Il giurista Maglietta: «Che confusione tra affetti e diritti»

Da “Avvenire” del 27 febbraio 2016


Congelata la stepchild, lasciato intatto il “similmatrimonio”, la nuova stesura del ddl Cirinnà ha poi di fatto ignorato le incongruenze della seconda parte dell’articolato, che nella prima versione era definita ‘delle convivenze di fatto’. Eppure quegli svarioni non appaiono meno degni di attenzione, come fa notare Marino Maglietta, docente di diritto della famiglia, ‘padre’ dell’affido condiviso.

Quali ritiene possano essere le principali criticità?
Già lascia perplessi l’idea di disciplinare ciò che segue alla rottura di un legame che, per definizione, dovrebbe essere ‘stabile’. Si poteva ancorare la definizione di stabilità a qualcosa di oggettivo, come una durata minima e/o la presenza di figli. Non solo: per ‘l’accertamento della stabile convivenza’, necessariamente connotata da un legame affettivo, fa testo la residenza anagrafica. Ovvero, anche se nel tempo il legame affettivo si è trasformato in altro – due studenti che si limitavano a dividere l’appartamento, poi si sono messi insieme e quindi separati, prima in casa e poi del tutto – dal dato amministrativo scaturirà automaticamente un impegno personale dei due. Continua a leggere

Annunci