ALIENAZIONE FAMILIARE E FALSE ACCUSE: LA DIAGNOSI DIFFERENZIALE

convegno bolzano 2015

A seguire il testo dell’intervento della dott. Valentina Peloso Morana, al convegno di Bolzano:

 

C’è un gran parlare dell’alienazione genitoriale e della Pas, azione che molti genitori subiscono sulla loro pelle, le cui vittime più indifese sono i figli.

Dopo aver letto molta letteratura sull’argomento, e in seguito alla mia esperienza professionale che mi porta a osservare e a studiare nel concreto il fenomeno della alienazione, sono arrivata ad alcune riflessioni, che oggi condivido con voi.

Penso che sia utile, dando dignità alla parola, una riflessione sui nomi: Uno è Alienazione genitoriale (o familiare), l’altro è Pas cioè Sindrome di Alienazione genitoriale. Sono simili, ma il secondo nome include una parola assente nell’altra, che è la parola Sindrome e che in quanto tale descrive un fenomeno circoscritto. I due nomi descrivono due cose simili ma diverse. L’alienazione genitoriale descrive un fenomeno che investe buona parte o tutta la famiglia di un genitore separato che è alienato dall’altro. E il bambino ha rapporti ostacolati con il genitore alienato, fino a perderli nei casi più gravi. Di questo parleremo a breve. La Sindrome di alienazione genitoriale, invece, descrive un insieme di sintomi e di espressioni, che un bambino alienato può manifestare. La Pas riguarda il bambino, descrive le caratteristiche del bambino vittima di alienazione genitoriale, è una diagnosi che viene fatta sul bambino, mentre l’alienazione genitoriale è una diagnosi che riguarda tutta la famiglia. Detto questo noi oggi parliamo di Alienazione genitoriale e della diagnosi differenziale dagli abusi sessuali familiari.

Cominciamo con l’Alienazione Genitoriale.

Se parliamo di alienazione genitoriale, parliamo di separazione e di conflitti. Non tutte le separazioni familiari sono uguali, alcune se pur non facili, vengono gestite con sforzo dai genitori che si separano, per garantire tranquillità il più possibile ai figli, altre sono più difficili, alcune molto conflittuali.

Per un bambino o un ragazzo la separazione, è una frattura nel suo mondo. Che fosse un bambino contrario alla separazione dei genitori, o che per lui la separazione possa essere un sollievo, sempre una frattura è. E come per ogni frattura, comporta sempre delle conseguenze.

Se non c’è violenza in famiglia, il bambino la separazione non la vuole. Me lo dicono i bambini che si trovano in questa situazione e che argomentano. Spesso sono in grado di descrivere molto bene i propri genitori e propongono soluzioni per migliorare, ma la maggior parte delle volte non sono ascoltati.

Nelle separazioni conflittuali, può accadere che uno dei due genitori, madre o padre, possa cominciare a mettere in atto i primi segni di alienazione, spinto da bisogni che nulla c’entrano con i figli: per vendicarsi di un tradimento, di una vita ricostruita, per punizione, per prepotenza e profondo egoismo. Stiamo parlando di situazioni in cui la violenza é assente a livello familiare prima e dopo la separazione. La persona colpita da alienazione, maschio o femmina che sia, non è mai una persona violenta, ma una vittima. I violenti vengono invece allontanati in quanto violenti, ed è giusto che sia così. Ma i genitori alienati non sono violenti e vengono allontanati e isolati ingiustamente, magari forse anche per questo.

L’alienazione genitoriale, è un fenomeno che comincia a toccare il genitore avversato, e che poi nel tempo si allarga a tutta la famiglia del genitore alienato.

Questo fenomeno comincia, con il genitore che ha di norma il “collocamento”, e che inizia a creare piccoli ostacoli all’incontro dei figli con l’altro genitore e poi in seguito estende gli ostacoli a tutta la famiglia di origine del genitore alienato, nei casi più gravi.

Sono stati individuati tre livelli di alienazione genitoriale: un grado lieve, uno medio, uno grave.

Il primo grado, quello lieve, si manifesta inizialmente, con un genitore che fa piccole critiche sull’altro genitore in presenza dei figli e in assenza dell’altro genitore. Si manifesta in entrambi i sessi, nel senso che a fare questa azione, sono sia femmine che maschi. Un’altra azione che mette in atto il genitore che aliena l’altro, è quella di manifestare con sguardi e espressioni corporee, il proprio dissenso, mentre il bambino è al telefono con l’altro genitore. Oppure comincia a mettere piccoli ostacoli usando scuse sanitarie.

