La Nostra Campagna contro la zizzania e a favore di Adriana Tisselli

Di Valentina Morana

Cari lettori di questo blog,

La notizia dell’aggressione ad Adriana ha scatenato un vespaio. Non si aspettavano la nostra reazione. Come sempre, sono stata personalmente insultata dalle Lobesie Botrane che non avendo argomenti, fanno così. Tipo mi definiscono “coprofaga pelosa”. (Nella pura fantasia: è meglio mangiare merda che bambini) Insinuano pure denunce per calunnia, illudendosi di spaventarmi. Al limite posso dargli un biglietto per mettersi in fila.

Poi però ricevo questo messaggio privato da Rete Interattiva Campania:

Rete Interattiva Campania

Su questo “articolo” dettato da A.T. ad Adiantum (wow) emerge che l’autore dell’aggressione (secondo la nullipara era lui l’aggressore) non solo non è stato catturato perchè si trova sereno a casa sua, ma mostrerà al più presto presso un comando dei carabinieri i segni che questa donna e tutti i presenti gli hanno inflitto solo perchè il ragazzo voleva sua sorella. La bambina sottratta a Vittuone il 27 settembre 2013. A.T. per far scaternare i presenti ha urlato: “mi stanno scippando, mi stanno scippando!!. Qui c’è un referto medico che mostra 7 gg. di prognosi per il ragazzo e per fortuna c’erano testimoni che possono confermare l’accaduto. A.T. ha smania di fama ma questa volta ha sbagliato il bersaglio e metodo. Questa donna è un serio pericolo per la tutta la comunità milanese, il suo lavoro è quello di proporre amici per testimoniare il falso in Tribunale, attività piuttosto redditizia perchè poi da cosa nasce cosa. Tra l’altro questa donna così “perbene” è recidiva perchè è conosciuta in tutto il quartiere di Milano.

l ragazzo è stato portato al pronto soccorso dai caraninieri. Abbiamo il referto e presto combatteremo nei confronti di donna mistificatrice, cattiva e pericolosa. Una “donna” che oltre ad aver fomentato il padre separato per fare una battaglia legale contro il benessere della figlia (che ora è collocata provvisoriamente presso di lui “con la super visione dei servizi sociali di Milano”, A.T. dichiara di essere una semplice coinquilina (forse per ragioni fiscali da nascondere?), ha inoltre danneggiato e mandato in ospedale il primo figlio dell’ex moglie di questo coraggioso padre separato che si nasconde la donnetta nullipara, ex sindacalista e priva di scrupoli. Questo ragazzo ha lividi ovunque, pugni e si dovrà operare d’urgenza all’ernia a causa di questa aggressione indotta dalla “Signora” A.T. – A.T. “gridando allo scippooo” ha attirato tante persone contro il ragazzo pronte a difendere “la donna bugiarda” e picchiare questo povero ragazzo che ora si trova in ospedale. Il ragazzo voleva vedere sua sorella che è stata sottratta dai servizi sociali e dal padre che si è comprato la ctu. La bambina ora si trova presso la casa del “padre separato” da tre giorni, segregata e tenuta lontana dalla madre, con il cellulare spento. Il decreto non vieta le telefonate della madre. Milano presto conoscerà tanti dettagli in merito a questa macabra coppia composta da una nullipara frustrata e un uomo immaturo e meschino.

Al padre separato sono state ritirare tre denunce nel 2008 per maltrattamenti e percosse alla madre, la quale le aveva ritirate per ottenere la separazione e allontanarsi da questo individuo.

Bella persona questa A.T. complimenti.

La redazione di Rete Interattiva (a presto i referti medici on line)

Per onestà intellettuale, tutti coloro che mi leggono e conoscono il mio modo di agire e ragionare, e sanno che non nascondo niente, possono ora verificare le dicerie che si nascondono nella rete, allo scopo di promuovere interessi diversi. Visto che per me il web non è uno specchio per le allodole, e non mi va di essere usata, pubblico questo messaggio che mi è arrivato sulla pagina Facebook, e che trovo anomalo.

E già che ci siamo La Nostra Campagna risponde con un articolo di Francesco Toesca.

 


 

QUANDO SI COMINCIANO A MENARE LE MANI

Di Francesco Toesca

L’aggressione ad Adriana Tisselli, fondatrice del Movimento Femminile Parità Genitoriale, della quale chi la conosce non può dubitare circa la “maternità” della mandante, non può essere definita di matrice personale. O forse si. Anche troppo.

Voglio dire che nasce (insieme a tutte le minacce ed intimidazioni, indirette e dirette, che ha ricevuto in passato) in quel contesto accanito, che prende origine da visioni personali di interesse materiale ed egoistico sulla proprietà dei bambini e più in generale su una strumentalizzazione delle separazioni e dell’affido esclusivo. Il tutto passando da varie forme di delegittimazione ed allontanamento del maschile nella famiglia a tutto danno dei bambini, senza argomenti sufficientemente validi a supportare giustificazioni teorizzate che si arrampicano sugli specchi. Questa cosa si produce in farneticazioni rocambolesche e si perde in paradossi mai spiegati, si accartoccia su se stessa in una rovinosa battaglia che calpesta i diritti umani dei figli e degli uomini. Tale tentativo, teorizzare e sostenere l’insostenibile (con profusione di dati mistificati, interpretati a proprio piacimento, passando per false tesi “scientifiche” di presunta intoccabilità del materno e condanna del paterno, sino ad arrivare al paradosso mai spiegato del chi insegnerebbe la violenza ai bambini, se tutti i percorsi educativi – prima infanzia, adolescenza, pubertà – sono in mano prima alle madri in maniera esclusiva e poi al femminile nel corpo insegnante, che mai avrebbero valore in nessun consesso serio), è ormai arrivato alla frutta. Trovandosi davanti un muro solidissimo di persone, tecnici, genitori, politici, psicologi, a livello nazionale ed internazionale, che in ogni forma ed espressione dimostrano l’importanza dell’affidamento condiviso e della compartecipazione attiva nella crescita dei bambini, sconfessando ogni baggianata sulla disparità di importanza dei ruoli maschile/femminile, non ha saputo trovare di meglio che menare le mani.

