Se per tagliare la polenta ci vuole il filo, per tagliare gli stronzi?

Di Valentina Morana

Mentre il regime ci aggredisce con progetti di legge contro la libertà della persona e il fascismo continua il suo percorso sotterraneo, aumenta in rete e sul territorio il dissenso. C’è molta tensione nell’aria e in alcuni luoghi ci si pesta di santa ragione con le parole, in altri con le mani.

La gente se viene messa con le spalle al muro si incazza. Sta succedendo.

Stanno cercando di abbattere l’istituto della famiglia, per poter controllare la popolazione. Stanno cercando di dividere le donne dagli uomini, per sottometterci tutti e nutrirsi di carne fresca. Stanno portando avanti un attacco insopportabile agli uomini con campagne pubblicitarie denigratorie e palesemente false. Stanno presentando ai giovani una visione del maschio violento e della femmina passiva, che non corrisponde per niente alla maggior parte dei fenomeni umani. E adesso vogliono farlo pure con i bambini. “Educazione” la chiamano. Io lo chiamerei in omaggio al grande Orwell, “Il Ministero della Libertà”.

Impongono un pensiero bacato. Ci dicono cosa dobbiamo pensare, come dobbiamo pensare e cosa dobbiamo dire. Soprattutto ci dicono cosa non dobbiamo dire. Ci dicono pure cosa dobbiamo fare anche nella nostra attività privata, per esempio. Tipo cosa dobbiamo mettere nella pubblicità di un prodotto se ne siamo i produttori. Un mondo in mano a questi, se ci pensate bene, andrebbe incontro a una deflagrazione prematura.

Ci stanno frantumando i cabasisi in televisione con messaggi a bombardamento sulla violenza alle donne. Che c’è ma non emerge per quella che è, perché non è quello l’interesse. Mi chiedo perché non più tardi di dieci anni fa, queste paladine (e copione) dei diritti delle donne, non facessero casino sul fatto che se una donna ammazzava il marito, prendeva molti più anni rispetto a un uomo che ammazzava la moglie. Quella si una vera e propria ingiustizia. Ma tant’è.

Questa grande, si fa per dire, attenzione alle donne, dovrebbe per logica e onestà intellettuale, riguardare la violenza a tutte le donne. E invece no. Allora qualcosa non quadra. Perché in televisione la maestrina insieme a altre come lei, straparla che la violenza riguarda tutte le donne, mentre nella realtà ci sono donne che subiscono violenza proprio da femmine e maschi che fanno parte di questo circuito infernale, perchè si oppongono a questo. Specificando: la maestrina dalla penna nera, di un attacco ricevuto personalmente ne fa una questione di attacco a tutte le donne, però se una donna riceve violenza da individui che sorreggono a piene mani la faccenda del “femminicidio”, chiessenefrega o peggio.

Adriana Tisselli è una donna che difende la bigenitorialità. Ieri è stata aggredita fisicamente da un maschio. Prima ancora era stata più volte minacciata sulla rete e nel suo territorio, le avevano anche impedito a Milano di proseguire un ciclo di seminari organizzati sulla bigenitorialità e aperto a tutte le associazioni e gruppi, per un confronto creativo sui temi che interessano noi tutti. E nella sua vita privata ne ha subite di tutti i colori. Ovviamente qualcuno ha fatto tutte queste cose che sono racchiuse nella parola violenza. Lei si è rivolta anche a quelle che tanto proclamano i diritti delle donne a essere difese dalla violenza, ma le hanno sbattuto la porta in faccia. I miei complimenti.

Sarà stato mica perché in questo caso la violenza Adriana l’ha subita e continua a subirla da una femmina? Sarà mica perché questa femmina aggressiva, sostiene a piene mani il sistema che tanto si proclama a difesa della donna? E dei bambini?

Mi sembra chiaro che a questi di noi donne e di voi uomini, non gliene importa nulla. Eppure siamo la maggioranza. Quando parlano di “violenza” alle donne, parlano in realtà della violenza che ci infliggono quotidianamente. Parlano della puzza di regime che ci obbligano a respirare.

L’aspetto che ritengo indegno, è dover leggere, dopo che in rete si è diffusa la notizia che Adriana è stata aggredita, sulle pagine facebook delle Lobesie Botrane, (un nome una garanzia) ancora attacchi con insulti e minacce rivoltanti. Una donna per bene che lotta alla luce del sole per difendere i diritti dei bambini alla bigenitorialità ( cioè a condividere con la madre e il padre, entrambi) e lo fa con coscienza e correttezza, viene pestata, e a questa gente avanza di continuare ad aggredirla. L’aggrediscono mentre è ferita. Sono esseri spregevoli ai quali rivolgo tutto il mio disprezzo.

Manca solo che stringano il diametro della tavoletta del wc e allarghino il tubo di scarico, così gli stronzi hanno una direzione dove cadere.

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