Alienazione e audizione del minorenne: Il bambino a un passo dal baratro

Di seguito la relazione della dott. Valentina Morana, al convegno di Trento del 20 ottobre 2014. Preso dal sito di “Figli per Sempre” Trento Bolzano

Trascrizione della conferenza “Alienazione e audizione del minorenne” – Trento 20/10/2014
Alienazione e audizione del minorenne

Il bambino ad un passo dal baratro

dott.ssa Valentina Morana
(psicologa investigativa,Trieste)

Lunedì 20 ottobre 2014 ore 15.00

SALA DI RAPPRESENTANZA PALAZZO DELLA REGIONE
Trento, piazza Dante, 16

(Sono stati concessi 2 crediti formativi dal Consiglio dell’Ordine degli avvocati di Trento)

testata

Il dibattito sull’alienazione parentale è stato funestato a livello dei mass media da prese di posizione ideologiche poco utili alla comprensione del fenomeno. Per questo l’associazione “Figli per sempre” con il patrocinio della Presidenza del Consiglio Regionale e del Comune di Trento ha promosso questa conferenza indirizzata in particolare agli addetti ai lavori, ma di interesse anche per tutta la cittadinanza. (Registrazione video della conferenza)

TRASCRIZIONE DELLA CONFERENZA
1. NASCITA E SVILUPPO
Dall’unione dello spermatozoo e dell’ovulo, nasce il genoma, che è la prima cellula, e che contiene il patrimonio genetico e il progetto di vita del futuro nascituro. Ogni individuo porta in sé il proprio progetto di vita: lo si può intravvedere nei primi giochi dei bambini. Il bambino, porta in sé l’energia iniziale del padre e della madre biologici, ma ha una sua personalità specifica di partenza.

Nei primi otto anni, il bambino raccoglie le informazioni del mondo circostante. Se è maschio, imparerà la relazione dalla madre, perché la relazione nasce tra diversi, e con il padre avrà un rapporto di identificazione. Se è femmina, avrà con la madre un rapporto di identificazione e con il padre, imparerà la relazione.

Esempio rapporto di identificazione: bambina femmina che imita la mamma nell’abbigliamento e nelle movenze, bambino maschio che si veste e segue gli sport del padre.

Esempio di relazione: la gelosia che si prova nel rapporto madre-figlio maschio, padre-figlia femmina. Ovviamente si parla della gelosia contenuta e fisiologica.

I primi otto anni sono fondamentali per la crescita, perché il bambino raccoglie le informazioni e comincia a riempire di contenuti le memorie. Osservando il padre e la madre, e utilizzando gli strumenti di nascita, comincia a farsi un’idea del mondo e a sviluppare una modalità di relazione con gli altri, in base a come il padre e la madre si relazionano con lui, con gli altri e tra di loro.

In questo periodo la sessualità è assente, tranne qualche apparizione fisiologica sporadica. C’è un motivo: è necessario per il bambino sviluppare le competenze cognitive e affettive, e la sessualità precoce interrompe questo processo, per questo è assente naturalmente. Analogamente e diversamente in natura, i cuccioli di animale non vengono mai utilizzati a scopi sessuali dagli adulti della stessa specie.

Tra gli otto e gli undici anni, il bambino vive un periodo di cosiddetta “latenza” all’interno del quale organizza i contenuti e le esperienze assimilate, in base ai suoi strumenti.

Poi comincia l’adolescenza, intorno ai dodici anni. L’adolescente comincia a mettere in atto quello che ha imparato. Cominciano i problemi a casa, perché nella sua testa, l’adolescente è lui/lei il leader e vuol dettare le nuove regole. In questo periodo dello sviluppo la maggior parte dell’attenzione è sul corpo in senso estetico e sulla sessualità. Gli adolescenti non ascoltati in famiglia e non seguiti, cercano fuori nel sociale uno spazio di espressione, o diventano bulli o vittime di bullismo.

L’adolescente mette in atto, a seconda della propria personalità e strumenti quello che ha imparato in famiglia. Se sono presenti sintomi, la base si è creata in infanzia.

Se è cresciuto in modo equilibrato, sarà un adulto equilibrato.

L’adulto è il risultato della propria personalità e di ciò che è stato appreso in famiglia e nel sociale.