Il fatto che abbia delegato ad un ragazzo, un uomo, di sporcarsele, quelle mani, palesando ancora una volta il potere di plagio che si può avere su un bambino divenuto ragazzo e uomo, nel condizionarlo all’odio, non solo dimostra una volta per tutte la fondatezza delle tesi da noi fin qui sostenute, e che cioè sia sin troppo facile e realistico (oltreché terribilmente diffuso) condizionare un bambino a proprio piacimento; un boomerang micidiale per chi sostiene che non è possibile istruire i figli a proprio godimento.

Ancora una volta, è drammaticamente dimostrato che la violenza non ha genere, avendo la stessa identica dinamica di fondo sia nell’uomo che nella donna, e cioè degenerare nel sopruso quando non si sa più gestire altrimenti un conflitto. In quali forme questo avvenga poco importa, la drammaticità sta nel non sapersi mantenere su posizioni di rispetto ma soverchiare. Questo è ciò che dobbiamo imparare a riconoscere e combattere; la genesi della violenza e non la sua dimostrazione finale. E dobbiamo finirla di speculare su ogni equivoco, evitando accuratamente di guardare in faccia la genesi della violenza stessa.

Non solo. Questa aggressione conferma ancora una volta l’orribile tentativo di “classificare” i generi: donna vittima incolpevole sinché sta al gioco, donna da punire se non protegge la casta femminista. Uomo colpevole se maltratta una donna, ma emissario pilotato e legittimato proprio da chi cavalca questa retorica, se punisce una donna che non è stata al gioco.

I fatti di ieri che riguardano Adriana mi hanno ricordato i primi episodi di violenza degli anni ’70. Lo stupore di alcuni nel rendersi conto che c’era chi passava all’azione, a confermare che dietro tutte le chiacchiere c’era qualcuno che faceva sul serio. E sappiamo com’è andata. Facciamo attenzione a non ignorare il livello di pericolosità di certe tesi di parte, degli interessi di chi ci mangia, del livello di incontrollabilità di un sistema di favori, perché ci stanno esplodendo in mano.

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Se per tagliare la polenta ci vuole il filo, per tagliare gli stronzi?

Di Valentina Morana

Mentre il regime ci aggredisce con progetti di legge contro la libertà della persona e il fascismo continua il suo percorso sotterraneo, aumenta in rete e sul territorio il dissenso. C’è molta tensione nell’aria e in alcuni luoghi ci si pesta di santa ragione con le parole, in altri con le mani.

La gente se viene messa con le spalle al muro si incazza. Sta succedendo.

Stanno cercando di abbattere l’istituto della famiglia, per poter controllare la popolazione. Stanno cercando di dividere le donne dagli uomini, per sottometterci tutti e nutrirsi di carne fresca. Stanno portando avanti un attacco insopportabile agli uomini con campagne pubblicitarie denigratorie e palesemente false. Stanno presentando ai giovani una visione del maschio violento e della femmina passiva, che non corrisponde per niente alla maggior parte dei fenomeni umani. E adesso vogliono farlo pure con i bambini. “Educazione” la chiamano. Io lo chiamerei in omaggio al grande Orwell, “Il Ministero della Libertà”.

Impongono un pensiero bacato. Ci dicono cosa dobbiamo pensare, come dobbiamo pensare e cosa dobbiamo dire. Soprattutto ci dicono cosa non dobbiamo dire. Ci dicono pure cosa dobbiamo fare anche nella nostra attività privata, per esempio. Tipo cosa dobbiamo mettere nella pubblicità di un prodotto se ne siamo i produttori. Un mondo in mano a questi, se ci pensate bene, andrebbe incontro a una deflagrazione prematura.

Ci stanno frantumando i cabasisi in televisione con messaggi a bombardamento sulla violenza alle donne. Che c’è ma non emerge per quella che è, perché non è quello l’interesse. Mi chiedo perché non più tardi di dieci anni fa, queste paladine (e copione) dei diritti delle donne, non facessero casino sul fatto che se una donna ammazzava il marito, prendeva molti più anni rispetto a un uomo che ammazzava la moglie. Quella si una vera e propria ingiustizia. Ma tant’è.

Questa grande, si fa per dire, attenzione alle donne, dovrebbe per logica e onestà intellettuale, riguardare la violenza a tutte le donne. E invece no. Allora qualcosa non quadra. Perché in televisione la maestrina insieme a altre come lei, straparla che la violenza riguarda tutte le donne, mentre nella realtà ci sono donne che subiscono violenza proprio da femmine e maschi che fanno parte di questo circuito infernale, perchè si oppongono a questo. Specificando: la maestrina dalla penna nera, di un attacco ricevuto personalmente ne fa una questione di attacco a tutte le donne, però se una donna riceve violenza da individui che sorreggono a piene mani la faccenda del “femminicidio”, chiessenefrega o peggio.

Adriana Tisselli è una donna che difende la bigenitorialità. Ieri è stata aggredita fisicamente da un maschio. Prima ancora era stata più volte minacciata sulla rete e nel suo territorio, le avevano anche impedito a Milano di proseguire un ciclo di seminari organizzati sulla bigenitorialità e aperto a tutte le associazioni e gruppi, per un confronto creativo sui temi che interessano noi tutti. E nella sua vita privata ne ha subite di tutti i colori. Ovviamente qualcuno ha fatto tutte queste cose che sono racchiuse nella parola violenza. Lei si è rivolta anche a quelle che tanto proclamano i diritti delle donne a essere difese dalla violenza, ma le hanno sbattuto la porta in faccia. I miei complimenti.

Sarà stato mica perché in questo caso la violenza Adriana l’ha subita e continua a subirla da una femmina? Sarà mica perché questa femmina aggressiva, sostiene a piene mani il sistema che tanto si proclama a difesa della donna? E dei bambini?

Mi sembra chiaro che a questi di noi donne e di voi uomini, non gliene importa nulla. Eppure siamo la maggioranza. Quando parlano di “violenza” alle donne, parlano in realtà della violenza che ci infliggono quotidianamente. Parlano della puzza di regime che ci obbligano a respirare.

L’aspetto che ritengo indegno, è dover leggere, dopo che in rete si è diffusa la notizia che Adriana è stata aggredita, sulle pagine facebook delle Lobesie Botrane, (un nome una garanzia) ancora attacchi con insulti e minacce rivoltanti. Una donna per bene che lotta alla luce del sole per difendere i diritti dei bambini alla bigenitorialità ( cioè a condividere con la madre e il padre, entrambi) e lo fa con coscienza e correttezza, viene pestata, e a questa gente avanza di continuare ad aggredirla. L’aggrediscono mentre è ferita. Sono esseri spregevoli ai quali rivolgo tutto il mio disprezzo.

