La PAS non è una foglia di fico, né un ombrello. È difesa per l’infanzia

Di Valentina Morana

Cari lettori di questo blog,

ieri pomeriggio il mio blog ha subito un attacco: un “virus maligno”, così segnalava l’antivirus. Non so se è stata la risposta, al mio intervento a Radio Radicale sul “femminicidio” della sera prima. Ma francamente non ha nessuna importanza. Quello che conta è che siamo alle solite: non abbiamo libertà di parola, secondo un certo gruppo di gente. Certa gente quando non sa rispondere e accettare la diversità di pensiero, censura colpendo. È con la censura e analoghi modi, che la Lobby dello Sciacallo è potuta andare avanti in questi anni. Qualcuno ha pagato carissimo l’opporsi a questa forza dentro il Palazzo. La puzza di censura segnala regime. Se c’è regime c’è anche Risorgimento.

Uno degli argomenti che mettevano ieri prurito, e oggi paura, è la PAS. Precisamente quello che rappresenta la PAS, per chi delle false accuse ha fatto una ragione di vita, che gli permette di sollazzarsi al sole caraibico. Perché la diagnosi di Pas o come volete chiamarla (per me è uguale) introduceva la necessità scientifica della Diagnosi Differenziale che permette di stabilire, attraverso un lavoro di raccolta delle prove secondo la prassi scientifica, se, di fronte a un’accusa di abuso sessuale, il bambino che rifiuta il rapporto con il genitore fuori di casa, è abusato sessualmente da quest’ultimo o è vittima di alienazione genitoriale di quello con cui vive. La soluzione del problema con metodo scientifico discrimina tra un’accusa vera e una falsa. Cerchio chiuso.

Hanno tentato di ostacolare in tutti i modi il metodo scientifico. perché distruggeva i loro interessi, sulla pelle dei bambini e loro famiglie. Di tutto il grande lavoro in rete fatto da esperti e associazioni e gruppi sulla materia, nessuna traccia sui giornali e nelle trasmissioni televisive. In compenso possiamo trovare articoli come il successivo che ho preso dal sito di “la Repubblica”, dove è evidente che i due “esperti” non siano così esperti. Intanto l’articolo, e a seguire la mia nota, che apre la strada al futuro e nuovo articolo de La Nostra Campagna, per il prof. Marino Maglietta alle Pari Opportunità.

Dalla rete, sito di La Repubblica:

PAS. Leggenda o realtà?

La sindrome da alienazione genitoriale (o PAS) è una tra le disfunzioni psicologiche più controverse. In Italia ne abbiamo sentito parlare a proposito della vicenda del bambino conteso a Cittadella e subito la questione ha infiammato il dibattito: esiste o no il disturbo infantile che porta il bambino a rifiutare, a seconda dei casi, la madre o il padre? Ne abbiamo parlato con due esperti in materia.