Superata la burrasca dell’adolescenza, inizia la fase adulta. In questa fase emergono i danni se presenti. Se il bambino è stato vittima per esempio, di attacchi alla sua personalità, da adolescente comincerà a segnalare attraverso comportamenti disturbanti, la presenza del danno e solo da adulto, ne agirà gli effetti, quando si conclude il primo importante ciclo di sviluppo dal neonato all’uomo adulto. Se il bambino è cresciuto in modo sano e equilibrato, nella chiarezza dei ruoli, sarà spesso un adolescente vivace che creerà non pochi problemi, ma adulto darà il meglio di sé come uomo o donna che sia.

2. SEPARAZIONE FAMILIARE E EFFETTI
In una famiglia comune, dove non sia presente la violenza, la separazione dei genitori, viene vissuta come un grande problema dai figli, a volte come un trauma, dipende dalle modalità di attuazione della separazione familiare.

I figli molto spesso, la separazione possono solo subirla e non sono contenti, me lo dicono i bambini figli di separati. A meno che non si tratti di violenza, i bambini e i ragazzi la separazione non la vogliono, stanno male. Questo dato viene messo troppo poco in evidenza, a mio parere.

Bisogna considerare che il loro mondo subisce un’iniziale frattura e un cambiamento, con la perdita della quotidianità degli affetti. Un conto sono due genitori che si separano, un conto sono i propri genitori che si separano, perché per i figli si separa tutto il mondo iniziale.

Bisogna considerare anche, che il processo di sviluppo della relazione e del processo di identificazione, subiscono una battuta di arresto e una modifica nella direzione a causa della separazione. I genitori che si separano, dovrebbero tenere conto di questo, e anche tutti gli adulti che se ne occupano. E’ necessario mettere al centro il bambino e considerare i dispiaceri, i timori di abbandono, lo stress che incide anche sullo studio, i conflitti di lealtà che si vengono a creare, quando si parla di condizioni di separazione.

Ci sono bambini che si trovano nella condizione di non poter confidare ai propri genitori separati, il dispiacere per la separazione, per il timore di ferirli. Ci sono ragazzi che accudiscono emotivamente uno dei due genitori separati, che è disperato per la separazione. Ci sono bambini che sono disperati e impauriti, ai quali viene impedito di frequentare il genitore che l’ha amato e cresciuto. Ci sono bambini e ragazzi incattiviti, alienati e dunque sofferenti dentro, che aggrediscono verbalmente e a volte fisicamente l’altro genitore.

Se la separazione quando ci sono figli, non si può evitare, è però dovere degli adulti mettere al centro i figli e considerare gli effetti che la separazione provoca, per cercare di creare una nuova condizione che sia positiva per tutti.

3. ALIENAZIONE FAMILIARE I TRE LIVELLI
Le separazioni non sono tutte uguali, ci sono quelle più tranquille anche nella spaccatura e quelle più conflittuali.

Nelle separazioni conflittuali è possibile che uno dei due genitori sia molto arrabbiato con l’altro, e questa rabbia può dominare fino a diventare rancore. In queste situazioni è molto facile cominciare a parlare male, a denigrare l’altro genitore, che non è presente al momento. Solo che per il genitore che parla si tratta dell’ex, mentre per il figlio si tratta dell’altro genitore. Ogni volta che accade questo, il bambino soffre dentro perché si tratta anche della sua carne. Molti adulti dimenticano questo e non si mettono mai nei panni dei loro figli, dando per scontato cose che non esistono, se non nella loro fantasia e nella loro ipocrisia. Questo fastidio per l’ex, che è l’altro genitore a vita, può manifestarsi in parole ma anche in comportamenti corporei fatti di espressioni facciali di fastidio o di rabbia, leggibilissimi per un figlio, come per chiunque, come di altre espressioni genuinamente corporee. E queste azioni nel tempo cominciano a produrre un effetto di influenzamento nei figli, coinvolti in qualcosa che non li riguarda, e cioè i conflitti di coppia che hanno portato alla spaccatura, decisa dai genitori o da uno dei due. In alcune di queste situazioni, la cosa può degenerare portando, oltre a quanto descritto, una silenziosa rottura dei rapporti tra i figli e il genitore avversato, preparata nel tempo con azioni di disturbo, e impedimenti di incontri giustificati da scuse spesso inconsistenti, da chi può avere tempo e spazio per agire su loro. Quando succede questo, l’isolamento del genitore avversato, può allargarsi anche a tutta la sua famiglia di origine e rete di amicizie. Che ne è del bambino o del ragazzo?

