La PAS non è una foglia di fico, né un ombrello. È difesa per l’infanzia

Di Valentina Morana

Cari lettori di questo blog,

ieri pomeriggio il mio blog ha subito un attacco: un “virus maligno”, così segnalava l’antivirus. Non so se è stata la risposta, al mio intervento a Radio Radicale sul “femminicidio” della sera prima. Ma francamente non ha nessuna importanza. Quello che conta è che siamo alle solite: non abbiamo libertà di parola, secondo un certo gruppo di gente. Certa gente quando non sa rispondere e accettare la diversità di pensiero, censura colpendo. È con la censura e analoghi modi, che la Lobby dello Sciacallo è potuta andare avanti in questi anni. Qualcuno ha pagato carissimo l’opporsi a questa forza dentro il Palazzo. La puzza di censura segnala regime. Se c’è regime c’è anche Risorgimento.

Uno degli argomenti che mettevano ieri prurito, e oggi paura, è la PAS. Precisamente quello che rappresenta la PAS, per chi delle false accuse ha fatto una ragione di vita, che gli permette di sollazzarsi al sole caraibico. Perché la diagnosi di Pas o come volete chiamarla (per me è uguale) introduceva la necessità scientifica della Diagnosi Differenziale che permette di stabilire, attraverso un lavoro di raccolta delle prove secondo la prassi scientifica, se, di fronte a un’accusa di abuso sessuale, il bambino che rifiuta il rapporto con il genitore fuori di casa, è abusato sessualmente da quest’ultimo o è vittima di alienazione genitoriale di quello con cui vive. La soluzione del problema con metodo scientifico discrimina tra un’accusa vera e una falsa. Cerchio chiuso.

Hanno tentato di ostacolare in tutti i modi il metodo scientifico. perché distruggeva i loro interessi, sulla pelle dei bambini e loro famiglie. Di tutto il grande lavoro in rete fatto da esperti e associazioni e gruppi sulla materia, nessuna traccia sui giornali e nelle trasmissioni televisive. In compenso possiamo trovare articoli come il successivo che ho preso dal sito di “la Repubblica”, dove è evidente che i due “esperti” non siano così esperti. Intanto l’articolo, e a seguire la mia nota, che apre la strada al futuro e nuovo articolo de La Nostra Campagna, per il prof. Marino Maglietta alle Pari Opportunità.

Dalla rete, sito di La Repubblica:

PAS. Leggenda o realtà?

La sindrome da alienazione genitoriale (o PAS) è una tra le disfunzioni psicologiche più controverse. In Italia ne abbiamo sentito parlare a proposito della vicenda del bambino conteso a Cittadella e subito la questione ha infiammato il dibattito: esiste o no il disturbo infantile che porta il bambino a rifiutare, a seconda dei casi, la madre o il padre? Ne abbiamo parlato con due esperti in materia.

