Non siamo l’arcobaleno, noi siamo come l’arcobaleno

Conclude questo ciclo di interventi, con il prof. Alessandro Benigni, la sottoscritta e il dott. Gilberto Gobbi, il giornalista/pubblicista Silvio Brachetta, che è anche diplomato in Scienze religiose.

Questo ciclo di interventi ha il senso di cominciare a fornire spunti di riflessione e informazione in merito all’infanzia e a quello che sta subendo.

Abbiamo cominciato con un intervento del prof. Benigni che ha iniziato a spiegare come si opera nel tempo per far accettare socialmente ciò che è inaccettabile, impossibile dico io. E ha portato come argomento inaccettabile, la pedofilia. Questo suo intervento è la cornice dei successivi interventi, è l’inizio per cominciare a capire cosa succede.

Sono poi intervenuta io con il video della mia ultima conferenza sulla pedofilia, per spiegare nel concreto di cosa si stava parlando, a proposito di inaccettabile. E’ poi intervenuto il dott. Gobbi con una riflessione sintetica (ne ha fatte molte sull’argomento) sullo Standard per l’Educazione Sessuale in Europa, in relazione all’età 0/4. Si parla di masturbazione in fascia 0 1 – 2- 3- 4 anni e molto altro. La sua riflessione, presenta in alcuni passaggi, chiari elementi in comune con i due precedenti interventi.

A conclusione l’intervento del dott. Silvio Brachetta, che riflette sull’Uomo in termini spirituali e religiosi, in uno scritto che mette al centro il bambino. Lo riassumo in una frase che ha scritto all’interno dell’articolo che pubblichiamo a seguire:

“E questo si comprende a fatica, poiché non è facile dissociare mentalmente la libidine dal piacere, che pure sono teologicamente due concetti distinti. E, difatti, come dice Gesù, «non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso» (Mt 19, 11). Tra questi, i bambini.”

 

Ps. Non è divertente che nel 1500 i luterani e i cattolici se le davano di santa ragione, e ora nel 2015 tre cattolici e una luterana, hanno preparato un lavoro insieme per la famiglia? E’ straordinaria la forza della famiglia. Per questo vinceremo questa battaglia di civiltà.

Centimetro dopo centimetro

Dott. Valentina Peloso Morana

 

di Silvio Brachetta

Il mistero della concupiscenza

Il mistero legato alla famiglia e alla riproduzione umana sessuata è tra i più inviolabili dalla ragione filosofica e teologica. Non che l’unica via di conoscenza sia la ragione, ma anche volendo tentare un approccio alla questione del matrimonio nell’ambito mistico o intuitivo, non si è mai ottenuto molto di più. Neppure mediante la conoscenza diretta – «in senso biblico», si usa dire – si ottiene alla fine granché: la coltre del mistero non si dirada ma, generalmente e paradossalmente, si addensa.

Il mistero per cui l’uomo lascia il padre e la madre, si unisce alla sua donna e forma con essa una carne sola «è grande», dice san Paolo (Ef 5, 32). Di più: è un mistero riferito, addirittura, «a Cristo e alla Chiesa».

Il tutto, intendiamo, non era cominciato sotto i migliori auspici. Nel Genesi sembra che il sesso sia introdotto come una punizione. E non tanto per i dolori femminili del parto. Dopo il peccato, Dio disse, tra l’altro, alla donna: «verso tuo marito sarà il tuo istinto» (Gen 3, 16). La traduzione in italiano qua è pessima. La pericope, in ebraico, è assai più aspra, benché intraducibile: «verso tuo marito sarà la tua passione», la tua «brama», la tua «libidine», la tua «concupiscenza», oppure «a tuo marito sarai costretta». Siamo già in una situazione più drammatica.

Se la punizione si fosse limitata alla sofferenza per i dolori del parto, il tutto sarebbe stato più comprensibile, poiché è facile associare logicamente la punizione al dolore. Ma la libidine, la passione? Non produce forse un piacere immenso, fisico e psichico? Non si può confondere con un bene? Perché, invece, è presentato dalla Scrittura come un grande male? E ancora: perché sono proprio i bambini che c’informano di questo grande male, restandone perlomeno turbati e palesando ogni genere di reazione, fuorché la neutralità?

 

Sappiamo, però, che la valenza del sesso è ambivalente, sia per il vissuto reale, sia in riferimento alla Scrittura. E dunque il sesso vissuto nel matrimonio ha sempre dato frutti buoni: la prole, un futuro, la santità, la civiltà e ogni sorta di benedizione divina. Frutti migliori, poi, sono maturati dalla castità, coniugale o assoluta. Viceversa, i frutti del sesso libero extraconiugale non giungono a maturazione e, se vi giungono, sono marci.

Vi potrebbe, però, essere un’obiezione sensata: non è vero che i frutti del matrimonio siano sempre buoni, poiché molti uomini e donne sposate vanno in rovina; e non è vero che i frutti del sesso libero siano sempre marci, poiché molti di coloro che lo praticarono (Platone o Leonardo) fondarono il progresso. L’obiezione, tuttavia, non esamina i fatti in profondità, perché si devono considerare (e giudicare) i frutti scaturiti dal matrimonio e dal sesso libero, non i frutti di una scelta di vita o di una capacità peculiare. E dunque Leonardo non fu un genio in quanto omosessuale, così come Mao non fu esecrabile in quanto sposato. Come la mela di un albero buono si guasta a causa dei vermi, così anche il frutto di un fungo velenoso può germogliare in tutta la sua freschezza. Questo, però, non toglie nulla alla differenza tra un melo (matrimonio) e un fungo velenoso (sesso libero).

 

Perché il sesso libero è una mala pianta? A proposito del summenzionato turbamento dei bambini dinanzi al sesso, è difficile immaginare che vi sia (ancora) una tutela giuridica del minore, solo per via di una moda sociale. I veggenti del nuovo libertarismo guardano agli antenati come a dei ciechi, che s’inventarono consuetudini e stili di vita superabili dalla modernità. Eppure, anche non volendo fare del complesso di Edipo o di Elettra un assoluto, sarebbe ideologico affermare che, tra il sesso e l’infanzia, corra tutto liscio.

No, non corre tutto liscio, perché il bambino è nello stato in cui si forma ragione e volontà e vede con chiarezza la seconda parte della pericope del Genesi: «[…] ma egli [l’uomo] ti dominerà» (Gen 3, 16). E qua c’è qualche problema, poiché si parla di coercizione della volontà. E, dunque, qualsiasi fosse la natura da associare al sesso, è chiaro che nel mistero c’è un qualche legame tra l’atto sessuale e la coercizione della volontà, che il bambino riesce a vedere con terrore, mentre l’adulto può dissimulare, forse perché distratto dal desiderio.

 

C’è dunque il dato fattuale, per cui il bambino ha un contatto più vero con la concupiscenza che, teologicamente, è il forte desiderio o la brama smodata verso un certo bene. Sant’Agostino attribuisce questa brama al peccato originale: prima della colpa adamitica – dice – il rapporto sessuale era guidato dalla ragione e dalla volontà. Il piacere, come si vede chiaramente, non entra nella questione. È anzi prevedibile che, nei progenitori, il piacere sessuale fosse di molto più intenso, vista la più perfetta coesione di natura. E questo si comprende a fatica, poiché non è facile dissociare mentalmente la libidine dal piacere, che pure sono teologicamente due concetti distinti. E, difatti, come dice Gesù, «non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso» (Mt 19, 11). Tra questi, i bambini.

 

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