Queste azioni, possono essere fatte per un’infedeltà, perché gli venivano chiesti doveri a cui non voleva rispondere, per gelosia nei confronti della nuova vita ricostruita dall’ex e per motivi tutti esclusivamente personali. Queste persone si dicono bugie, quando pensano che fanno il bene dei figli. Perché in fondo non sanno cosa pensano i figli veramente e quali paure possono sviluppare, tenendo conto che ogni volta che il genitore attacca l’altro, il bambino è attaccato indirettamente in una parte di sé che deriva dall’altro genitore, con danni personali che dipendono dalle azioni familiari e dalle sue caratteristiche base.

Le azioni di allontanamento, fino all’isolamento che generano l’espulsione nei rapporti con i figli del genitore avversato dall’altro, compongono un quadro che chiamiamo Alienazione Familiare. Familiare perché allargato a tutta la famiglia di origine del genitore alienato, dunque nonni zii cugini e altri parenti. E anche qui, chissà cosa ne pensano veramente tutti i ragazzi e bambini ai quali è impedito il rapporto con i nonni o altri, soprattutto quando erano ottimi prima della separazione dei loro genitori. Anche perché le modalità di impedimento coprono tutte le sfere del nascosto come la manipolazione, la suggestione, l’induzione di paure, a volte la minaccia esplicita. E queste agiscono soprattutto se chi le opera, ti mette a letto la sera, ti dà da mangiare, ti lava o ti porta a scuola. Molti dei bambini, soprattutto se presi da piccoli, si convincono delle bruttezze dell’altro genitore, che non hanno sperimentato (perché qui parliamo di alienazione e non di abusi sessuali o maltrattamenti noti) e lo evitano, lo insultano e a volte lo aggrediscono fisicamente. Questo è il danno per eccellenza sperimentato dai bambini e ragazzi coinvolti in un’alienazione familiare. Mai si deve andare oltre il tabù. I genitori non si toccano né si insultano. Anche i peggiori. Significa riconoscere il ruolo, anche se a volte non se ne condividono le modalità e farsi rispettare per quello che si è, senza perdersi mai di vista. Un bambino che insulta un genitore perché caricato come una molla dall’altro contro, offende se stesso prima che il genitore. E in contemporanea si dice che non vale niente da un certo punto di vista. Questo è il danno. Perché da questa partenza non può nascere niente di positivo.

Circa quindici anni di fa, in alcune aule dei tribunali italiani, si cominciava a parlare di Pas soprattutto su stimolo di alcuni avvocati penalisti e di alcuni psicologi giuridici. La sindrome di alienazione genitoriale descritta da Richard Gardner, cominciava a rispondere alle esigenze di dare un nome, che descrivesse un fenomeno che noi tecnici osservavamo comparire nelle cause di separazione familiare. Tra i docenti universitari in materie di discipline scientifiche psico-giuridiche, il prof. Guglielmo Gullotta aveva scritto testi di chiarimento sulla Pas che davano una precisa direzione a tutti gli psicologi giuridici e avvocati penalisti. Altri testi in Italia uscirono sulla materia.

Oggi, dopo oltre quindici anni di studio e osservazione diretta, esperienza e confronto con i colleghi, sono arrivata alla conclusione che esistano diversi gradi di alienazione familiare, ed entrambi i sessi coinvolti.

Esiste un grado lieve di alienazione familiare presente in entrambi i sessi in modo simile, si manifesta sotto forma di piccole critiche all’altro genitore non presente, con il bambino o ragazzo. Oppure attraverso sguardi o messaggi corporei, mentre il bambino è al telefono con l’altro genitore, o qualche piccolo ostacolo mascherato. Tipo: “Ha il raffreddore e non vuole uscire”.

Può generare conflitto.

Il bambino assorbe i messaggi, di tutti i tipi e comincia a farsi un’idea del genitore ostacolato sulla base di quello che gli viene insufflato da parole, sguardi, movimenti corporei, non sulla base della sua osservazione diretta del genitore punito.