Manca solo che stringano il diametro della tavoletta del wc e allarghino il tubo di scarico, così gli stronzi hanno una direzione dove cadere.

Alla ricerca della “vera” falsa accusa

Di Valentina Morana

È PIU’ DIFFICILE TROVARE UN FUNGO VELENOSO IN UN BOSCO E SCAMBIARLO PER VERO, CHE LEGGERE STUPIDAGGINI COLOSSALI SUL WEB E INCULCARLE PER VERE

Ho trovato questo in rete. Divertente. Peccato che non ne abbiano imbroccata mezza.

A seguire la mia Nota.

A proposito delle “terribili ricadute” delle imbecillità del web:

dalla Associazione “Nuovi Orizzonti”

FALSE ACCUSE

set 20, 2013

Quello delle false accuse è un tema molto discusso nello spazio virtuale del web ma che ha delle terribili ricadute nella vita reale poiché fornisce alibi culturali a chi agisce violenza di genere. La mistificazione è opera di maschilisti che in questo modo, con la teoria delle false accuse di violenza contro gli uomini, si mettono la coscienza a posto.

I dati statistici ufficiali hanno già dimostrato che questa teoria delle false accuse è una pura invenzione e quindi non ce ne occuperemo

In questo spazio vogliamo occuparci invece delle ‘vere’ false accuse (perdonate l’ossimoro) che vengono ‘sparate’ contro le donne al momento della separazione coniugale. Gli ex-mariti, soprattutto nei casi di separazioni altamente conflittuali, che fanno seguito a violenza intrafamiliare o ad abusi sessuali sui figli, utilizzano ogni mezzo per vendicarsi della ex-moglie non escluse le false accuse di malattie inesistenti da cui sarebbero affette.

Le mogli degli uomini violenti, persone normalissime sino a poco prima della separazione, sembrano improvvisamente ammalarsi di colpo, qualche secondo dopo la separazione coniugale, delle malattie più inverosimili (PAS, o sindrome di alienazione genitoriale, sindrome della madre malevola, sindrome di Münchausen per procura, ecc.).

Trovano naturalmente fior ‘fiori’ di professionisti (assistenti sociali, psicologi, psichiatri, neuropsichiatri infantili) disposti a certificare la presenza di queste strane malattie, molto spesso senza nemmeno visitare le donne ammalate; lo faranno per non contagiarsi, chissà.

Ecco, questo è il nostro target: le ‘vere’ false accuse contro le donne e i bambini al momento della separazione coniugale da uomini violenti o abusanti.

Nelle pagine seguenti pubblicheremo il materiale che ci è pervenuto sulle false accuse di PAS; chi ha del materiale da segnalarci può inviarlo al seguente indirizzo di posta elettronica: falseaccuse@alienazionegenitoriale.org

Nota:
Immagino che questa associazione, non sappia che le false accuse in Italia, coprono tutti i settori di intervento. In alcuni settori sono molto elevate, in altri meno. Chi lavora nell’ambito lo sa, perché partecipa alle operazioni di raccolta delle prove e a tutte le fasi del processo. Sono le procure che hanno tutti i dati, perché sono le procure che chiedono l’archiviazione o il rinvio a giudizio. L’articolo invece dice che non esistono false accuse di violenza sessuale, anche se talvolta pure i telegiornali e i giornali ne hanno parlato (trovi sempre quella che si inventa le cose per risolvere un altro problema, e c’è chi lo ha ammesso). Come pure è vero che esistono donne che vengono violentate e subiscono poi una seconda violenza ( psicologica) dentro alcune aule dei tribunali, perché gli imputati sono maschi di potere.

Non si capisce in base a quale pensiero logico, non esisterebbero false accuse di violenza carnale, mentre esisterebbero le “vere” false accuse sparate contro le donne in fase di separazione. Immagino sempre fatte da un’orda di maschilisti manipolatori, secondo lo scritto, che mi ricorda le farneticazioni di un tizio a proposito dei comunisti. Hanno scritto “vere” tra virgolette e questo per la filosofia del linguaggio la dice lunga. Ossimoro? O confusione involontaria o volontaria?

In pratica dicono che maschi maltrattanti e abusanti, accuserebbero le ex mogli di malattie inesistenti, che sarebbero: Pas, Sindrome della madre malevola, Sindrome di Münchausen. Ma perché se non sapete le cose, vi ostinate a scrivere amenità?

La PAS non è una malattia (ma ci fate o ci siete?) ma un disturbo relazionale familiare e poi allargato a un intero nucleo di origine.

La Sindrome della Madre Malevola non è una malattia ma una forma di comportamento.

La Sindrome di Münchausen non è una malattia ma una diagnosi pediatrica. La fanno i pediatri in base ai sintomi e segni presenti sul corpo del bambino.

Perciò i “fior fiori” di professionisti che certificano queste “malattie” chi sono, se nemmeno chi ha scritto sapeva di cosa stava parlando, specie a proposito di malattie?

Allora, chi è che fa Mistificazione?

Il finale poi lo trovo strepitoso: hanno pure messo un target. Forse girano un film di fantascienza truculento stile paure americane, con il titolo Alla ricerca della “vera” falsa accusa girato negli studi televisivi delle Lobesie Botrane, vere esperte del problema.

Non sarà che invece queste “vere” false, nascondano problematiche di territorio psichiatrico? Perché mi chiedevo: che fanno le persone alle quali viene certificata una diagnosi psichiatrica durante una disputa di affido? Se non accettano, mi chiedo, che fanno? Magari si inventano un target da passare a qualche disorientato per portare avanti una causa personale che nulla ha a che vedere con le “statistiche” ufficiali.

Perché il Web è anche intriso di molta pazzia oltre che di devastante ignoranza.

Continua la Nostra Campagna sulla PAS

Di Francesco Toesca

PAS = Parliamone Apertamente & Sinceramente

Eccoci qui ancora una volta a parlare di PAS e condizionamento di minori.

Quante parole ancora dovremo spendere per parlare dell’ovvio? Possibile che il buon senso non sia d’aiuto a questa nostra società per discernere, capire, evolvere, contenere, insomma aiutare il buon crescere della nostra convivenza? Possibile che si debba sempre passare per confuse analisi sterili, ricorrere ad azioni complesse ed impegnative per far emergere le verità più semplici e lampanti? Possibile che si debbano mettere in campo fiumi di parole, eccellenti professionalità ed enormi energie solo per dover spiegare ciò che è sotto gli occhi di tutti e che dovrebbe essere facile da capire?

