Il “Casalingo” incontra la manager alla corte del Miniver

Cari lettori di questo blog, questo è il terzo blocco di studio delle memory card de “il gioco del rispetto” pubblicato il 10 aprile 2015 su Vita Nuova Trieste:

di Valentina Morana

Terzo blocco: le figurine neutro. Compare il genere neutro, proposto a bambini di scuola dell’infanzia. Anche qui ho scelto due esempi.

Primo esempio:  neutro

 

                                                                  PILOTA

pilota il gioco del rispetto

 

Come fa un bambino così piccolo a distinguere i due personaggi? L’impronta è identica, tranne i capelli. Ma i capelli lunghi non sono indice di femminilità o di essere donna, perché li portano anche tanti uomini. Inoltre qui addirittura gli occhi si intravedono appena. L’immagine è neutra, così come è neutro il sesso. Non appare alcun elemento fisico femminile a distinguere la differenza tra maschio e femmina. Ma forse le autrici, intendono stimolare i bambini al gioco  “aggiungi quello che manca” con queste immagini e un kit appropriato. Questo avrebbe un senso, altrimenti sarebbe solo caos.

In linea di massima, un bambino di età da scuola dell’infanzia, non sa leggere. Dunque la parola “Pilota” è per gli educatori, che devono spiegare ai bambini il suo significato. Nelle figurine manca l’articolo determinativoLa” e l’articolo determinativoIl” associato alla parola. Dunque anche nella parola associata alla figura, manca qualsiasi elemento che contraddistingua la differenza tra maschio e femmina.

Non è chiaro dal punto di vista educativo né di sviluppo cognitivo, il senso di queste due immagini: nel mondo reale le divise si distinguono per sesso e dunque per modelli, e le donne e gli uomini, sono assolutamente identificabili. E come si scriveva, i bambini per crescere in modo equilibrato, hanno necessità di conoscere e comprendere la realtà che li circonda.

Secondo esempio: neutro

                                                            MANAGER

manager

Sulla scia dell’esempio precedente, troviamo la stessa parola per due figurine, senza articolo determinativo. Una parola straniera, perciò diversa. E in effetti in queste due figurine, troviamo una assoluta novità rispetto a tutte le altre figurine, che compongono il blocco delle memory card. Mentre in tutte le altre figurine del memory card, l’abbigliamento è identico per la stessa professione, che deve essere identificata tramite oggetti associati, mentre il genere rimane sullo sfondo, (come descritto nelle Linee Guida de “Il gioco del rispetto”, pag.21), qui compaiono invece elementi identificativi. Il maschio ha la cravatta e la femmina ha la collana. Sono le uniche due professioni che vengono rappresentate in modo leggermente diverso.

La cravatta associata alla valigetta, indica il capo, il dirigente, colui che è in cima alla piramide e che decide. Per esempio in alcuni luoghi è obbligatoria la cravatta, che per questo è indice di potere ed è un segno del maschile. Gli uomini che in questi luoghi non la portano, sono trasgressivi, perché la trasgressione è rottura della regola. Ci sono uomini manager che la cravatta non la portano e usano maglioncini.

Dopo una serie di figurine femminili fotocopia, prive totalmente di qualsiasi rotondità e armonia presente nel corpo femminile umano, troviamo la collana associata alla valigetta, che indicano, un personaggio che si stacca dalla massa, perché ha un elemento che le altre non hanno. I due elementi della collana e della valigetta, sono nella realtà oggettiva, molto presenti come accessori di manager femmine, come anche di femmine che svolgono determinate professioni e ricoprono ruoli di potere. In questa immagine si rappresenta una “donna tipo” da presentare ai bambini come obiettivo finale di carriera. Dunque qui si introduce uno stereotipo.

In queste due immagini, la parola è neutra, il corpo si contraddistingue invece in maschio e femmina. In questo unico caso. Dunque le immagini di questo esempio, danno ai bambini una proiezione marcata di questo mestiere, che perciò diventa discriminante rispetto agli altri mestieri. In questa immagine non c’è la parità di genere, perché le immagini delle due figurine, sono pari ma non sono uguali, pur essendo entrambe manager.

