandole col loro nome, o di non correggerle o contraddirle. Altre peculiarità possono esservi per il modo con il quale il bambino dimostra l’amore e l’affetto, il grado di inclusione nella famiglia di parenti lontani, o l’enfasi posta nello sviluppo della indipendenza e dell’autonomia.

Potrebbe essere utile conoscere particolari usi, costumi, e credenze condivisi dal bambino, compresi riti e cerimonie religiose, quali le festività Eid e Diwali. Qualche bambino può preferire essere intervistato da un uomo o da una donna, e se è possibile questa preferenza deve essere assecondata.
3.5 Altre esperienze di vita
3.5.1 Gli intervistatori devono prendere in considerazione l’ipotesi che al bambino siano occorse una o più delle seguenti esperienze: abuso, incuria, violenza domestica, discriminazione per la razza o per disabilità. Non esiste un sintomo specifico per ognuna di queste esperienze; i diversi effetti che esse possono avere sui bambini sono elencati nelle schede da 2.4 a 2.7
Queste esperienze possono emergere nell’intervista in modo diverso asseconda la cultura, il linguaggio, la religione, la sessualità dei bambini.
Scheda 2.4 Qualche possibile effetto dell’abuso fisico e sessuale del bambino
Abuso fisico
ŸComportamenti socialmente negativi, per esempio: aumento dell’aggressività, disadattamento, disordini del comportamento, condotte devianti
ŸPossibili comportamenti auto-lesivi o suicidari
ŸAumento di problemi emotivi, per esempio: ansia, depressione, diminuzione dell’autostima ŸRidotta efficienza intellettiva e scolastica
ŸAbuso sessuale
ŸPaure
ŸComportamenti problematici
ŸComportamenti sessualizzati
Ÿriduzione dell’autostima
ŸDisturbo post-traumatico da stress
Scheda 2.5 Possibili effetti del razzismo
Scheda 2.6 Possibili effetti della discriminazione basata su menomazioni
ŸPaura
ŸDiminuzione dell’autostima
ŸPaura degli estranei alla comunità
ŸDiffidenza delle persone che non appartengono alla propria comunità ŸDifficoltà di identificazione positiva di razza
ŸAumento della vulnerabilità agli abusi di razzismo
ŸMancanza di autonomia, sudditanza
ŸPercepirsi come “oggetti senza voce”
ŸDifficoltà nello stabilire la propria identità positiva come bambino disabile ŸIsolamento (geografico, fisico, sociale)
ŸDipendenza
ŸPercepirsi come “asessuati”
ŸAumento della vulnerabilità agli abusi
(Da Shakespeare T. e Watson N. (1998). Theoretical perspectives on research with disabled children. In Robinson e K. Stalker (eds), Growing up whit disability. London: Jessica Kingsley Publisher, pp 13-17, and Westcott, 1993)

Scheda 2.7 Effetti della violenza domestica, della discriminazione e dell’esclusione sociale sul bambino
ŸQualche effetto diretto della violenza domestica:
ŸPaura per la sicurezza propria, dei fratelli e della madre
ŸTristezza/depressione, che si manifestano con condotte auto-lesive o tendenza suicidaria ŸRabbia, che può manifestarsi con comportamenti aggressivi
ŸEsiti a carico della salute fisica, per esempio: asma, eczema, disordini alimentari o ritardo
nello sviluppo
ŸImpatto sull’educazione, per esempio: aggressioni a scuola, difficoltà di concentrazione,
rifiuto della scuola
(Da McGee C. (1999, 1st December). The impact of domestic violence on children. Paper presented to the conference “Supporting women, protecting children: A conference on womwn and chidren experiencing violence from men the know”. Leeds: Thackeray Medical Museum).
Effetti indiretti:
ŸRazzismo, violenza domestica e discriminazione basata sulle menomazioni
ŸSvantaggi e restrizioni, per esempio: povertà, sottosviluppo, insuccessi educativi ŸImpossibilità di accesso e di apporto di idonei servizi di supporto
ŸEsclusione dagli ambienti tradizionali e dai centri decisionali (per es. protezione dei
bambini e giustizia penale)
3.5.2 È importante che gli intervistatori prendano in considerazione gli elementi di cui sopra in ordine ad ogni singolo soggetto, piuttosto che basarsi su stereotipi relativi alle varie etnie. Sviluppare sensibilità per quegli elementi aiuterà l’intervistatore a creare un contesto sicuro, non pregiudizievole per il bambino, nel quale condurre l’intervista. È essenziale che l’intervista non rinforzi nel bambino gli effetti del razzismo o di qualsiasi altra forma di abuso egli abbia subito.
3.6 Lapreparazionedelbambinoperl’intervista
3.6.1 Prima dell’intervista il bambino dovrebbe essere preparato spiegandogli, come minimo, che cosa è una intervista, chi sarà presente, quando e dove sarà effettuata; il tutto, in modo adatto alla sua età ed alla sua capacità di comprendere.
Una buona preparazione dovrebbe includere anche spiegazioni in ordine ad alcuni aspetti inusuali (per esempio, sul fatto che l’intervistatore non può fare né inferenze, né ipotesi su quanto è accaduto, anche se generalmente egli conosce già cosa il bambino ha detto in precedenza), come pure sul fatto che le risposte saranno utilizzate in un tempo non definito e che saranno applicate alcune regole di base (vedi sezione 8.3 e 10.3, di questo capitolo).
3.7 Il consenso
3.7.1 In ogni caso, gli intervistatori dovrebbero iniziare con informare il bambino dello scopo dell’intervista videoregistrata, con modalità appropriata alla sua età ed alla sua capacità di comprensione.
Laspiegazionedovrebbeincludere iseguentiargomenti:
ŸI benefici e gli svantaggi di disporre, dopo, di una videoregistrazione

ŸChi potrà vedere l’intervista videoregistrata (incluso il presunto abusante, in Tribunale) ŸI differentiscopiperiqualiun’intervistavideoregistratapuòessereutile (peres.sesembra che il video possa essere utile in un procedimento disciplinare contro un membro dello staff sospettato di aver abusato del bambino che gli è affidato).
3.7.2 Ilbambinodovrebbeessereavvisatodelfattoche,aprescinderedellaesistenzadella videoregistrazione, egli può essere chiamato a testimoniare in Tribunale (per esempio, può essere sottoposto al controinterrogatorio)
Di norma sarà possibile una deposizione dal vivo per permettere al testimone di dare maggiori informazioni al Tribunale. Si presume che ciò possa essere richiesto normalmente dal bambino(v.Capitolo5,sezione2).L’esistenzadellavideoregistrazione nonèdipersegaranzia che essa venga utilizzata.
3.7.3 Per procedere con la videoregistrazione non è necessario il consenso scritto del bambino, ma può essere opportuno averlo nel caso di un bambino riluttante o ostile. Gli intervistatori devono garantire, per quanto possibile, la libertà del bambino di partecipare o non all’intervista videoregistrata. Il rispetto delle regole di base può essere utile alla costituzione di un buon rapporto col bambino.
3.7.4 In via eccezionale, il gruppo investigativo può intervistare un bambino sospettato d’essere vittima di abuso anche senza che i genitori o le persone cui è affidato ne sappiano nulla. Ciò può accadere se il bambino è minacciato o costretto al silenzio, se c’è la probabilità che importanti elementi di prova verrebbero distrutti, o nel caso che bisogna rispettare la decisione del bambino che per il momento i genitori non vengano coinvolti.
Procedere senza informare i genitori può creare problemi in ordine al successivo intervento dei Servizi sociali sulla famiglia.
3.7.5[…]
3.8 Informazione ai genitori
3.8.1 In questa fase, ai genitori non sospettati di essere gli autori dell’abuso dovrebbero essere fornite informazioni adeguate. Ad esempio, essi dovrebbero essere scoraggiati dal discutere con il bambino o con qualsiasi altra persona coinvolta nelle indagini sui dettagli delle affermazioni fatte dal bambino, ma dovrebbero essere capaci di rassicurarlo quando egli vuole raccontare o vuole manifestare la propria ansia. I genitori dovrebbero essere istruiti sulla opportunità di annotare accuratamente ogni conversazione che hanno col bambino e con altri in ordine al fatto e alle indagini (per esempio, chi era presente, la data, l’ora e il luogo, cosa è stato detto esattamente). Ai bambini non dovrebbero mai essere fatti allettamenti per indurli a collaborare. I genitori dovrebbero essere incoraggiati a sostenere emotivamente il bambino. Dovrebbero essere informati sul loro ruolo futuro; se ne è il caso, essi possono partecipare alla programmazione dell’intervista, ed anche essere presenti nella fase iniziale.
4. Chi dovrebbe condurre l’intervista?
4.1.1. Il gruppo investigativo deve decidere chi è il più qualificato per condurre l’intervista, e se può essere presente un secondo intervistatore o osservatore per supportarlo. La scelta dell’intervistatore dovrebbe tener conto di una preferenza di genere o etnica del bambino, come stabilito nella fase di pianificazione (vedi sezione 3.4).

