Oltre le fiabe, siamo noi.

di Valentina Peloso Morana

Cari lettori di questo blog

Sintetizzo a seguire la base scientifica del mio pensiero in materia di sviluppo dell’età evolutiva. Ho preparato una Dottrina, che vi presento. E’ solo una piccola parte dei miei studi trentennali sull’Uomo. Quello che affermo in difesa dei bambini, dei ragazzi e della famiglia, trova le sue fondamenta nella parole degli scienziati tra i più grandi al mondo, nelle diverse epoche, nella storia del mondo. Questo di oggi è solo un piccolo anticipo:

                                                           DOTTRINA

La presente dottrina si suddivide in due argomenti: 1) Lo sviluppo psicosessuale e dell’Io nel bambino; 2) Studi sul disegno infantile

LO SVILUPPO PSICOSESSUALE E DELL’IO NEL BAMBINO

Questa sezione si suddivide in Letteratura psicoanalitica e in Psicologia dell’Età Evolutiva.

Letteratura psicoanalitica: Sigmund Freud, Carl Gustav Jung, James Hillman

 Sigmund Freud

“La vita sessuale non ha inizio con la pubertà, ma si instaura con manifestazioni evidenti poco dopo la nascita.

Bisogna distinguere nettamente tra i due concetti di sessuale e genitale. Il primo è più ampio e comprende molte attività che non hanno nulla a che fare con i genitali.

La vita sessuale comprende la funzione di ottenere piacere da determinate zone del corpo; successivamente tale funzione è posta al servizio della procreazione. Spesso queste due funzioni non sono perfettamente coincidenti.” (pag. 579)

(S. Freud, “Compendio di psicoanalisi”, 1938, Opere Volume 11, Edizioni Boringhieri,)

 

“Sembra certo che il neonato porti con sé germi di impulsi sessuali che per un certo periodo continuano a svilupparsi, ma poi subiscono una repressione sempre crescente, la quale può essere a sua volta interrotta da vere e proprie irruzioni dello sviluppo sessuale e può essere ostacolata da qualità individuali. Sulla normalità e periodicità di questa evoluzione oscillante non si conosce nulla di accertato.”

“Inibizioni sessuali: Durante questo periodo di latenza totale o solo parziale, vengono costruite quelle potenze psichiche che più tardi si presentano come ostacoli alla pulsione sessuale e, quasi argini, ne costringeranno entro certi limiti la direzione.

Nel bambino civile si ha l’impressione che la costruzione di questi argini sia opera dell’educazione, e certamente l’educazione vi contribuisce molto. In realtà questo sviluppo è condizionato organicamente, fissato ereditariamente, e può talvolta verificarsi senza alcun aiuto dell’educazione. L’educazione rimane in tutto e per tutto nella sfera che le è propria se si limita a favorire ciò che è organicamente predeterminato e a dargli un’impronta un po’ più netta e profonda”. (pag. 487; 488)

(S. Freud, “Tre saggi sulla teoria sessuale”, 1905, Opere Volume IV, Boringhieri Editore,)

                                        

 Carl Gustav Jung

Una delle più importanti acquisizioni della psicologia analitica è senza dubbio il riconoscimento della struttura biologica della psiche”. (pag.50)

 

“La coscienza, si forma progressivamente e non nasce già bell’e pronta. (…).

Nel periodo che intercorre tra la nascita e il termine della fase della pubertà psichica (…) ha luogo il massimo sviluppo della coscienza. Tale sviluppo crea relazioni stabili tra l’Io e i processi psichici fino ad allora inconsci, e perciò li separa dall’inconscio. In questo modo la coscienza emerge dall’inconscio come una nuova isola dal mare. Questo processo noi lo favoriamo con l’educazione e la formazione scolastica dei bambini”. (pag.51)

 

“Nei primi anni di vita dapprima non si riscontra quasi alcun barlume di coscienza, sebbene sia evidente già molto presto l’esistenza di processi psichici”. (pag.51)

 

“Solo quando il bambino comincia a dire “io”, inizia una continuità di coscienza percettibile, per il momento tuttavia ancora soggetta a frequenti interruzioni, durante le quali spesso intervengono ancora periodi di inconsapevolezza.”