Annunci

“Il gioco della spada a molti non aggrada”

Considerazioni sul concetto di rispetto

Di Giuseppe Petrozzi

 

La cronaca recente ha riportato il caso di una scuola per l’ infanzia di Trieste, dove è stato tentato di introdurre un programma educativo, che avrebbe lo scopo di alterare la percezione che i bimbi si vanno costruendo della differenza sessuale, al fine di prevenire la presunta tendenza aggressiva dei maschi verso le femmine e così, in attuazione della Convenzione di Istanbul, addivenire ad una riduzione o, sperabilmente, all’annullamento del cosiddetto femminicidio. Non entrerò nel merito di questa nuova fattispecie criminale: c’è già abbastanza letteratura che la pone ad ente metafisico o ne svela la funzionalità come forma di surrettizio finanziamento pubblico ai partiti. Mi soffermerò invece su un aspetto vitale.
Il programma educativo di cui sopra ha nome “gioco del rispetto”. Dove per rispetto si arguisce che le autrici intendono una forma di reverenza, sottomissione, ablazione di una parte di sé che i maschi dovrebbero compiere al cospetto delle femmine. Il ragionamento, tradotto dallo psicopedagogese è questo: se un bambino dai tre ai sei anni lo faccio vestire di rosa, gli sostituisco i moduli Lego e le pistole con la Barbie e contemporaneamente una bambina la vesto di azzurro, le sostituisco le bambole con una chiave a stella, poi quando saranno grandi il maschio si prenderà cura dei bambini, pulirà casa e, avendo acquisito le doti di accoglienza ed empatia, non ammazzerà la moglie (quando questa gli comunicherà che lo lascia e lo butta fuori di casa, tenendosi i figli e gli assegni); mentre la femmina, avendo acquisito nell’infanzia dimestichezza con la meccanica, potrà fare la ingegnera su una piattaforma petrolifera nel mare del nord, senza lo scrupolo dell’allattamento, ed inoltre saprà usare la chiave a stella anche in altro modo.
Il programma prende dunque le mosse dal presupposto assiomatico che la violenza è maschile. Non che la violenza sia connaturata, per carità, altrimenti il programma si invaliderebbe da sé in partenza. Essendo la propensione alla violenza acquisita dai bimbi maschi fin dalla più tenera età, essa va abolita insegnando il rispetto. Ed eccoci al punto. Che cos’è il rispetto?

I linguisti avranno senz’altro le loro buone ragioni a riportare l’etimo di rispetto a respicěre e indicarne il senso primitivo in re – specěre , guardare indietro, volgersi, guardare intorno. Tuttavia quel guardare indietro – come l’Angelus Novus di Klee – mentre si ha qualcuno davanti suscita qualche perplessità, a meno di non dare a quel guardare uno spazio più ampio: guardare e guardarsi intorno.

Rispetto è lo spazio fisico di sicurezza. Distanza di rispetto è quella prescritta nel codice della strada. Area di rispetto è quella recintata ed invalicabile ai non addetti ai lavori, che protegge le fonti di acqua pubbliche, gli impianti idroelettrici, le centrali nucleari, gli aeroporti, le postazioni militari, i centri di telecomunicazioni. Tutte aree interdette a salvaguardia della comunità.

Analogamente i limiti nei campi agricoli, che segnano l’attribuzione proprietaria, sono lì ad impedire lo sconfinamento, per carità anche involontario, a tutela di entrambe le parti confinanti. Alle sanguinose faide l’umanità ha preferito l’istituzione di quei segnali di rispetto, cioè il nomos, la sostanza della giuridicità, atto costitutivo di ordinamento e localizzazione che struttura l’esistenza storica e la convivenza umana nei tre momenti NehmenTeilenWeiden (C. Schmitt).

Guai a confondere ciò che è distinto ed è fondamento della possibilità stessa di riproduzione della vita, guai a voler confondere quei confini.
Rispetto è anche la distanza di tre metri, quando è possibile, che due persone, che non si riconoscano preventivamente come amiche, sono tenute ad osservare quando vengono a confronto. Perché tre metri? Perché tradizionalmente è la distanza minima che permette ad un convenuto di estrarre a sua volta la spada qualora l’altro inavvertitamente sguaini la sua ed inizi l’attacco. Ciò fra gentiluomini che mai attaccherebbero alle spalle, nel qual caso non c’è distanza di rispetto che valga. Oggi i gentiluomini non vanno più con lo spadino alla cintura e nemmeno portano più il bastone da passeggio che ne era il sostituto simbolico. Per cui taluni possono essere portati a travisarne il senso.

Rispetto è quello per cui il subordinato, in un rapporto gerarchico, dà del “Lei” (o in taluni casi del “Voi”) al superiore, mentre questi dal del “tu” al subordinato. Questo è un caso di rispetto asimmetrico e voglio supporre che non sia questo lo scopo del “gioco del rispetto”.

Rispetto simmetrico è invece quello per cui ci si dà del “Lei” per preservare lo spazio reciproco della propria e altrui intimità, spazio linguistico e comportamentale che evita l’affettuosità molesta e lo scadere, in caso di disaccordo, nelle volgari ingiurie ed ha la stessa funzione dei tre metri di distanza fra gli antichi portatori di spada.
Dunque il rispetto sta nel guardarsi davanti, entrambi, e quella distanza assicura entrambi, perché non c’è un aggressore a priori. Il rispetto è allora una misura a favore di entrambi. Il rispetto è reciproco e non può non esserlo.