La presenza del secondo intervistatore o osservatore può essere un contributo sia alla professionalità dell’intervista, sia alla salvaguardia dei bisogni del bambino; può essere utilmente sfruttata la differenza di ruolo tra Polizia e Servizio sociale, nel senso che l’ufficiale di Polizia curerebbe maggiormente gli aspetti penali dell’indagine, mentre l’assistente sociale si occuperebbe principalmente della tutela dei bisogni del bambino.
4.1.2 Per condurre questo genere di interviste è necessario possedere un insieme di competenze.L’intervistatoredovrebbeessereunapersonacapacedistabilire rapporticonibambini, capace di comunicare con loro anche in condizioni problematiche, e competente in fatto di regole procedurali sulla prova e sul reato; deve avere anche la competenza necessaria a conoscere quali elementi configurano specifici reati: per esempio, per la qualificazione del reato di violenza carnale è necessario dimostrare che c’è stata penetrazione in vagina. L’intervistatore deve anche essere preparato a testimoniare in Tribunale.
Si tratta di un impegno molto particolare, che renderà necessario qualche compromesso; non è possibile una rigida attribuzione di competenze tra Polizia e Servizio sociale e probabilmente, ai fini della efficacia dell’intervista, all’interno del gruppo sarà necessario un elevato grato di flessibilità e di adattabilità.
4.1.3. La individuazione di chi effettuerà l’intervista avverrà solo dopo avere compiutamente discusso le questioni di cui si è detto.
Se possibile, bisognerà rispettare l’eventuale preferenza mostrata dal bambino in quanto a genere, razza, cultura, professione. Se col bambino può avere luogo una valutazione prima dell’intervista, o un qualsiasi altro contatto, dovrebbe essere chiaro quale professionista abbia stabilito il migliore rapporto con lui. A condizione che sia membri della Polizia che gli assistenti sociali siano stati adeguatamente formati a condurre l’intervista secondo i criteri del Memorandum, non cioè motivo per cui non possano condurla gli uni o gli altri.
4.1.4. Eccezionalmente, potrebbe essere nell’interesse del bambino essere intervistato da un adulto con il quale ha stabilito un buon rapporto e che non fa parte del gruppo d’indagine. Ciò a condizione che questa persona, estranea al processo, sia disponibile a recepire le istruzioni.
4.1.5. Aprescinderedachiassumelaguida,ilteamdell’intervistadovrebbeaverecompetenzechiareecondiviserispettoal ruolodelsecondointervistatore.
Troppo spesso questa persona è subordinata ai bisogni di qualcuno del gruppo addetto alla videoregistrazione, mentre in realtà il suo ruolo è vitale nella osservazione di chi pone le domande e del comportamento del bambino.
Il secondo intervistatore dovrebbe essere vigile per identificare errori nel racconto del bambino, errori dell’intervistatore e problemi di comunicazione tra questi e il bambino. Se necessario, può fare osservazioni nel corso della programmazione e parlarne con l’intervistatore principale. Queste osservazioni e il monitoraggio dell’intervista sono essenziali per la chiarezza e la completezza del racconto videoregistrato.
Ricerche sui bambini testimoni hanno dimostrato che se il secondo intervistatore non ha avutounafunzionericonoscibile,essinoncomprendonoilmotivodella suapresenza.
4.2 Interpreti e mediatori
4.2.1. Se gli intervistatori lavorano con un interprete o un mediatore è importante chiarire all’inizio chi manterrà la comunicazione diretta con il bambino. Se il bambino comunica tramite

l’interprete, sarà più consono per il rappresentante della Polizia o per quello del Servizio sociale identificare se stesso come intervistatore principale, mantenendo con il bambino il contatto oculare, in modo che egli capisca che è a lui che si deve rivolgere, e non all’interprete o al mediatore.
4.3 Il ruolo di adulti idonei […]
5. Disattenzioni tecniche e di organizzazione
5.1.1. L’intervistatore principale, o persona designata dal gruppo, dovrebbe controllare il funzionamento e la collocazione dell’apparecchiatura di ripresa. In particolare, se gli intervistatori desiderano potere comunicare tra loro o con i tecnici che si occupano dell’attrezzatura per via telefonica, devono verificare il funzionamento degli apparecchi. Le difficoltà con tali apparecchiature possono distrarre sia l’intervistatore che il bambino, e possono arrecare molto danno all’intervista. Quando si sospetta un guasto che si può ripetere, è meglio fermare e riprogrammare l’intervista piuttosto che interrompersi e riprendere. Bisogna considerare la possibilità, inoltre, che l’apparecchio telefonico sia percepito dal bambino come intrusivo: potrebbe sembrare che l’intervistatore stia ricevendo informazioni segrete, che, tra l’altro, possono anche essere sentite dal bambino stesso.
5.1.2. I mobili e gli altri oggetti presenti nella stanza dovrebbero essere piazzati i modo da consentire alla telecamera una visione chiara del bambino; una seconda telecamera inquadrerà la stanza in modo che si chiaro chi era presente.
La persona responsabile deve assicurarsi che l’attrezzatura funzioni e sia disposta alla perfezione, in modo da evitare errori di registrazione, sovrapposizioni e danneggiamento delle immagini registrate. I mobili dovrebbero essere confortevoli e pratici; dovrebbero essere evitati i “puff”, le sedie girevoli ed altri oggetti di potenziale distrazione.
La decorazione della stanza dovrebbe essere accogliente, per esempio con immagini sui muri che richiamano bambini e ragazzi di tutte le età, e che fanno pensare che in quella stanza ci sono già stati altri bambini.
5.1.3. I giocattoli e il materiale di gioco dovrebbero restare fuori dal campo visivo del bambino in modo che qualsiasi gioco non introdotto dall’intervistatore non lo distragga. Dovrebbe essere disponibile una gamma di giochi adatti a varie età e al sesso. Sono adatti penne, matite, carta, bambole, pupazzi e puzzle. E’ bene evitare giochi rumorosi, che possono disturbare la registrazione. Gli intervistatori dovrebbero fare ricorso a giocattoli solo se questi rendono positiva per il bambino l’esperienza in corso, e se lo aiutano a raccontare in modo più chiaro la sua storia. Bisogna valutare la possibilità che i giochi distraggano un bambino piccolo e stanco, o che monopolizzino l’attenzione di qualcuno più grandicello.
5.1.4. Gli intervistatori devono stare attenti a che qualcosa del loro comportamento o del loro aspetto (per esempio, gli abiti) possa distrarre l’attenzione del bambino durante l’intervista. E’ pure importante che l’aspetto degli intervistatori non distragga coloro che vedranno la registrazione della testimonianza del bambino.
6. La pianificazione del dopo-intervista
6.1.1. Gli intervistatori non sono in grado di predire lo sviluppo dell’intervista, e tuttavia biso-

gnerebbe programmare qualcosa in ordine ai diversi possibili esiti dell’intervista, considerandone le implicazioni per il bambino e per la sua famiglia, e tenendo presente quello che si sa dei suoi rapporti precedenti e attuali con i Servizi sociali.
Ricerche hanno dimostrato che spesso, dopo una intervista, i bambini e coloro che se ne occupano non ricevono alcun sostegno (specialmente se l’imputato non fa parte della famiglia), e ciò può essere motivo di notevole stress.
Il gruppo degli intervistatori spesso non è il soggetto più adatto a fornire sostegno alla famiglia del bambino, sebbene alcune anticipazioni potrebbero alleviare l’ansia. Per esempio, a seguito dell’intervista può essere detto alla famiglia che:
Ÿl’intervistatore è soddisfatto perché si è raggiunta chiarezza, o sono state confermate altre
fonti giudiziarie, su ciò che è accaduto al bambino;
Ÿl’intervistatore è soddisfatto perché al bambino non è accaduto nulla di ciò che si temeva; Ÿl’intervistatore è ancora incerto se qualcosa sia accaduta o non al bambino.
Si potrebbe programmare di anticipare una di queste possibilità.
Quando un bambino non è vittima, ma è testimone di un delitto esiste una gamma di sviluppi possibili dell’intervista; anche questi dovrebbero essere presi in considerazione nella fase di programmazione.
6.1.2. In fase di programmazione, gli intervistatori dovrebbero individuare possibili esisti dell’intervista in modo da poter dare al bambino ed a chi se ne occupa delle spiegazioni in ordine a ciò che potrebbe accadere successivamente. Possono essere preparate risposte a domande del genere “chi vedrà il video?”, “ci sarà un seguito?”, “l’accusato andrà in carcere?”. Bisognerebbe individuare una persona che manterrà i contatti, cui il bambino e chi si occupa di lui potrà rivolgersi in seguito per fare delle domande.
6.1.3. […]
6.1.4. Gli intervistatori si dovrebbero organizzare su come fare il rilevante lavoro di scrivere il rapporto dopo l’effettuazione dell’intervista. E’ bene che essi prendano annotazioni sulla programmazione e sulla conduzione dell’intervista quando questi eventi sono ancora freschi nella loro mente.
6.2 Aiuto terapeutico per il bambino
6.2.1. E’ possibile che un bambino testimone possa avere bisogno di un trattamento o di sostegno mentre l’indagine è ancora in corso. Il CPS non è contrario a che il bambino riceva aiuto terapeutico prima del processo, e non ha motivo di sollevare obiezioni. In questi casi il professionistacheintraprendeiltrattamentodevestareattentoanonistruireilbambino ea non indurlo a “ripassare” i fatti che hanno valore di prova.
6.2.2. Il terapeuta deve informare sia la Polizia che il CPS della natura del lavoro terapeutico condotto con il bambino. Prima di procedere al controesame, la difesa potrebbe legittimamentevolersaperelanaturaedilcontenutodellavorocheèstatofattocol bambino.
PARTE B: INTERVISTARE BAMBINI TESTIMONI
Scopi
Alla fine della Parte B coloro che conducono l’intervista dovrebbero essere a conoscenza di: ŸLe quattro fasi principali dell’intervista videoregistrata e le funzioni di ognuna di esse