“Questo cambiamento avviene normalmente tra il terzo e il quinto anno di vita, ma può aver luogo anche prima.” (pag.51)

 

“Nei primi anni di vita del bambino si vede molto chiaramente come la coscienza prende forma attraverso la graduale integrazione di frammenti. Questo processo in realtà continua per tutta la vita. (pag.51)

“Nei suoi primi anni di vita esso vive in uno stato di “participation mystique” con i suoi genitori”. (pag. 54)

 

“Anche il metodo più perfetto non significa nulla se la persona che lo pratica non gli è superiore in virtù del valore della sua personalità. Sarebbe diverso se a scuola si trattasse solo di trasmettere meccanicamente ai bambini la materia di insegnamento. Ma questo è, a dir tanto, metà del significato della scuola. L’altra metà è la vera educazione psicologica, che è trasmessa dalla personalità dell’insegnante. Il compito di questa educazione è di introdurre il bambino nel più vasto mondo esterno, integrando così l’educazione dei genitori.” (pag.55)

(C.G. Jung, “Lo sviluppo della personalità”, Opere, Volume 17, Paolo Boringhieri Editore)

 James Hillman

“Ci sono più cose nella vita di ogni uomo di quante ne ammettano le nostre teorie su di essa. Tutti, presto o tardi, abbiamo avuto la sensazione che qualcosa ci chiamasse a percorrere una certa strada. Alcuni di noi questo “qualcosa” lo ricordano come un momento preciso dell’infanzia, quando un bisogno pressante e improvviso, una fascinazione, un curioso insieme di circostanze, ci ha colpiti con la forza di un’annunciazione: Ecco quello che devo fare, ecco quello che devo avere. Ecco chi sono.

Questo libro ha per argomento quell’annuncio.

O forse la chiamata non è stata così vivida, così netta, ma più simile a piccole spinte verso un determinato approdo, mentre ci lasciavamo galleggiare nella corrente pensando ad altro. Retrospettivamente, sentiamo che era la mano del destino.

Questo libro ha per argomento quel senso di destino.” (pag, 17)

 

“Questo libro, insomma, ha per argomento la vocazione, il destino, il carattere, l’immagine innata: le cose che, insieme, sostanziano la “teoria della ghianda”, l’idea, cioè, che ciascuna persona sia portatrice di un’unicità che chiede di essere vissuta e che è già presente prima di poter essere vissuta.(pag. 21)

 

“L’immagine è presente tutta in una volta. Quando guardiamo una faccia di fronte a noi, o una scena fuori dalla finestra o un quadro alla parete, noi vediamo un tutto, una Gestalt. Tutte le parti si presentano simultaneamente. Non c’è un pezzo che ne causa un altro o che lo precede nel tempo. Non ha importanza se il pittore ha inserito le macchie rosse per ultime o per prime, le striature grigie dopo un ripensamento o come struttura iniziale, o se magari esse sono segni residui di un’immagine precedente rimasti sulla tela: ciò che vediamo è esattamente ciò che c’è da vedere, tutto in una volta. E così anche per la faccia che ci sta di fronte: carnagione e lineamenti formano un’unica espressione, un’immagine sola, data tutta insieme. Lo stesso vale per l’immagine dentro la ghianda. Noi nasciamo con un carattere; che è dato; che è un dono, come nella fiaba, delle fate madrine al momento della nascita.” (pag. 22)

 

“La teoria della ghianda dice (e ne porterò le prove) che io e voi e chiunque altro siamo venuti al mondo con un’immagine che ci definisce. L’individualità risiede in una causa formale, per usare il vecchio linguaggio filosofico risalente ad Aristotele. Ovvero, nel linguaggio di Platone e di Plotino, ciascuno di noi incarna l’idea di se stesso. E questa forma, questa idea, queste immagini non tollerano eccessive divagazioni.” (pag. 27)

 

“Di tutti i peccati della psicologia, il più mortale è la sua indifferenza per la bellezza. Una vita, in fondo è una cosa bella. Ma, leggendo i libri di psicologia, non lo si immaginerebbe mai.