 

 

Alla ricerca del kit perduto (ma ritrovato)

Di Valentina Morana

Cari lettori e cittadini, molti genitori mi hanno chiesto aiuto in merito al Gioco del rispetto. Una coppia di genitori mi ha contattato perchè in difficoltà di fronte al figlio, che frequenta una scuola dell’infanzia a Trieste, dove viene applicato il kit. Il bambino a casa ha detto al papà: “Meno male che il letto è grande così ci possono stare due papà”. Uno non è una regola, ma è l’inizio di un problema e comunque, questo è un chiaro indizio che i bambini, in relazione all’età che hanno, decodificano le informazioni in modo diverso dagli adulti. A casa del bambino ci sono un papà e una mamma, non c’è posto per un secondo papà, nè ci sarà. Il bambino si trova quindi tra ciò che gli insegnano i genitori, e ciò che viene appreso (si fa per dire) a scuola. Questo genera caos in un bambino in formazione, che deve decodificare ciò che non conosce.

C’è anche il problema delle educatrici e dei coordinatori che non condividono affatto questo progetto, ma che non possono dirlo pubblicamente, perchè facenti parte di un’amministrazione comunale che invece lo “propone/impone”. Bisogna tenerne conto, perchè la loro è la posizione più scomoda di tutte: si trovano in mezzo a due fronti, devono giustamente rispettare le regole del comune e solo all’interno dell’amministrazione protestano e pongono dubbi. Ma la gente non lo sa. Chiedo dunque ai genitori dei bambini di Trieste, di tenerne conto.

Nota. nel video qui sotto, non sono state registrate le ultime due frasi. Le scrivo qui: 

” LA DOMANDA CHE MI PONGO E’: COSA INTENDONO PER PROTEZIONE DEI “MINORI”?     ALLA PROSSIMA!”

Anche “Civiltà Islamica” contesta “Il gioco del rispetto”

Cari lettori e cittadini, pubblichiamo un articolo su “Il gioco del rispetto” uscito sul blog http://www.civiltaislamica.it

E LA BIMBA SI VESTI’ DA MASCHIETTO

Ma non era un gioco…

La figlia dei due attori americani Angelina Jolie e Brad Pitt, Shiloh, di 8 anni, con vestiti maschili.

LA BIMBA CHE VUOL ESSER BIMBO – Due attori statunitensi hanno recentemente fatto clamore, presentandosi ad una premiazione accompagnati dalla figlia Shiloh, di otto anni, in abito da maschietto. Essi hanno giustificato la cosa dicendo che il tutto corrispondeva a un desiderio espresso dalla bambina fin da piccola, cioè quello di voler essere un maschio. In verità, è evidente come questa esibizione pubblica, cui non sono stati certo obbligati, non sia stata affatto casuale: costoro volevano dare pubblicità e sostegno al diffondersi della dottrina cosiddetta gender o transgender, che propaganda la sostanziale sovrapponibilità dei sessi: i sessi sarebbero un’identità non connaturata all’uomo e alla donna, ma costruita dalla società, e dunque sostituibile a piacimento.

LA DOTTRINA ISLAMICA – Come abbiamo già accennato nel nostro articolo “UNISEX – La guerra dei seguaci di Satana per cancellare i sessi” (che potrete leggere nella sezione “Costume e Società” di questo sito), l’insegnamento islàmico a proposito è molto chiaro ed inequivocabile: esso afferma, da un lato, che l’uomo e la donna sono diversi (creati diversi da IDDIO), necessari l’uno all’altra e complementari, e che sulla unione di uomo e donna poggia la base della società, che è la famiglia; dall’altro lato, non sono contemplate altre sessualità, nè diverse tipologie di famiglia.

TRAVESTIMENTO VIETATO – Sulla base di questo insegnamento è vietato, nell’Islàm, il travestirsi da uomo, per una donna, e viceversa. I musulmani, dunque, sanno cosa fare: seguire la Parola d’IDDIO, e gli insegnamenti del Profeta Muhammad (che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria), come questo:

ALLAH ha maledetto
gli uomini che si travestono da donne,
e le donne che si travestono da uomini”
(o come disse).

E’ questa una delle maniere (molto semplice, chiara e drastica come tutti gli insegnamenti islàmici, che portano in sè la nettezza e la profondità dell’operazione chirurgica, sempre delimitata e diretta a uno scopo precipuo), per far sì che i musulmani conservino e coltivino fin dai piccoli le distinzioni fra i due sessi. Vi è, implicita, la consapevolezza dell’importanza della conservazione di tale netta distinzione ai fini della costruzione di una società solida fin dalle fondamenta. E’ noto che gli opposti si attraggono, e l’attrazione fra i due sessi, più è forte, più fa forte la famiglia, e, di conseguenza, una famiglia più forte rende più coesa la società.