ŸL’importanza delle regole di base
ŸCome stimolare e supportare un libero resoconto narrativo ŸLa forza e debolezza di ogni diverso tipo di domanda ŸDomande-guida o svianti, e ulteriori domande ŸConsiderazioni sull’intervista di bambini molto piccoli o disabili ŸTecniche speciali di intervista ed uso del setting
ŸCosa fare se il bambino si autoaccusa
7. Principi generali
7.1.1. L’obiettivo dell’intervista di un testimone, di qualsiasi età esso sia, è quello di ottenere un resoconto accurato e fedele alla realtà, nell’interesse del testimone e di utilità per il Tribunale.
Quanto segue è la procedura raccomandata per intervistare un bambino, basata su un approccio per fasi, frutto della notevole esperienza acquisita e delle ricerche pubblicate sulla conduzione di una intervista del genere con bambini.
L’intervista a fasi di norma comprende le seguenti quattro principali: Ÿstabilire un rapporto
Ÿsollecitare la narrazione libera di un ricordo
Ÿporre domande
Ÿconclusione
7.1.2. L’approccio per fasi comprende sia un fattore sociale che un fattore cognitivo. Il fattore sociale è dato dal fatto che i testimoni, specialmente quelli giovani o vulnerabili, daranno informazioni soltanto alle persone con le quali si sentiranno a proprio agio e delle quali si fideranno. Pertanto, il primo passo di ogni intervista consiste nello stabilire un rapporto con il testimone, mentre nella fase finale o conclusiva si farà in modo che i testimoni lascino l’incontro con un stato mentale positivo.
Per quanto riguarda l’aspetto cognitivo, l’approccio per fasi tenta di acquisire la testimonianza in un modo compatibile con ciò che conosciamo sulla memoria e sulla evoluzione in base all’età. Vengono adottate varie tecniche di intervista, procedendo dal racconto libero alle domande aperte ed a quelle chiuse.
La tecnica è progettata per fare in modo, per quanto possibile, che testimoni di qualsiasi età diano il proprio, personale resoconto piuttosto che sentirsi sollecitati a concordare sui suggerimenti forniti dall’intervistatore.
Le tecniche dell’interrogatorio a fasi non sono le stesse di una conversazione casuale: esse devono essere apprese e sperimentate per essere certi di applicarle in modo coerente e corretto.
7.1.3 L’enfasi sull’approccio per fasi non implica necessariamente che tutte le altre tecniche siano da rifiutare, o che ne sia precluso l’uso, e quanto segue non dovrebbe essere considerato una procedura cui aderire in modo rigido: ogni intervista è un evento a sé, il quale richiede che l’intervistatore adatti la procedura all’età e alla personalità del bambino, nonché alla natura del presunto abuso subito.
Tuttavia, l’intervistatore non dovrebbe allontanarsi dalla struttura dell’approccio per fasi se prima non ne ha discusso a fondo con il proprio dirigente e sia giunto con esso ad una intesa. Altrimenti, potrebbe essere necessario dare una giustificazione dall’avere scelto una metodologia diversa.

7.2 Preliminari
7.2.1. Di solito ci sarà una persona responsabile dell’intervista del bambino. Può esservi un secondo intervistatore, nella stanza o fuori, per monitorare l’intervista e per aiutare l’intervistatore principale e il bambino (vedere sez. 4.1.4). Inoltre, potrebbe anche essere presente un collaboratore dell’esaminatore (vedere sez.2.3)
7.2.2. Nella riunione di pianificazione il gruppo degli intervistatori deciderà chi sarà l’intervistatore principale, tenendo conto del sesso e della etnia del bambino (vedere sez.3.4). E’ necessario che il gruppo, prima di iniziare l’intervista, dedichi il tempo necessario ad accertare che l’attrezzatura tecnica funzioni bene: interrompere e riprendere l’intervista arrecherebbe ulteriore stress al bambino. Bisognerà stabilire, anche, dove saranno piazzati l’intervistatore e il bambino, onde assicurarsi che vengano ripresi in pieno dalle telecamere. A beneficio del Tribunale, l’intervistatore dovrebbe iniziare presentando al bambino gli astanti, chiamandoli col nome che il bambino usa. Con l’occasione, bisognerebbe spiegare al bambino, con un linguaggio adatto alla sua età, il ruolo e il compito degli agenti di Polizia e degli assistenti sociali coinvolti nelle indagini. Le ricerche dicono che parecchi bambini sono portati a credere che l’essere interrogati dalla Polizia sia segno d’avere fatto qualcosa di male, per cui sarà bene correggere ogni percezione sbagliata. L’intervistatore dovrebbe anche registrare il luogo nel quale l’intervista si sta svolgendo, la data e l’ora. Potrebbe essere opportuno indicare la presenza delle telecamere e la loro collocazione nella stanza, nonché la loro funzione. Il tipo di spiegazioni sarà rapportato all’età del bambino; ai più piccoli potrebbe essere detto che altre persone hanno bisogno di sapere cosa diranno onde poterli meglio aiutare qualora ce ne fosse bisogno. Ai più grandi potrà essere detto che registrando tutto ci sarà meno bisogno di ripetere le stesse cose altre volte.
7.3 Durata ed andamento dell’intervista
7.3.1 L’andamento dell’intervista deve essere rapportato all’età del bambino; per quanto possibile, l’intervistatore dovrebbe consigliarsi con chi conosce il bambino per stabilirne la durata e la opportunità di una pausa. La lunghezza totale sarà dettata da un insieme di fattori, tra i quali:
Ÿl’età del bambino
Ÿil numero di avvenimenti che devono essere descritti Ÿla disponibilità del bambino
Ÿquanto tempo sarà necessario per stabilire il rapporto.
7.3.2. Sebbene molte interviste durino all’incirca un’ora, non è né possibile, né opportuno fissarne una durata ottimale. Piuttosto sono necessari tempi più brevi per bambini piccoli con limitata capacità attentava, mentre i più grandi si potranno trovare a loro agio anche in una intervista che duri più di un’ora.
Se un bambino dà segni di stanchezza, o se la sua attenzione comincia a diminuire, sarà consigliabile una pausa. Se lo stato di stress continua, sarà bene fermarsi al punto in cui si è, per riprendere in un momento più opportuno. Se il bambino dà segni di rifiuto, gli intervistatori non dovrebbero insistere: non solo ciò nuocerebbe al bambino, ma l’intervista non potrebbe essere accettata dal Tribunale.
7.3.3. Durantel’intervistagliintervistatoridovrebberoconsentiredellepauseperrinfrescarsi, per andare in bagno o giusto per fermarsi un poco, se ciò è sentito come necessario. Il motivo

della pausa deve essere sempre espresso nella registrazione. Quando la pausa è chiesta dal bambino per andare in bagno, bisognerebbe accompagnarlo per evitare che egli possa parlare con qualcuno. Se avviene uno scambio con qualche persona, bisogna darne atto puntualmente. In nessun caso, comunque, la pausa dovrebbe sembrare al bambino un premio per la collaborazione con l’intervistatore o, se negata, una punizione per la mancata collaborazione.
8. Fase 1: stabilire il rapporto
8.1.1. Tutte le interviste dovrebbero avere una fase dedicata a creare il rapporto, durante la quale vengono spiegati gli obiettivi e gli accordi relativi alla intervista, e vengono creati rapporti tra il bambino e il gruppo investigativo. In particolare, questa fase dedicata alla costituzione del rapporto dovrebbe comprendere i seguenti aspetti:
una chiacchierata su argomenti neutri e, se opportuno, giocare con i giocattoli disponibili fissare i motivi dell’intervista
rassicurare il bambino dicendogli che non ha fatto nulla di male
attirare la sua attenzione sulle apparecchiature di ripresa
spiegare le regole di base
esplorare se il bambino sa distinguere il vero dal falso
approfondire la conoscenza della competenza sociale, emotiva e cognitiva del bambino.
Prima dell’intervista investigativa, la maggior parte dei bambini avrà dell’ansia, e saranno pochi quelli che familiarizzeranno con gli aspetti formali di questa procedura. Pertanto, è importante che l’intervistatore utilizzi la fase di costruzione del rapporto per sviluppare col bambino fiducia e reciproca conoscenza, aiutandolo a rilassarsi sul posto quanto meglio possibile. La conversazione iniziale dovrebbe riguardare argomenti lontani dall’oggetto delle indagini: sport, televisione, scuola, il viaggio per venire, ecc. Se bambino e intervistatore hanno avuto contatti precedenti, la fase di costituzione del rapporto può essere abbastanza breve, mentre, se il bambino è nervoso, o se ha subito maltrattamenti da parte dell’imputato, quella fase potrà essere più lunga.
8.2. Stabilire i motivi dell’intervista
8.2.1.Quandoilbambinoeilgruppodegliintervistatori sisonosistemati,ènecessariochelo scopo dell’intervista venga spiegato in modo che sia chiaro quale ne è il “focus” senza per questo specificare quale è la natura del reato: fare questo è considerato un principio non assoluto. Quando il bambino ha accusato in modo esplicito una determinata persona, specialmente se l’accusa è stata ripetuta nella valutazione che ha preceduto l’intervista (vedere sez.3.2), è possibile entrare in argomento a partire dall’oggetto della conversazione precedente. La legge consente all’intervistatore di ottenere una ulteriore denuncia da parte del bambino in una terza fase, ma non dovrebbe essere l’intervistatore a esplicitarne l’oggetto. Ciò che importa non è la denunzia in sé, quanto il ricordo che il bambino ha del fatto che ha dato luogo alla denunzia. La situazione è più complessa quando il bambino non ha fatto nessuna denunzia, ma ci sono ugualmente ragioni che legittimano l’intervista (per esempio, l’esito di visite mediche, il racconto di un fratello o la confessione di una persona accusata di abuso).
8.2.2. Al bambino dovrebbe essere data la possibilità di portare avanti il discorso spontaneamente, con il minore numero possibile di stimolazioni (vedere la scheda 2.8 per gli esempi

