La famiglia oggi è sotto attacco

Di Silvia Alicandro Il nuovo anno non porta buone novità per le famiglie e per i bambini e anzi, quella che si può considerare una pessima politica, sta cercando di vanificare il lavoro di chi, da molti anni ormai, si batte per tutelare i diritti dei più deboli. Con il D.Lgs 28 dicembre 2013 n. 154 sulla filiazione, in attuazione della L.10 dicembre 2012 n. 219, si è consapevolmente smantellata la L. 54 del 2006 e sono stati vanificati 12 anni di dibattito parlamentare e di confronto scientifico. Dal 7 febbraio questo decreto è stato convertito in legge e ora molte cose cambieranno per i genitori che decidono di separarsi e per i loro figli. Per comprendere bene cosa accadrà da ora in poi, immaginate alcune situazioni che si verificheranno nella realtà. Giovanni e Maria sono sposati da oltre dieci anni, ma negli ultimi tre anni continuano a litigare in modo sempre più conflittuale, anche davanti ai loro due figli di 9 e 4 anni: Francesco e Lavinia. Decidono di separarsi e si rivolgono ai loro legali. Con la legge precedente, la legge 54/2006 sarebbero stati informati della possibilità, prima di intraprendere un percorso giudiziale, di fare un percorso di mediazione per trovare degli accordi che rispondessero alle loro esigenze e soprattutto a quelle dei figli. Se avessero accettato di lavorare in mediazione, avrebbero incontrato circa otto volte il mediatore e con gli accordi raggiunti sarebbero andati da un avvocato solo per farli ratificare davanti al giudice. Giovanni e Maria non sanno di preciso cosa fa un mediatore familiare, ma decidono di contattarne uno per essere informati sul percorso da fare e capire se questo può aiutarli a separarsi con meno difficoltà e senza procurare troppa sofferenza ai figli. Il mediatore spiega ad entrambi che li aiuterà ad attivare una comunicazione interrotta per arrivare a degli accordi che rispondano a tutti i bisogni dei componenti della famiglia, porgendo particolare attenzione a quello dei figli. Entrambi i genitori dovranno decidere in quale casa vivere e preparare in ognuna una camera per accogliere i bambini dove potranno avere le loro cose personali, i loro giochi e le foto con i loro genitori. Durante il percorso di mediazione, si pianificheranno nei minimi dettagli le modalità della separazione, stabilendo i tempi di frequentazione dei bambini con entrambi i genitori secondo le loro esigenze lavorative, le spese da dividere per il sostentamento dei figli e quelle relative alle rispettive abitazioni, oltre ai tempi delle vacanze e delle feste annuali. Rispetto al lavoro che decideranno di svolgere non verrà preparata nessuna relazione valutativa da presentare in tribunale, ma solo un documento riassuntivo degli accordi che verranno presi da entrambe le parti e che sarebbero poi stati ratificati tramite il loro legale. La spesa, quindi, si sarebbe circoscritta agli incontri di mediazione pagando circa 100 euro per volta, alle quali avrebbero aggiunto quelle dell’avvocato per i bolli e la ratifica degli accordi. Giovanni e Maria però, come tutti quelli che si separano, sono tristi e arrabbiati nel vedere il loro progetto di vita fallito; vogliono bene ai loro figli, ma vogliono anche far pagare all’altro la loro sofferenza e pensano di rivolgersi ai propri avvocati per ottenere ragione e vendicarsi. Chi intraprende questo percorso sa bene che gli avvocati non esiteranno a farsi pagare molto e bene. Con il nuovo decreto legge, quindi, la mediazione perde la sua funzione, in quanto il mediatore si troverebbe di fronte a due genitori che non sono sullo stesso livello, perchè uno solo verrà designato come “genitore collocatario” e i figli collocati nella “residenza abituale” che potrà essere cambiata dal genitore collocatario con una semplice notifica all’altro genitore. In questo caso Giovanni e Maria, molto probabilmente, non faranno in modo che i loro figli rimangano in relazione con entrambi, così come previsto dalla L. 54 che parla di “tempi equilibrati e continuativi