I NEMICI DI OGNI SOCIETA’ – Ma i nemici di ogni società, che vogliono dominare il mondo per schiavizzarlo, e schiavizzarlo per meglio dominarlo, hanno ben compreso che la prima cosa da fare, per raggiungere il loro scopo satanico, è favorire una disgregazione degli aggregati umani, per ridurli a insiemi indifferenziati di individui estranei l’uno all’altro, che in quanto tali sono del tutto indifesi, e ai quali si può imporre di tutto. La famiglia composta da uomo e donna va dunque a tal fine distrutta, e l’ultimo dei mezzi che questi signori utilizzano è la propaganda della cosiddetta ideologia gender, che propugna l’identità e la scambiabilità totali tra sesso maschile e femminile, e il terreno privilegiato per diffondere questa pseudo-scienza sono le scuole, specialmente la scuola d’infanzia. Vogliono scardinare il cervello dei nostri bambini/bambine.

IL GIOCO DEL RISPETTO – Hanno cominciato a circolare, nelle scuole italiane, i primi insegnamenti di questo tipo. A Trieste, nei giorni scorsi, in 45 scuole, è stato proposto unkit (avete capito bene, è proprio un kit: un “pacchetto” che contiene la teoria esplicativa, gli intendimenti pseudo-didattici, le istruzioni, le schede, esempi di giochi, ecc.) chiamato “Il gioco del rispetto“. Nell’atto pratico, esso comprende anche i travestimenti dei bambini in bambine, e viceversa. Il fatto è stato reso noto da molti quotidiani, sia cartacei sia on-line.

L'ingresso della scuola materna Cuccioli, a Trieste.

Noi abbiamo tratto le notizie che vi riportiamo da un articolo pubblicato sul quotidiano Il Giornale del 10/03/2015 (“La follia dei giochi gender – bimbi travestiti da bimbe”). Nelle scuola materna Cuccioli, a Trieste, l’iniziativa succitata ha suscitato molte proteste, specialmente da parte di alcuni genitori. Spiega allo stesso quotidiano uno di questi, Amedeo Rossetti: “Ho letto i testi di questo gioco del rispetto, come viene chiamato, e sono aberranti. Negano che ci siano discorsi sull’ideologia gender, però fanno travestire i maschietti da femmine e viceversa e poifilmano brevi interviste per farli dire come si sentono”. Altro che giochetto innocente! Filmano e registrano i bambini, evidentemente per studiarne le reazioni, e perfezionare poi il prossimo gioco! Questo cosiddetto gioco del rispetto, pur non facendo parte del Piano formativo ufficiale, è stato anche presentato ufficialmente all’attuale ministro dell’Istruzione, Stefania Giannini. Come continua lo stesso Rossetti, questo cosiddetto gioco del rispetto“…viene presentato con finta trasparenza ai genitori, mediante generici avvisi affissi nelle bacheche, che introducono il tutto parlando di sensibilizzazione contro la violenza sulle donne (sic!), come se un bambino di 4 o 5 anni potesse essere un mostro, picchiatore o stupratore”.

Ecco il manifestino di un evento organizzato dal Centro Studi sul Genere e l’Educazione (CSGE) dell’Università di Bologna. Il titolo non potrebbe essere più chiaro: “Fare e disfare il genere. Percorsi formativi e buone pratiche nella scuola”. Le differenze tra i sessi, in quanto chiare e profonde, e soprattutto immodificabili così come stabilite dal Sommo Creatore, devono diventare delle semplici opzioni, modificabili a capriccio. Che si possono, appunto, fare e disfare. In questo evento è stato presentato il progetto “Pari o dispari? Il gioco del rispetto” di cui parliamo in quest’articolo. Come si vede, non è un gioco occasionalmente inventato da qualche singola maestrina che vuole divertire i bambini. Trattasi invece di progetto ideato su scala mondiale, e che ha le sue centrali di applicazione anche in Italia. Una di queste è il CSGE.

I BAMBINI DEVONO… RIORGANIZZARE I LORO PENSIERI – Ovviamente, non tutti gli insegnanti coinvolti sono a conoscenza dei piani planetari che si nascondono dietro a tali giochini apparentemente innocenti. La maggioranza di essi, nell’applicarli, sono probabilmente in buona fede. Tuttavia, gli scopi di tale gioco non sono poi neanche tanto nascosti, a guardar bene.

"Muratore e muratrice: d'altronde, il mondo è pieno di muratrici!".