Il secondo grado coinvolge genitori di entrambi i sessi ma in forma diversa: i maschi che la praticano insultano spesso la propria ex in presenza dei figli e giudicano pesantemente le sue azioni; le femmine sono più sottili nell’allontanare i figli dal padre con manipolazioni e frasi suggestive, pianti recitativi e atteggiamento da vittima. Questo grado prevede rapporti a singhiozzo tra il genitore alienato e i figli, come pure con i nonni che cominciano a trovare ostacoli e dinieghi per incontrare i nipoti. Mi riferisco a famiglie sane, perché l’alienazione genitoriale e familiare colpisce le famiglie sane. In questa situazione, i bambini e i ragazzi cominciano a vivere il dramma della separazione familiare, l’inizio della lenta separazione dai loro affetti.

Questa fase è preparatoria, quasi sempre, del terzo livello. Genera conflitti interiori nei figli.

Il terzo grado è quello da allarme rosso, ed è quello più grave, sfociato nella rottura dei rapporti tra il genitore alienato e i figli. Ha bisogno del suo tempo per manifestarsi in tutta la sua potenza distruttiva. I maschi coinvolti sono maschi di potere o inseriti nel sistema, le femmine sono madri che usano la suggestione e la manipolazione, e hanno a volte agganci con il sistema. Questo grado ha preso il nome di Sindrome da Alienazione Genitoriale ed è stato magistralmente descritto da Richard Gardner. Una sindrome per essere tale deve contenere al suo interno una serie precisa di sintomi e elementi che devono essere tutti presenti contemporaneamente, e che devono descrivere un fenomeno in movimento. Come la sindrome da attacchi di panico, bulimica, anoressica e così via. Quando siamo di fronte a una Pas, e perciò abbiamo escluso altre ipotesi con la diagnosi differenziale, il bambino ha rotto i rapporti con il genitore alienato e tutta la sua famiglia di origine, ha comportamenti diversi dagli altri bambini verso i genitori, e denigra e rifiuta l’altro genitore con motivazioni inconsistenti. Questo importante lavoro di Gardner, ha messo in evidenza, l’effetto che l’alienazione produce nei bambini e quali sono i segnali di questo.

I punti che ha redatto il dott. Gardner sono otto, devono essere tutti presenti per diagnosticare Pas. Esistono test che discriminano la presenza o assenza di Pas.

I punti sono questi:

1) Una campagna di denigrazione
2) Razionalizzazione debole dell’astio
3) Mancanza di ambivalenza
4) Il fenomeno del pensatore indipendente
5) Appoggio incondizionato e automatico al genitore alienante
6) Assenza di senso di colpa
7) Scenari presi a prestito
8) Estensione dell’ostilità alla famiglia allargata

In questi casi, i bambini e ragazzi possono veramente trovarsi in un incubo, oppure in un dramma che comporta uno stato di malessere, dettato dal pensare in negativo verso l’altro genitore, totalmente alienato. Alcuni di loro da adolescenti, segnalano la presenza di sintomi psichiatrici, dovuti al dover abbattere una madre o un padre dentro di sé, raccontati come totalmente mostruosi, da cui prendere le distanze, insieme a tutta la famiglia di origine. Cioè una parte, anche biologica, delle sue origini. Per alcuni bambini e ragazzi, è devastante dal punto di vista psichico.

4. PRASSI PSICOGIURIDICA
Adesso cominciamo ad delineare alcuni elementi di prassi.

Per prassi scientifica, si intende l’insieme di operazioni da compiere per risolvere un problema e che sono codificate. Il metodo per applicarla dipende dalla formazione del professionista, ma la prassi è unica. Per risolvere un problema, va analizzato tutto ciò che lo riguarda, senza escludere niente, tutto è importante. La prassi in sintesi è la regola di procedura nella raccolta delle prove. La psicologia giuridica opera secondo la prassi scientifica, e prevede una rigorosa formazione scientifica che insegna le operazioni da eseguire, sia in ambito civile che penale.