In questa fase il bambino è ancora disorientato e riesce ancora, là dove possibile, a esprimere un pensiero in disaccordo con il genitore che aliena, ma se la pressione aumenta, il bambino sarà portato ad adeguarsi. Perché spesso, il genitore che aliena l’altro, è quello che gli dà mangiare, che lo lava e forse lo aiuta a scuola, lo mette a letto la notte. E questo è un terreno molto fertile per le suggestioni che un bambino può subire.

Il primo livello può generare conflitto nella separazione familiare, e trascendere nel secondo grado, oppure può durare in questo modo per molto tempo, con piccoli dispetti a singhiozzo nel tempo.

Il secondo grado, coinvolge anche entrambi i sessi che la praticano, ma in modo diverso. In questo livello il conflitto è in azione e si manifesta per esempio nei maschi, che insultano la loro ex moglie o ex compagna, in presenza dei figli e della stessa, come anche in sua assenza, oppure con critiche aspre condivise con i figli, su azioni della ex moglie o compagna alienata. Oppure inducono paure.

L’alienazione agita dalle femmine, si manifesta attraverso delle azioni più sottili, con manipolazione dei fatti e suggestioni indotte, a volte insieme a paure indotte. Entrambi i sessi, in questo livello, mettono ostacoli di vario tipo agli incontri tra il genitore alienato e i figli, riducendo molto e a volte drasticamente le possibilità di incontro.

Questo grado, prevede rapporti a singhiozzo con il genitore alienato, che diventano irregolari, cioè non seguono le disposizioni del giudice, e si allargano a tutta la famiglia del genitore alienato, lentamente nel tempo. Questo livello, è preparatorio quasi sempre del grado grave. E genera conflitti interiori nei figli, come ad esempio il conflitto di lealtà, che è quella cosa, per cui un bambino non riesce più a dire cosa desidera in merito al genitore alienato, che ama quanto l’altro, per paura di far soffrire il genitore che aliena.

Il terzo grado è quello da allarme rosso per l’equilibrio dei bambini e ragazzi coinvolti, che vedono interrompere i rapporti con il genitore alienato insieme al suo ramo familiare. Ma i rami familiari si portano dentro e sono le nostre radici. Ecco perché reciderli comporta comunque un danno.

Questo livello ha bisogno del suo tempo per manifestarsi in tutta la sua potenzialità distruttiva. E passa attraverso i primi due livelli descritti sopra, con le azioni rappresentate, ad esempio.

I maschi che la praticano sono spesso maschi di potere, inseriti in circuiti del sistema e hanno appoggi di potere. Sono spesso uomini violenti sia a livello verbale che fisico. Il loro intento è quello di distruggere la loro ex, e non si preoccupano affatto di quanto possano invece vivere i propri figli. Spesso agiscono l’alienazione per vendetta personale e sempre isolano la famiglia di origine del genitore alienato, che è in realtà il vero obiettivo da colpire.

Le femmine che praticano l’alienazione genitoriale nel grado grave, usano la manipolazione e la suggestione sui figli e sulle istituzioni, per isolare e allontanare definitivamente il genitore di cui si vogliono vendicare. Oppure il genitore alienato è stato usato per arrivare a una gravidanza, e tentano di toglierselo di dosso, in quanto inutile, una volta che ha assoldato al compito di procreare.

Entrambi i sessi che alienano, di fatto interrompono e a volte recidono, radici che invece ogni bambino e ragazzo si porta dentro. Questa è un’azione violenta e gli effetti li subiscono i figli, soprattutto.

Questi in sintesi i tre livelli di alienazione genitoriale.

I bambini vittima.

I bambini vittime di alienazione genitoriale, cominciano ad aderire lentamente e inesorabilmente al pensiero del genitore che aliena, e allontanano l’altro genitore, spesso con motivazioni inconsistenti. Più il bambino è piccolo, maggiori danni riceverà dall’alienazione genitoriale, che gli impedirà di approfondire, la conoscenza di quella parte di sé che è originaria dal genitore alienato.

I bambini vittima di alienazione genitoriale, spesso vanno bene a scuola, o a volte hanno difficoltà, dipende dall’ambiente familiare che li tiene “prigionieri”. Molti di loro hanno un iper valutazione di sé, perché sono stimolati nel loro ruolo di tenere lontano un genitore, dunque si sentono in qualche modo importanti. Non è presente alcun senso di colpa in questi bambini.

I figli dell’alienazione genitoriale possono avere rapporti sociali con i coetanei e, se non sono immersi in un ambiente sessuale, non manifestano alcun sintomo legato alla sessualità, né hanno comportamenti sessualizzati.