delle stimolazioni accettabili); se queste falliscono, l’intervistatore può iniziare ad entrare in argomento a partire dall’ultimo oggetto di conversazione (casa, scuola, etc.), e se anche ciò non funziona, l’intervistatore può prendere in considerazione la possibilità di chiedere al bambino quale argomento gli piace, quale no, e perché. L’accusa esplicita deve nascere direttamente dal bambino: se così non fosse, ci sarebbe il rischio di invalidare il procedimento e di produrre una accusa falsa.
Scheda 2.8 Punti importanti del rapporto
“Sai perché sei qui, oggi?”
(se non risponde)
“Se c’è qualcosa che ti turba è importante per me poterlo capire”
(se non risponde)
“Ho sentito che stavi dicendo qualcosa al tuo insegnante/amico/mamma la scorsa settimana. Dimmi di cosa avete parlato”.
(se non c’è un’accusa precedente)
“Ho sentito che qualcosa ti ha sconvolto, puoi dirmi di che cosa si tratta?”
(se non risponde)
“Come ti avevo detto, il mio lavoro è quello di parlare con i bambini riguardo a cose che li turbano. È molto importante che io capisca cosa ti sta turbando; dimmi perché pensi che (chi si occupa di lui) ti ha portato qui, oggi”
(se non risponde)
“Ho sentito che qualcuno può aver fatto qualcosa che non era giusta; dimmi ciò che sai
riguardo questa cosa, qualsiasi cosa ricordi”
(Adattato da M.E. Lamb, K.J. Sternberg, P.W. Esplin, I. Hershkowitz e Orbach, 1999 a).
8.3 Regole di base
8.3.1. I bambini, specialmente quelli piccoli, percepiscono gli intervistatori come figure rivestite di autorità.
Le ricerche suggeriscono che quando una figura del genere fa delle domande, anche se assurde, alcuni bambini cercheranno di dare comunque delle risposte. Allo stesso modo, quando una figura autorevole fornisce una interpretazione anche fuorviante di eventi o di azioni, alcuni bambini confermeranno ed elaboreranno lo stimolo ricevuto in modo da farsi accettare dalla persona.
E’ necessario che l’intervistatore non enfatizzi il proprio potere agli occhi del bambino. Durante la fase di costituzione del rapporto si può fare in modo di contrastare la tendenza del bambino di dare risposte compiacenti; ciò può essere fatto dicendo esplicitamente che:
l’intervistatore non c’era quando sono avvenuti i fatti sui quali si stanno facendo indagini, e
quindi per sapere cosa è successo si fa affidamento solo su quello che il bambino dirà;
il bambino, se non capisce una domanda che l’intervistatore gli fa, è libero di dirlo;
non fa nulla se il bambino, quando non capisce una domanda dell’intervistatore, dice “non
lo so”;
se l’intervistatore capisce male quello che il bambino dice, o riassume in modo non corretto
quello che è stato detto prima, il bambino lo deve dire.
Sarà più facile fare capire tutto ciò facendo degli esempi concreti (vedere la scheda 2.9 per un esempio).

Scheda 2.9 Stabilire le regole di base per l’intervista
“Oggi ti chiederò di dirmi qualcosa che ti è successo. Io non c’ero quando questa cosa è successa, perciò posso sapere solo quello che mi dirai tu, capito?
(pausa)
“Per capire meglio cosa è successo ti devo fare qualche domanda; se tu la risposta non la sai, devi dire ‘non lo so’ oppure ‘non ho capito’; perciò, se ti chiedo (l’esempio deve essere in relazione con l’ultimo oggetto di conversazione) ‘quando è il compleanno della tua maestra’, che cosa mi rispondi?”
(il bambino risponde)
“bene, non lo sai, vero?”
(pausa)
“esemidicicoseediole capiscoinmodosbagliatomidevicorreggere”
(pausa)
“così se io dico (sempre in rapporto con l’argomento sul quale si conversava durante la fase di costruzione del rapporto) ‘la tua maestra si chiama signorina Angela (ovviamente, nome diverso da quello dell’insegnante reale), tu cosa mi rispondi?”
(il bambino risponde)
“bene, così io ci posso credere a quello che tu mi racconterai, e potrò capire che cosa è successo”
(Adattato da M.E. Lamb, K.J. Sternberg, P.W. Esplin, I. Hershkowitz e Orbach, 1999 a).
8.4 Verità e bugie
8.4.1. Verso la fine della fase di costituzione del rapporto, quando obiettivi e regole di base dell’intervista sono state spiegate al bambino, l’intervistatore gli dovrebbe suggerire di fare una esposizione veritiera ed accurata di ciò che intende raccontare. Non c’è un obbligo formale di farlo giurare e di ammonirlo sulla responsabilità, ma da quando si fa ricorso alla videoregistrazionecomeprovadinanzialTribunale,èutilefarloaffinchéilTribunalesappia di cosa il bambino è stato informato, e in particolare dell’importanza di dire la verità (vedere sez.01.2).
Ciò dovrebbe essere fatto durante la fase di costituzione del rapporto e non dopo, durante l’intervista, per evitare che il bambino pensi che l’intervistatore non ha creduto a quello che ha detto fino a quel punto. Non ha molto senso chiedere al bambino di dare definizioni astratte di cosa è la verità e cosa è la bugia (come potrebbe fare un adulto): piuttosto, bisogna farlo tramite esempi adatti alla sua età, alla sua esperienza ed alla sua capacità di comprensione. Ai bambini della scuola media potrebbe essere chiesto di fare esempi di frasi vere o false, mentre a quelli più piccoli possono essere proposti esempi e chiedere loro quale è la cosa vera e quale quella falsa. E’ importante che l’esempio rappresenti realmente una falsità e non semplicemente una cosa non corretta: la bugia deve contenere l’intenzione di ingannare un’altra persona. Molti bambini risponderanno bene agli esempi che coinvolgono se stessi come vittime di una bugia perpetrata dall’intervistatore (vedi scheda 2.10. per un esempio) sebbene con bambini più disponibili potrebbe essere preferibile un esempio fatto nella forma di una storia. Se un bambino dimostra di avere una opinione della differenza tra verità e bugia, è essenziale concludere enfatizzando l’importanza di essere veritieri ed accurati in ogni cosa che si dice nell’intervista e le possibili conseguenze avverse per un’altra persona che racconta bugie. Il modo in cui ciò verrà condotto varierà in base all’età del bambino. Se il bambino non mostra nessuna opinione circa la distinzione tra verità e bugia, allora il valore dell’intervista è da considerare seriamente in dubbio.

Scheda 2.10. Esplorazione delle differenze tra verità e bugie
“Ora (nome) è molto importante che tu mi dica la verità riguardo a queste cose che ti sono successe. Così prima di iniziare voglio mettere in chiaro che hai capito la differenza tra verità e bugia”
(pausa)
“così, per esempio (riferendosi ad un oggetto delle stanza), se io do un colpo su questo bicchiere di acqua e poi dico a tua madre che sei stato tu, questo è vero o è una bugia?
(risposta del bambino)
“bene, questa sarebbe una bugia perché sono stato io e non tu a far cadere l’acqua. Ora se io dico che tu sei venuto oggi a trovarmi con (nome di chi lo ha accompagnato), questa sarebbe una verità o una bugia?”
(risposta del bambino)
“Si, questa è la verità. Così è importante che tu oggi mi dica la verità, capito?”
(risposta del bambino)
“tu devi dirmi solo cose che sono reali e non inventate”
(pausa)
“così, se io ti dico che hai conosciuto fate o uomini dello spazio mentre venivi qui, mi diresti che è reale o inventato?”
(risposta del bambino)
“si, questo sarebbe inventato. Tu dovresti dirmi solo cose che credi siano successe realmente a te”.
(Adattato da M.E. Lamb, K.J. Sternberg, P.W. Esplin, I. Hershkowitz e Orbach, 1999 a).
8.5 Imparare di più riguardo il bambino
8.5.1. La fase di costituzione del rapporto dà all’intervistatore l’opportunità di acquisire altre conoscenze riguardo al bambino rispetto all’incontro di pianificazione. In particolare imparerà di più in ordine alla modalità di comunicazione del bambino e all’ampiezza del suo vocabolario. L’intervistatore può adattare l’uso del proprio linguaggio e la complessità delle domande alla luce delle risposte del bambino. La fase di costituzione del rapporto serve anche a regolare il tono e lo stile delle domande da usare nella fase centrale dell’intervista. Nella fase di costituzione del rapporto è importante che il bambino sia incoraggiato a parlare liberamente, attraverso l’uso di domande a risposta aperta (vedi sezione 10.3. per gli esempi); dovrebbero essere evitate una serie di domande a cui il bambino potrà rispondere con “si”, “no” o con risposte ugualmente brevi.
9. Fase due: racconto libero
9.1.1. Se considerato appropriato, dopo aver stabilito un rapporto, per continuare con l’intervista, al bambino deve essere chiesto di descrivere con parole sue un racconto degli eventi rilevanti. Il racconto libero è il nocciolo dell’intervista, la risorsa più attendibile per un’informazione accurata. Durante questa fase, il ruolo dell’intervistatore è quello di facilitatore, non di chi interroga. Ogni passo avanti dovrebbe essere fatto per ottenere dal bambino informazioni spontanee e libere dall’influenza dell’intervistatore.
9.1.2. Lo scopo della fase di racconto libero è quello di raccogliere un racconto il più completo ed esaustivo possibile da parte del bambino in ordine al fatto, con le sue stesse parole. In