Purtroppo è assai più facile spargere al vento un mazzo di carte che ricomporlo e rimetterlo nell’ordine in cui si trovava; per creare confusione e sguazzarci dentro basta un attimo, per ragionare e capire ci vuole assai più energia.

Comunque, facciamo insieme una piccola carrellata di considerazioni ovvie ma necessarie:

Due genitori sono meglio di uno; ovvio. E’ fondamentale per equilibrare la crescita del bambino. Ad esempio, quando un genitore muore chiunque capisce che si verifica una grave mancanza nel panorama affettivo del bambino che avrà ripercussioni forti nella sua crescita, ma non siamo disposti ad affermare lo stesso per un genitore in vita ed allontanato per nostro capriccio o tornaconto, in assenza di una provata dannosità. Quando un genitore muore non andiamo certo a distinguere se era bravo o no, affermiamo che la perdita è un danno. Per un genitore in vita siamo sempre pronti a giustificarne l’allontanamento senza indagare, sulla base di un sommario giudizio di persona di parte. Qual è la differenza? Stiamo parteggiando per il genitore che rimane vicino al bimbo e non per il bimbo stesso. Ovvio, no?

Le degenerazioni o i torti di uno dei genitori verso i figli vanno trattate per quello che sono, individuate e punite, e i genitori rei e dannosi vanno allontanati. La loro esistenza reale e poi statistica non può e non deve influenzare la misura con la quale gli altri (coloro che non commettono niente di male) frequentano i figli. In altre parole, se esistono genitori dannosi, non vuol dire che tutti i genitori siano dannosi, né tantomeno che un genitore dannoso, una volta allontanato, possa essere preso come metro di giudizio per pesare la presenza dell’altro. Se il cattivo va allontanato, non va allontanato il bambino anche dal buono, anzi. Ma questo, come detto, SE un genitore commette fatti dannosi. Ovvio, no?

Due genitori sono il modo migliore per individuare eventuali abusi e maltrattamenti: l’altro genitore ha strumenti eccellenti (la conoscenza del bambino, il suo linguaggio specifico e la sua storia, la quotidianità) per capire cosa sta succedendo al proprio figlio. Il fatto che entrambi i genitori possano avere con sé il bambino è una ottima garanzia per il bambino stesso. E dico entrambi, non uno solo a controllo dell’altro ma libero di agire indisturbato. A volte, proprio la separazione è il rifiuto della connivenza. Ma non va strumentalizzata. Ovvio, no?

Questo non deve dare la possibilità a nessun genitore di accusare falsamente l’altro per motivi di tornaconto o semplice competizione nella cura dei bambini, per cui ogni accusa deve essere analizzata e provata e le false accuse vanno punite severamente. Ovvio, no?

Eliminare l’altro genitore dalla vita di un bambino è già un abuso, uno dei peggiori, fine pena mai. Confondere eventuali reati o abusi da parte dell’altro con una nostra lettura egoistica del possesso e dell’esclusività è abuso. Ovvio, no?

Esistono professionalità (psicologi, psichiatri, assistenti sociali, giudici onorari e non, operatori di tutti i generi, educatori etc etc) che vanno incentivate nella loro competenza e controllate quotidianamente, per far si che non si confonda l’analisi seria delle situazioni relazionali e psicologiche con gli abusi di potere o i pregiudizi di ogni genere o peggio l’incompetenza; abbiamo bisogno di professionisti seri, e vista la materia non possiamo permetterci né ciarlatani o incapaci, né tantomeno infiltrazioni da parte di lobby di interesse nelle questioni minorili. Ogni strumento di controllo delle professionalità, ogni approfondimento professionale va incentivato al massimo, è un meraviglioso investimento per la società, mentre ogni sospetto di iniquità, di partigianeria per un genere, di discriminazione per qualsiasi pregiudizio, o abuso di potere da parte degli specialisti va approfondito, valutato e severamente punito. Tali strumenti, anche individuati e maturati in ambito internazionale, sono un bene dell’umanità e vanno considerati PRIORITA’, in quanto afferenti ad un ambito vitale e delicatissimo della nostra società. Ovvio, no?

Addestrare (uso questo termine non a caso) un bambino ad odiare o ignorare o peggio ancora rovinare un genitore è possibilissimo e molto facile. Chi ha figli sa benissimo come è facile fare loro un lavaggio del cervello, che potenza hanno i ricatti affettivi, che pressione è possibile esercitare su di essi ed instradare il loro giudizio. Un esempio per tutti, i bambini soldato. Se è possibile addestrare un bambino ad uccidere e fare la guerra, o a sacrificarsi in nome di un’entità che non gli appartiene nemmeno, e sappiamo come possono diventare micidiali, possiamo fargli fare di tutto. Ovvio, no?

Negare che sia possibile addestrarli all’odio ed allontanarli da un genitore strumentalmente è davvero ridicolo. Non solo la tesi dell’impossibilità non regge (l’essere umano è purtroppo capace di tutto e si adatta a tutto, esistono migliaia di aberrazioni e forzature in tutto il mondo) ma rivela la malafede in chi lo nega: qualcuno potrebbe credere che è impossibile convincere dei vietnamiti o dei giapponesi che la guerra non è mai finita? Eppure succede, come succede che persone vengano cresciute segregate senza mai uscire di casa, tanto per dire.. Tutto è possibile. Ovvio, no?

Chi dice che la PAS non è possibile e la nega lo fa perché la vuole coprire per interesse. Esiste di tutto in natura come nella mente umana, il mondo è pieno di una varietà infinita di fenomeni e di storture, moltissimi sorprendenti ma tutti possibili, ma qualcuno nega che sia possibile insegnare ad un bambino che una persona è cattiva. Negarlo e definirlo impossibile è ridicolo e strumentale. Ovvio, no?

Condizionare un bambino è purtroppo possibile, esempi in positivo ne abbiamo a milioni, la cultura stessa è in fondo un condizionamento. E’ possibile anche in negativo. Basta insegnare ad un bambino che un comportamento negativo è invece positivo. I bambini imparano ciò che gli insegniamo, hanno ben pochi filtri di fronte agli insegnamenti dei genitori. L’unico filtro è appunto l’altro, che si vuole non a caso eliminare. Ovvio, no?