Si legge infatti, tra l’altro, nell’opuscolo informativo, che esso servirebbe “a verificare le conoscenze e le credenze di bambini e bambine su cosa significa essere maschi o femmine, a rilevare la presenza di stereotipi di genere e ad attuare un primo intervento che permetta loro di esplicitare e riorganizzare i loro pensieri, offrendo ai bambini anche un punto di vista alternativo rispetto a quello tradizionale”. Le evidenti ed inequivocabili differenze di genere tra maschio e femmina vengono definite “stereotipi di genere”: più chiari di così… Ora sarà tutto un pò più chiaro a tutti: per quale motivo infatti, la scuola pubblica dovrebbe insegnare, rispetto al fatto che l’uomo e la donna sono diversi e complementari, cose diverse da quelle risapute e ritenute ovvie da migliaia e migliaia di anni, e peraltro confermate, e se possibile addirittura approfondite dalla scienza seria? Infatti, questi cosiddetti “punti di vista alternativi” non poggiano su nessuna seria base scientifica, come dimostrano, da parte nostra, gli articoli pubblicati in questo sito nella sezione “Gli uomini e le donne sono uguali?“.

LE FEMMINE E IL FOOTBALL – …. ”Ovviamente i bambini/e possono riconoscere che ci sono delle differenze fisiche che li caratterizzano, in particolare nell’area genitale. È importante confermare loro che maschi e femmine sono effettivamente diversi in questo aspetto e nominare senza timore i genitali maschili e femminili ma che tali differenze non condizionano il loro modo di sentire, provare emozioni, comportarsi con gli altri… il rispetto di genere ha senso insegnarlo già ai bambini di 3 anni e che gli stereotipi si possono combattere, anzi, si DEVONOcombattere proprio a quell’età. Oggi i bambini e le bambine di quelle scuole parlano di pompieri e pompiere, di piloti e pilote, di calciatori e calciatrici, al punto da domandare, in occasione della trasmissione dei mondiali di calcio, per quale ragione non stesse giocando nessuna femmina

"Altre schede: il calciatore e la calciatrice. Nessuno spiega ai bambini che non possono, specialmente da adulti, giocare assieme, perchè ci sono ovvie differenze di forza fisica, e le donne ne risulterebbero svantaggiate? No, perchè così facendo i bambini/e avrebbero le idee chiare, mentre invece lo scopo principale è quello di confonderli!".

Bè, abbiamo qui un esempio del risultato principale dell’adozione di questi pseudo-insegnamenti nelle nostre scuole: l’instupidimento dei nostri bambini/e. Un bambino che fa una domanda simile denota senza dubbio, come minimo, idee poco chiare, e più precisamente denota un preoccupante stato confusionale, che a quell’età può incidere in maniera negativa sul suo sviluppo psico-fisico.

L’OPINIONE DELLA DOTTORESSA – Tutto, all’interno di questo “gioco”, persino e soprattutto i disegni, vanno in senso contrario a quello di una normale maturazione dei bambini. Per fortuna, tra gli esperti in psicologia infantile, esistono ancora persone preparate e non corrotte. Ecco l’opinione di un’esperta, la Dott.ssa Valentina Morana, Psicologa investigativa-Psicoterapeuta (le sottolineature e i grassetti sono nostri, qui come in tutto l’articolo, ndr):

“Su richiesta di un genitore che mi ha contattato per una spiegazione tecnica di questa scheda, così rispondo:

Questa scheda viene proposta a bambini di 3-4 anni, cioèsoggetti in formazione, come spunto educativo. Da quello che si può osservare, tutti i soggetti rappresentati non hanno orecchie né naso. Le figure in giallo e nero hanno il braccio sinistro nascosto dietro la schiena, le figure in verde invece hanno la mano destra nascosta. Il soggetto raffigurato come papà ha i capelli come il soggetto raffigurato vicino alla ‘figura mamma’, e ugualmente il soggetto raffigurato come mamma ha i capelli come il soggetto raffigurato vicino alla ‘figura papà’.

Una delle "schede" del "Gioco del rispetto". Si noti la voluta interscambiabilità delle figure mamma/papà e bambino/bambina.

Analisi

Qui gli adulti e i bambini sono rappresentati come fotocopie, e i bambini hanno abbigliamento identico: questo crea confusione in chi deve osservare, e soprattutto creare la propria immagine. La mancanza del naso, delle orecchie, delle braccia e delle mani, rendono difficile al bambino, la identificazione dello schema corporeo che è in costruzione in quel periodo. Perché il bambino apprende soprattutto dall’osservazione. Le orecchie ma soprattutto il naso, sono aspetti fisici identificativi del sesso dell’individuo, e qui sono assenti. Però parliamo di bambini in formazione, che in quanto tale, necessitano di tutti i punti di riferimento dello schema corporeo. Da questo punto di vista, questa scheda è un errore tecnico per l’età a cui è rivolto.

C’è poi la mano nascosta. Nei bambini può stimolare lo stato d’animo del timore, come espresso alle volte da quei bambini che per timidezza o timore, mettono entrambe le mani dietro la schiena, o nascondono una delle due. Oppure quando hanno difficoltà di contatto. Perciòl’immagine rischia di stimolare questo.

