“Analisi delle schede dallo 0 ai 4 anni dello Standard-OMS”- dott. Gilberto Gobbi

Dopo l’articolo del prof. Alessandro Benigni e il video del mio intervento sulla pedofilia, pubblichiamo uno scritto del dott. Gilberto Gobbi, psicologo e psicoterapeuta, che riporta una riflessione sullo “Standard per l’Educazione Sessuale in Europa”. Il dott. Gobbi affronta la fascia 0/4 anni dello Standard.

ANALISI DELLE LE SCHEDE DALLO 0 AI 4 ANNI DELLO STANDARD-OMS

di Gilberto Gobbi

Precursori della percezione sessuale – Il documento parla di precursori delle percezioni sessuali, che iniziano nel grembo materno e si trasformano successivamente continuando per tutto l’arco della vita. Vi è, cioè, nel bambino la capacità di godere del contatto fisico proprio dell’interazione “tonico-emozionale” con la madre già nel grembo. Questo godere del contatto fisico viene identificato come precursore delle percezioni sessuali e quindi delle pulsioni. Le ricerche in questo ambito confermano che vi è una profonda interazione “psicoaffettiva” tra madre e bambino sin nel grembo materno.

Sappiamo anche che il contatto fisico è decisivo per la percezione del sé corporeo e la costruzione dell’immagine inconscia di sé. Ognuno di noi, sin dal primo vagito, inizia a formare nel profondo della psiche l’immagine del proprio corpo, profondamente connessa a quella della propria identità psicocorporea. Vi è un processo  impercettibile tra la psiche e il corpo, per cui il corpo diviene parte integrante del contenuto psichico. Il piacere, ma anche il dispiacere, deriva dalla fusionalità psicofisica iniziale con il corpo della madre: attraverso il contatto corporeo vengono espresse le emozioni positive e negative, si instaura una circolarità emozionale tra madre/bambino, per cui le emozioni della madre incidono sul comportamento del bambino e quelle del bambino incidono sul comportamento della madre. Vi è reciprocità. In psicologia si parla di interazione “tonico-emozionale”, perché attraverso la tonicità neuromuscolare vengono espresse le emozioni, positive e negative. L’interazione tonico-emozionale accompagnerà la persona lungo il corso di tutta la vita, con i suoi aspetti positivi e negativi, influenzando profondamente i vissuti, le emozioni e la stessa espressione delle capacità intellettive. Ogni bambino si gioca il futuro delle relazioni psicocorporee  nei primi mesi e anni di vita, perché in queste prime interazioni ha radici la strutturazione della personalità.

Nel contatto il bambino esprime un piacere, che non è di per sé sessuale, ma che prelude a quello sessuale, per connotazioni simili. Questo piacere/dispiacere, derivante dal contatto fisico fusionale con il corpo della madre, quindi con il vissuto della madre (e con il vissuto delle persone significative), rimane nelle sacche della memoria e condiziona profondamente i processi di sviluppo psicoaffettivo connessi con la strutturazione della personalità (porre le basi della sicurezza di sé, sentirsi accettato, amato, valorizzato, ecc.). Sono vissuti, che accompagnano la persona nella vita ed inconsciamente possono emergere nelle situazioni di vicinanza/contatto fusionale con le varie persone con una pregnanza significativa.

In questo senso possiamo parlare di precursori (sessuali) che facilitano la percezione di sé, l’importanza e il valore o disvalore del proprio corpo. Pongono, cioè, i primi elementi per lo sviluppo della sessualità delle successive fasi. Dato che la relazione tra i membri familiari è fatta di “relazioni di corpi”,  questo  tipo di interazione è determinante per lo sviluppo  della personalità di ognuno nelle varie fasi della vita. A contatto con le altre persone, che hanno una corporeità e proiettano nelle relazioni quotidiane la concezione che hanno del proprio corpo  e di quello degli altri membri, il bambino costruisce l’immagine conscia e inconscia del proprio corpo  e struttura l’identità  psicosessuata. Di qui l’importanza della presenza di un padre e di una madre,  uno maschio e l’altra femmina, con cui costantemente confrontarsi e relazionarsi. Questa fondamentale importanza  della presenza di due genitori, uno maschio e l’altra femmina, per la formazione dell’identità psicosessuale parleremo in un successivo intervento.

Parlo di identità “psico-sessuata” perché è il risultato dell’interazione dei due fondamentali fattori: la base “genetica” e il fattore “ambientale” (relazione con le persone primarie, ecc.). Questa è la realtà dell’uomo, in quanto sono fattori evidenti che si impongono di per se stessi e che formano l’identità psicosessuta. Per questo ritengo che occorra parlare di identità psicosessuata: “sessuata” perché è inerente alla base genetica, ma è “psichica”, perché è anche il frutto dell’elaborazione psichica della persona nella sua interazione con il mondo circostante, che introietta, assimila ed elabora.