I professionisti che operano nel nostro settore in tribunale, devono avere necessariamente una preparazione in psicologia forense o giuridica, perché in tribunale si lavora sulla prova. E’ una base del nostro diritto. Molti operatori che prestano la loro attività in tribunale, hanno una preparazione clinica e non psicogiuridica.

La psicologia clinica, non prevede al suo interno, la raccolta delle prove. Si applica nel segreto degli studi professionali, dove lo psicoterapeuta lavora sul vissuto del paziente che decide liberamente di fare un percorso di conoscenza. Ha un suo tempo, che può essere anche lungo e il terapeuta non verifica se il paziente dice la verità, perché lavora sul vissuto, dunque sul de relato, per dirla in termini forensi.

La psicologia giuridica invece lavora sulla raccolta delle prove e dunque sulla verifica delle cose. La persona non si rivolge spontaneamente ma è costretta da un evento. Il tempo è molto più veloce. La prassi prevede la videoregistrazione di tutte le operazioni che sono svolte per arrivare alla soluzione del problema. Nel caso di separazione con figli, per l’affidamento, va osservato tutto: la relazione tra i due genitori separati, tra loro e i figli, vanno sentiti i parenti più stretti se la situazione lo richiede, vanno osservati entrambi gli ambienti dei figli e osservato come i bambini e ragazzi si muovono in entrambi, se necessario va sentito il pediatra o l’insegnante. Tutto deve essere videoregistrato e confrontato con gli altri elementi agli atti, nella necessità di favorire al meglio i bambini e ragazzi, coinvolti nella separazione familiare.

Vi faccio un esempio della differenza dei due interventi in ambito forense:

1) Psicologia giuridica: entro in una stanza e trovo un bicchiere sporco. La prima osservazione è: capire la geometria del bicchiere, poi quale materiale ha sporcato il bicchiere e quale causa o evento ha creato il bicchiere sporco.

2) Psicologia clinica: una persona mi dice, che ha trovato un bicchiere sporco, per esempio di vino. Io non vado a casa sua a verificare se esiste davvero quel bicchiere, ma lavoro sul pensiero del cliente.

Qualcosa di simile succede anche nei servizi, ma di questo ne parleremo poi.

Una delle operazioni fondamentali della prassi è la diagnosi differenziale, che è quella operazione che ti permette di diagnosticare, per esempio, dopo avere raccolto elementi, se la situazione in studio è alienazione genitoriale o maltrattamento. Esistono entrambe le forme, ma sono gli opposti di una medaglia. Come per esempio un attacco isterico va differenziato da un attacco epilettico, entrambi hanno elementi in comune e elementi di differenziazione. E sono gli elementi diversi che ricostruiscono la diagnosi.

La Pas va esclusa in presenza di comprovato maltrattamento o abuso. Il maltrattamento o l’abuso, va escluso in presenza di comprovata Pas.

5. ASCOLTO DEL BAMBINO
Partiamo dall’inizio
La Convenzione di New York sui Diritti del Fanciullo del 20 novembre 1989, ratificata dall’Italia con la legge n. 176 del 27 maggio 1991, recita all’art.12:

Art.12:

Comma 1:Gli stati parti garantiscono al fanciullo capace di discernimento il diritto di esprimere liberamente la sua opinione su ogni questione che lo interessa, le opinioni del fanciullo saranno debitamente prese in considerazione tenendo conto della sua età e del suo grado di maturità.

Comma 2: A tal fine, si darà in particolare al fanciullo la possibilità di essere ascoltato in ogni procedura giudiziaria o amministrativa che lo concerne, sia direttamente, sia tramite un rappresentante o un organo appropriato, in maniera compatibile con le regole di procedura della legislazione nazionale.

Questa Convenzione è stata ratificata, dunque mettiamola in pratica. Altrimenti perché ratificarla, per far perdere tempo a tutte le persone che se ne sono occupate?

L’articolo 12 della Convenzione ha un suo senso preciso sia a tutela del fanciullo sia perché in una situazione che è in cambiamento, per mettere al centro il bambino e gli interessi di tutti, è necessario sentire tutti, tanto più chi deve essere maggiormente protetto.

C’è poi anche la Convenzione di Strasburgo del 1996 e ratificata dall’Italia con la legge 20 marzo 2003 che prevede l’ascolto informato con le modalità specificate, che includono il diritto all’informazione, la designazione di un rappresentante speciale nei procedimenti che lo riguardano, di poterlo scegliere, di poterlo nominare.