Creare due immagini simili, senza elementi identificativi, in realtà complica la conoscenza di sé e del mondo. L’immagine ambigua (nel senso letterale del termine) crea il dubbio, con eventuali ripercussioni sulla crescita psicofisica dei bambini. Noi psicologi, sappiamo molto bene che il dubbio, nell’essere umano, è come un mostro psichico che frena l’azione e la propria autodeterminazione.”

Alcuni dei disegni proposti all’interno dei giochi: l’obiettivo è quello di insinuare nella mente dei bambini che uomo e donna sono perfettamente sovrapponibili e interscambiabili.

Dunque, il danno viene fatto introducendo nella mente dei bambini dubbio e confusione. Giustamente, la Dott.ssa Morana, dovendo esprimere un parere scientifico-tecnico, si limita a parlare di “errore”, sia pur facendo intendere che si tratta di errore gravissimo e foriero di gravi danni per i bambini/bambine. Ma noi sappiamo bene, come abbiamo spiegato più sopra, che non si tratta di mero errore, bensì di scelta “politica” ben precisa.

LA TEORIA: PER UNA PEDAGOGIA “GENDER TRANSFORMATIVE” – Già scorrendo i titoli dei capitoli e dei paragrafi della parte teorica del kit in questione, si acquista un’idea ben chiara del contenuto, e soprattutto un’idea ben chiara del fatto che si tratta di un progetto vero e proprio, gli estensori del quale sapevano benissimo quello che facevano:

– “Per una pedagogia gender trasformante

– “Stereotipi di genere e dis-parità”

– “La costruzione del maschile e del femminile”

e via beatamente delirando…

"Con i due elefanti, la trasformazione è subdolamente ma definitivamente, almeno a livello inconscio, penetrata: non c'è più la distinzione tra maschio e femmina".

SESSO A CAPRICCIO – Ci troviamo del tutto d’accordo colle parole del cattolico Silvio Brachetta sull’argomento:“C’è il tentativo, occultato ma evidente, non tanto di insegnare il rispetto tra le persone, ma d’indurre la nota ideologia del gender, che prevede l’assoluta libertà di scegliersi il sesso a capriccio”. Parole molto dure sono arrivate, sulla questione, da parte del cardinale cattolico Bagnasco, che ci trovano d’accordo: “…Si vuole colonizzare le menti dei bambini e dei ragazzi con una visione antropologica distorta e senza aver prima chiesto e ottenuto l’esplicita autorizzazione dei genitori“.

"Il cardinale Angelo Bagnasco".

Per chi vuole approfondire, per esaminare meglio ancora una questione direi vitale, può visionare l’intero kit del cosiddetto “Gioco del Rispetto” cliccando qui.

E A CHI PROTESTA… ANATEMA! – Ci sono state molte proteste, anche da parte di alcuni politici. E di qualche prete. Esistono ancora dei preti, in verità in via di estinzione, che hanno il coraggio di difendere quelle che sono sempre state le basi dell’etica umana comune dell’umanità: la famiglia formata da uomo e donna, in quanto creature con caratteri sessuali diversi, distinti, e complementari, e non variabili né intercambiabili, come cardine insostituibile d’ogni civile vivere. L’ultimo caso è quello di un sacerdote di una parrocchia di Arosio, in provincia di Como, che ha commesso un peccato gravissimo, in questi tempi dominati dalla degradazione morale, che sempre più va accelerando verso il nulla assoluto: dire la verità sulla cosiddetta “ideologia gender”, e soprattutto dirla in maniera estremamente precisa e al contempo sintetica, con queste brevi, lucidissime ed efficacissime parole:

L’ideologia gender è più pericolosa dell’Isis. La prima ci attacca dall’interno, la seconda dall’esterno”.

Don Angelo Perego, parroco di Arosio.

Apriti cielo. Si è subito scatenata una gazzarra indegna sui social network e su internet, a partire da un fedele omosessuale che ha protestato su Facebook. Tutti ad attaccare il prete, arrivando persino a sostenere che avrebbe picchiato l’omosessuale, cosa naturalmente non vera. Difendere la famiglia tradizionale è diventato pericoloso… Le parole di don Angelo, in verità, sono molto azzeccate, soprattutto nella prima parte della frase, laddove parla di attacco all’interno di noi. Questa ideologia cosiddetta gender (di cui ci siamo occupati in alcuni articoli di questo sito, e di cui ci occuperemo ancora), che prevede sostanzialmente, oltre ad una promozione propagandistica forsennata dell’omosessualità e di ogni perversione possibile e immaginabile, la interscambiabilità della sessualità (ognuno avrebbe il diritto di cambiare sesso in qualunque momento se ne ha voglia, come fosse mangiare una caramella), viene propinata, da decenni ormai, quotidianamente, in maniera quasi inavvertibile (per mezzo soprattutto della TV, tramite spettacoli che dovrebbero essere di mero intrattenimento, ma che invece servono a tutt’altri scopi), e si fa strada subdolamente e lentamente, ma inesorabilmente, dentro la psiche delle persone: si intravede così un futuro senza più famiglie, fatto di individui isolati, con maschi e femmine che quasi non si distinguono più. Individui che, strappati all’alveo naturale della famiglia, sono in competizione o nemici l’uno dell’altro, socialmente indeboliti, instupiditi e dunque sempre più manipolabili dal Potere, che dal canto suo li vuole così. Sudditi consumatori senza coscienza propria. E soprattutto infelici, perennemente insoddisfatti. Una somma di individui senza società. E dunque automi perfetti.