Questo tipo di impostazione logicamente non c’è nello Standard, perché la base biologica (il sesso) della personalità non è ritenuto determinante. Infatti le domande di p. 23 dello Standard,  si focalizzano sulla dimensione sociale della persona e sull’influenza dell’ambiente circa la strutturazione della identità di genere e sono molto significative per comprendere l’importanza che il documento attribuisce alla dimensione psicosociale della prima fase di sviluppo: “Il bambino/la bambina ha potuto sviluppare un sentimento di fiducia di base che fame e sete sarebbero stati soddisfatti e che avrebbero ricevuto vicinanza fisica e protezione? Le sue emozioni sono state riconosciute e accettate? Che cosa ha imparato nelle relazioni con i  genitori e fratelli e sorelle?  Che esperienze ha fatto? Ha imparato a sentirsi a proprio agio nel suo corpo, ad amarlo e averne cura? E’ stato/a accettato/a come maschio e femmina? Tutte queste esperienze non sono di natura sessuale in senso stretto, ma sono basilari per lo sviluppo del carattere e della sessualità dell’essere umano”.

A prima vista, questi aspetti psicologici sembrano coincidere con ciò che io denomino “identità psicosessuata” della persona, mentre se approfondiamo verifichiamo che il divario è profondo tra quanto ho precedentemente espresso e le domande dello Standard. Ci accorgeremo, in particolare attraverso l’analisi delle schede, che siamo agli antipodi sulla concezione antropologica della persona e di conseguenza della stessa sessualità umana.

Il bambino tra lo zero e i quattro anni – Secondo lo Standard, in questa età i bambini sviluppano la consapevolezza del proprio corpo, provano sensazioni sessuali sin dalla prima infanzia e scoprono tra il secondo e il terzo anno di vita le differenze sessuali tra maschi e femminili. Va sottolineato che il documento afferma categoricamente che il bambino scopre le differenze, non le inventa, non le immagina, non se le crea surrettiziamente. Per lui le differenze sono evidenti. Tuttavia le differenze sono solo biologiche e  appartengono all’identità di sesso, perché l’identità di genere è tutt’altra realtà: quella che il bambino si costruirà nella crescita e che gli darà la possibilità di poter scegliere che cosa essere.

Noi concordiamo con le ricerche psicologiche del settore – sono una valanga – che la differenza sessuale non è solo una scoperta, ma il risultato di un lento profondo processo di acquisizione, assimilazione, elaborazione: cioè  l’elaborazione inconscia del proprio sé corporeo, e quindi della propria identità sessuata, di avere un corpo maschile o femminile, di essere maschio o femmina. La propria identità psicosessuata emerge dalla predisposizione profonda inscritta  a livello psicogenetico, che può avere delle eccezioni come disfunzione. Se non si accetta questa evidenza, si parla di una sessualità “non umana”.

La ricerca di vedere, di toccare, di sapere fa parte della curiosità epistemica, cioè della conoscenza del fenomeno,  di ogni bambino ed è propria del processo di apprendimento e di scoperta del mondo. E’ la base del sapere. La curiosità sessuale non è diversa da altre: a questa età, di norma,  i bambini non  hanno né malizia né ossessività (l’ossessività è una disfunzione e come tale va curata), per cui certi toccamenti non sono masturbazione, come viene intesa dai grandi. Tale interpretazione è presente nelle schede dello Standard, quando parla di masturbazione infantile precoce. E’ una interpretazione – forse meglio – una proiezione  degli  adulti.

 La scheda dallo 0 ai 4 anno – L’argomento fondamentale della scheda è il corpo umano e il suo sviluppo. Secondo lo Standard, in questo ambito le informazioni da dare al bambino da 0 a 4 anni sono connesse a tutte le parti del corpo e le loro funzioni, a rendersi conto che vi sono corpi diversi e sessi diversi e quindi insegnare l’igiene del proprio corpo. Teniamo presente che parla di corpi  diversi e sessi diversi. L’esperienza ci dice che queste sono conoscenze che, di norma, avvengono attraverso la vita familiare quotidiana, dove è prassi che il bambino acquisisca attraverso la relazione la differenza fisica dei corpi e quindi dei sessi. A livello psicologico il bambino prende atto della realtà che lo circonda e che lo permea. E’ legittima la nostra domanda se sia necessario  istituire una sessione educativa sessuale particolare dallo zero ai quattro anni per insegnare cose che rientrano nei processi normali di apprendimento. Sappiamo, però, che ogni cosa può essere legittimata a seconda dell’obiettivo da conseguire. Se occorre destrutturare e decostruire gli stereotipi sessuofobici e liberare la sessualità da sovrastrutture secolari, è necessario iniziare presto, sin dalla primissima infanzia. Le schede dallo 0 ai 4 anni sono legittimate.