questa fase, il bambino non dovrebbe essere interrotto da domande per avere ulteriori dettagli o per chiarire elementi ambigui: ciò può essere fatto nella fase delle domande. Gli intervistatori dovrebbero adottare una posizione di “ascolto attivo” lasciando capire al bambino che l’intervistatore sta ascoltando ciò che lui sta dicendo. L’intervistatore può offrire suggerimenti ed incoraggiamenti se il racconto del bambino vacilla. L’uso di risposte affermative (ah, huh, ok, si) aiuta a sostenere il racconto del bambino. Gli intervistatori dovrebbero fare in modo di essere certi che tali risposte siano fornite nel corso dell’intervista e non correlate solo a quella parte dell’intervista che riguarda l’imputazione. Riflettere nuovamente su ciò che il bambino ha detto serve anche a far nascere maggiori informazioni (per es. il bambino: “così siamo andati vicino a questa casa…” (pausa) intervistatore: “così siete stati vicino a quella casa?”). Tali incoraggiamenti dovrebbero essere dati in relazione solo a ciò che il bambino racconta senza implicare informazioni importanti su cose non ancora riferite dal bambino. Il variare della velocità di spiegazione e dell’andatura dell’intervista dovrebbe essere dettata dal bambino e non dall’intervistatore.
9.1.3. In molte interviste, particolarmente quelle che sono correlate all’imputazione di abusi sessuali sul bambino, i bambini potrebbero essere riluttanti nel parlarne apertamente e liberamente. A volte questo può essere ovviato semplicemente dall’intervistatore offrendo rassicurazioni (per es. “so che questo deve essere difficile per te, c’è qualcosa che io posso fare per renderlo più semplice?”). E’ più semplice rivolgersi al bambino attraverso il suo nome di battesimo o il suo nome preferito, ma l’uso di termini vezzeggiativi (“caro”, “tesoro”), rinforzi verbali (dicendo al bambino che sta facendo bene) e tramite il contatto fisico tra intervistatore e bambino (toccandolo o prendendogli la mano) sono inappropriate nel contesto di un’intervista formale. Altre cause di reticenza possono riguardare il fatto che al bambino è stato insegnato che l’uso di certe parole è “volgare” o comunque improprio. Se gli intervistatori credano ci sia questo problema, possono dire al bambino “forse ti è stato insegnato che non dovresti dire alcune parole, non preoccuparti, questa è una stanza speciale in cui puoi usare le parole che vuoi. Noi abbiamo già sentito queste parole prima. Va bene se le utilizzi”. L’intervistatore non dovrebbe dare per scontato che quando il bambino utilizza termini sessuali stia attribuendo a quelle parole lo stesso significato che gli sta dando lui. Ogni ambiguità deve essere chiarita nella fase delle domande.
9.1.4. Qualche bambino dà spontaneamente maggiori informazioni rispetto agli altri. In generale i bambini più piccoli danno meno informazioni libere rispetto ai bambini più grandi. Ciò non dovrebbe rendere l’intervistatore prevenuto a fare il massimo che può per sollecitare un racconto chiaro e completo da parte di un tale bambino: va tenuto in mente che la ricerca ha mostrato in maniera consistente che i racconti dei bambini più piccoli sono i più esposti a domande inappropriate. Pause e silenzi dovrebbero essere tollerati dall’intervistatore e tale tolleranza dovrebbe essere estesa a tutto ciò che potrebbe sembrare irrilevante o un’informazione ripetitiva. È corretto dare suggerimenti neutrali (“e poi cosa è successo?”) che non implicano delle valutazioni positive (“giusto”, “bene”). L’intervistatore ha anche bisogno di stare attento a comunicazioni non intenzionali di approvazione o disapprovazione fatte attraverso le inflessioni della voce o la mimica facciale.
9.1.5. A volte la reticenza può riflettere il fatto che l’abusatore ha detto al bambino che quello che è accaduto è un segreto tra loro o ha fatto dei maltrattamenti fisici nei confronti del bambino o di qualcuno a cui lui vuole bene. Se c’è tale sospetto, è spesso utile un fare appello al desiderio del bambino di fermare l’esperienza di abuso. Si può direttamente chiedere al bambino se gli è stato chiesto di mantenere il segreto. Se il bambino dà un’indicazione positi-

va, bisogna dire “dobbiamo sapere qualcosa riguardo a quel segreto, così possiamo aiutarti a fermare ciò che accade”. Qualche volta i bambini potrebbero preferire rivelare un’informazione segreta attraverso mezzi indiretti, usando per es. un telefono giocattolo o scrivendo l’informazione su un pezzo di carta. Se tali metodi vengono utilizzati, è importante che l’intervistatore faccia riferimento a tali mezzi nella registrazione e che ogni materiale scritto sia preservato e documentato correttamente.
9.1.6. Se il bambino non ha detto nulla di rilevante riguardo l’imputazione, l’intervistatore dovrebbe considerare, alla luce dei piani fatti per l’intervista e consultandosi con il secondo intervistatore, se presente, e con la persona che accompagna il bambino, se procedere con la fase successiva dell’intervista. Nulla di sgradevole dovrebbe essere successo al bambino, o il bambino non avrà più voglia o sarà riluttante nel parlare, ora, di quei fatti. I bisogni del bambino e quelli della giustizia devono essere entrambi tenuti in conto. Se, non è emerso nulla di significativo o di soddisfacente da un racconto libero, o se è emersa una spiegazione soddisfacente e verificabile di ciò che è all’origine del caso, può essere necessario e appropriato procedere con la fase di chiusura.
FASE TRE: INTERROGATORIO
10.1. Stile delle domande
10.1.1. Ibambinisonodiversil’unodall’altroinquantoallaquantitàdiinformazionirilevanti che danno nel corso di un racconto libero. In quasi tutti i casi, comunque, si rende necessario ampliare il racconto iniziale fatto dal bambino ponendogli delle domande. E’ importante che l’intervistatore ponga una domanda per volta, e che lasci ai bambini tempo sufficiente a completare la propria risposta prima di porgli un’altra domanda. Quando si fanno domande occorre sempre avere pazienza, specialmente con i bambini piccoli, i quali hanno bisogno di un certo tempo per rispondere. Bisogna resistere alla tentazione di riempire le pause di silenzioponendoaltredomandeofacendocommentiirrilevanti.Ilsilenziotalvolta èilmigliore stimolo per ottenere altre informazioni, però può anche diventare opprimente, per cui bisogna essere cauti nell’uso di questa tecnica. Inoltre, è importante che l’intervistatore non interrompa il bambino mentre parla; farlo potrebbe indebolire la testimonianza e fargli credere che deve dare soltanto risposte brevi.
Ÿ10.1.2 Cisonovaritipididomande,inbaseallaquantitàdiinformazionichesonoingradodi fornire e in base al rischio di produrre risposte poco accurate da parte dei bambini. I quattro tipi più importanti sono:
Ÿa risposta aperta
Ÿspecifiche
Ÿchiuse
Ÿdomande suggestive

10.2 Il contenuto delle domande
10.2.1 Le domande dovrebbero avere una formulazione quanto più breve e semplice possibile. Più il bambino è piccolo, più le domande dovranno essere brevi e semplici. Con testimoni di qualsiasi età gli intervistatori dovrebbero evitare di porre domande in forma troppo complessa, come quelle che includono due negazioni (ad esempio: “Poi Giovanni non ti disse che non aveva avuto intenzione di farti male?”). Inoltre, è importante che le domande non includano vocaboli che non appartengono alla competenza linguistica del bambino. Ad esempio, bambini molto piccoli hanno difficoltà con termini che si riferiscono allo spazio (dietro, di fronte a, sotto e sopra). In caso di dubbio, può rendersi necessario chiedere al bambino una dimostrazione di ciò che intende dire; chiedere semplicemente come ha inteso una certa parola può essere insufficiente: egli potrebbe conoscere una parola, ma non comprenderne il vero significato (per esempio, potrebbe ritenere che “l’imputato” sia una persona che lo difende dall’aggressione).
10.2.2 La questione del vocabolario può essere particolarmente importante quando si ha a che fare con imputazioni di abuso sessuale, nelle quali i bambini potrebbero usare termini che appartengono al loro vocabolario o a quello dei loro familiari. In alternativa, potrebbero usare espressioni come “davanti in basso”, che sono vaghe e non specifiche. È consigliabile per l’intervistatore che si assicuri sempre di avere capito ciò che il bambino intende dire. Se necessario, questa verifica può essere fatta dal bambino riferendosi al proprio corpo, ma quando bisogna fare riferimento alla parte interessata all’abuso sessuale può essere preferibile fare ricorso ad una bambola o ad un disegno (vedere sez. 14). Quando un bambino usa una terminologia adulta appropriata, potrebbe essere necessario controllare se ne ha una comprensione corretta.
Ÿ10.2.3 Il tipo di informazione che le domande tendono di avere deve essere rapportata allo stadio di sviluppo del bambino. Molti concetti che nella conversazione tra adulti consideriamo ovvi, vengono acquisiti dai bambini solo gradualmente, per cui domande che fanno affidamento sulla comprensione da parte dei bambini di tali concetti potrebbero produrre risposte ingannevoli e inattendibili, capaci di danneggiare la credibilità dell’insieme delle risposte date nel corso dell’intervista. Concetti con i quali i bambini hanno difficoltà includono:

<ul>
<li>ŸDate e tempi</li>
<li>ŸDurata e frequenza degli eventi</li>
<li>Stima di altezza, peso, età</li>
</ul>

10.2.4. Questi concetti vengono padroneggiati solo gradualmente; il concetto di tempo, ad esempio, vieneappresodalbambinointornoaisetteanni,malacognizionedelgiornodella settimana o della stagione si ha circa un anno dopo. Ciò che è connesso alle differenze di età può essere insignificante per un dato bambino, mentre può essere anticipato nella fase di programmazione quando un bambino è capace di orientarsi sulle differenze. Ci sono molte tecniche per superare la difficoltà di misurazione. Altezza, peso ed età possono essere valutate facendo riferimento ad una persona nota al bambino (ad esempio, l’intervistatore stesso o un membro della famiglia del bambino). Per la valutazione del tempo e delle date si può fare riferimento a momenti della vita del bambino (ad esempio, festività natalizie, compleanni). Momenti della giornata e durata degli eventi possono essere precisati facendo riferimento a programmi televisivi noti al bambino, o da abitudini scolastiche o domestiche.