PROTESTARE, COMUNQUE, SERVE – Alla fine, in quelle scuole sono stati eliminati 9 giochi su undici, con motivazioni peraltro molto generiche. Questo ci insegna che stare con gli occhi aperti, e aprire la bocca quando serve, può essere utile.

COSA FARE? – I musulmani sanno cosa fare, e da parte nostra, pro-memoria, dopo il hadith del Profeta Muhàmmad, che IDDIO lo benedica e l’abbia in gloria, che abbiamo citato all’inizio dell’articolo, riportiamo qui due ayatdel Sublime Corano:

E che Egli è Colui che ha creato i due generi,
il maschio e la femmina
(Corano, 53, 45);

“…Il maschio non è certo simile alla femmina!
(Corano, 3, 36).

Dunque, i due generi, maschio e femmina, sono stati creati tali dal Sommo Creatore, e sono stati creati diversi e distinti, per poter essere complementari. Su tale base, invitiamo tutti i genitori a controllare gli insegnamenti e i giochi che vengono impartiti ai nostri figli/e. I bambini vanno seguiti, ma vanno seguiti e controllati molto di più gli insegnanti delle nostre scuole, che spesso, per ignoranza o per quieto vivere, subiscono supinamente e acriticamente la somministrazione di queste pseudo-pedagogie. E tenendo presente che tutte le iniziative scolastiche, che non sono espressamente previste dai programmi approvati dal Ministero della Pubblica Istruzione, devono comunque essere preventivamente sottoposte ed approvate dai genitori dei bambini/e, essi genitori possono sempre rifiutare che ai propri figli/e vengano propinate tali diavolerie.

Qualora non dovessero ottenere il successo voluto presso le autorità scolastiche, i genitori è bene abbiano ben presente che devono cogliere ogni occasione che la vita quotidiana offre loro per spiegare instancabilmente ai loro figli/e la differenza profonda, creata da IDDIO, tra maschio e femmina.

Questo, per tutti i musulmani, è un DOVERE, in obbedienza al precetto del Sublime Corano:

“O voi che credete,
preservate voi stessi e le vostre famiglie dal fuoco!”.

C’era una volta un “casalingo” alla corte del Miniver (Largo Orwell n.19/84)

Cari lettori e cittadini, tutto è cominciato quando una mamma mi ha contattato per chiedermi un parere su “Il gioco del rispetto”. La prima parte di questo scritto è stato pubblicato sul blog http://www.vitanuova.it e riguarda le figurine “Mamma e Papà”, la seconda parte dello scritto è stata pubblicata sul settimanale Vita Nuova di Trieste del 27 marzo 2015 e riguarda le figurine “Casalinga e Casalingo” e “Calciatrice e Calciatore”. Si tratta di un percorso. Questo è l’inizio

dal blog di Vita Nuova Trieste

 

giocodelrispetto

Gioco del Rispetto: perfino i disegni non vanno bene

Nel Gioco del Rispetto vengono usati disegni che non favoriscono la maturazione dei bambini. Facciamo un esempio.

di Dott. Valentina Morana
Psicologa investigativa-Psicoterapeuta

Su richiesta di un genitore che mi ha contattato per una spiegazione tecnica di questa scheda, così rispondo:
Questa scheda viene proposta a bambini di ¾ anni, cioè soggetti in formazione, come spunto educativo. Da quello che si può osservare, tutti i soggetti rappresentati non hanno orecchie né naso. Le figure in giallo e nero hanno il braccio sinistro nascosto dietro la schiena, le figure in verde invece hanno la mano destra nascosta. Il soggetto raffigurato come papà ha i capelli come il soggetto raffigurato vicino alla “figura mamma”, e ugualmente il soggetto raffigurato come mamma ha i capelli come il soggetto raffigurato vicino alla “figura papà”.