di Sara Ficocelli

A idearla e proporla per primo fu lo psichiatra americano Richard Gardner, nel 1985. Secondo le sue teorie, al momento della separazione tra genitori uno dei due, di solito la madre, spesso comincia a denigrare l’altro, spingendo il figlio a opporsi e danneggiando la relazione col padre fino a distruggerla. Il risultato di questa condizione psicologica infantile sarebbe, spiegava Gardner, la Pas, sindrome da alienazione genitoriale (Parental Alienation Syndrome) e consisterebbe nell’assoluta indisponibilità del figlio a rapportarsi al genitore attaccato. Il primo, in termini tecnici, è definito “genitore alienante”, il secondo “genitore alienato”. Di questa sindrome si è parlato, in Italia, con riferimento alla storia del bambino conteso tra padre e madre a Cittadella, in provincia di Padova, portato via contro la propria volontà dalle forze dell’ordine su richiesta del padre, ma recentemente riconsegnato alla madre, con giravolte che possono sconcertare, ma fanno capire la complessità della situazione. Ma cos’è realmente la Pas? E perché gran parte della letteratura scientifica sostiene che non esista?
“Nelle contese delle separazioni spiega Dante Ghezzi, psicologo e psicoterapeuta familiare, esperto nel campo delle separazioni conflittuali, del maltrattamento infantile e del trauma, “è certo possibile che un genitore si opponga all’altro in maniera strumentale e agendo in modo scorretto sul figlio: questo fenomeno è da riprovare e correggere perché danneggia fortemente il bambino. Altra cosa è parlare di una sindrome specifica. Invocare una malattia (della mente e degli affetti) in questo caso è fuorviante; ci troviamo semmai di fronte a comportamenti lesivi l’interesse del minore”. Definire Pas un caso di separazione conflittuale rappresenta dunque, precisa l’esperto, una semplificazione che non permette di ascoltare le ragioni dei genitori né di considerare adeguatamente eventuali maltrattamenti, gesti violenti e abusi sessuali, facendo prevalere su tutto la “sindrome alienante”. “La Pas, del resto” precisa Ghezzi, “non è accolta in nessuno dei testi riconosciuti a livello internazionale e non è minimamente considerata dall’American Psychological Association (APA); persino nei tribunali statunitensi viene contestata. L’autorevole specialista americano Jon R. Conte nel 1988 la definì ‘la peggiore spazzatura non scientifica vista da me finora’ “. Gardner, spiega ancora il terapeuta familiare, ha sempre agito in maniera isolata e autoreferenziale, senza motivare scientificamente le proprie teorie. “Nei suoi scritti” continua Ghezzi, “cita quasi soltanto se stesso, non porta dati. Nessun suo articolo è stato mai pubblicato sulle riviste specializzate. Egli sostiene che, quando le madri accusano i mariti di abuso sessuale sui figli in sede di separazione, tali accuse siano sempre false e strumentali. Ricerche canadesi, statunitensi ed europee (come il rapporto Petit, della Commissione Diritti Umani dell’ONU) dicono invece il contrario. Infine, sul tema della pedofilia Gardner ha posizioni criticabili: ne sottovaluta gli effetti dannosi e arriva persino ad affermare che il bambino prova piacere senza conseguenze negative. Tesi usata dai movimenti filo-pedofili”.
“La Pas non esiste” conferma la psicologa Sonia Vaccaro, autrice del libro “Pas: presunta sindrome di alienazione parentale” (Editpress, 2011) , “è un neo-mito, una costruzione specifica applicata ai conflitti che sorgono tra figli, padri e madri durante la separazione, utilizzata per interpretare gli eventi coerentemente con ciò che è stata la posizione storica del patriarcato e i differenti ruoli attribuiti ai genitori. È insomma una costruzione psico-giuridica senza basi scientifiche, la descrizione parziale e soggettiva di un fenomeno che può osservarsi, a volte, nell’ambito giuridico, interpretato secondo i parametri di una soggettività ideologica”. Accade che i figli, durante il processo del divorzio, assumano un atteggiamento scontroso e sfuggente nei confronti di uno o di entrambi i genitori. Gli studiosi hanno però dimostrato che le motivazioni che stanno dietro all’attaccamento o al rifiuto della madre o del padre sono complesse e non possono prestarsi a facili risposte o unanimi interpretazioni. “La causa di questo comportamento” continua Vaccaro, “non può essere determinata senza la comprensione profonda della storia e della dinamica dei vincoli familiari. La reazione che avrà un bambino di quattro anni non è uguale a quella che mostrerà uno di otto, così come non si assomigliano i comportamenti di un giovane nella pubertà o nella adolescenza”. In una “diagnosi” di Pas, spiega Vaccaro, la madre è quella che ha fatto il lavaggio del cervello al figlio o alla figlia per metterlo/a contro il padre, il quale è sempre rappresentato come ‘vittima’, anche nell’eventualità che esistano precedenti condanne per violenza e maltrattamenti. “Per emettere una ‘diagnosi’ di questo tipo” continua Vaccaro, “generalmente non si interroga la madre, non la si valuta secondo metodi scientificamente validi e si rilascia una relazione basata quasi esclusivamente sulla percezione soggettiva del professionista che la valuta. Il 90% di queste relazioni è colmo di aggettivi qualificativi che descrivono la madre e i suoi comportamenti: pregiudizi senza alcun fondamento teorico né scientifico”.
Le opposizioni sono quindi giustificate, spiega ancora Ghezzi, in quanto, qualora sussista una situazione di maltrattamento o abuso, una diagnosi di Pas è un ottimo modo per eliminare ogni approfondimento, senza garantire protezione al minore offeso. “E questo” conclude l’esperto, “è credibilmente il motivo della sussistenza nel nostro Paese di una corrente che accredita la Pas, sostenendola nei tribunali”. A seguito del caso del bimbo conteso a Cittadella, ad esempio, 64 professionisti italiani che operano come CTU o che hanno studiato il problema della Pas a livello accademico hanno firmato un documento psicoforense spiegando che “il fatto che il maltrattamento non costituisca una sindrome in senso proprio non significa che il maltrattamento non esista come fenomeno, potendo compromettere lo sviluppo psicoevolutivo del minore coinvolto. (…) Si può discutere se a questo fenomeno sia opportuno dare un nome specifico; a questo proposito sembra che i manuali di classificazione di prossima uscita siano orientati a farlo rientrare e definirlo all’interno della categoria dei ‘Disturbi relazionali’. Come per il maltrattamento, riteniamo che negare il fenomeno del rifiuto immotivato e persistente di un genitore significhi commettere un errore grossolano e fuorviante”.
Sul sito http://www.alienazione.genitoriale.com sono tanti gli interventi di esperti a favore della Pas. Raffaello Sampaolesi, Garante dei minori Provincia Autonoma di Trento, nella relazione sull’attività svolta nel 2012 dall’Ufficio dedica un intero capitolo ai figli contesi, spiegando che “parte ogni considerazione scientifico-giuridica in merito al problema, ciò che comunque si può affermare è che, a prescindere dal nomen o dalla relativa configurazione scientifica, il fenomeno esiste e documenta drammaticamente ogni giorno quali e quanti danni siano in grado di procurare tali aspre contese tra due adulti, al cospetto dei figli, che assistono spesso impotenti alle distruttive guerre familiari, in cui non ci sono né vincitori né vinti, ma molte vittime”; mentre lo psichiatra William Bernet, autore di libri come “Parental Alienation, DSM-5, and ICD-11″, spiega come la locuzione “alienazione parentale”, pur non essendo esplicitamente riportata nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, trovi comunque in esso una sua descrizione.