10.3. Domande aperte

10.3.1. Una domanda aperta è una domanda formulata in modo tale da consentire al bambino di dare una molteplicità di informazioni riguardo a qualsiasi evento, senza essere guidata, allusiva, o tale da mettere sotto pressione il testimone. Le domande aperte consentono al testimone di controllare il flusso delle informazioni e minimizzano il rischio che gli intervistatori propongano il loro punto di vista su ciò che è avvenuto. Quando un bambino, nella fase di racconto libero, ha dato informazioni importanti, l’intervistatore può essere tentato di porre subito domande focalizzate e mirate per giungere al nocciolo della questione. Bisogna resistere a questa tentazione perché questo modo di procedere potrebbe turbare il bambino, col rischio di ottenere informazioni fuorvianti che nell’ascolto dinanzi al Tribunale darebbero delle difficoltà. E’ importante, dunque, che bisognerebbe iniziare con domande aperte, le quali dovrebbero essere ampiamente utilizzate nel corso dell’intervista.

10.3.2. Domande aperte possono fornire al bambino l’opportunità di ampliare questioni rilevanti sorte nella fase del racconto libero. Così, se una bambina ha affermato che il patrigno l’ha colpita con una mazza da cricket, l’intervistatore dovrebbe chiedere: “così lui ti ha colpito con una mazza da cricket, eh? Mi racconteresti qualcosa in più riguardo al fatto che lui ti ha colpito con la mazza?” Questo tipo di domanda può essere usata per tentare di ampliare qualsiasi parte rilevante del racconto fatto dal bambino. E’ possibile che dei bambini abbiano detto assai poco nella fase del racconto libero; in questo caso, la domanda aperta si presta a stimolare la produzione di ulteriori informazioni. Se le domande aperte danno fastidio al bambino, l’intervistatore può allontanarsi dal tema per ripiegare su un argomento toccato nella fase di costituzione del rapporto, per tornare sull’argomento quando il bambino si sarà tranquillizzato.

10.3.3. E’ raro con i bambini potere utilizzare soltanto domande aperte. Ad esempio, le ricerche dicono che bambini che sono stati minacciati, o ai quali è stato chiesto di giurare di mantenere il segreto su un abuso, potrebbero rispondere soltanto a domande specifiche. Anche quando i bambini sono disponibili a dare informazioni come risposta a domande aperte, potrebbero rendersi necessarie ulteriori domande specifiche per ottenere riscontri con dettagli dotati di sufficiente certezza. I bambini piccoli potrebbero non essere capaci di accedere ai contenuti della memoria sul solo stimolo di domande aperte (vedere sotto). Quando è necessario porre domande specifiche, è consigliabile farle seguire da domande aperte per ridare l’iniziativa al bambino.

10.4.Domande Specifiche

10.4.1. Le domande specifiche servono per chiedere in un modo non suggestivo approfondimenti o chiarimenti in ordine alle informazioni già date nella testimonianza. Esse sono più o meno esplicite, ed è sempre meglio iniziare con quelle meno esplicite. Una bambina, ad esempio, implicata in una indagine per abuso sessuale, potrebbe già avere risposto ad una domanda aperta raccontando che un certo uomo si era intrufolato nel suo letto. Una domanda supplementare, specifica ma non induttiva, potrebbe essere: “Quali vestiti indossava quello in quel momento?”; qualora questa domanda producesse una risposta non chiara, una domanda successiva, più esplicita, potrebbe essere “Indossava qualcosa?”.

10.4.2. Esempi di domande specifiche sono quelle che iniziano con Chi, Cosa, Dove, Quando, Perché?. Nei casi di abuso, le domande che iniziano con Perché? dovrebbero essere usate con molta attenzione perché i bambini potrebbero interpretarle come se fosse sottinteso un richiamo a loro responsabilità o colpa (per esempio: “Perché non lo hai raccontato a qualcuno?”).
Quando una prima risposta è ritenuta insoddisfacente o incompleta, la domanda specifica non dovrebbe essere ripetuta nella stessa forma, perché altrimenti i bambini potrebbero interpretare la ripetizione come una critica alla risposta precedente, e ciò li potrebbe indurre a cambiare la risposta per darne una più vicina a quella che ritengono che l’intervistatore si aspetta.

10.4.3. Le domande aperte potrebbero non aiutare alcuni testimoni giovani ad accedere ai propri ricordi, essendo insufficientemente sviluppata una capacità evocativa sistematica; tuttavia, potrebbero rispondere con accuratezza a domande specifiche delle quali non conoscono la risposta-obiettivo. Un bambino piccolo potrebbe dare poche informazioni ad una domanda aperta quale “Che abito indossava?”, ma potrebbe rispondere meglio ad una domanda specifica quale “Come sembravano i suoi pantaloni?”. Bisogna stare attenti a formulare queste domande in modo che quelle più chiuse non diventino tali da provocare risposte suggerite.

10.4.4. Se nel racconto libero il bambino ha detto di essere stato vittima di un abuso che si è ripetuto più volte, ma non ha dato nessuno o sufficienti dettagli di episodi specifici, per fare chiarezza si può fare ricorso a domande chiarificatrici.
Nel valutare come aiutare il bambino ad essere più preciso, l’intervistatore dovrebbe tenere conto della difficoltà che hanno i bambini ad isolare episodi nel tempo, specialmente se essi si sono svolti con uguale modalità. Una buona strategia per isolare eventi specifici è quella di indagare se alcuni di essi siano stati particolarmente memorabili o eccezionali, per usarli poi come elemento di riferimento per porre domande riguardo agli altri eventi (“Mi hai raccontato che avevi lividi sulla gamba dopo che lui ti aveva colpito a (nome di luogo). Avevi qualche livido dopo che lui ti ha colpito la seconda volta?”). In alternativa, si può indagare sulla prima o sull’ultima volta che un evento è accaduto, perché probabilmente questi eventi sono più facilmente ricordati.
Quando si interrogano i bambini su eventi ripetuti, è sempre meglio porre tutte le domande intorno ad un evento prima di passare al successivo.

10.4.5. Un’altra occasione nella quale fare ricorso a domande specifiche è quella di capire se è la prima volta che il bambino parla dell’evento, ovvero se ne ha già parlato ad altri. Una modalità classica nella rivelazione degli abusi è quella di farne giungere notizia alle agenzie investigative dopo che il bambino si è confidato con una persona di fiducia, in genere un amico, un insegnante o un parente.
Questa informazione è valutabile stabilendo la fondatezza di ogni affermazione fatta dal bambino e ricostruendo lo sviluppo dell’azione delittuosa. Nel caso in cui ci sia stato ritardo tra l’asserito evento e il racconto del bambino, gli intervistatori dovrebbero stare attenti nell’indagare sui motivi perché tali indagini potrebbero essere interpretate come una colpevolizzazione (vedi paragrafo 10.4.2. per un esempio).

10.5 Domande chiuse

10.5.1. Se una domanda specifica si dimostra improduttiva, può essere utile fare ricorso ad una domanda chiusa. Una domanda chiusa è una domanda che pone alternative fisse tra le quali viene chiesto al bambino di scegliere (“Quando è accaduto, eri nella tua stanzetta o nel soggiorno?”). Il limite delle domande chiuse è che il bambino risponda scegliendo l’una o l’altra delle alternative date senza ampliare la risposta, e che, in assenza di un ricordo certo, possa essere tentato di fare ricorso alla immaginazione.
Un rimedio a quest’ultima eventualità è quello di dire prima al bambino che può anche rispondere “non lo so”, e che l’intervistatore non sa cosa sia accaduto. In alternativa, l’opzione “non lo so” può essere posta nella domanda (“Eri nella tua stanzetta, nel soggiorno, oppure non te lo ricordi?”). Non dovrebbero mai essere poste domande chiuse su argomenti cruciali del racconto del bambino, sui quali è più opportuna la discussione dinanzi al Tribunale.

10.6. Domande suggestive

10.6.1. In parole povere, una domanda suggestiva è una domanda che implica la risposta e che presuppone fatti che è probabile che siano ancora da accertare. Come per le domande chiuse, una domanda può essere suggestiva non solo per la natura della domanda stessa, ma anche in base a ciò che il testimone ha già detto nel corso dell’intervista. Quando ad un testimone che sta deponendo in Tribunale viene posta una domanda suggestiva, l’avvocato può porre obiezione prima che il testimone risponda; questo ovviamente non può accadere durante l’intervista registrata, ma è probabile che se l’intervista dovesse essere proposta in Tribunale come prova, parti di essa potrebbero essere tagliate o, al peggio, potrebbe essere dichiarata inammissibile l’intera registrazione.
10.6.2 Inaggiuntaallecontestazionidiordinelegale,lericerchediconochelerispostealle domande suggestive tendono ad essere determinate più dal modo con il quale la domanda è formulata che dall’effettivo ricordo. Le domande suggestive possono servire non solo per influenzare la risposta del bambino, ma anche per distorcere in modo significativo il suo ricordo nella direzione proposta dalla domanda suggestiva. Per questo motivo, le domande suggestive dovrebbero essere usate solo come ultima risorsa quando avessero fallito tutte le altre strategie di interrogatorio. In alcuni casi, la domanda suggestiva può fornire informazioni importanti, non emerse prima; se questo accade, gli intervistatori dovrebbero stare attenti a non proseguire con altre domande suggestive, ma, piuttosto, dovrebbero proseguire facendo domande aperte o specifiche.