Come peccato “mortale” della psicologia, intendo il peccato del mortificare, quel senso di morte che ci prende nel leggere la psicologia degli addetti ai lavori, nell’udirne la lingua, la voce monotona, nel vedere la ponderosità dei suoi testi, la pretenziosità seriosa, i pomposi annunci di nuove “scoperte” che più banali non si può, i placebo tranquillanti del fai-da-te psicologico, le sue scenografie, le sue mode, le sue riunioni di Facoltà e i suoi studi e ambulatori, quelle acque stagnanti dove l’anima si reca per farsi curare, ultimo rifugio di una cultura abburattata, che sforna panini bianchi stantii e senza crosta, muro di gomma contro cui rimbalza la speranza.

Trascurare la bellezza è trascurare la Dea, che allora è costretta a reintrodursi di soppiatto nelle Facoltà come molestie sessuali, nei laboratori come ricerche sul comportamento sessuale e di genere, negli studi e negli ambulatori come appuntamenti seduttivi. E intanto, la psicologia senza bellezza diventa vittima delle sue stesse censure cognitive, ogni passione spenta nello sgomitare per la pubblicazione e per la cattedra.” (pag.  56, 57)

(James Hillman, “Il codice dell’anima”, Biblioteca Adelphi Edizioni, 2000)

Psicologia dell’Età Evolutiva: Lev Semenovic Vygotskij; Jean Piaget; Henri Wallon

Lev Semenovic Vygotskij

“Era sua opinione che la psicologia evolutiva o, come egli scrisse espressamente, la psicologia infantile, e quella adolescenziale, non avessero compreso il processo dello sviluppo psichico del bambino o dell’adolescente perché tendevano a considerare questo come un processo semplice e non come un evento complesso. Per chiarire la natura complessa di questo processo di sviluppo, l’A. osserva che lo sviluppo del bambino è risultato dell’intreccio di due diversi processi di sviluppo psichico, da un lato quello fondato dai processi dell’evoluzione biologica della specie, dall’altro quello dello sviluppo culturale. Vygotskij afferma chiaramente, nel sostenere questo, che si tratta di due processi che, nell’ontogenesi, nel corso dello sviluppo individuale, costituiscono realmente un processo unitario e, per l’appunto, complesso. (pag. 534)

(Prof. M. Serena Veggetti, Università “La Sapienza” di Roma, in “Trattato enciclopedico di psicologia dell’età evolutiva”, Piccin Editore, 1999).

Jean Piaget

“Nel tracciare la genesi e l’evoluzione dell’intelligenza nei primi due anni di vita, Piaget si è ispirato a un modello biologico”. (pag. 52)

 

“Le espressioni verbali che il bambino usa tra i 2 e i 4 anni per designare oggetti o insiemi di oggetti non corrispondono ancora a dei veri concetti: Piaget le chiama “pre-concetti”, perché pur approssimandosi ai concetti, mancano ancora di alcune proprietà logiche essenziali.” (pag. 69)

 

“Secondo Piaget il concetto, in senso proprio, corrisponde alla nozione logica di “classe” (o “insieme), nozione caratterizzata dai due aspetti correlativi della “comprensione” e della “estensione”. La prima indica l’insieme delle qualità comuni agli individui appartenenti alla classe e alle differenze specifiche che li distinguono dai membri di altre classi. La seconda indica semplicemente l’insieme dei membri di una classe definita dalla comprensione. Il concetto di “gatto”, ad es, si riferisce a una determinata classe di animali, definita dalle qualità che li distinguono dagli animali appartenenti ad altre classi. Ogni classe, poi, fa parte di una struttura classificatoria, per cui può essere inclusa in classi più generali, di maggior estensione, e contenere, a sua volta, sottoclassi particolari di estensione minore. Così la classe “gatto” è inclusa, come sottoclasse, in classi più generali (“felidi”, “mammiferi”, “vertebrati”, etc)”. (pag. 69)

(Prof. Alberto Ranzi e Prof. Aldo Stanzani, Università di Bologna, in “Trattato Enciclopedico di Psicologia dell’Età Evolutiva”, Volume I- Tomo III, Piccin Editore, 1995)

 

“In questo caso, ci si occupa dei processi del pensiero, ma, in modo particolare, si cerca di capire come essi si sviluppano nel tempo, identificandone le fasi di sviluppo.” (pag. 161)

Piaget ha notato che, bambini della stessa età, commettono i medesimi errori.