di Sara Ficocelli

A idearla e proporla per primo fu lo psichiatra americano Richard Gardner, nel 1985. Secondo le sue teorie, al momento della separazione tra genitori uno dei due, di solito la madre, spesso comincia a denigrare l’altro, spingendo il figlio a opporsi e danneggiando la relazione col padre fino a distruggerla. Il risultato di questa condizione psicologica infantile sarebbe, spiegava Gardner, la Pas, sindrome da alienazione genitoriale (Parental Alienation Syndrome) e consisterebbe nell’assoluta indisponibilità del figlio a rapportarsi al genitore attaccato. Il primo, in termini tecnici, è definito “genitore alienante”, il secondo “genitore alienato”. Di questa sindrome si è parlato, in Italia, con riferimento alla storia del bambino conteso tra padre e madre a Cittadella, in provincia di Padova, portato via contro la propria volontà dalle forze dell’ordine su richiesta del padre, ma recentemente riconsegnato alla madre, con giravolte che possono sconcertare, ma fanno capire la complessità della situazione. Ma cos’è realmente la Pas? E perché gran parte della letteratura scientifica sostiene che non esista?
“Nelle contese delle separazioni spiega Dante Ghezzi, psicologo e psicoterapeuta familiare, esperto nel campo delle separazioni conflittuali, del maltrattamento infantile e del trauma, “è certo possibile che un genitore si opponga all’altro in maniera strumentale e agendo in modo scorretto sul figlio: questo fenomeno è da riprovare e correggere perché danneggia fortemente il bambino. Altra cosa è parlare di una sindrome specifica. Invocare una malattia (della mente e degli affetti) in questo caso è fuorviante; ci troviamo semmai di fronte a comportamenti lesivi l’interesse del minore”. Definire Pas un caso di separazione conflittuale rappresenta dunque, precisa l’esperto, una semplificazione che non permette di ascoltare le ragioni dei genitori né di considerare adeguatamente eventuali maltrattamenti, gesti violenti e abusi sessuali, facendo prevalere su tutto la “sindrome alienante”. “La Pas, del resto” precisa Ghezzi, “non è accolta in nessuno dei testi riconosciuti a livello internazionale e non è minimamente considerata dall’American Psychological Association (APA); persino nei tribunali statunitensi viene contestata. L’autorevole specialista americano Jon R. Conte nel 1988 la definì ‘la peggiore spazzatura non scientifica vista da me finora’ “. Gardner, spiega ancora il terapeuta familiare, ha sempre agito in maniera isolata e autoreferenziale, senza motivare scientificamente le proprie teorie. “Nei suoi scritti” continua Ghezzi, “cita quasi soltanto se stesso, non porta dati. Nessun suo articolo è stato mai pubblicato sulle riviste specializzate. Egli sostiene che, quando le madri accusano i mariti di abuso sessuale sui figli in sede di separazione, tali accuse siano sempre false e strumentali. Ricerche canadesi, statunitensi ed europee (come il rapporto Petit, della Commissione Diritti Umani dell’ONU) dicono invece il contrario. Infine, sul tema della pedofilia Gardner ha posizioni criticabili: ne sottovaluta gli effetti dannosi e arriva persino ad affermare che il bambino prova piacere senza conseguenze negative. Tesi usata dai movimenti filo-pedofili”.
“La Pas non esiste” conferma la psicologa Sonia Vaccaro, autrice del libro “Pas: presunta sindrome di alienazione parentale” (Editpress, 2011) , “è un neo-mito, una costruzione specifica applicata ai conflitti che sorgono tra figli, padri e madri durante la separazione, utilizzata per interpretare gli eventi coerentemente con ciò che è stata la posizione storica del patriarcato e i differenti ruoli attribuiti ai genitori. È insomma una costruzione psico-giuridica senza basi scientifiche, la descrizione parziale e soggettiva di un fenomeno che può osservarsi, a volte, nell’ambito giuridico, interpretato secondo i parametri di una soggettività ideologica”. Accade che i figli, durante il processo del divorzio, assumano un atteggiamento scontroso e sfuggente nei confronti di uno o di entrambi i genitori. Gli studiosi hanno però dimostrato che le motivazioni che stanno dietro all’attaccamento o al rifiuto della madre o del padre sono complesse e non possono prestarsi a facili risposte o unanimi interpretazioni. “La causa di questo comportamento” continua Vaccaro, “non può essere determinata senza la comprensione profonda della storia e della dinamica dei vincoli familiari. La reazione che avrà un bambino di quattro anni non è uguale a quella che mostrerà uno di otto, così come non si assomigliano i comportamenti di un giovane nella pubertà o nella adolescenza”. In una “diagnosi” di Pas, spiega Vaccaro, la madre è quella che ha fatto il lavaggio del cervello al figlio o alla figlia per metterlo/a contro il padre, il quale è sempre rappresentato come ‘vittima’, anche nell’eventualità che esistano precedenti condanne per violenza e maltrattamenti. “Per emettere una ‘diagnosi’ di questo tipo” continua Vaccaro, “generalmente non si interroga la madre, non la si valuta secondo metodi scientificamente validi e si rilascia una relazione basata quasi esclusivamente sulla percezione soggettiva del professionista che la valuta. Il 90% di queste relazioni è colmo di aggettivi qualificativi che descrivono la madre e i suoi comportamenti: pregiudizi senza alcun fondamento teorico né scientifico”.
Le opposizioni sono quindi giustificate, spiega ancora Ghezzi, in quanto, qualora sussista una situazione di maltrattamento o abuso, una diagnosi di Pas è un ottimo modo per eliminare ogni approfondimento, senza garantire protezione al minore offeso. “E questo” conclude l’esperto, “è credibilmente il motivo della sussistenza nel nostro Paese di una corrente che accredita la Pas, sostenendola nei tribunali”. A seguito del caso del bimbo conteso a Cittadella, ad esempio, 64 professionisti italiani che operano come CTU o che hanno studiato il problema della Pas a livello accademico hanno firmato un documento psicoforense spiegando che “il fatto che il maltrattamento non costituisca una sindrome in senso proprio non significa che il maltrattamento non esista come fenomeno, potendo compromettere lo sviluppo psicoevolutivo del minore coinvolto. (…) Si può discutere se a questo fenomeno sia opportuno dare un nome specifico; a questo proposito sembra che i manuali di classificazione di prossima uscita siano orientati a farlo rientrare e definirlo all’interno della categoria dei ‘Disturbi relazionali’. Come per il maltrattamento, riteniamo che negare il fenomeno del rifiuto immotivato e persistente di un genitore significhi commettere un errore grossolano e fuorviante”.
Sul sito http://www.alienazione.genitoriale.com sono tanti gli interventi di esperti a favore della Pas. Raffaello Sampaolesi, Garante dei minori Provincia Autonoma di Trento, nella relazione sull’attività svolta nel 2012 dall’Ufficio dedica un intero capitolo ai figli contesi, spiegando che “parte ogni considerazione scientifico-giuridica in merito al problema, ciò che comunque si può affermare è che, a prescindere dal nomen o dalla relativa configurazione scientifica, il fenomeno esiste e documenta drammaticamente ogni giorno quali e quanti danni siano in grado di procurare tali aspre contese tra due adulti, al cospetto dei figli, che assistono spesso impotenti alle distruttive guerre familiari, in cui non ci sono né vincitori né vinti, ma molte vittime”; mentre lo psichiatra William Bernet, autore di libri come “Parental Alienation, DSM-5, and ICD-11″, spiega come la locuzione “alienazione parentale”, pur non essendo esplicitamente riportata nel Manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali, trovi comunque in esso una sua descrizione.