Le leggi ci sono, mettiamole in pratica.

Dal punto di vista delle scienze psicologiche, non è possibile esprimere un parere su un soggetto non osservato direttamente. Questo viene codificato dal Codice Deontologico per lo Psicologo Forense all’articolo 8

Art.8: Lo psicologo giuridico esprime valutazioni e giudizi professionali solo se fondati sulla conoscenza professionale diretta, ovvero su documentazione adeguata e attendibile.

Nei procedimenti che coinvolgono un minore è da considerare deontologicamente e scientificamente scorretto esprimere un parere sul minore senza averlo esaminato.

In questo caso il codice deontologico dice che è contro le regole, esprimere un parere su un bambino senza averlo sentito (esaminato). Tutti gli psicologi che intervengono in tribunale sono chiamati al rispetto del codice deontologico forense.

Dal punto di vista delle leggi, anche la 54/06 sull’affidamento condiviso, prevede che “Il giudice dispone l’audizione del minore che abbia compiuto i 12 anni e anche di età inferiore ove capace di discernimento”.

Dunque l’ascolto del bambino, durante i procedimenti che lo riguardano, è ampiamente previsto e regolamentato, anche se spesso non viene messo in pratica, o alle volte, viene messo in pratica in modo poco ortodosso.

Molto ruota intorno al concetto di “capacità di discernimento” che in termini psicologici, significa la capacità del bambino di formarsi una propria visione e opinione della cosa in esame. Ed è strettamente legata alle sue capacità cognitive, affettive e emotive di elaborare le cose. Esistono molti studi sulla memoria e il linguaggio verbale, che danno indicazioni su cosa tenere conto a proposito della memoria e dei falsi ricordi e sul tipo di linguaggio usato dal bambino, quando lo si ascolta, a partire dai 4/5 anni. Bisogna conoscere e esserne capaci, è questione di competenza. E’ possibile sentire un bambino di 4 anni, se si ha un metodo di lavoro che lo consente, nel rispetto del bambino e una prassi che sia il faro.

Esistono molte Carte che regolamentano l’ascolto come per esempio quella di Venezia o di Milano che prevedono anche lo studio e l’analisi della suggestionabilità, che è tanto maggiore tanto minore è l’età del bambino. E questo aspetto è stato introdotto proprio per l’osservazione scientifica della Pas che ha costretto gli scienziati, una volta conosciuto il fenomeno, a studiare e produrre test per la valutazione della suggestionabilità.

Dunque la capacità di discernimento ha molto a che vedere, mi pare, con la preparazione del tecnico, dal momento che esistono suggerimenti nel nostro campo, non suffragati da dati scientifici, contrariamente a quelli che citavo sulla memoria, di non ascoltare il bambino prima dei 12 anni. Soprattutto tenendo conto delle ultime generazioni che hanno un’evoluzione spintissima.

Perché ascoltare un bambino nei casi di separazione? Torniamo all’inizio, quando descrivevo la relazione e il rapporto di identificazione del bambino con i suoi genitori.

Quando la coppia si separa, e la famiglia si spacca, il bambino perde la quotidianità con entrambi i genitori in contemporanea. Si interrompono ritmi, e gli affetti subiscono uno scossone. Questo produce effetti. A seconda delle modalità di frequentazione, il bambino subirà una difficoltà importante o nella relazione, o nel rapporto di identificazione. Tutto questo è un problema nella crescita e succede dopo la separazione. Perciò deve essere per forza osservato per stabilire in un secondo momento, quale azioni proporre per un miglioramento della situazione familiare in rottura.

A mio parere vanno visti tutti. I più piccoli, fino ai tre anni compresi, in osservazione con i genitori insieme e separatamente, dai 4 anni in su con le modalità previste di ascolto. Parliamo sempre di separazioni conflittuali con la richiesta di ctu.

L’ascolto serve per dare la possibilità a un figlio di separati, di esprimere il suo stato d’animo e i suoi bisogni. Trovo crudele non ascoltarli.