10.6.3 Il Tribunale accetterà una domanda suggestiva che induce il bambino a dare una informazione che va oltre a quanto è implicito nella domanda. Tuttavia, tranne che non ci sia in modo assoluto nessuna altra alternativa, l’intervistatore non dovrebbe essere il primo a suggerire al testimone che è stato commesso un particolare crimine, o che ne è responsabile una particolare persona. Una volta che questo passo sia stato fatto, sarà estremamente difficile opporre l’argomentazione che l’intervistatore “mette le idee in testa al testimone” e che, pertanto, il racconto sarà contaminato.

10.6.4 Ovviamente, nel corso dell’intervista possono esserci delle circostanze nelle quali l’uso delle domande suggestive porta a risultati inverosimili. Per esempio, durante la fase della costituzione del rapporto il testimone viene messo al corrente del nome, dell’indirizzo o di altri elementi concernenti la presunta accusa (tipo, il legame di parentela tra il bambino e l’accusato). Comunque, una buona pratica investigativa dovrebbe scoraggiare l’uso di domande suggestive con i testimoni piccoli o reticenti. L’uso della domanda suggestiva nella fase di costituzione del rapporto potrebbe inibire il bambino dal rispondere durante l’intervista con proprie parole, e non è sempre possibile in questa fase anticipare quali fatti potrebbero successivamente essere oggetto di discussione. Comunque l’uso di domande suggestive inappropriate può produrre risposte inconsistenti e senza senso, che potrebbero danneggiare la credibilità del bambino come testimone.

11.Fase quattro: Chiusura

11.1.1. Ogni intervista dovrebbe avere una fase di chiusura. La chiusura dovrebbe avvenire indipendentemente dal fatto che l’intervista sia stata completata o si sia conclusa prematuramente. La chiusura normalmente dovrebbe articolarsi nei seguenti punti:

  • Il confronto con il secondo intervistatore, se presente;
  • ŸRiassumere ciò che il bambino ha detto;
  • Rispondere alle domande che ha fatto il bambino, se ce ne sono state;
  • Ringraziare il bambino per il tempo dedicato e per gli sforzi fatti;
  • Dare consigli su come cercare aiuto e su chi contattare;
  • Tornare a relazionarsi con argomenti neutrali e
  • Riportare la parte finale dell’intervista.

 

11.1.2. Per prima cosa, l’intervistatore principale dovrebbe consultarsi con il secondo intervistatore,sepresente,pervederesecisonodafarealtredomande,osecisono ambiguitào apparenti contraddizioni da chiarire. Nel caso in cui il bambino abbia fatto un racconto significativo, l’intervistatore principale dovrebbe verificare insieme a lui se ha compreso in modo corretto le parti salienti del racconto: bisognerebbe fare ciò utilizzando quanto più possibile il linguaggio del bambino e non un riassunto fatto dall’intervistatore stesso e con il linguaggio proprio degli adulti. C’è il pericolo che ogni riassunto possa includere frasi diverse da quelle usate dal bambino, per cui è molto utile che venga ricordato al bambino che deve essere lui a correggere ciò che l’intervistatore dice. Se dalla intervista non è emerso nulla di significativo, è importante non dare l’impressione al bambino che egli abbia fallito, o che abbia deluso l’intervistatore.

11.1.3. In aggiunta al riassunto, bisognerebbe ringraziare il bambino per avere partecipato all’intervista e per il tempo e gli sforzi fatti. Inoltre, gli si dovrebbe chiedere se ha domande da fare all’intervistatore; molto frequentemente i bambini chiedono cosa accadrà dopo: le risposte e le spiegazioni dovrebbero essere adatte all’età del bambino. E’ importante non fare promesse che non possono essere mantenute. E’ una buona pratica dare al bambino o, se è più opportuno, all’adulto che lo accompagna un numero telefonico da contattare per parlare di problemi riguardanti l’intervista.

11.1.4. Qualche volta, nella fase di preparazione vengono previsti piani di protezione del bambino nel caso che nel corso dell’intervista egli mostrasse insicurezza nei confronti di una determinata persona o di un luogo particolare. Ciò assume rilievo nella fase di chiusura, specialmente se il bambino deve andare a casa o deve incontrare una persona particolare.

11.1.5. Lo scopo della fase di chiusura è quello, per quanto possibile, di fare concludere al bambino l’intervista in modo positivo. Potrebbe essere utile, dopo gli argomenti formali, tornare ad un argomento neutrale del quale si era parlato nella fase di costituzione del rapporto. E’ normale registrare che l’intervista è finita.

12.Interviste aggiuntive

12.1.1. Uno degli scopi principali della videoregistrazione delle interviste investigative è quello di ridurre il numero di volte nelle quali il bambino viene sentito, e una buona pianificazione dell’intervista consente spesso che le questioni principali siano trattate in un’unica intervista. Tuttavia, anche con un intervistatore esperto e con una intervista ben pianificata, in alcune circostanze si rende necessaria una intervista aggiuntiva. Ciò può accadere:

  • Quando il bambino indica a un soggetto terzo che ha nuove informazioni significative non date nell’intervista principale, che non desidera condividere con il gruppo investigativo
  • Quando l’intervista principale apre nuovi filoni di indagine o nuove imputazioni, che nel
    tempo a disposizione non è possibile esaminare in modo soddisfacente
  • Quando nella preparazione della protezione del bambino nasce un elemento accusatorio che non era stato trattato nell’intervista iniziale
  • Quando da altri testimoni o da altre fonti emergono elementi nuovi.