Nota:

La Pas non è una disfunzione psicologica, ma un disturbo nella relazione familiare. Da questa può scaturire eventualmente, un disturbo nel bambino, ma si tratta di una valutazione successiva alla diagnosi di alienazione familiare.

Ci piacerebbe capire in che modo l’”esperto” intende “correggere” i comportamenti oppositivi di un genitore, strumentali a tenere distante l’altro.

Malattia? Chi ha mai parlato di malattia. Cosa è una new entry?

“Pas un caso di separazione conflittuale”: questo è da “Oggi le Comiche”. Noi diciamo che in alcuni casi di separazione molto conflittuale (perché la separazione porta sempre conflitti, è evidente) si osserva la presenza di questo fenomeno che nasce all’interno della famiglia. La PAS non è un caso di separazione conflittuale, cosa è l’ho scritto all’inizio della Nota.

Vorremmo leggere le pubblicazioni sulle riviste specializzate, di chi è intervistato.

Si cita Canada, Stati Uniti e Europa: si prega di specificare gli anni a cui risalgono queste ricerche sulle false accuse e i Paesi specifici. Perché non citate mai Paesi come la Cina, o l’Australia? Non immaginate che esistono ricerche anche lì? E visto che noi parliamo di Italia, ci piacerebbe moltissimo un parere dell’intervistato sul fenomeno italiano e sugli introiti economici del tutto.