Se è possibile per un pedofilo convincere un bambino a non rivelare il segreto, a continuare a subire abuso, a barattarlo con una ricarica telefonica, addirittura a convincerlo che è bello, come si può negare che sia possibile condizionare un bambino ad odiare un genitore? E guarda caso chi nega che esista la PAS afferma che è possibile abusare di un bambino e convincerlo a subire abusi. Cioè secondo loro non sarebbe possibile addestrare un bambino a rifiutare un genitore senza motivo ed etichettarlo come cattivo su istigazione dell’altro ma sarebbe possibile addestrare bambini a subire violenze sessuali o altri abusi. Non torna, qualcuno ci marcia. Ovvio, no?

Parlare di generi, nell’abuso, non ha senso. Non esistono azioni violente o abusanti peculiari di un genere piuttosto che di un altro. Per questo non ha senso stabilire chi pratica un abuso più dell’altro in quanto appartenente ad un genere. E’ il sistema che invece è assai sessista ed autorizza ora un genere ora l’altro, a seconda della materia, e chi appartiene a quel genere non fa che mettere in atto colpevolmente ciò che gli viene permesso. Se la maggior parte di casi di PAS sono messi in opera dalle madri, è perché il sistema le mette in condizione di farlo (affidando esclusivamente a loro i bambini nell’80% dei casi e più e regalandogli vantaggi derivanti dall’esclusione dell’altro). Lo fanno di più le madri perché lo Stato le autorizza e non le punisce, né permette che si riconosca il problema. Quando, in vari casi, lo permette al padre, è perché lui gode di un lasciapassare speciale in quanto detentore di potere, che altrimenti non gli verrebbe dato per genere. Ovvio, no?

Ma andiamo avanti: oltre la PAS, che la dr.ssa Morana tratta, conosce e descrive compiutamente e magnificamente, vorrei qui parlare di un fenomeno meno eclatante ma assai più diffuso, altrettanto devastante per la crescita emotiva e relazionale dei minori, sempre fine pena mai.

Se nel caso della PAS si fatica ad ottenere riconoscimento ufficiale (ma non certo scientifico) per colpa di lobby che ne traggono vantaggio, per questo fenomeno siamo ancora più indietro, proprio per la sua subdola e strisciante natura.

Vorrei azzardare un primo termine descrittivo, che mi auguro verrà analizzato meglio insieme al fenomeno stesso e migliorato nella sua efficacia: Delegittimazione Parentale.

Non stiamo parlando né di allontanamento né di odio; si tratta di cosa più sottile. Quando un bambino, sistematicamente, vede che un genitore esclude l’altro dalle decisioni che lo riguardano, assorbe la negazione della sua legittimità e di conseguenza subisce una amputazione affettiva. Mio padre/mia madre, non contano niente perché uno agisce con me senza tenere in considerazione l’altro. L’altro non conta niente. A che scuola vado? Decide mamma. E papà? Ma che ci importa, decidiamo noi. Posso avere il motorino? Si. E mamma che ne pensa? Ma che ti importa? Te lo compro io.

La vita quotidiana è fatta di migliaia di decisioni, di concessioni, di limiti, di richieste. Se dimostriamo ai bambini che l’altro genitore non conta, creiamo in lui un gioco inizialmente attraente (se mamma dice di no lo chiedo a papà e viceversa) ma che alla lunga diventa devastante. Conosciamo benissimo il gioco di rimbalzo che si crea. Un genitore poco attento, per conquistare l’affetto, accontenta il proprio figlio proprio dove l’altro negava, in un gioco perverso che altro non è che un mercato che alimenta astuzie e ricatti; svalorizzare l’altro si ritorce su sé stessi, se delegittimo l’altro delegittimo anche me stesso. Avere il coraggio di mantenere una coerenza comportamentale, salvo poi metterla in discussione o a punto tra i due genitori senza coinvolgere il figlio, è comportamento importantissimo. Saperlo fare dovrebbe essere un obiettivo supremo per la buona crescita.

Non si può negare che questa dinamica è favorita in pieno dall’affidamento esclusivo o dal falso condiviso. Meno l’altro c’è, più è facile delegittimarlo. Dà ebbrezza di potere ma danneggia i bambini ed è causa di continui conflitti e necessità di compensazione innaturale. Se l’altro è importante, se gode della sua legittimità, conferma anche la nostra. Ovvio, no?

La Nostra Campagna e la PAS

Di Valentina Morana

Prosegue l’azione de La Nostra Campagna, con gli articoli che descrivono il nostro progetto. Noi, siamo tutte persone della società civile e non abbiamo interessi di poltrona. A noi interessa far entrare Marino Maglietta al Ministero delle Pari Opportunità per far accadere delle cose, che sono descritte nel nostro progetto. Abbiamo parlato di banca dati per i pedofili e pool anticrimine, di false accuse e di case famiglia. Oggi parliamo di PAS.

Ma prima una considerazione. Prima di qualsiasi altra cosa, io sono una donna. È un dato naturale. Essere donna non significa essere sottomessa, significa essere diversa dagli uomini e simile, in quanto essere umano. È certamente vero, che le donne sono state trattate nella storia del mondo come esseri inferiori, e tutt’ora accade molto, ma dipende da noi donne come farci trattare e che valori difendere e insegnare alle nuove generazioni. Ci sono donne che non si sottomettono a nessuno, ci sono uomini che non sottomettono le donne né i bambini. Le femmine che fanno parte delle Lobesie Botrane, del branco di iene toscano, della lobby dello Sciacallo, dei gruppi pseudofemministi, questo non lo possono capire, perché amano il potere e si comportano come i corrispettivi maschili di potere. Per questo le Lobesie Botrane andranno ancora di più in confusione, leggendo questo articolo. E la Copiona Dimezzata dimostrerà, una volta di più, la sua sottomissione (al sistema che difende) che proietta su noi donne che combattiamo.