In queste circostanze si rende necessaria una intervista supplementare che, in tal caso, dovrebbe essere anch’essa videoregistrata. In ogni caso, nel decidere se la seconda intervista deve essere fatta, bisogna sempre tenere conto dell’interesse del bambino. Per ovvie ragioni, una intervista supplementare dovrebbe essere condotta dai membri del gruppo di indagine fino a quando essi si considerano pienamente soddisfatti, e se necessario dopo aver consultato la Procura. Dei motivi della decisione dovrebbe essere fatta relazione scritta.
12.1.2. E’ improbabile che siano necessarie più interviste supplementari. Ciò può accadere con bambini molto piccoli, o psicologicamente disturbati, ovvero se un caso è eccessivamente complesso e comprende più di una imputazione. I motivi di una decisione del genere dovrebbero essere registrati e se necessario dovrebbe essere consultata la Procura.
13.Testimonianze fuorvianti
13.1.1 In alcuni casi i bambini possono fare racconti fuorvianti in ordine ad alcuni eventi. Una delle cause più comuni è che l’intervistatore abbia posto domande non appropriate, o che egli sia giunto prematuramente ad una conclusione che poi induce il bambino a confermare. Così come i testimoni adulti, anche i bambini in alcuni casi possono essere fuorviati nel testimoniare, o muovendo nuove accuse, o tacendo su elementi importanti. Quando delle incongruenze fanno sospettare che stia accadendo ciò, gli intervistatori le dovrebbero esplorare con il bambino, dopo che egli abbia concluso il racconto di base. Al bambino non dovrebbero mai essere contestate direttamente le incongruenze; piuttosto queste dovrebbero essere presentate come frutto di confusione dell’intervistatore e mostrando il desiderio di capire meglio quello che il bambino ha detto. L’intervistatore non dovrebbe mai manifestare al bambino i propri sospetti, o etichettarlo come testimone bugiardo: può esserci una spiegazione innocente per qualsiasi tipo di incongruenza.
13.1.2. Quando un racconto è ritenuto di utilità, gli investigatori non dovrebbero dare eccessiva importanza ai segnali provenienti dal comportamento del bambino come se fossero indicatori della affidabilità della testimonianza; nonostante le ricerche confermino che certi comportamenti non verbali sono più frequenti quando gli adulti o i bambini mentono, non c’è nessun comportamento che possa essere assunto come segno certo di mendacio. Particolari comportamenti potrebbero essere espressione di stress e pertanto si potrebbe equivocare sulle cause. Nel caso in cui il bambino usa il linguaggio verbale e mostra conoscenze in campo sessuale improprie per la sua età, possono essere poste domande specifiche rivolte ad individuare l’origine di quelle conoscenze. Allo stesso modo, se si sospetta che ad un bambino che asserisce di avere subito abuso sessuale siano stati fatti vedere film, video o riviste a contenuto sessuale, possono essere poste domande specifiche rivolte a capire se parti del suo racconto possano avere origine da quelle esperienze. E’ importante che tali domande vengano poste alla fine dell’intervista, in modo da non interrompere il racconto del bambino.
14.Speciali tecniche di intervista
14.1 Sussidi
Il ricorso a bambole convenzionali, disegni e pupazzetti può agevolare la comunicazione nelle interviste fatte secondo i criteri del Memorandum. I bambini piccoli o con difficoltà di comuni-
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cazione potrebbero in tal modo fare dei racconti più chiari di quanto non farebbero con un approccio meramente verbale; per esempio, figure o bambole possono aiutare un bambino a indicare parti del corpo, o a descrivere l’azione di abuso, mentre una casa delle bambole potrebbe aiutare a descrivere il luogo nel quale il fatto è avvenuto. Bambini molto piccoli, quali quelli in età prescolare, potrebbero avere difficoltà a mettere in relazione questi oggetti con quelli della vita reale che dovrebbero rappresentare: il loro uso, pertanto, in questa fascia di età non è consigliato. Tutti i sussidi dovrebbero essere usati con cautela e non dovrebbero essere associati a domande inducenti. Se l’oggetto o il giocattolo introdotto nell’intervista non ha riscontro nell’evento, potrebbe nascere della confusione. La necessità di ricorrere a sussidi dovrebbe essere ponderata con cautela nella fase di pianificazione dell’intervista.
14.1.2. Quando vengono utilizzate bambole con dettagli anatomici, è particolarmente importante che l’intervistatore sia esperto nel loro uso e che sia consapevole di come possano essere usate in modo sbagliato. La combinazione di bambole con dettagli anatomici e domande inducenti può portare a testimonianze fuorvianti. Il prodotto della interazione tra il bambino e queste bambole non è idoneo, da solo, a costituire prove utilizzabili nel procedimento. Le bambole anatomiche dovrebbero essere principalmente utilizzate in aggiunta alla intervista, per aiutare il bambino a mostrare il significato delle parole che usa e per chiarire la testimonianza resa verbalmente. Questa dimostrazione dovrebbe essere fatta solo quando il bambino ha concluso il racconto libero ed è ragionevolmente chiaro il fatto in imputazione.
14.2 Altre tecniche di intervista
14.2.1. Esistono alcune tecniche di intervista specializzata che sono state sviluppate per intervistare i bambini e queste possono essere accettate dal Tribunale come un’alternativa al metodo raccomandato in queste linee-guida, purché siano tenute a mente le considerazioni probatorie e sia salvaguardato il benessere del bambino. A patto che un intervistatore eviti domande tendenziose e riesca ad ottenere un racconto spontaneo, non c’è ragione per la quale una testimonianza così ottenuta non debba essere accettata dal Tribunale.
14.2.2. Tra queste tecniche particolari di intervista ci sono quelle per bambini particolarmente reticenti, o per quelli che messi sotto pressione non danno informazioni rilevanti e che, pertanto, potrebbero non rispondere alle domande convenzionali. Nella “Intervista facilitativa” al bambino vengono poste domande su ciò che è bello e brutto, su persone buone e cattive, su cosa cambierebbe nella propria vita, e si potrebbe anche parlare liberamente dei suoi segreti. Nell’Systematic Approach to Gathering Evidence o intervista SAGE, il bambino viene incoraggiato per un numero di sedute separate a parlare delle persone e dei luoghi significativi della propria vita, e del suo atteggiamento verso queste cose. Un riscontro sistematico delle risposte del bambino mette l’intervistatore esperto in condizione di identificare le aree di particolare interesse che possono poi essere esplorate più attentamente usando domande aperte (vedi Wilson e Powel per maggiori dettagli).
14.2.3. L’intervista cognitiva è stata sviluppata per essere usata con testimoni adulti di un reato, ed è stato dimostrato che produce un numero di dettagli accurati maggiore rispetto alle normali procedure di interrogatorio. Consiste in un pacchetto di tecniche mnemoniche (per es. reintegrazione mentale del contesto, cambiare l’ordine di richiamo, ecc.) create per aiutare i testimoni a ricordare in modo più efficace attraverso degli atti multipli e dei richiami durante una singola sezione di intervista. L’intervista cognitiva è stata adattata per essere usata con i bambini, ma non ne è consigliato l’uso né con bambini al di sotto dei sette anni, né nei casi nei
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quali c’è stato un forte trauma psichico (vedi Minle e Bull, 1999, per ulteriori dettagli).
14.2.4. L’intervista semistrutturata è una variante nella fase di approccio all’intervista raccomandata in queste linee-guida, che è stata sviluppata per i casi nei quali è insufficiente il ricorso a domande aperte. Gli intervistatori usano una serie appresa di suggerimenti aperti, piuttosto che seguire un proprio schema di domande, da elaborare durante la fase iniziale del racconto libero.
14.2.5 Nel Criteria-Based Content Analysis, o CBCA, la testimonianza del bambino ottenuta a seguito di un’intervista convenzionale viene esaminata secondo la presenza di alcuni elementi che sono considerati indicatori della veridicità del racconto. La tecnica presuppone un raccontoestesodisponibileaquestotipodianalisi, percuièinappropriatapertestimoniche hanno fornito racconti limitati, come nel caso di bambini molto piccoli, di bambini con difficoltà di comunicazione o di bambini depressi. Non è stata ancora risolta una serie di problemi riguardanti la affidabilità e la validità di questa procedura, la cui funzione primaria è prettamente investigativa e non probatoria (vedi Vrij, 2000, per maggiori dettagli).
14.2.6. Tutte queste tecniche dovrebbero essere utilizzate solo da intervistatori che hanno esperienza nel loro uso e solo dopo una preventiva discussione e un accordo con il capo del gruppo investigativo e, se necessario, dopo aver consultato la Procura. […].

15.Intervista con i bambini disabili

15.1.1. L’espressione “bambino disabile” comprende una grande quantità di ritardi evolutivi, di diversa gravità. Pertanto, sarà necessario assumere pareri specialistici in ordine alle particolari procedure da adottare, e, se necessario, sarà chiesto l’aiuto di un interprete o di un mediatore. Raramente ci sono ragioni speciali per cui questi bambini non debbano essere intervistatisecondoicriteridiquesto “Memorandum”,purchél’intervistasiacommisurataai particolari bisogni ed alle condizioni del bambino. Questo potrebbe richiedere una pianificazione da parte del gruppo d’indagine e flessibilità nella programmazione dell’intervista: per alcuni bambini, un numero di sessioni più brevi potrebbe essere preferibile rispetto ad un intervista singola. […].

15.1.2. Potrebbe essere necessario un tempo maggiore per la pianificazione dell’intervista con bambini disabili o con difficoltà. Potrebbe essere necessaria particolare attenzione sul fatto che il luogo dell’intervista sia sicuro e accessibile per il bambino, e che la stanza sia adatta ai suoi particolari bisogni. Di solito, i bambini disabili sono già noti a degli specialisti, per cui si può disporre di informazioni provenienti da operatori che li conoscono bene. Queste informazioni dovrebbero consentire al gruppo investigativo di fare una valutazione agevole delle difficoltà di comunicazione, se ve ne sono. Quando i bambini hanno specifiche difficoltà di comunicazione, sussidi quali figure o fotografie possono essere utili per preparare le domande facilitatorie. Tutti i sussidi dovrebbero essere conservati per una possibile produzione in Tribunale.

16.Intervistare bambini molto piccoli

16.1.1. Quando un bambino è molto piccolo, o si sa che soffre di disturbi psicologici, la fase di preparazione dell’intervista necessita di grande attenzione. Bisogna pensare al luogo nel quale svolgere l’intervista; i bambini piccoli potrebbero trovare non familiare ciò che hanno intorno e viverlo come fattore di intimidazione. Il rapporto si dovrebbe modulare secondo un ritmo adeguato, e dovrebbero essere previsti giochi adatti all’età e materiale per colorare, in modo da mettere a proprio agio il bambino. Dovrebbe essere presa in considerazione la possibilità di procurarsi strumenti specialistici o di fare ricorso a un intervistatore con competenze ed esperienze in particolari aree. Non è praticabile una intervista condotta in modo tradizionale perché questi bambini potrebbero dire molto poco nella fase di intervista libera e potrebbero non rispondere bene alle domande a risposta aperta. In ogni caso, il semplice ricorso a domande focalizzate comporta il rischio che il bambino dica solo ciò che crede che l’intervistatore voglia sentire. Questi rischi aumentano se si pongono domande suggestive. I bambini di questa età spesso non hanno esperienza di socializzazione e non si trovano a loro agio con gli estranei. Ciò potrebbe rendere utile chiedere aiuto ai fini della socializzazione ad un adulto neutrale conosciuto dal bambino.

16.1.2 Una risposta a queste difficoltà potrebbe essere quella di distribuire l’intervista in un numero di incontri brevi condotti sempre dallo stesso intervistatore, in giorni diversi. Quando si fa ciò, bisogna fare attenzione ad evitare la ripetizione delle stesse domande, cosa che potrebbe portare il bambino a rispondere in maniera inattendibile e incoerente. Dovrebbero fare parte di questi incontri la fase di costituzione del rapporto e quella della chiusura.

17.Il bambino che diventa un sospettato

17.1.1. Potrebbe accadere che un bambino intervistato come testimone diventi egli stesso sospettato di aver commesso un reato, forse anche facendo egli stesso una autoaccusa. Benché ciò non accada di frequente, gli intervistatori dovrebbero tenere conto del fatto che in alcuni casi le vittime possono essere gli autori del reato.

17.1.2. Se si giunge alla conclusione che la prova che il bambino sia autore del reato è rilevante, bisognerebbe concludere e dire al bambino che è possibile che egli venga successivamente intervistato su cose che riguardano questo problema. In tal caso bisogna stare attenti a non concludere l’intervista in modo brusco, e si potrebbe dare al bambino la possibilità di completare qualsiasi testimonianza egli intenda fare. Ogni ammissione fatta dal bambino durante l’intervista non potrà essere utilizzata come prova nel procedimento penale. […]

17.1.3. Un bambino che confessa un reato durante il corso dell’intervista potrebbe chiedere all’intervistatore una garanzia di immunità. Per quanto remota possa sembrare la prospettiva di procedimento contro il bambino, non gli dovrebbe essere data nessuna garanzia, considerata l’età dalla quale si è considerati responsabili (dieci anni), né l’intervistatore dovrà dare notizie relative alla certezza del trattamento futuro. […].

17.1.4. Quando la priorità è ottenere la testimonianza del bambino come vittima o come testimone, l’intervista può andare avanti e potrebbe seguire queste linee-guida. Una intervista videoregistrata condotta in questo modo non sarà ammissibile in nessun procedimento intentato contro il bambino.

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