Egli, da queste osservazioni, trae due conclusioni importanti:

  1. Che per comprendere il pensiero dei bambini, si deve prestare attenzione non alle risposte che essi danno, ma a come arrivano a dare quelle risposte;
  2. Che i bambini di età diverse seguono modalità diverse per trovare la soluzione ai problemi.” (pag. 161)

 

“Da 2 a 7 anni, stadio pre-operatorio, in questo periodo il pensiero del bambino è egocentrico (il bambino vede tutto dalla sua prospettiva e non è capace di comprendere che possono esservene altre):

 

  • Mette a fuoco una cosa alla volta (si fissa solo su un particolare alla volta, senza riuscire a prendere in considerazione altri fattori);
  • Il pensiero è irreversibile (non è in grado di capire che le cose possono essere fatte e poi disfatte, e fatte nuovamente);
  • Ha un ragionamento primitivo (se il bambino vede accadere contemporaneamente due cose, presume che l’una sia la causa dell’altra, anche se non sempre è così)”. (pag. 162)

(N. Natoli, Leda De Santis, Sabina Giannini, “Lezioni di Pedagogia”, Piccin Editore, 2006)

 

   Henri Wallon

“L’uomo è un essere biologico, è un essere sociale ed è una sola identica persona”. Questa unità dell’individuo si costruisce nel corso di un’evoluzione in cui si succedono fasi di alternanza anaboliche (in cui l’energia viene accumulata) e cataboliche (in cui l’energia viene spesa), e tappe o stadi che costituiscono altrettanti progressi successivi nello sviluppo mentale. Ciascuna di queste tappe presenta una grande coerenza sia nella struttura interna, sia nei suoi rapporti con la struttura evolutiva dell’individuo ed il compito dello psicologo è quello di “scoprire sempre l’unità dei rapporti all’interno di ciascuna tappa malgrado la complessità crescente.

In tale prospettiva non sono mai disgiunti nell’indagine di Wallon i fattori biologici e neurofisiologici, nelle dimensioni genetiche, evolutive e funzionali, quelle ambientali-sociali e la storia personale dell’individuo”. (pag. 509)

 

“(…) A tale processo di identificazione contribuisce anche il linguaggio. Le prime domande dei bambini riguardano il nome degli oggetti e il luogo dove si trovano, due coordinate primarie che gli permettono di constatarne l’esistenza e la natura. Il nome aiuta il bambino a separare l’oggetto dall’insieme percettivo in cui è immerso perché possa sopravvivere all’impressione presente ed essere collegato ad oggetti simili”. (pag. 510)

 

“Infatti per Wallon l’intelligenza proviene da due sorgenti: la prima è la sensorio- motricità e l’intuizione prima delle situazioni vissute, la seconda è il linguaggio: il pensiero è “un’attività che parla a se stessa”. (pag. 513)

“Le funzioni attraverso cui si definisce il pensiero sono “il descrivere, definire, classificare, spiegare, e i mezzi adeguati per giungervi sono essenzialmente le immagini e i concetti”. (pag. 513)

(Prof. Giuseppe Mucciarelli, Prof. Mario Rizzardi, Università di Bologna, Università di Urbino, in “Trattato enciclopedico di psicologia dell’età evolutiva”, Piccin Editore, 1999).

                                                  

 STUDI SUL DISEGNO INFANTILE 

Autori: Henry Aubin, Karen Machover, Louis Corman

 Henry Aubin

Il controllo occhio-mano permette un continuo progresso da 3 a 7 anni (età degli interessi soggettivi concreti) e serve dapprima per il caso (“realismo fortuito”); il bambino trasmette ora un documento comunicabile che perfeziona in modo da esprimere ciò che sa “(realismo intellettuale” di Luquet) ma non ciò che si può veramente percepire. Il bambino si ispira a un modello interno: da ciò questi “bonshommes”, queste case rappresentate come se fossero trasparenti; le gambe sono disegnate attraverso i pantaloni, i mobili sono visibili attraverso i muri, etc…(pag. 3)

