La Nostra Campagna e i centri antiviolenza

Di Valentina Morana

Dopo aver descritto in modo sintetico le nostre intenzioni rispetto alla banca dati dei pedofili e al pool anticrimine, alle case famiglia del sistema, alle false accuse e alla Pas, oggi affrontiamo un altro punto del nostro programma che sono i centri antiviolenza.

La parola “centri antiviolenza” indica un luogo contrario alla violenza. I neonati non nascono violenti, tutt’altro. La violenza si insegna, con il proprio comportamento. Un bambino manesco ha certamente un parente manesco o comunque aggressivo fisicamente. I bambini imitano, è un fatto naturale di crescita. Perciò invece di andare nelle scuole per insegnare ai bambini l’ideologia, la cosa da farsi per gli adulti italiani, è un bel esame di coscienza (cosa che peraltro pochi fanno) e poi cominciare a ragionare sul fatto che per arrestare la violenza serve la cultura. Come natura insegna.

Non è vero che i maschi nascono violenti.

Siccome ci occupiamo di pari opportunità, diamo alla parola tutto l’onore che si merita.

La violenza può riguardare maschi e femmine. Ci sono le prove negli atti dei tribunali, negli scritti della polizia e dei carabinieri, nei servizi dei telegiornali, nelle testimonianze dei tecnici ai convegni. La violenza è una questione di educazione o di assenza totale di educazione. Cioè è una questione di ciò che si impara e che si mette in atto. La violenza maschile è molto più fisica di quella femminile e a volte sfocia nella morte della vittima. La violenza femminile è più psichica, molto volte invisibile ai più, come una volta il veleno. E anche in questo caso la vittima a volte muore, perché si uccide. Chi parteggia per una o l’altra fazione, è inutile al cambiamento.

Ci sono anche maschi che non picchiano, né massacrano fino ad uccidere, ma annientano la ex con manipolazioni e giochi di potere che le impediscono di vedere i figli, sempre in modo invisibile a chi non vuol vedere. E ci sono femmine che menano i propri compagni e sono molte manesche pure con i figli.

Noi pensiamo che siano necessari dei centri antiviolenza contro tutte le violenze, con sezioni specializzate sulla violenza di maschio su femmina, e sulla violenza di femmina su maschio e su altra femmina. Accompagnati dalla reintroduzione della educazione civica nelle scuole. È necessario preparare un progetto di legge anche per questa materia, che preveda al suo interno anche la fine di tutti i milioni di finanziamenti ai centri antiviolenza del sistema, molti dei quali puzzano di regime. Dobbiamo fare un percorso simile ma molto più veloce di quello fatto per i Consultori Familiari. Studio dei documenti e confronti scientifici, audizioni e limpidezza di percorso condiviso, sono la base per la realizzazione di questo punto.

Negli ultimi venti anni ci siamo fermati perché frenati dall’ideologia. Sono le lobby che comandano il potere. E le lobby hanno come arma di combattimento l’ideologia. Noi abbiamo la Parola.

È attraverso il potere chiarificatore della parola che scopriamo le balle e gli interessi personali. Perché la parola è la manifestazione diretta del pensiero della persona che parla o scrive.

Fino a ora, non è stato fatto niente a tutela dei bambini e neanche della società civile, che è in ginocchio per vari e tanti motivi. In ginocchio è stata messa da quelle persone che tirano i fili di tutto. Bisogna alzarsi, altrimenti l’alternativa è la schiavitù totale.

Dentro il Palazzo, non gliene importa niente che parliamo e discutiamo di condiviso e di progetti di legge tra noi, perché tanto fanno quello che gli pare. Ti dicono “sì” “sì” ma poi fanno altro. Ne abbiamo tutte le dimostrazioni possibili e immaginabili. Per questo noi abbiamo prima pensato, e poi proposto, una persona della società civile che da anni ha combattuto fondamentalmente sola dentro il Palazzo, per i diritti dei bambini e di tutta la famiglia. Se non siamo riusciti ad ottenere il rispetto dei diritti dei bambini e delle loro famiglie in tutti questi anni, è perché ci siamo fidati della parola data e poi non mantenuta di quasi tutti gli “onorevoli” incontrati. Adesso poi è una babilonia, lì dentro. Perciò noi pensiamo che sia giusto cambiare il piano di discussione e introdurre un nostro pensiero di cittadini, con la richiesta di nomina a ministro di Marino Maglietta, e con le azioni che abbiamo intenzione di mettere in atto per cominciare veramente a cambiare le cose.

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