Continua la Nostra Campagna sulla PAS

Di Francesco Toesca

PAS = Parliamone Apertamente & Sinceramente

Eccoci qui ancora una volta a parlare di PAS e condizionamento di minori.

Quante parole ancora dovremo spendere per parlare dell’ovvio? Possibile che il buon senso non sia d’aiuto a questa nostra società per discernere, capire, evolvere, contenere, insomma aiutare il buon crescere della nostra convivenza? Possibile che si debba sempre passare per confuse analisi sterili, ricorrere ad azioni complesse ed impegnative per far emergere le verità più semplici e lampanti? Possibile che si debbano mettere in campo fiumi di parole, eccellenti professionalità ed enormi energie solo per dover spiegare ciò che è sotto gli occhi di tutti e che dovrebbe essere facile da capire?

Purtroppo è assai più facile spargere al vento un mazzo di carte che ricomporlo e rimetterlo nell’ordine in cui si trovava; per creare confusione e sguazzarci dentro basta un attimo, per ragionare e capire ci vuole assai più energia.

Comunque, facciamo insieme una piccola carrellata di considerazioni ovvie ma necessarie:

Due genitori sono meglio di uno; ovvio. E’ fondamentale per equilibrare la crescita del bambino. Ad esempio, quando un genitore muore chiunque capisce che si verifica una grave mancanza nel panorama affettivo del bambino che avrà ripercussioni forti nella sua crescita, ma non siamo disposti ad affermare lo stesso per un genitore in vita ed allontanato per nostro capriccio o tornaconto, in assenza di una provata dannosità. Quando un genitore muore non andiamo certo a distinguere se era bravo o no, affermiamo che la perdita è un danno. Per un genitore in vita siamo sempre pronti a giustificarne l’allontanamento senza indagare, sulla base di un sommario giudizio di persona di parte. Qual è la differenza? Stiamo parteggiando per il genitore che rimane vicino al bimbo e non per il bimbo stesso. Ovvio, no?

Le degenerazioni o i torti di uno dei genitori verso i figli vanno trattate per quello che sono, individuate e punite, e i genitori rei e dannosi vanno allontanati. La loro esistenza reale e poi statistica non può e non deve influenzare la misura con la quale gli altri (coloro che non commettono niente di male) frequentano i figli. In altre parole, se esistono genitori dannosi, non vuol dire che tutti i genitori siano dannosi, né tantomeno che un genitore dannoso, una volta allontanato, possa essere preso come metro di giudizio per pesare la presenza dell’altro. Se il cattivo va allontanato, non va allontanato il bambino anche dal buono, anzi. Ma questo, come detto, SE un genitore commette fatti dannosi. Ovvio, no?

Due genitori sono il modo migliore per individuare eventuali abusi e maltrattamenti: l’altro genitore ha strumenti eccellenti (la conoscenza del bambino, il suo linguaggio specifico e la sua storia, la quotidianità) per capire cosa sta succedendo al proprio figlio. Il fatto che entrambi i genitori possano avere con sé il bambino è una ottima garanzia per il bambino stesso. E dico entrambi, non uno solo a controllo dell’altro ma libero di agire indisturbato. A volte, proprio la separazione è il rifiuto della connivenza. Ma non va strumentalizzata. Ovvio, no?

Questo non deve dare la possibilità a nessun genitore di accusare falsamente l’altro per motivi di tornaconto o semplice competizione nella cura dei bambini, per cui ogni accusa deve essere analizzata e provata e le false accuse vanno punite severamente. Ovvio, no?

Eliminare l’altro genitore dalla vita di un bambino è già un abuso, uno dei peggiori, fine pena mai. Confondere eventuali reati o abusi da parte dell’altro con una nostra lettura egoistica del possesso e dell’esclusività è abuso. Ovvio, no?

Esistono professionalità (psicologi, psichiatri, assistenti sociali, giudici onorari e non, operatori di tutti i generi, educatori etc etc) che vanno incentivate nella loro competenza e controllate quotidianamente, per far si che non si confonda l’analisi seria delle situazioni relazionali e psicologiche con gli abusi di potere o i pregiudizi di ogni genere o peggio l’incompetenza; abbiamo bisogno di professionisti seri, e vista la materia non possiamo permetterci né ciarlatani o incapaci, né tantomeno infiltrazioni da parte di lobby di interesse nelle questioni minorili. Ogni strumento di controllo delle professionalità, ogni approfondimento professionale va incentivato al massimo, è un meraviglioso investimento per la società, mentre ogni sospetto di iniquità, di partigianeria per un genere, di discriminazione per qualsiasi pregiudizio, o abuso di potere da parte degli specialisti va approfondito, valutato e severamente punito. Tali strumenti, anche individuati e maturati in ambito internazionale, sono un bene dell’umanità e vanno considerati PRIORITA’, in quanto afferenti ad un ambito vitale e delicatissimo della nostra società. Ovvio, no?

Addestrare (uso questo termine non a caso) un bambino ad odiare o ignorare o peggio ancora rovinare un genitore è possibilissimo e molto facile. Chi ha figli sa benissimo come è facile fare loro un lavaggio del cervello, che potenza hanno i ricatti affettivi, che pressione è possibile esercitare su di essi ed instradare il loro giudizio. Un esempio per tutti, i bambini soldato. Se è possibile addestrare un bambino ad uccidere e fare la guerra, o a sacrificarsi in nome di un’entità che non gli appartiene nemmeno, e sappiamo come possono diventare micidiali, possiamo fargli fare di tutto. Ovvio, no?