Tutto ciò è caratteristico di questa età e si può ritrovare più tardi in stati patologici” (pag. 4)

 

“Il disegno libero costituisce nel bambino fino alla soglia dell’adolescenza, un linguaggio spontaneo” di un’estrema ricchezza e che si comincia appena a saper utilizzare”. (pag. 14)

 

“La testa” rappresenta il centro dell’io, del potere intellettuale, del dominio sociale, del controllo degli impulsi.” (…) (pag. 52)

“Le orecchie” sono fatte per intendere e per sapere. I paranoici e gli allucinati le sottolineano dunque, allo stesso modo dei sordi e dei bambini avidi di sapere.” (pag. 53)

 

“Il naso” è un equivalente fallico ben conosciuto che diventa il pretesto di deformazione al momento dei diversi problemi sessuali.” (pag. 53)

 

“Le mani e le braccia” che, fin dalla prima infanzia, permettono l’esplorazione del mondo ambientale, schematizzano lo sviluppo dell’Io e l’adattamento sociale.

Le mani sono spesso omesse o vagamente disegnate, quando il soggetto è privo di fiducia nei contatti sociali; esse sono vigorosamente ombreggiate nei casi di senso di colpa (sessuale soprattutto), ma questa può ugualmente esprimersi con le mani situate nelle tasche (soprattutto nei delinquenti), o dietro la schiena”. (pag. 53)

(Henry Aubin, “Il disegno del bambino disadattato”, Piccin Editore, 1985)

  Karen Machover

In termini generali il disegno di una persona rappresenta l’espressione di sé, o del corpo, nell’ambiente”. (pag. 21)

L’immagine del corpo, in termini più ampi, l’immagine di sé, tende a svilupparsi lentamente, essa è plastica e sensibile al trauma, alle malattie, alle regressioni emozionali e alle cure” (pag. 22)

 

“L’immagine del corpo può essere alterata non soltanto da menomazioni, ma anche dal tatuaggio, dai cosmetici, dal vestiario. Nel fenomeno di depersonalizzazione, l’immagine del corpo diviene confusa con l’ambiente”. (pag. 22)

(Karen Machover, “Il disegno della figura umana”, Organizzazioni Speciali Editore, 1985)

                             

 Louis Corman

“La nozione che il fanciullo ha del suo “schema corporeo” determina quindi a ciascuna età il suo modo di raffigurare l’omino. (…) Ora, questa visione interna del proprio corpo non si costruisce che poco a poco, col progredire dell’età. Ne risulta che il grado di perfezione del disegno esprime la maturità del soggetto e può essere un indice del suo grado di sviluppo”. (pag. 37)

“Nello stadio edipico, l’abbiamo già visto, il fanciullo si trova in situazione triangolare con il padre e la madre, essendo i due genitori concepiti con un ruolo distinto e raffigurati come tali nel disegno della famiglia. (…) Ma ciò non vuol dire che in lui si sia stabilita la fase edipica, né soprattutto che l’abbia superata, cioè che abbia raggiunto un livello sufficiente nella maturazione dell’Io e un livello sufficiente nelle relazioni oggettuali.

Tale immaturità si esprime nel disegno con “l’indifferenziazione dei sessi”: notiamo infatti, nei nostri 1200 casi, che la differenziazione aumenta con l’età. A sei e sette anni la notiamo solo nel 50 percento dei disegni.” (pag. 132)

 

“I diversi elementi della situazione edipica, vale a dire l’attrazione amorosa verso il genitore del sesso opposto, la rivalità aggressiva per il genitore del medesimo sesso, l’identificazione con quest’ultimo, si ritrovano espressi, come abbiamo visto, nel disegno della famiglia, ed è molto possibile, con un’analisi attenta del disegno, valutare la natura e l’intensità del conflitto.” (pag. 134)

 

“Nelle situazioni psicologiche normali tutti i fanciulli tendono a identificarsi con una persona del proprio sesso, affermando in tal modo la virilità o la femminilità”. (pag. 135)

(Louis Corman, “Il disegno della famiglia: Test per bambini, Boringhieri Editore, 1981)

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