Associare in modo indiretto il condiviso e tutto ciò che ruota intorno, alla pedofilia, fa molto, molto, pensare. Perché siamo noi che vogliamo la banca dati dei pedofili e il pool anticrimine.

Chi invece dice che tutto questo è una “costruzione psicogiuridica” senza basi scientifiche, mette in rilievo la psicologia giuridica e i suoi veri professori, grande problema per chi predilige il “de relato” alle prove. E approfitto per specificare che se qualcuno si presenta come esperto in psicologia giuridica e forense, verificate sempre che abbiamo formazione universitaria, master, corsi di approfondimento in psicologia giuridica e investigativa sempre universitarie. Perché molti iniziano a nascondersi tra noi, ma non hanno alcuna preparazione.

Vogliamo conoscere le basi personali dell’intervistata che afferma che la scienza non è scienza. In particolare vogliamo sapere se opera in tribunale, anche se è evidente di no.

E per concludere e tornare all’intervistato: la PAS evita approfondimento? Può fornirci le prove di quello che afferma? Io ho una montagna di atti nel mio archivio a supporto di quello che dico. E lei?

Pubblico un link postato come risposta all’articolo in questione e cancellato.

http://richardalangardner.wordpress.com/2013/07/15/la-pas-viene-descritta-nel-dsm-5/

“Tanto va la gatta al lardo, che ci lascia lo zampino”

Alcuni cosiddetti operatori del settore infanzia, non hanno consapevolezza del proprio cervello, così piccolo da essere sostenuto dal loro deretano, per evitare di essere espulso.

Ogni risposta vuole la domanda chiara e esatta. I bambini non chiedono un aiuto ma parità di diritti.

Un pensiero distorto è come una barca arenata. Così come è un cervello ottuso che aspetta di galleggiare. Noi siamo il mare.

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È finita la stagione di caccia dei bambini: giù le bic

Di Valentina Morana

Il sistema comincia a manifestarsi, colpa del popolo che comincia a ribellarsi.

La lobby dello Sciacallo ha segnato punto. Senza comparire direttamente e fisicamente, è riuscita nell’intento di legalizzare un comportamento illegale. Quello delle false accuse che aumenteranno a dismisura, grazie a una legge sul “femminicidio”. Legge che non tutelerà affatto le vere vittime femminili di violenza, e favorirà moltissimo il falso e interessi economici dei soliti noti. Interessi economici stratosferici. Come nel caso di Val di Susa o di Niscemi in Sicilia. Ci stanno provando anche da noi a Trieste con il rigassificatore, una cosa di una pericolosità enorme, a sentire gli scienziati. Gli ambiti sono diversi e anche le lobby, ma il movimento è lo stesso: da una parte noi società civile che proteggiamo i nostri figli e tutti i bambini, dall’altra loro Sistema. Solo che di Val di Susa o di Niscemi si parla, mentre di noi non fiata nessuno. Di tutta la nostra lotta che si concretizza nelle parole affido condiviso, non si parla, non si scrive nei canali informativi di sistema che sono la maggioranza. A pensarci, noi del condiviso, siamo assolutamente discriminati. Siamo più discriminati dei trans perché siamo assolutamente ignorati. Perciò ci vogliono le pari opportunità anche per noi.

Da questa necessità nasce La Nostra Campagna che trova nel prof. Maglietta il suo Leader. In rete ci sono molti gruppi e associazioni che danno vita al movimento per il condiviso. Noi de La Nostra Campagna non imponiamo niente a nessuno. Noi abbiamo un leader e un progetto con punti programmatici, e abbiamo intenzione di cambiare le cose dentro il Palazzo, per quanto riguarda i bambini e ragazzi, e a caduta tutti. Non ci opponiamo a nessuno, chi non condivide le nostre azioni e il Pensiero e vuole un altro leader, faccia come noi. Questo è il momento delle alleanze. Ci confronteremo sui temi per migliorare. Ma il narcisismo è deleterio e dunque chi non capisce che è arrivato il momento di stringerci a coorte, è meglio che se ne vada, perché l’era del narcisismo è morta.