I figli dell’alienazione genitoriale sono assimilabili per similitudine, ai figli della mafia, che lentamente apprendono un linguaggio da usare, un’azione da compiere, la necessità prioritaria di certi rapporti familiari. Crescono frequentando coetanei ma non sono liberi, perché costretti a seguire un codice fatto di segni silenziosi. Il genitore che aliena l’altro, ha un suo codice di comportamento che collude con un certo tipo di comportamento mafioso: per esempio la maggior parte dei mafiosi, possiede palazzi, ville faraoniche ma vivono in un buco senza fare la vita da faraoni. Nello stesso modo, un genitore che aliena, all’esterno riempie il bambino di attenzioni e stimoli, ma occulta il vero pensiero e più è grande la sua paura, maggiore è l’accanimento verso il genitore alienato e la pressione sul figlio.

 

Ritengo la Falsa accusa di abuso sessuale e di maltrattamento, la più formidabile, passatemi il termine, forma di alienazione genitoriale, perché quando scatta una denuncia di abuso sessuale su un minorenne, si interrompono di colpo i rapporti con il genitore accusato, al quale viene immediatamente impedito in via precauzionale, i rapporti con i figli, che sia colpevole, e allora è giusto, che sia innocente, e allora è profondamente ingiusto, sia per i figli che per il genitore accusato. Di fatto la falsa accusa di abuso sessuale, fa saltare tutti i livelli, e in poco tempo fa arrivare all’interruzione dei rapporti tra genitore alienato e figli, senza troppe spiegazioni.

Ecco allora che l’Alienazione Genitoriale può arrivare in tribunale, come effettivamente avviene, attraverso il tribunale civile perché evidenziata in una ctu in un procedimento di separazione familiare e gestita in ambito civile, come pure può entrare direttamente attraverso la procura, nel penale, come espressione massima di alienazione genitoriale, laddove l’abuso sessuale denunciato fosse inesistente e falso, ovviamente.

L’abuso sessuale familiare su un minorenne, viene quasi sempre denunciato da un adulto che riporta fatti e parole che il minorenne, quasi sempre un figlio, avrebbe detto. Dopo la denuncia, scattano le indagini, i servizi sociali si attivano, comincia un iter piuttosto pesante per il bambino, che viene coinvolto a molti livelli, e vengono interrotti i rapporti tra il bambino e l’accusato. Queste azioni sono precauzionali per il bambino e sono giuste, purtroppo non si è sufficientemente e altrettanto attrezzati quando la denuncia è falsa e il denunciato innocente. E se questo innocente fosse un padre di famiglia o una madre di famiglia, subirebbe insieme ai figli una violenza inaudita ma senza protezione.

Per riconoscere se una denuncia di abuso sessuale è falsa o è vera, bisogna raccogliere le prove disseminate nei procedimenti e seguire una prassi scientifica codificata.

L’abuso sessuale è un grave attacco alla personalità del bambino e lascia sempre delle tracce. L’abusante familiare può essere un padre o una madre, un fratello o una sorella, una zia o una zio, un nonno o una nonna, cioè è una persona che ha contatti frequenti con il bambino abusato e lo tratta come fosse una sua proprietà. Lentamente nel tempo, e spesso con modi non evidentemente violenti (anche se lo sono molto) insegna al bambino tutte le azioni sessuali che si svolgono tra adulti, in alcuni casi con aspetti di perversione spinta, in sintesi fa sesso con il bambino che subisce.

I bambini abusati riportano tutti un danno, come per esempio: l’enuresi notturna e/o diurna, insonnia e incubi, patologie dell’apparato gastrico come gastriti croniche, cefalea o emicrania, infezioni delle vie urinarie e del cavo orale, sessualità compulsiva, comportamenti fisici sessualizzati. Compaiono anche problemi scolastici e difficoltà nella prestazione, comportamenti asociali e riduzione della stima personale, presenza di sensi di colpa e tendenza alla chiusura personale per difesa.

Il bambino abusato riporta dei sintomi fisici e psichici in relazione alle azioni e alle caratteristiche dell’abusante, che gli impone il silenzio come ricatto. Ecco perché molti abusi non vengono rivelati. Inoltre il bambino abusato fa fatica a rivelare le violenze, perché ha paura, veramente paura, si vergogna e si sente colpevole.

Segnali di disagio sono presenti nei disegni, nei sogni, nei giochi che il bambino fa.