Se analizziamo  le competenze che, secondo lo Standard,  il bambino deve acquisire e gli atteggiamenti da assimilare, vediamo che oltre che dare un nome alle parti del corpo ed eseguire le pratiche igieniche, egli deve riconoscere le differenze del corpo e anche esprimere bisogni e desideri. A ciò vanno aggiunti gli argomenti  sulla fertilità e la riproduzione, per dare risposte alle domande da dove vengono i bambini. Il bambino ha una sua filosofia sull’origine della vita. Sappiamo che il bambino è curioso, ma non c’è bisogno di ripetere ossessivamente un argomento, perché egli, una volta fatta la domanda e avuta la risposta, non chiede di più. Si dovrà attendere fasi successive di maturazione psicoaffettiva perché la domanda venga riproposta.

Logicamente a ciò si collega l’argomento della sessualità, legato alla scoperta del proprio corpo e di propri genitali. Il bambino fa tutto questo senza bisogno che l’educatore si faccia avanti, tuttavia, secondo lo Standard, sembra essere compito dell’educatore  far sì che il bambino provi ed esprima gioia nel toccare il proprio corpo. Di che tipo di piacere si tratta? E’ scritto nel documento: è un piacere  derivante dalla masturbazione infantile precoce, che viene data per scontata una come prassi normale. Infatti le competenze da acquisire allora sono quelle di parlare delle sensazioni (s)piacevoli del proprio corpo, esprimere i propri bisogni, desideri, limiti, ad esempio nel gioco del dottore. Il gioco del dottore diviene per l’adulto/educatore un mezzo che gli permette di far sì che i bambini di questa età possano vivere diverse emozioni corporee forti e le possano esprimere.

Che i bambini possano giocare al dottore è risaputo, ma che questo gioco diventi un mezzo didattico per la consapevolezza della identità di genere è ciò che appare dalla specificità del contesto, espressa nel documento.  Diviene, cioè, un mezzo che permette ai bambini di provare sensazioni  piacevoli, prenderne coscienza  e aprirsi  a nuovi desideri e  ad altre sensazioni, far loro prospettare la possibilità, attraverso i toccamenti individuali e con i compagni, di nuove e differenti sensazioni proprie delle diverse relazioni (maschili e femminili).  E’ preparare il terreno alla molteplicità degli orientamenti sessuali e alla fluidità dell’identità. Giocare sulle sensazioni e sulle percezioni corporee piacevoli, sul piacere della masturbazione, individuale e di gruppo,  significa dare al bambino la sensazione che qualunque comportamento corporeo piacevole gli sia possibile. E’ educarlo all’autoreferenzialità. E’ già autocentrato e non c’è bisogno di rimarcarglielo ancora di più, ma di indirizzarlo verso l’apertura e l’eterocentrismo, e anche verso l’autocontrollo.

Successivamente ciò si trasformerà in questo: qualunque comportamento sessuale sarà possibile purché il partner sia consenziente.  Sarà il minimo richiesto, per cui sarà bene ciò che piace e gratifica. Il narcisismo sarà garantito per tutta la vita, e sarà un narcisismo doc. Sempre che, in futuro, la psicologia possa ancora parlare di narcisismo come fonte di patologia e di disfunzione della personalità.

Ritengo che l’atteggiamento positivo da far acquisire, in questa età,  sia quello di avere un’immagine positiva del proprio corpo e di quello degli altri, da cui far nascere un vero rispetto per le differenze sia fisiche che psicologiche.  Non c’è bisogno del gioco del dottore né di far sottolineare il piacere della masturbazione precoce a scuola per sviluppare il rispetto e la valorizzazione delle differenze psicosessuate delle persone.  E’ necessario proporre sentimenti positivi verso il proprio sesso e la propria identità psicocorporea (è bello essere una femmina / è bello essere un maschio), che favoriscono lo sviluppo di atteggiamenti molto positivi per la costruzione della propria personalità e il rispetto per tutte le altre persone.