Qualcuno ci attacca perché abbiamo un leader con idee chiare, che ha dato tutto il suo tempo libero da venti anni a questa parte per l’istituto del condiviso. Se non c’era lui, i tre cuculi che si sono infilati, travestiti da uccelli del paradiso, tra i rami degli alberi di un altro professore che non è il leader de La Nostra Campagna ma comunque è persona per bene, non conoscerebbero questa parola, che è costata tante lotte. Sempre tenute nascoste dal sistema.

Parlando di progetto de La Nostra Campagna, abbiamo accennato alla banca dati dei pedofili, il pool anticrimine, la lotta alle false accuse. Oggi parliamo brevemente delle “case famiglia”.

Le ho viste nascere e ho visto tutte le lotte e le azioni del sistema per arrivarci. Una volta non era così, era vero il contrario. Parliamo di oltre venti anni fa. I bambini che provenivano veramente da famiglie con gravi problemi, erano un numero contenuto ed erano accolti in strutture pubbliche e pochissimi venivano accolti in una famiglia affidataria selezionata con rigore. I genitori naturali erano seguiti da veri educatori, e le famiglie affidatarie in contatto con le famiglie naturali e con i servizi. Alla fine degli anni novanta in prossimità del duemila, era difficile trovare famiglie disponibili ad accogliere bambini e ragazzi per lo più a proprie spese.

Ma ci ha pensato la Lobby dello Sciacallo. E così è nata una legge che andava a chiudere tutti i centri pubblici di accoglienza per bambini e ragazzi, e incentivava tutte le forme a pagamento di assistenza e simili. “Famiglie affidatarie professionali”, centri privati di terapia e comunità per minorenni “abusati”, “comunità”, “case famiglia” private e della chiesa. Un mucchio di lavoro per tanti parassiti. Ma per lavorare mancava la materia prima. A quella ci ha pensato il sistema con azioni che hanno tutte le caratteristiche del rapimento di bambini e ragazzi, preparato a fasi nel tempo. Unico ostacolo l’affido condiviso. Preso per altro a mazzate in molte parti di Italia, dai controllori che nessuno controllava fino a poco tempo fa.

Bambini strappati ai loro genitori con tutte le scuse possibili e immaginabili: dalla falsa accusa alla alienazione genitoriale usata a scopi diversi, dalla conflittualità genitoriale alla mancanza di soldi, dall’essere vittima di pedofilo esterno alla famiglia o aver saltato la scuola, dall’essere stranieri al non avere le tende in casa o i lampadari. Tanto chi li controlla? Ricoprono tutti i ruoli professionali che intervengono in materia. Anche nel mio ambito purtroppo. Questo è veramente seccante.

Bambini e ragazzi vengono strappati ai loro familiari e urlano in tutta Italia il loro dolore. Una vergogna incommensurabile come quella della mamma e della bambina kazache, trattate in modo spregevole dal sistema, le cui azioni sono sotto gli occhi di tutti.

Non mi esprimo mai su gruppi che non conosco. Ad un certo punto, durante la battaglia contro il sistema della case famiglia, compare una donna che ricorda una delle guerriere dell’Ordine delle Dame con la Scure. Antonella Flati, che comincia a guidare la lotta contro questo schifo. Ha vissuto sulla sua pelle l’esperienza e sa di cosa parla. Mette su un gruppo con Rosanna Romano e Antino Sanzone che chiameranno Pronto Soccorso Famiglia e da tre anni combattono per liberare i bambini dalle case famiglia del sistema. Da un anno sono associazione. Si occupano di circa 50 bambini e ragazzi. Non so se mi spiego. Lo fanno a spese e tempo loro. E con loro molti altri che aiutano. Ho avuto il piacere di aiutare un bambino seguito da loro e ho constatato la loro serietà di azione. Lì il narcisismo non ha luogo. C’è collaborazione e condivisione, fatica e impegno volontario, fatto di azioni concrete che arrivano nelle aule dei tribunali e iniziative come quella del prossimo 13 agosto a favore delle famiglie. Il proprio tempo a disposizione degli altri. Per aiutare e basta.