Nota:

La Pas non è una disfunzione psicologica, ma un disturbo nella relazione familiare. Da questa può scaturire eventualmente, un disturbo nel bambino, ma si tratta di una valutazione successiva alla diagnosi di alienazione familiare.

Ci piacerebbe capire in che modo l’”esperto” intende “correggere” i comportamenti oppositivi di un genitore, strumentali a tenere distante l’altro.

Malattia? Chi ha mai parlato di malattia. Cosa è una new entry?

“Pas un caso di separazione conflittuale”: questo è da “Oggi le Comiche”. Noi diciamo che in alcuni casi di separazione molto conflittuale (perché la separazione porta sempre conflitti, è evidente) si osserva la presenza di questo fenomeno che nasce all’interno della famiglia. La PAS non è un caso di separazione conflittuale, cosa è l’ho scritto all’inizio della Nota.

Vorremmo leggere le pubblicazioni sulle riviste specializzate, di chi è intervistato.

Si cita Canada, Stati Uniti e Europa: si prega di specificare gli anni a cui risalgono queste ricerche sulle false accuse e i Paesi specifici. Perché non citate mai Paesi come la Cina, o l’Australia? Non immaginate che esistono ricerche anche lì? E visto che noi parliamo di Italia, ci piacerebbe moltissimo un parere dell’intervistato sul fenomeno italiano e sugli introiti economici del tutto.

Associare in modo indiretto il condiviso e tutto ciò che ruota intorno, alla pedofilia, fa molto, molto, pensare. Perché siamo noi che vogliamo la banca dati dei pedofili e il pool anticrimine.

Chi invece dice che tutto questo è una “costruzione psicogiuridica” senza basi scientifiche, mette in rilievo la psicologia giuridica e i suoi veri professori, grande problema per chi predilige il “de relato” alle prove. E approfitto per specificare che se qualcuno si presenta come esperto in psicologia giuridica e forense, verificate sempre che abbiamo formazione universitaria, master, corsi di approfondimento in psicologia giuridica e investigativa sempre universitarie. Perché molti iniziano a nascondersi tra noi, ma non hanno alcuna preparazione.

Vogliamo conoscere le basi personali dell’intervistata che afferma che la scienza non è scienza. In particolare vogliamo sapere se opera in tribunale, anche se è evidente di no.

E per concludere e tornare all’intervistato: la PAS evita approfondimento? Può fornirci le prove di quello che afferma? Io ho una montagna di atti nel mio archivio a supporto di quello che dico. E lei?

Pubblico un link postato come risposta all’articolo in questione e cancellato.

http://richardalangardner.wordpress.com/2013/07/15/la-pas-viene-descritta-nel-dsm-5/

“Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino”

Alcuni cosiddetti operatori del settore infanzia, non hanno consapevolezza del proprio cervello, così piccolo da essere sostenuto dal loro deretano, per evitare di essere espulso.

Ogni risposta vuole la domanda chiara e esatta. I bambini non chiedono un aiuto ma parità di diritti.

Un pensiero distorto è come una barca arenata. Così come è un cervello ottuso che aspetta di galleggiare. Noi siamo il mare.

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