La prima volta che ho incontrato un vero caso di PAS è stato nel duemilauno. Un maschio di potere, per vendicarsi della sua ex, che aveva trovato un compagno egiziano, le ha tolto la bambina che aveva otto anni all’epoca, con una falsa accusa di abuso sessuale. Mamma e bambina erano cresciute insieme per otto anni, l’una nel ruolo di mamma, l’altra nello sviluppo. Accudite entrambe dalla famiglia materna di lei. Lui, un individuo becero come pochi, all’inizio non aveva neanche riconosciuto la bambina, che invece aveva fame di lui, e nel tempo la incontrava a singhiozzo, perché impegnato in festini con eccessi di vario raggio, quando non lavorava dentro il sistema. Un maschio violento, aggressivo, che minacciava la sua ex di non creare una nuova relazione. La donna però, triestina doc, non si lasciava sottomettere e lui l’ha punita. Le ha strappato via la bambina inventando prima un abuso che coinvolgeva la madre, il compagno della madre e la madre dello stesso. Poi quando il procedimento si è chiuso in assenza totali di prove, ha fatto un’altra falsa denuncia di abuso sessuale, sempre a carico della madre della bambina e di quasi tutta la sua famiglia materna. Tutto archiviato. Non gli bastava, al maschio di potere, che la madre non vedesse più la bambina, voleva distruggere tutta la sua famiglia. Il classico cuculo. Nonostante fosse tutto archiviato madre e bambina non si sono più viste, se non per sporadici e a volte casuali, momenti. Un danno immenso per entrambe. Ho visto purtroppo tutto.

La bambina pur di frequentare il papà, (che passati gli anni l’ha scaricata da un’altra sua ex, contemporanea e successiva a sua madre, poi scaricata anch’essa) piano piano ha cominciato a rifiutare la madre. Ha cominciato a denigrarla con motivazioni futili tipo “ non la voglio perché ha i capelli come una bandiera” (la madre era bionda) e ad attribuirle cose non vere. Chiedeva poi ai servizi pubblici coinvolti, se facendo questo sarebbe stata con papà. Nel tempo non ha più voluto vedere né lei, né i nonni che l’avevano cresciuta bene insieme alla zia. E contemporaneamente si costruiva mentalmente una famiglia forzatamente sostitutiva, con i parenti della compagna nuova ufficialmente, del padre, perdendosi quando parlava, nei meandri della parentela. Una bambina che ho visto sana, spigliata, con capacità di metafora insegnata dalla madre e dal nonno, è diventata una ragazza obesa e con notevoli problemi psichici. Il padre uccel di bosco. La madre cicatrici invalidanti. La PAS distrugge. E anche le false accuse.

La PAS non ha genere. La parola “genere” è come la parola “minori” o “attori”. Usata a sproposito e per motivi di interesse. E’ usata dall’ideologia che asfissia la nostra aria. Ma è di tutti e non può essere piegata al volere di mentecatti da quattro soldi. Dunque la PAS riguarda il genere umano. Se ne parla parecchio al maschile, perché sono maggiori i numeri delle madri alienanti rispetto ai padri alienanti. Ma ci sono anche i padri alienanti. Le madri alienatrici sono di tutti i tipi e sono molto aiutate dal sistema, che a forza di atti e di azioni collegate, ci guadagna economicamente di brutto. Queste femmine possono far parte del sistema come non, sono comunque supportate. I padri alienanti sono invece tutti maschi di potere o collegati in qualche modo ad esso, altrimenti non riuscirebbero a portare via i bambini, perché di questo si tratta.

Ecco c’è da chiedersi, come mai, i copioni paladini dei diritti delle donne, non si occupano delle donne vittime di PAS. Non le difende nessuno o quasi. Com’è? Magari proprio perché riguarda il sistema.

In rete ho letto la storia di Myriam Napoli. Ho letto gli atti che mi ha mandato. Come la mamma di cui vi parlavo sopra, anche lei non vede da anni suo figlio, che le è stato strappato via da un maschio di potere. Stiamo parlando di una donna sana, generosa a leggere gli atti, che ama suo figlio. Cosa pensa e vive oggi suo figlio, non lo so. Però so, che giorni prima che il padre lo portasse via con l’inganno, lui disegnava alla madre cuori e le diceva che l’amava.

Myriam è una donna che lotta come libera battitrice, per i diritti di suo figlio e degli altri bambini. Ha una pagina Facebook dove affronta questi temi ed è Bambini vittime dell’alienazione genitoriale. Lei è un punto di riferimento per tutte le donne e tutti gli uomini che combattono per far emergere il problema della PAS e i suoi effetti. La Nostra Campagna si occuperà di Myriam nei prossimi tempi, perché significa occuparsi dei diritti dei bambini.

Tra le Lobesie Botrane c’è chi pratica PAS per questo dicono che non esiste. Una di loro è stata smascherata di recente. Forse cercherà Myriam per fare la vittima, chissà…loro fanno così.

La Nostra Campagna pensa che la PAS sia una forma di maltrattamento e come tale deve essere trattata. Chi inizia una situazione che poi sfocia in PAS, è responsabile di un chiaro maltrattamento, e deve essere sanzionato come tutte le altre forme di maltrattamento all’infanzia, e al mondo adulto che subisce. Non ci possono essere mediazioni pseudopolitiche per questo. Noi vogliamo che la PAS sia riconosciuta e che porti delle azioni, anche di prevenzione. Per questo pensiamo di poter riunire i pareri dei tecnici della rete, per consolidare conoscenze e arrivare a una proposta, seguendo sempre come faro, il Manifesto Psicoforense per la Bigenitorialità, firmata da 64 esperti in ambito psicoforense.

Documento psicoforense sugli ostacoli al diritto alla Bigenitorialità e sul loro superamento

PAS: Pericolo Abuso Scellerato

Così come pensiamo utilissimo lo scambio con la dott. Linda Kase Gottlieb che opera da molti anni sulla materia, negli Stati Uniti, e che ha una grande conoscenza dei figli vittime di queste azioni.

E con Marino Maglietta alle Pari Opportunità tutti insieme, mettiamo a posto anche questo. Perché sarà finalmente libero di fare le cose come la società civile chiede, senza dover superare sempre montagne di ostacoli, esattamente come devono fare tutte quelle mamme e tutti quei papà che non riescono a vedere i figli e lottano per conquistare centimetri (come dice Quarto de La Nostra Campagna).

Our Campaign and the PAS

by Valentina Morana

Our Campaign is actively going on with our articles dealing with our project.

We all belong to the civil society and are not at all interested just in a “seat”in Parliament. All we want is let Marino Maglietta be admitted to the Ministry for Equal Opportunities to make the things described in our project happen.We have been talking about a data bank for paedophiles and about an anticrime pool, about allegations and about “Family-like Rehabilitating Centres”. Today we talk about PAS.