E’ molto importante tutto ciò che deriva dall’ambiente familiare del bambino coinvolto, tenendo conto che l’abuso sessuale è presente in tutti i ceti sociali, viene agito di nascosto e quasi mai gli altri familiari del bambino, coniuge compreso, se ne accorgono subito, alcuni non se ne accorgono mai.

Anche l’abusante familiare presenta caratteristiche comuni, la prima tra tutte è che il bambino viene considerato una proprietà, sangue del proprio sangue, e per questo ci fa quello che gli pare, ma sempre di nascosto. La seconda caratteristica è che impongono il segreto al bambino. Sono tutti soggetti ambigui, che spesso vivono la sessualità come prioritaria su tutto nella vita. Molti possiedono raccolte intere di film pornografici di vario tipo, hanno contatti in chat e sul territorio per incontri sessuali tra adulti che definiscono “trasgressivi” mentre in realtà sono solo di natura perversa. C’è anche chi vive questo tipo di sessualità in solitaria, cioè solo con il bambino.

Per arrivare alla diagnosi di abuso sessuale su un minorenne, bisogna che tutte le prove raccolte e l’analisi del materiale completo siano armonici. Non si lavora su un singolo elemento perché per esempio se una bambina soffre di enuresi non è detto che sia abusata, ma si lavora sugli incastri tra gli elementi che devono coincidere. Se per esempio una bambina soffre di enuresi, la notte dorme male e fa spesso incubi, nei suoi giochi e racconti descrive un mostro che si fa fare una fellatio da una bambina, e cerca di baciare in bocca i suoi compagni di scuola, allora tutti questi elementi raccolti compongono una prova. E questa prova va collegata a tutte le informazioni raccolte presenti agli atti, compreso lo studio dell’abusante, per arrivare alla soluzione del problema.

 

Spesso capita di dover decidere se il fatto segnalato come ipotesi di reato, è un abuso sessuale o se ci troviamo di fronte a un caso di alienazione familiare. Spesso succede che una parte, una procura insista per un’ipotesi di abuso sessuale, mentre ad esempio la difesa fa un’ipotesi di alienazione genitoriale per un’insieme di prove raccolte. Ma può accadere anche l’inverso e cioè che una procura ipotizzi un’alienazione genitoriale, laddove nel civile emergano elementi di ipotesi di penale.

Uno strumento scientifico che ci permette di discriminare tra due ipotesi è la Diagnosi Differenziale. La diagnosi differenziale è quella azione che permette di evidenziare il discrimine tra due fenomeni che presentano in comune elementi, ma che in realtà sono diversi. Si basa sulla raccolta delle prove. Cioè una diagnosi di abuso deve presentare elementi coerenti, e così anche per l’alienazione genitoriale. La diagnosi differenziale trova l’elemento incoerente rispetto a una diagnosi, e porta verso l’altra con la quale l’elemento è invece coerente.

Il bambino vittima di abuso sessuale presenta una serie di sintomi che non sono presenti nel bambino alienato. Il bambino alienato, in una denuncia penale che lo riguarda, non presenta per esempio sessualità compulsiva, perché non ha conosciuto contatto sessuale. Spesso (ma non sempre) il bambino alienato non ha problemi di autostima, perché viceversa viene molto stimolato. Il bambino abusato ha grandi difficoltà a parlare di quello che ha subìto, il bambino alienato parla con facilità di maltrattamenti che avrebbe subito come se parlasse del tempo. Spesso il bambino alienato attacca e denigra il genitore che lo avrebbe abusato, il bambino vittima di abuso sessuale ha molta paura del suo abusante e fa fatica a parlarne.

Raccogliendo tutti gli elementi presenti agli atti, seguendo la prassi scientifica e tenendo conto della diagnosi differenziale, strumento scientifico, arriviamo alla soluzione del problema. Raccogliendo gli elementi, che devono essere tra loro coerenti e rispettare le leggi della logica e della fisica, arriviamo a delineare un quadro e a scartare l’altro. Le prove sono la base di tutto questo.

Esiste tutto: esiste l’abuso sessuale, esiste l’alienazione familiare, esiste la Pas, esiste la pedofilia, esistono le false accuse di abuso sessuale. Questi sono tutti fenomeni osservabili da noi tecnici. Non è scientifico parteggiare per una o l’altra causa, perché la scienza studia i fenomeni che osserva e che sono presenti nel genere umano.

Praticare scienza, in questo caso, significa aiutare i bambini e i loro familiari descrivendo nel modo migliore possibile i risultati e le osservazioni che da esse derivano.

Valentina Morana

 

 

 

 

 

 

 

 

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