Analisi
Qui gli adulti e i bambini sono rappresentati come fotocopie, e i bambini hanno abbigliamento identico: questo crea confusione in chi deve osservare, e soprattutto creare la propria immagine. La mancanza del naso, delle orecchie, delle braccia e delle mani, rendono difficile al bambino, la identificazione dello schema corporeo che è in costruzione in quel periodo. Perché il bambino apprende soprattutto dall’osservazione. Le orecchie ma soprattutto il naso, sono aspetti fisici identificativi del sesso dell’individuo, e qui sono assenti. Però parliamo di bambini in formazione, che in quanto tale, necessitano di tutti i punti di riferimento dello schema corporeo. Da questo punto di vista, questa scheda è un errore tecnico per l’età a cui è rivolto.
C’è poi la mano nascosta. Nei bambini può stimolare lo stato d’animo del timore, come espresso alle volte da quei bambini che per timidezza o timore, mettono entrambe le mani dietro la schiena, o nascondono una delle due. Oppure quando hanno difficoltà di contatto. Perciò l’immagine rischia di stimolare questo.
Creare due immagini simili, senza elementi identificativi, in realtà complica la conoscenza di sé e del mondo. L’immagine ambigua (nel senso letterale del termine) crea il dubbio, con eventuali ripercussioni sulla crescita psicofisica dei bambini. Noi psicologi, sappiamo molto bene che il dubbio nell’essere umano, è come un mostro psichico che frena l’azione e la propria autodeterminazione.

 

dal settimanale Vita Nuova Trieste

Mi è stato chiesto di analizzare il contenuto del kit “Il gioco del rispetto”. Comincio dalle figurine (memory card). Ho suddiviso lo studio in tre blocchi: il primo blocco contiene le figurine pilota raffigurate come “mamma” e papà” e sono state già brevemente analizzate e descritte; il secondo blocco contiene le figurine maschio e femmina e il terzo blocco le figurine neutro.

Questo è il secondo blocco. Ho scelto due esempi.

Primo esempio maschio e femmina:

                                                  CASALINGA     CASALINGO

casalinghi copia

 

Le due figure, che dovrebbero rappresentare il maschio e la femmina, sono assolutamente identiche, a parte il particolare dei capelli. Per un bambino di tre, quattro o cinque anni, stabilire le differenze è impossibile perché mancano aspetti sia maschili che femminili. Però stabilire le differenze è necessario per apprendere. L’immagine dello stirare non rimanda a un’espressione di parità familiare ma rimanda a un’immagine sterile, priva di elementi identificativi del corpo umano, come scritto in precedenza. Il bambino in crescita ha bisogno di decodificare le informazioni del mondo, per conoscere chi è lui e chi sono gli altri. Le divise che le due figure portano, non descrivono la realtà concreta del vivere, ma richiamano piuttosto echi orwelliani.

Qui possiamo osservare l’introduzione di uno stereotipo.

Oggi molti padri stanno in casa, mentre le mogli lavorano. Poi ci sono genitori che lavorano entrambi e che in casa si suddividono i compiti. Perciò catalogare in questo modo “casalinga-casalingo” due figure che stirano, crea sicuramente confusione nei bambini che hanno i genitori che stirano entrambi e che lavorano.  Ricordiamoci che parliamo di esseri umani in crescita, che apprendono e decodificano le informazioni e le emozioni visive, in modo diverso dall’adulto.

 

Secondo esempio: maschio e femmina

                                             CALCIATORE      CALCIATRICE

Risultati immagini per la calciatrice nel gioco del rispetto
In queste due figurine, è possibile maggiormente osservare, l’abbattimento delle differenze fisiche tra maschio e femmina. I capelli e la maglia leggermente più ampia nella figurina calciatrice, dovrebbero avere la funzione di rappresentare la femmina. E’ evidente la forzatura. Solo che per un bambino, che deve decodificare il mondo attraverso l’identificazione delle differenze, queste immagini rendono impossibile questa azione.

I visi di tutte le figurine segnate come memory card, sono tutti identiche, senza naso e senza orecchie, cioè senza aspetti morfologici che descrivono la struttura umana: è perciò rappresentata incompleta e piatta. Ma quando si propone ai bambini un contenuto di conoscenza, deve essere completo, per aiutarlo a identificarsi e a identificare. In questo caso, trattandosi dell’Uomo e del suo sviluppo, lo schema corporeo rappresentato, doveva essere completo e preciso. Anche per avere una traccia base, che permetta, in casi di disagio, di osservare le eventuali mancanze nel disegno del bambino. Se l’adulto toglie, (in questo caso dal disegno), non è poi più possibile lavorare sulle eventuali mancanze spontanee del bambino nel disegno, perché indotte in partenza.

La prima cosa che un bambino osserva della persona, è il viso perché il viso è comunicazione. Ma qui i visi sono tutti uguali e sono associati a divise di vario tipo. Questo induce caos e non è rappresentativo della realtà che ci circonda. L’approccio al disegno da parte del bambino è molto diverso da quello di un adulto. I bambini devono essere lasciati liberi di disegnare e non devono essere veicolati dentro schemi rigidi, come qui invece appare.

Dott. Valentina Morana

Continua…