I must make a consideration first of all. I am a woman before anything else. That’s a natural given. Being a woman does not mean being submitted but being different from men and similar to them as human beings. It is certainly true that through history women have been treated as inferior beings. It still does happen nowadays as well, but it all depends on us, on the way we want to be treated and on what kind of values we want to defend and to teach to the coming generations.

There are women who let nobody submit them, there are men who submit nor women nor children.

It was in 2001 that I first faced a true PAS case. A Male of Power took revenge for his previous partner who had met an Egyptian partner. He took their then eight-year-old girl away from her with allegations of sexual abuse. Both mother and child had been living together for eight years, the one in her mother’s role, the other in her growth process. The mother’s family would take care of both of them. At first, him, a pure cad, had not even acknowledged the child who on the contrary craved him. He would only meet her every now and then, because he was always too busy with attending widely extreme parties or with working within The Establishment. He was a violent and aggressive male who deterred her partner from starting a new affair. But the woman, a pure-bred Trieste citizen would not let him submit her. So he punished her. He snatched the child away from her by first inventing an abuse envolving the child’s mother, her partner and her partner’s mother. Later on, when the trial was dismissed with no evidence at all he reported another allegation of sexual abuse once again against the child’s mother and against almost all members on the mother’s family side. Case dismissed. The Male of Power was not content with just hindering the mother from seeing her child. He wanted to destroy the whole family. He was the typical cukoo. Although the case was dismissed the mother and child were no longer able to meet each other but for very rare and accidental periods of time. It was an immense damage for both. Unfortunately I have seen everything.

The child little by little started to refuse her mother in order to see her father (who years later dropped her at another one of his partner’s place, a partner he would meet contemporarily and successively to his wife and who was then dismissed in her turn). The child would start denigrating her mother with silly motivations such as “I do not want her because she has hair like a flag” (her mother was fair hair) and saying untrue things about her. She would then ask to the Civil Structure Staff in charge whether she would be able to stay with her father if she kept on acting like that. Later on she no longer wanted to see either her mother or her grandparents who had taken care of her so well together with her aunt. At the same time she would build a forcedly substitutive family in her mind, which would include her father’s new official partner’s relatives. When she would talk she would lose herself among the winding mental paths of relations. A child that I had previuosly seen sane, breezy and with a capability for metaphor taught by her mother and her grandfather, had now turned into an obese child with serious psychical problems. Her father, nowhere to be found, her mother suffering from invaliding (psychological) scars. PAS destroys people and so do allegations. PAS has no gender. The word “gender” is like the word “under age” or “actors” overused and for interests’ sake. It is used by an ideology which asphyxiates us. It belongs to everyone of us, it cannot bend to the will of a bunch of contemptuous people. Therefore, PAS envolves mankind.

One talks a lot about it on the male’s side, because the number of alienating mothers is larger than fathers’. But there are also alienating fathers. There are several kinds of alienating mothers. They are very much helped by the Establishment through its continuous linked actions and acts which represent a great economic profit for it. These females may belong to the Establishment or they may not. In any case, they are supported. Alienating fathers on the contrary are all powerful males who are somewhat linked to Power, otherwise they would not be able to take children away, because that is what actually happens.

This said, the question is: how come that these copycats, these champions of women’s rights do not deal with those females who are victims of PAS? No one defends them, almost no one does. How is that possible? Perhaps it’s just because it regards the Establishment.

Our Campaign considers PAS a kind of mistreatment and therefore it must be dealt with as such. He/she who puts into being a situation leading to PAS is undoubtedly responsible for mistreatment and must be prosecuted as for all other kinds of mistreatments to children and to the adult world who undergo such behaviours. There cannot be would-be political mediations for this. We want PAS to be recognised and that its recognition may lead to actions, including preventive actions.

That is why we think that we can combine technicians’ opinions on the web in order to consolidate our knowledge and this way reach a proposal which has got its polestar in the Psycho-forensical Manifesto for bi-parenthood signed by 64 Psycho-forensical experts.

Therefore we find just as deeply useful our exchange with Doctor Linda Kase Gottlieb who has been dealing with this subject for years now in the U.S.A. and who has got a deep knowledge of children who are victims of such actions.

With Marino Maglietta at the Ministry for Equal Opportunities, all together we can settle this matter. Because he will finally be free of carrying on things just the way our civil society requires, without having to overcome heaps of obstacles just as all mothers and fathers have to do in order to see their children while they fight in order to conquer more centimetres (to put it in Quarto’s words when he speaks of Our Campaign).

La Nostra Campagna und PAS

 von Valentina Morana

La Nostra Campagna (Unsere Kampagne) geht weiter, mit Artikeln, die unser Projekt beschreiben. Wir sind allesamt Personen der Zivilgesellschaft und kleben nicht an Parlamentssitzen. Woran wir konkret politisch arbeiten, ist, dass wir mit Marino Maglietta als Minister für Chancengleichheit das realisieren, was wir in unserem Projekt dargelegt haben: Von einer Datenbank über Pädophile und einem Pool für die Verbrechensbekämpfung haben wir bereits gesprochen, auch vom Problem der falschen Verdächtigungen und von den Wohnheimen der Jugendfürsorge. Diesmal geht es um PAS (Parental Alienation Syndrome), auf deutsch: Eltern-Kind-Entfremdung.

Zuvor eine Erwägung. Ich bin zunächst einmal eine Frau. Das ist eine naturgegebene Tatsache. Eine Frau zu sein heißt nicht, untergeben zu sein, es heißt anders zu sein als Männer und doch auch gleich, als Mensch. Es ist sicher wahr, dass die Frauen im Verlauf der Geschichte dieser Erde wie geringere Wesen behandelt wurden, und auch heute geschieht das noch oft, aber es hängt von uns Frauen ab, wie wir behandelt werden wollen, welche Werte wir verteidigen und neuen Generationen vermitteln wollen. Es gibt Frauen, die sich niemandem unterwerfen und es gibt Männer, die weder Frauen noch Kinder unterwerfen.