Un altro aspetto fondamentale per  lo Standard è il diritto del bambino di fare domande sulla sessualità e il diritto di esplorare le identità di genere. Il bambino, cioè, ha il diritto dell’esplorazione:  viene affermato che ha  il diritto di esplorare la nudità e il corpo e di essere curioso. Quindi di provare le sensazione, di percepirle, di parlarne, di sperimentare la nudità propria e quella dei compagni, di toccare, manipolare, in una parola esplorare il proprio e l’altrui corpo. Tutto ciò come mezzo didattico per educare alla differenza di genere. Teniamo presente che, in questo contesto,  la differenza di genere consiste nella diversità delle sensazioni vissute da ogni bambino. La diversità sta nelle differenti sensazioni e quindi nei desideri. Le sensazioni non sono diverse perché si è maschi o femmine e si ha una identità psicosessuata differente, ma perché ognuno ha vissuti psicoaffettivi differenti. Da dove vengano e come vengano, sembra che il bambino non lo debba sapere.

Nella scheda vengono usate le formule:  il proprio genere e l’identità di genere, con il significato sopracitato. Noi sappiamo, però, che per i  bambini intuitivamente sesso e genere sono la stessa cosa, cioè “sesso” maschile e femminile e “genere” maschile e femminile, al di là dello stereotipo. L’esperienza quotidiana e la ricerca psicologica hanno confermato finora che il bambino di quest’età,  tra i due anni e mezzo e i tre, sa dire con fermezza a quale sesso/genere appartenga. Ritengo che non ci sia bisogno di citare le molteplici fonti  bibliografiche: sarebbe a demerito dello scrivente e dello stesso lettore e ci troveremmo di fronte a moltissime pagine di bibliografia e solo a pochissime  di contenuto. Quanto finora è stato detto e presentato fa parte del tessuto psicologico e del buon senso della vita. “Il buon senso” va recuperato: ci farà tanto bene e darà un tocco di semplicità alla vita. I bambini  sono la fonte del “buon senso”, se sappiamo rispettarli.

Secondo lo Standard al bambino va data l’idea che  ha un sesso maschile o femminile, ma che in futuro potrebbe scegliere un altro genere: il tutto è condito dall’insegnare al bambino che vi sono diversi tipi di amore e quindi  diverse relazioni e tipi di famiglie. E’ la confusione che gli viene data da un adulto, in un periodo di crescita in cui ha bisogno di sicurezze per la costruzione della propria personalità e  chiede sicurezze circa la propria identità psicosessuata. Già a questa età vi è la decostruzione del concetto di famiglia e l’estensione del concetto di amore. Anzi, al bambini viene detto che è l’amore il fulcro su cui si costruiscono le varie forme di “famiglia”. Dobbiamo dire che l’artificio è ben congegnato.

Ritengo anche che sia troppo presto spiegare al bambino  i ruoli di genere, che hanno creato gli stereotipi e che sono l’interpretazione storico-contingente, proprio di ogni ambiente socioculturale, del modo di interpretare il genere maschile e femminile.  L’uso didattico di giochi, allora, diviene consequenziale del voler spiegare i ruoli di genere. Alcuni giochi: lo scambio dei ruoli, lo scambio dei vestiti, il trucco ai bambini maschi, l’uniformità delle cose da fare, stirare, lavare, fare i mestieri, accudire il gioco del rispetto, ecc., ecc. Ciò che emerge è la diffusione  dell‘identità di genere nelle sue accezioni articolate e adeguate didatticamente alle situazione educative dallo zero ai quattro anni, proprie dell’ideologia del Gender.

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4 Pensieri su &Idquo;“Analisi delle schede dallo 0 ai 4 anni dello Standard-OMS”- dott. Gilberto Gobbi

  1. Grazie professore!
    L’articolo è illuminante…mi domando come dopo tante osservazioni sulle intime relazioni tra madre e figlio e i processi di maturazione della persona, durante la vita intrauterina, non vietino tassativamente l’utero in affitto!!
    La contatteremo presto così potremo organizzare qualche incontro divulgativo….anche i genitori devono andare a scuola!
    Isabella Vespignani

  2. Grazie!! Ha reso chiari i miei pensieri!! E’ scandaloso!! Da vomitare!! Persone che scrivono e propongono certe “pratiche” una volta venivano arrestate. Ora sono osannate!! Mi domando cosa succeda negli orfanotrofi dove si applicano queste Linee guida!! Festa grande tutti i giorni per i pedoflili!! Da vomitare!!!

  3. Occorre lottare per il bene dei bambini, della famiglia e di quanti credono nella vita.
    Ci sono comportamenti che non vanno nominati, ma ci sono anche se li su vuole negare o coprire.
    Se le interessa sul mio blog è già uscito un altro mio intervento su “La scheda dello Standard/OMS dai 4 ai 6 anni”. Prossimamente uscirà “La scheda dai 6 ai 9 anni”.

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