PSF si muove molto anche a livello politico perché ha capito che è dentro il Palazzo che bisogna cambiare le cose. Organizza convegni a tema portando dati. Tipo: 15.000 bambini in comunità in Italia, retta annuale media a bambino 31.000 euro; totale 465.000.000 euro all’anno. Dati difficili da conteggiare per le resistenze dei controllori.

A questi dati vanno aggiunti tutti gli euro provenienti dalle false accuse, (che aumenteranno con l’incredibile legge sul “femminicidio” come pure di conseguenza i bambini in comunità), gli euro provenienti dai “centri per bambini maltrattati” e dalle pseudoformazioni, come pure di tutte le forme di affidamento a pagamento. Facendo un conteggio comunque approssimativo per resistenza nel raccogliere i dati, arriveremmo a una cifra che si avvicina alla vera, annuale, e che è molto superiore a quella citata sopra. Ai matematici e statistici l’onere della raccolta numeri e calcolo.

E per non mancare di rispetto alle azioni della lobby che ci riguarda, a quel calcolo vanno pure aggiunti tutti gli introiti per i centri antiviolenza del sistema, che sono la maggioranza e non sono veri, anche se fanno finta di esserlo. E’ ovvio che anche questi introiti aumenteranno grazie al “femminicidio” e di molto, perché sono previste le formazioni e tutto il resto come per i bambini e ragazzi. Che gran furboni sono i tre scalzacani all’origine del tutto. In venti anni hanno accumulato un gran capitale, chissà dove l’hanno messo.

Noi de La Nostra Campagna vogliamo porre fine a tutto questo. Con Marino Maglietta alle Pari Opportunità e la collaborazione di PSF e di tutti i gruppi che operano seriamente in questo delicato campo, mettiamo a posto le cose. Le pari opportunità valgono per tutti e abbiamo bisogno di una persona che sappia fare leggi e che conosca la materia. E il nostro leader la conosce perché le case famiglia sono l’ennesima pietra lanciata contro il condiviso. Le cose sono in movimento e cambierà tutto nel nostro Paese. La storia insegna e ripete cicli, sempre nell’obiettivo di arrivare a un’armonizzazione della terra, interrotta spesso da umani e subumani assetati di potere e ingordi in modo devastante. Anche da noi come in tutto il mondo mi sembra a ben guardare.

E’ stato detto tempo fa a Montecitorio che alle prossime elezioni entreranno come ministri molti tecnici della società civile. Veri tecnici insomma. Noi pensiamo che Marino Maglietta sia la scelta migliore per tutti, e da ministro non avrà più le mani legate come fino a ora. C’è chi se ne rende conto e chi no, perché non ha preso mai botte in faccia dal sistema. E dunque noi combattiamo per vincere. Per vincere contro il sistema, i suoi servi e i suoi parassiti.

 

Perché francamente ci siamo stancati delle vostre idiozie.

Quando il cuculo incontrò l’uccello padùlo

Di Valentina Morana

Cari lettori di questo blog,

Si preannuncia un autunno parecchio movimentato. Finalmente stanno per implodere la maggior parte dei partiti politici, che nulla hanno a che fare con il pensiero e i bisogni del popolo italiano.

Avevano ragione i Maya, per altro sopravvissuti a tutte le invasioni straniere, quando dicevano che sarebbe cominciata l’era della verità e della luce, e sarebbe finita l’era della bugia e dell’ombra. Sapevano (e sanno) leggere gli avvenimenti e il tempo. Come i fratelli egizi e tanti altri.

La Nostra Campagna per il condiviso ha sollevato un vespaio. È bastato dire che avevamo un leader e un progetto, per far agitare acque poco chiare. Le Lobesie Botrane hanno cominciato a spruzzare veleno, la Copiona Dimezzata con un ago in mano si è messa ad attaccare della serie “do cojo cojo” e sono comparsi all’orizzonte i cuculi. Era un po’ che li aspettavo i cuculi.