Negare che sia possibile addestrarli all’odio ed allontanarli da un genitore strumentalmente è davvero ridicolo. Non solo la tesi dell’impossibilità non regge (l’essere umano è purtroppo capace di tutto e si adatta a tutto, esistono migliaia di aberrazioni e forzature in tutto il mondo) ma rivela la malafede in chi lo nega: qualcuno potrebbe credere che è impossibile convincere dei vietnamiti o dei giapponesi che la guerra non è mai finita? Eppure succede, come succede che persone vengano cresciute segregate senza mai uscire di casa, tanto per dire.. Tutto è possibile. Ovvio, no?

Chi dice che la PAS non è possibile e la nega lo fa perché la vuole coprire per interesse. Esiste di tutto in natura come nella mente umana, il mondo è pieno di una varietà infinita di fenomeni e di storture, moltissimi sorprendenti ma tutti possibili, ma qualcuno nega che sia possibile insegnare ad un bambino che una persona è cattiva. Negarlo e definirlo impossibile è ridicolo e strumentale. Ovvio, no?

Condizionare un bambino è purtroppo possibile, esempi in positivo ne abbiamo a milioni, la cultura stessa è in fondo un condizionamento. E’ possibile anche in negativo. Basta insegnare ad un bambino che un comportamento negativo è invece positivo. I bambini imparano ciò che gli insegniamo, hanno ben pochi filtri di fronte agli insegnamenti dei genitori. L’unico filtro è appunto l’altro, che si vuole non a caso eliminare. Ovvio, no?

Se è possibile per un pedofilo convincere un bambino a non rivelare il segreto, a continuare a subire abuso, a barattarlo con una ricarica telefonica, addirittura a convincerlo che è bello, come si può negare che sia possibile condizionare un bambino ad odiare un genitore? E guarda caso chi nega che esista la PAS afferma che è possibile abusare di un bambino e convincerlo a subire abusi. Cioè secondo loro non sarebbe possibile addestrare un bambino a rifiutare un genitore senza motivo ed etichettarlo come cattivo su istigazione dell’altro ma sarebbe possibile addestrare bambini a subire violenze sessuali o altri abusi. Non torna, qualcuno ci marcia. Ovvio, no?

Parlare di generi, nell’abuso, non ha senso. Non esistono azioni violente o abusanti peculiari di un genere piuttosto che di un altro. Per questo non ha senso stabilire chi pratica un abuso più dell’altro in quanto appartenente ad un genere. E’ il sistema che invece è assai sessista ed autorizza ora un genere ora l’altro, a seconda della materia, e chi appartiene a quel genere non fa che mettere in atto colpevolmente ciò che gli viene permesso. Se la maggior parte di casi di PAS sono messi in opera dalle madri, è perché il sistema le mette in condizione di farlo (affidando esclusivamente a loro i bambini nell’80% dei casi e più e regalandogli vantaggi derivanti dall’esclusione dell’altro). Lo fanno di più le madri perché lo Stato le autorizza e non le punisce, né permette che si riconosca il problema. Quando, in vari casi, lo permette al padre, è perché lui gode di un lasciapassare speciale in quanto detentore di potere, che altrimenti non gli verrebbe dato per genere. Ovvio, no?

Ma andiamo avanti: oltre la PAS, che la dr.ssa Morana tratta, conosce e descrive compiutamente e magnificamente, vorrei qui parlare di un fenomeno meno eclatante ma assai più diffuso, altrettanto devastante per la crescita emotiva e relazionale dei minori, sempre fine pena mai.

Se nel caso della PAS si fatica ad ottenere riconoscimento ufficiale (ma non certo scientifico) per colpa di lobby che ne traggono vantaggio, per questo fenomeno siamo ancora più indietro, proprio per la sua subdola e strisciante natura.

Vorrei azzardare un primo termine descrittivo, che mi auguro verrà analizzato meglio insieme al fenomeno stesso e migliorato nella sua efficacia: Delegittimazione Parentale.

Non stiamo parlando né di allontanamento né di odio; si tratta di cosa più sottile. Quando un bambino, sistematicamente, vede che un genitore esclude l’altro dalle decisioni che lo riguardano, assorbe la negazione della sua legittimità e di conseguenza subisce una amputazione affettiva. Mio padre/mia madre, non contano niente perché uno agisce con me senza tenere in considerazione l’altro. L’altro non conta niente. A che scuola vado? Decide mamma. E papà? Ma che ci importa, decidiamo noi. Posso avere il motorino? Si. E mamma che ne pensa? Ma che ti importa? Te lo compro io.

La vita quotidiana è fatta di migliaia di decisioni, di concessioni, di limiti, di richieste. Se dimostriamo ai bambini che l’altro genitore non conta, creiamo in lui un gioco inizialmente attraente (se mamma dice di no lo chiedo a papà e viceversa) ma che alla lunga diventa devastante. Conosciamo benissimo il gioco di rimbalzo che si crea. Un genitore poco attento, per conquistare l’affetto, accontenta il proprio figlio proprio dove l’altro negava, in un gioco perverso che altro non è che un mercato che alimenta astuzie e ricatti; svalorizzare l’altro si ritorce su sé stessi, se delegittimo l’altro delegittimo anche me stesso. Avere il coraggio di mantenere una coerenza comportamentale, salvo poi metterla in discussione o a punto tra i due genitori senza coinvolgere il figlio, è comportamento importantissimo. Saperlo fare dovrebbe essere un obiettivo supremo per la buona crescita.

Non si può negare che questa dinamica è favorita in pieno dall’affidamento esclusivo o dal falso condiviso. Meno l’altro c’è, più è facile delegittimarlo. Dà ebbrezza di potere ma danneggia i bambini ed è causa di continui conflitti e necessità di compensazione innaturale. Se l’altro è importante, se gode della sua legittimità, conferma anche la nostra. Ovvio, no?

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