Non sarà l’uguaglianza a renderci unici.

di Francesco Toesca

La questione della teoria del genere (con buona pace di chi nega la sua esistenza e contemporaneamente ne perora la giustezza inserendola in programmi educativi, come ben evidenziato da questo articolo e come mai prima d’ora accaduto, adottando pratiche educative tout court senza prima accettare un dibattito critico ampio ed esaustivo) aumenta di giorno in giorno la sua importanza. Lontano dall’essere una pura questione astratta sta ormai invadendo – ponendosi come inattaccabile – il discorso pubblico, intellettuale e mediatico della nostra società. Basterebbe questa massiccia invasione in ogni tema sociale e la conseguente applicazione nella pratica formativa e pedagogica a sancirla come reale. Tanto basta difatti, almeno a me, per discuterne.
Temo, purtroppo, che siamo solo all’inizio della consapevolezza di quanto questa ideologia (che, sia chiaro, critico in toto) abbia a che fare con una infinità di dimensioni esistenziali e di quanto prepotentemente si proponga di influenzare la nostra esistenza. Impossibile pretendere dunque che tutte le voci critiche corrispondano, vista l’ampiezza del tema, come impossibile pare anche il poter tenere il dibattito al riparo da possibili utilizzi a loro volta strumentali.
Nel proporre questo articolo, difatti, concordo con l’assunto generale che si tenda a cancellare la dignità dei generi, volendoli nascostamente annullare con la scusa di volerli rendere liquidi; ciò, a nostro parere, non ha a che vedere con gli stereotipi quanto piuttosto neutralizzare la forza dell’essere identificabili ed identificarsi in sé stessi, di riconoscersi tra simili. Gli stereotipi sono solo uno specchietto per allodole, giacché si può benissimo convivere in consonanza senza negare le differenze. Tale annichilimento dei generi è funzionale al potere, quanto la forza della dicotomia maschio femmina è una minaccia al controllo della persona. È difatti in discussione oggi SE sia giusto essere maschi e femmine. Sotto questa luce, ciò che non condivido dell’articolo è che ancora una volta si tenti una lettura oppressi/oppressori tra i generi e si tiri in ballo il supposto maschilismo patriarcale della nostra società, a mio avviso tutto da discutere, ed usato come carta vincente di consolidato sapore retorico.
Se l’identità femminile viene svilita, non è certo dall’uomo ma da una ideologia che annulla anche quella maschile. Che senso ha combattere tra di noi se siamo minacciati entrambi all’estinzione in quanto identitari?
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