Cosa fa il cuculo? Mette l’uovo nei nidi degli altri e butta giù, rompendole, le uova presenti. Oppure il cuculo mette l’uovo nel nido di altri e se ne va. Quando si schiudono le uova, il cuculo prima si mangia i fratellini che lo avevano adottato e poi anche la mamma. Il problema sorge se il cuculo sbaglia e mette il suo uovo nel nido di un’aquila. Quando le uova si schiudono, i piccoli di aquila riconoscono il cuculo come nemico e lo attaccano, sbranandolo. Compiendo in questo modo la nemesi naturale per tutte le altre vittime. Sempre che non ci pensi mamma o papà aquila. È noto che i piccoli di aquila, come di molte altre specie, sono cresciuti e protetti da entrambi i genitori.

La Nostra Campagna ha mosso le acque anche all’interno del movimento in rete a favore del condiviso. L’Italia si sa, è affetta da narcisismo nazionale. E così, se da una parte c’è il sistema e i suoi servi, comincia finalmente a uscire anche quella fetta di persone che usa il movimento per il condiviso, per scopi personali.

Compaiono titoli professionali autoattribuiti e convegni “importantissimi” come quelli delle Lobesie Botrane (alle quali si potrebbero accompagnare facendo un servizio a tutti, basta scavalcare la trincea di separazione). E non ci risparmiano attacchi sguaiati in rete, che rivelano la loro totale ignoranza di cosa succede dentro il Palazzo. Gli piace credersi paladini del condiviso. Non bastavano le paladine delle canne al vento. E così attaccano noi de La Nostra Campagna per fare i capetti del movimento in rete. Ma rifiutano il confronto, cancellando i nostri commenti e spargendo in giro informazioni non vere. Vogliono prendere il lavoro ventennale di Marino Maglietta e usarlo come proprio, leggermente modificato. Non sono diversi dai nostri nemici. Uno del gruppo cuculi, lo scorso anno mi ha contattato per avere spiegazioni e materiale sul condiviso di cui non sapeva nulla. Gli ho scritto mail di spiegazione e gli ho mandato la relazione che avevo preparato su richiesta dei senatori di idv, di cui facevo parte, accompagnata da alcune audizioni di gruppi. Non capiva niente perché non sapeva niente. Parliamo di mesi fa. Oggi è diventato per autoproclamazione uno degli esperti dei cuculi del condiviso e si pone in contrapposizione al nostro Leader, dal quale ha copiato tutto senza capire niente e senza saperlo a volte. Potremmo presentargli la Copiona Dimezzata, magari scoppia una passione pazzesca oppure si sbranano a vicenda. Chissà

La nostra risposta ai cuculi:

Egregi cuculi

L’ottimo lavoro vostro, si contrappone al buono nostro. Certo si potrebbe fare di meglio, ma esistono prezzi politici che si è costretti a pagare per fare passi avanti. Poi tutto si può migliorare. Forse non avete capito che siamo in XVII Legislatura, che è dispari, ovvero con maggioranza (Pd in particolare). Forse non avete capito che il punto di riferimento dei nostri avversari politici è il Pd. Che significa: magistratura ( se non capite cosa succede a quel livello non possiamo farci niente), l’avvocatura ( avete idea di quanti parlamentari sono avvocati, e soprattutto avete idea del numero di operatori del giudizio che si sono occupati del ddl 957?) e le veterofemministe (che con le vere femministe non c’entrano niente, come voi con il condiviso).

Perciò, in una situazione politica di sesto grado superiore, già riuscire a far depositare e discutere un testo, che comunque rappresenta un avanzamento, sarebbe già un miracolo. Facciamo i migliori complimenti ai cuculi, se non solo ottengono questo, ma anche il 50% della frequentazione, anche quando il bimbo ha sei mesi e i genitori vivono a 1000 km di distanza. Complimenti davvero.