Ci sono bambini plagiati da uno dei due genitori. L’ascolto dà la possibilità di far emergere la presenza di suggestione o di plagio in senso psicologico. E per aiutare un bambino in situazione di alienazione genitoriale, prima bisogna identificarla. L’ascolto è direttamente collegato a un progetto futuro, ed è solo una delle azioni necessarie per migliorare la situazione di un bambino e della sua famiglia in rottura.

6. RAPPORTI TRIBUNALE SERVIZI
A volte nelle situazioni conflittuali di separazione con figli, si incrociano gli interventi dei ctu nominati dai giudici e gli interventi dei servizi sociali e sanitari, e non sempre prendono la stessa direzione. Capita cioè che i ctu diano indicazioni di un certo tipo al giudice su un bambino e la sua famiglia, che il giudice dia precise disposizioni in udienza e che i servizi invece prendano decisioni diverse o in opposizione alle stesse, operando per conto loro.

Faccio un esempio generale: un ctu, dopo aver vagliato e studiato tutto, indica al giudice la necessità che una bambina continui la relazione con il padre perché necessaria alla sua crescita, mantenendo i rapporti con la mamma. E fornisce agli atti, tutte le prove a supporto di questa indicazione. Il giudice in udienza, dopo aver vagliato tutto, decide per l’affidamento condiviso, il domicilio prevalente con pernottamento presso il padre e frequentazioni codificate con pernottamento presso la madre.

I servizi, presso cui la madre si è rivolta spontaneamente e che poi sono stati incaricati dal giudice di sorvegliare la situazione della bambina e di riferire, decidono invece che la bambina vivrà con la madre e vedrà ogni tanto il padre. E mettono in atto questo progetto, annullando di fatto una decisione del giudice. Perché?

Mi sono posta per anni questa domanda. Oggi penso che una parte sta nella differenza di approccio al problema. Da una parte i ctu formati che lavorano sulle prove e vedono tutto, compresi i documenti agli atti. Dall’altra i servizi che hanno di fondo una base clinica e lavorano sul de relato, senza per altro vedere tutto, specie la buona parte dei documenti agli atti che descrivono tutta la situazione. Molti operatori dei servizi non conoscono nemmeno la terminologia che si usa in tribunale, e che è invece indicativa di un pensiero preciso.

Quando da una parte si lavora sulle prove, e dall’altra si lavora su parole, si crea per forza uno scollamento. Ci rimette soprattutto il bambino. Per esempio parlando di Pas, una bambina dice ai servizi che il padre quell’unica domenica che si sono visti, l’ha presa a calci, l’ha poi presa per il collo, sollevata e lanciata contro una lavatrice. Quella domenica all’ora della presunta violenza indicata dalla bambina, lei e suo papà erano a vedere al cinema un cartone animato. Il papà aveva conservato i biglietti. Una bambina che prende tutte quelle botte ne porta i segni. Ma la bambina non ne aveva. Però i servizi le hanno creduto, alimentando involontariamente la PAS. Forse se avessero notato l’assenza di lividi o danni peggiori, che non c’erano documenti sanitari a supporto delle parole della bambina, e avessero visto i biglietti del cinema, si sarebbero comportate in modo diverso.

Invece, in questo caso, contestavano le indicazioni del ctu che secondo loro aveva una visione parziale della cosa. Quando era esattamente l’inverso, ma non lo sapevano.

Proposte
A mio parere, i servizi sociali e sanitari dovrebbero dotarsi di Linee Guida dedicate agli interventi che riguardano i minorenni in situazioni nell’ambito dei tribunali.

L’aspetto su cui riflettere è il de relato. Le persone dicono la verità, le persone mentono. E’ necessario, in questi casi, verificare. Ed è necessario anche videoregistrare, per dare maggior credibilità a quello che si va a dichiarare sulle relazioni.

Gli operatori dei servizi che hanno rapporti con il tribunale, devono conoscerne la terminologia.

Bisogna poi risolvere in qualche modo il problema dell’isolamento dei servizi rispetto alla visione degli atti che riguardano un bambino e la sua famiglia in separazione. Perché se da una parte è vero che il loro metodo è inefficace in questi frangenti, è anche vero che non hanno la possibilità di vedere tutto, cioè di vedere all’interno di quale complessità di atti, si inserisce il loro lavoro e gli effetti che ne produce. E non è poco.

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