con entrambi i genitori”, ma il genitore presso cui verranno collocati i figli (in genere la madre), potrà decidere da solo. Ora immaginatevi i due fratelli Francesco e Lavinia: sono tristi e la più piccola continua a piangere perchè ha sentito urlare tutto il giorno la mamma e il papà; entrambi hanno capito che presto i loro genitori si separeranno proprio come è già accaduto ad alcuni compagni di scuola di Francesco. Il più grande cerca di consolare sua sorella e di rassicurarla perchè sa che entrambi i loro genitori li amano e che sapranno trovare una soluzione. Ma la mattina dopo la mamma gli dice che il papà è andato a dormire da un suo amico per qualche tempo e che probabilmente loro tre cambieranno casa e città per tornare a stare vicino ai nonni. Maria è stata informata dal suo avvocato che ora la legge glielo permette. I bambini dopo un momento di smarrimento chiedono, tra le lacrime: «Perché non possiamo rimanere qui e come faremo a vedere papà se andiamo a vivere così lontano?». La madre ha fretta di uscire e non dà risposte precise, li sollecita a prepararsi per andare a scuola e all’asilo; dice che ha un mucchio di cose da sistemare e non vuole perdere tempo. A Francesco e Lavinia non resta che obbedire, non vogliono far arrabbiare la madre che vedono da giorni con gli occhi arrossati di pianto; cominciano a pensare di aver fatto qualcosa di sbagliato che ha fatto arrabbiare i loro genitori e che è questa la ragione della loro separazione e forse, se si comportano bene, tutto tornerà come prima. I bambini soffrono come gli adulti, ma troppo spesso vengono sottovalutati e lasciati soli nel loro dolore. Quando arriva il momento di presentarsi davanti al giudice, il padre chiede di far ascoltare i figli; lui ha fatto di tutto per poterli vedere regolarmente, anche se abitavano a 400 Km lontano da lui e sa che i suoi figli vogliono stare anche con lui. Francesco gli ha chiesto di parlare con il Giudice, vuole dirglielo lui stesso che vuole passare più tempo con suo padre. Ma l’avvocato lo informa che l’audizione del minore non è più prevista e il giudice può decidere se è ”in contrasto con l’interesse del minore o manifestamente superfluo” senza sentire la testimonianza dei suoi figli. A Giovanni non resta che accettare la situazione e dire ai suoi figli che continuerà ad andare a trovarli anche se abitassero in capo al mondo e che continuerà a lottare per ottenere giustizia. Di esempi così potrei farne a migliaia purtroppo, lo sa bene chi vive queste tristissime situazioni. Chi continua a lottare per tutelare i bambini e le famiglie, come ad esempio il Professor Maglietta che sarebbe un ottimo e giusto Ministro alle Pari Opportunità, non è disposto a buttare all’aria anni di lavoro e di risorse impiegati per questa causa. Per questo La Nostra Campagna, insieme a molte associazioni che difendono il diritto alla bigenitorialità e a molti membri della società civile, intende impegnarsi affinchè questo decreto venga ritirato e si cominci a pensare a riformare adeguatamente il diritto di famiglia, uniformandolo allo standard di molti altri Paesi europei, senza privileggiare il vecchio modello mono-genitoriale previsto dalla legge sul divorzio del 1970. Noi vogliamo che i bambini siano ascoltati e che mantengano il diritto di rimanere in relazione sia con il padre che con la madre, anche se questi decidono di separarsi. Vogliamo che, in caso di difficoltà, i bambini e i ragazzi possano rimanere nelle loro famiglie senza essere costretti ad essere rinchiusi nelle case-famiglie o affidati ad estranei. Vogliamo un avvocato disposto a difendere i singoli bambini e ragazzi, come accade da un mese nella provincia di Buenos Aires. Vogliamo che la politica si impegni ad investire nel welfare e nella scuola e soprattutto che tenga presente i bisogni dei bambini e dei ragazzi, anche se questi non hanno diritto a votare, ma hanno il diritto ad essere ascoltati e tutelati insieme alle loro famiglie.

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