Das erste Mal, das mir ein echter Fall von PAS begegnet ist, war 2001. Um sich zu rächen und seine Macht auszuspielen, entzog ein Mann seiner ehemaligen Partnerin, die einen ägyptischen Freund gefunden hatte, die damals achtjährige Tochter, unter der falschen Verdächtigung des sexuellen Missbrauchs. Mutter und Tochter hatten acht Jahre zusammen gelebt, in einer Beziehung, in der sich das Kind entwickeln konnte. Um beide kümmerte sich ihre Familie, die Familie der Mutter. Der Mann hingegen, ein vulgäres Individuum sondergleichen, hatte das Mädchen, das ihn als Vater suchte, anfänglich nicht einmal anerkannt und traf es im Lauf der Zeit nur sporadisch, da er mit ausschweifenden Partys verschiedener Art oder mit der Arbeit für das Establishment beschäftigt war. Die Frau jedoch, ganz eine Triestinerin, ließ sich von ihm nicht unterkriegen und dafür hat er sie bestraft. Er entzog ihr das Kind, zunächst indem er einen Missbrauch erfand, in den die Mutter, ihr Freund und dessen Mutter verwickelt sein sollten. Als dieses Verfahren dann jedoch aufgrund völligen Fehlens von Beweisen geschlossen wurde, reichte er eine weitere falsche Anzeige wegen sexuellen Missbrauchs ein und belastete dabei wieder die Mutter des Kindes und fast ihre ganze Familie. Erneut wurde alles ad acta gelegt. Es genügte diesem Mann jedoch nicht, seine Macht nur so auszuspielen, dass die Mutter ihre Tochter nicht mehr sah, er wollte ihre ganze Familie zerstören. Ganz wie ein Kuckuck. Obwohl alles ad acta gelegt worden war, sahen sich Mutter und Tochter nicht mehr, außer in seltenen, bisweilen zufälligen Augenblicken; ein immenser Schaden für beide. Das habe ich leider alles mitverfolgen müssen.

Das Mädchen begann allmählich seine Mutter zurückzuweisen, um seinem Vater begegnen zu können – der hatte es nämlich im Lauf der Jahre bei einer anderen Freundin abgesetzt, mit der er sich während und nach der Beziehung zur Mutter traf und die er dann auch wiederum sitzen gelassen hatte. Es versuchte, die Mutter mit nichtigen Gründen schlecht zu machen, wie z.B. „Ich will sie nicht, weil sie Haare wie eine Fahne hat“ (die Mutter hatte blonde Haare), und ihr unwahre Dinge unterzuschieben. Dann fragte es anwesende Mitarbeiter der involvierten öffentlichen Dienste, ob sie nun bei Papa bleiben könne. Mit der Zeit wollte das Mädchen weder die Mutter noch die Großeltern sehen, die es zusammen mit der Tante großgezogen hatten. Und gleichzeitig konstruierte es sich in seinem Kopf notgedrungenermaßen eine Ersatzfamilie aus den Verwandten der neuen offiziellen Freundin des Vaters, wobei es sich in den Mäandern der Verwandtschaft verlor, wenn es darüber sprach. Als ich das Mädchen kennengelernt hatte, war es ein gesundes, forsches Kind gewesen, mit dem Vermögen in Metaphern zu denken, das ihr Mutter und Großvater mitgegeben hatten. Nun war es übergewichtig geworden und litt unter erheblichen psychischen Problemen. Der Vater: ungebunden wie ein Vogel. Die Mutter: von schweren psychischen Narben geschädigt. PAS zerstört, genauso wie falsche Verdächtigungen.

PAS kennt kein Geschlecht. Das Wort „Geschlecht“ ist wie das Wort „Minderjährige“ oder „Akteure“ – oft unangebracht und mit versteckten Absichten verwendet, Ausgeburt einer Ideologie, die uns zum Ersticken bringen will. Aber das Wort gehört allen und kann nicht einfach nach Belieben rhetorisch verbogen werden. Mit einem Wort: PAS betrifft alle Menschen, Männer und Frauen. Man spricht häufig davon in der männlichen Variante, weil es mehr entfremdende Mütter als entfremdende Väter gibt. Aber es gibt auch entfremdende Väter. Entfremdende Mütter gibt es in verschiedensten Ausprägungen und sie werden vom Establishment, was rechtliche Fragen und damit verbundene Handlungen angeht, ausgiebig unterstützt, weil es ökonomisch daran gewaltig verdient. Ob diese Frauen selbst Teil des Establishments sind oder nicht, spielt keine Rolle, sie werden unterstützt. Entfremdende Väter hingegen sind samt und sonders Machtmenschen oder in irgendeiner Art mit Macht verbunden, sondern würden sie es nicht über sich bringen, Kinder wegzunehmen, denn darum handelt es sich.

Nun kann man sich fragen, warum die eifrigen Beschützer der Rechte der Frauen sich nicht um die Frauen kümmern, die PAS-Opfer sind. Fast niemand verteidigt sie – warum? Vielleicht genau deshalb, weil um Interessen des Establishments geht.

La Nostra Campagna geht davon aus, dass PAS eine Art der Misshandlung ist und als solche behandelt werden muss. Wer Situationen hervorruft, die zu PAS führen, ist für einen eindeutigen Akt der Misshandlung verantwortlich und muss dafür bestraft werden wie für alle anderen Formen der Misshandlung von Kindern oder Erwachsenen. Dies kann nicht durch pseudopolitische Schlichtungen ersetzt werden. Wir wollen, dass PAS als Tatbestand anerkannt wird und konkrete Aktionen, auch was die Prävention angeht, folgen. Hierfür sollten, unserer Meinung nach, die Standpunkte des Netzwerks kompetenter Fachleute zusammengeführt werden, um das Wissen zu konsolidieren und zu einem Vorschlag für ein Dokument zu kommen, ähnlich dem Vorbild des psychoforensischen Manifests für die gemeinsame Elternschaft, das von 64 Experten aus dem Bereich der Psychoforensik unterzeichnet worden ist.

Des Weiteren scheint uns der Austausch mit Dr. Linda Kase Gottlieb äußerst nützlich zu sein, die sich in den Vereinigten Staaten seit vielen Jahren mit dem Thema beschäftigt und große Fachkenntnis über Kinder hat, die Opfer solcher Handlungen geworden sind.

Und mit Marino Maglietta als Minister für Chancengleichheit können wir, alle zusammen, dieses Problem in den Griff bekommen. Weil er die Möglichkeit hätte, endlich direkt die Dinge umzusetzen, die für die Zivilgesellschaft Not tun, ohne immer Berge von Hindernissen überwinden zu müssen, wie die Mütter und Väter, die ihre Kinder nicht sehen können und darum kämpfen, einzelne Zentimeter zu erobern (wie Quarto von Nostra Campagna es nennt).

(trad. prof. Friedrich Esch, Università di Monaco)